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  1. #51
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    Premesso che non sono un tecnico di perforazione, ma di tecnologi me ne intendo abbastanza, vorrei chiarire quello che è successo, secondo me e che la BP non vol far comprendere:
    A seguito dell' affondamento della piattaforma il tubo che collegava la testa del pozzo alla superficie si è precipitato sul fondo, piegandosi a 90° e spezzandosi sulla piega. Questo sembra evidente dalle immagini della webcam sottomarina.
    La rottura è a livello del fondo, prima della testa del pozzo e dell' albero di natale (well head and christmas tree in inglese) pertano non serve quasi a nulla chiudere le valvole compresa la famigerata BOP, perchè la rottura la precede.
    Non può non meravigliare la apparente sottigliezza di parete e fragilità del tubo spezzato, sembrerebbe materiale di pessima qualità.
    In sembrerebbe logico effettuare l' uscita del pozzo, sino alle valvole dell' albero di natale con un tubo di notevole resistenza, proprio per evitare che si spezzi in caso di mancato sostegno del chilometro e mezzo di tubo sovrastante. sembrerebbe anche logico prevedere un tratto di tubo che si pieghi o spezzi facilmente o un giunto immediatamente al di sopra delle valvole.
    Sembrerebbe anche che dal fondo fuoriescano anche delle bolle di gas, come se il pozzo spandesse anche all' interno del terreno, forse per altre lesioni del tubo o mancanza di tenuta del pozzo.
    Ho inviato 15 giorni fa un suggerimento, ma non direttamente a BP, ma da un' altro sito americano, credo non sia arrivato a BP.
    La mia idea era di tagliare il tubo spezzato a livello del fondo, ed infilarvi dentro uno spezzone di tubo leggermente inferiore di diametro e conico e provvisto di mezzi di bloccaggio, quale degli anelli simili alle tenute Pressure Seal, o filettatura o mandrinatura con una piccola carica esplosiva. Un' iniezione di cemento nell' intercapedine esterna avrebbe potuto anche assicurare una tenuta tra i 2 tubi.
    in cima al tubo una valvola, apera al momento dell' installazione, da chiudersi dopo assicurata la tenuta.
    In effetti succede talvolta che su una nave si verifichi una falla e questa debba essere otturata con cemento a presa rapida (cemento Portland e soda) però non è possibile assicurare una tenuta se non si applica nella falla un tubo di diametro sufficientemente grande che permetta l' afflusso libero dell' acqua sinchè il cemento non ha fatto tenuta, e da chiudersi successivamente. Scusate la digressione ma il top kill fallito conferma ciò

    Cosa mi meraviglia ancora è la mancanza di barche spugna per ripulire le acque al largo. Abbinate alle panne galleggianti, con un crudo denso si possono rimuovere molte tonnellate al giorno per imbarcazione (es Discoil )
    Vi ringrazio per aver letto questa strampalata tiritera
    fs detto Pulfero

  2. #52
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    amen, BE!
    Garantito che da oggi in poi, negli USA il rapporto fra politica e lobby petrolifere non sarà mai più lo stesso.

  3. #53
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    No, pulfero, non è così:
    la testa di pozzo (wellhead) è posata sul fondo, a al massimo distanziata da essso di circa un metro. E la testa di pozzo è accessoriata dai vari BOP e dal "christmas tree", l'albero di Natale.. praticamente è un monoblocco sul fondo.
    Blowout preventer: Why the Gulf oil rig continues to leak - Cathy Wilson - Open Salon
    E la rottura del tubo non avrebbe avuto conseguenze, se i BOP avessero funzionato.. e nonostante sei tentativi di chiuderli usando dei ROV, essi hanno continuato a non funzionare.
    Infatti, hanno provato con lìoperazione top-kill a saldare sulla testa di pozzo (che è integra) dei tubi per poter iniettare del cemento misto a fanghi pesanti.

    Qui un esempio di subsea wellhead, accessoriata coi BOP e comprensiva di chistmas tree.:
    RIGZONE - How Do Subsea Trees Work?
    Subsea pipelines and risers - Google Libri
    http://media.al.com/mobile-press-reg...c2e5f1ac93.jpg
    Quanto ai bloccaggi anulari, è la soluzione normalmente utilizzata:
    Wellhead Connector - Radoil, Inc.

    La prossima mossa sarà l' LMRP, lower marine riser package, cioè il tentativo di tagliare i tubi accartocciati sopra la testa di pozzo in un punto in cui si possa trovare un pezzo di tubo intergo tondo e dai bordi puiti, per agganciarsi con un nuovo tubo di risalita.
    "Non date da mangiare ai troll"
    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

  4. #54
    nll
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    Purtroppo non ho suggerimenti da dare, non è il mio mestiere, spero solo che si riesca al più presto a bloccare la perdita e a iniziare il processo di bonifica, che temo non sarà né breve, né poco costoso, né sarà in grado di restituire completamente l'ecosistema alla situazione precedente la marea nera.

    Anche nel mio lavoro incontro gente che fa spallucce quando gli faccio notare che non sta rispettando le procedure, solo perché è certo che non sarà lì, quando a causa della sua superficialità qualcun altro dovrà fare fronte a delle problematiche... e si spera che siano facilmente risolvibili. Il guaio è che queste persone ricevono premi per aver fatto "risparmiare" tempo e denaro all'azienda, premi che io non ricevo, ovviamente, avendoli "ostacolati". Quando però i guai capitano, non servono a nulla i "te l'avevo detto", neppure a imparare la lezione per la volta dopo. Speriamo che almeno questa volta la lezione serva.

    [13/07/2009 13:40] «eroyka» Per chi continua a chiedermelo: io e Energeticambiente siamo assolutamente CONTRO il nucleare a fissione, tecnologia obsoleta, pericolosa e costosa. L'unico nucleare che sosteniamo è la fusione e in particolare quella fredda che è PULITA e NON RADIOATTIVA!

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  5. #55
    Pietra Miliare
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    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    Credo che stiamo assistendo al più inaspettato ed improvviso crollo di EROEI di una tecnologia mai accaduto.
    In realtà l'EROEI di questa fonte energetica viene tenuto artificiosamente alto da molto tempo, ma ora che l'incidente coinvolge paesi occidentali ed è di proporzioni incontrollabili, non ci si può passare sopra e far finta di niente.

    Un articolo del Guardian: The real cost of cheap oil | John Vidal | Comment is free | The Guardian

    Traduzione:

    - DI JOHN VIDAL -

    Il disastro del Golfo è insolito solo per la sua vicinanza con gli Stati Uniti.
    Altrove, i colossi del petrolio raramente puliscono i loro pasticci


    I colossi del petrolio stanno trattenendo il fiato. Le azioni della BP stanno precipitando vertiginosamente dopo lo sfacelo nel Golfo del Messico. Barack Obama, gli americani e la comunità ambientalista internazionale sono indignati, e ora la compagnia rischia di perdere il proprio diritto ad estrarre petrolio nell’Artico e in altri luoghi ecologicamente delicati.

    Il disastro del Golfo potrebbe costare qualche miliardo di dollari, e con questo? Quando i profitti annuali di una compagnia ammontano a decine di miliardi, il costo per il posizionamento di 5000 miglia di esplosivi, o per lo spargimento di milioni di litri di disperdenti per idrocarburi, o quello per dirimere centinaia di migliaia di casi giudiziari non è di molto superiore ad un paio di mesi di produzione andati in fumo. E’ strano, ma ci si può tranquillamente passare sopra.
    L’immagine dell’industria petrolifera è gravemente danneggiata, ma essa può pagare profumatamente per ripulirsi, proprio come accadde in seguito a Exxon Valdez, Brent Spar e alle rivendicazioni di Ken Saro-Wiwa. Nel giro di pochi anni questo episodio sarà probabilmente dimenticato – solo una piccola interferenza nelle sorti dell’industria che rifornisce il mondo di carburante. Ma le compagnie petrolifere sono ora preoccupate, perché l’attenzione è stata portata sulla loro noncurante attitudine all’inquinamento, e sulla palese incompetenza di un’industria che normalmente è in una posizione di controllo.

    Il vero timore delle Big Oil non è tanto la fuoriuscita di petrolio, che è una cosa abbastanza comune, ma il fatto che sia avvenuta così vicino agli Stati Uniti. Milioni di barili di petrolio vengono versati, gettati in mare o vengono sprecati ogni anno senza che nessuno ci presti molta attenzione.

    Se questo incidente fosse accaduto in un paese in via di sviluppo, per esempio sulla costa occidentale dell’Africa o dell’Indonesia, la BP probabilmente avrebbe potuto evitare ogni pubblicità, e cavarsela cominciando una ripulitura di molti mesi. Non sarebbe stato necessario l’impiego di esplosivi o di disperdenti, e sarebbe stato ignorato l’effetto sulla salute delle persone e il danno alla pesca. Forse sarebbe stata portata in tribunale e sarebbe stata multata per qualche milione di dollari, ma più probabilmente avrebbe fatto appello e ritardato la decisione della corte per un'altra decina d’anni o più.

    Una Big Oil è solitamente l’industria più forte di un paese povero, e generalmente ha il permesso di comportarsi come governo parallelo. In molti paesi si limita a prezzolare giudici, leader delle comunità, legislatori e i ministri, aspettandosi che ambientalisti e comunità locali restino impotenti. Di solito se la cavano così.

    Ciò che l’industria teme più di ogni altra cosa è di dover render conto ai paesi in via di sviluppo per i disastri fatti e per il petrolio riversato nelle foreste, nelle insenature, nei mari e nei deserti del mondo.

    Ci sono più di 2000 fuoriuscite di petrolio nella zona del delta del Niger che non sono mai state ripulite; ci sono vaste aree del Rio delle Amazzoni in Colombia, in Ecuador e in Perù che sono state devastate dalle fuoriuscite, dallo scarico di sostanze tossiche, dalle esplosioni. Fiumi e pozzi in Venezuela, Angola, Chad, Gabon, Guinea Equatoriale, Uganda e Sudan sono state pesantemente inquinate. La Occidental, la BP, la Chevron, la Shell, e la maggior parte delle altre compagnie petrolifere insieme sono al centro di centinaia di processi pendenti. Solo l’Ecuador sta cercando di ottenere 30 miliardi di dollari dalla Texaco.

    L’unico motivo per cui il petrolio costa tra i 70 e i 100 dollari al barile oggi, e non 200, è che l’industria è riuscita a passare sopra ai reali costi per l’estrazione del petrolio. Se il mondo in via di sviluppo esercitasse sulle compagnie le stesse pressioni che Obama e i senatori degli Stati Uniti stanno facendo ora, e se l’industria fosse costretta a ripulire veramente la miriade di disastri che provoca, il prezzo farebbe un balzo, e il passaggio ad un’energia pulita sarebbe rapidissimo.

    Se i miliardi di dollari dei sussidi annuali e delle agevolazioni fiscali che l’industria riceve venissero revocati, e fosse aggiunto il costo della protezione delle compagnie petrolifere nei paesi in via di sviluppo, allora quasi certamente la maggior parte del petrolio mondiale verrebbe lasciato nel sottosuolo.
    'This shit's got to go!' (J.Fresco)

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  6. #56
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    Quote Originariamente inviata da taote79 Visualizza il messaggio
    ... e se l’industria fosse costretta a ripulire veramente la miriade di disastri che provoca, il prezzo farebbe un balzo, e il passaggio ad un’energia pulita sarebbe rapidissimo...
    Ed ecco sintetizzato autorevolmente in due righe un concetto che sostenevamo da anni.
    Ciò che chiamiamo "costo" è in realtà poco più di una convenzione che risulta da un accordo, più o meno segreto, fra produttori, distributori, consumatori e decisori politici.
    Dire che una fonte rinnovabile è "troppo costosa" senza considerare correttamente il prezzo che noi tutti consideriamo accettabile (se lo pagano in Nigeria o Venezuela perdipiù è senz'altro accettabilissimo) è una furbata. Così come lo è la pretesa, molto comoda, che ribaltare questa visione potrebbe mettere a rischio l'economia!
    In realtà è proprio questa visione (che porta tutti a spazzare sotto il tappeto i costi reali) che sta mettendo a gravissimo rischio le economie dei paesi ex-industrializzati. I costi NON restano sotto al tappeto e da qualche parte... filtrano fuori.
    Il Business As Usual conviene a molti, sopratutto a BP, Chevron & C. ma non certo a tutti!

  7. #57
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    diciamo che se il prezzo del barile facesse il balzo che voi sembrate auspicare qualcuno avrebbe dei problemi piuttosto spiacevoli
    proviamo a fare un paio di esempiucci:
    - benzina e gasolio per autotrazione alle stelle
    - derivati del petrolio alle stelle (per esempio materie plastiche e fibre sintetiche)
    - energia elettrica rincarata
    - gas e gasolio per riscaldamento alle stelle

    forse con le vostre care ed ecologiche rinnovabili, forse riuscireste a contenere un poco il problema elettrico (di pochi punti %)
    per il resto, però, vi voglio proprio vedere a convincere chi vive di stipendio che è cosa buona e giusta pagare cara la benzina, strapagare i vestiti in tessuti sintetici e riscaldamento invernale, per non parlare poi del cibo (fertilizzanti, trasporto e conservazione)

    certo, se siete tutti ricchi e io, sono il solo che campa di stipendio, posso anche capire questo vostro entusiasmo, permettete però che me ne dissoci

    Odisseo
    (E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione. (cit. Arancia meccanica) - Ma se quella non arriva, il cervelluto stà inguaiato assai (Odisseo - Gigantosaurus Carinii Patagoniae)

  8. #58
    nll
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    odisseo, ma almeno fai finta di leggere quello che ha scritto BrightingEyes!

    Sappiamo che il prezzo è una convenzione, e lo è proprio perché il mercato non sopporterebbe di pagare subito, con benzina, oggetti in plastica, energia, ecc... quel che COMUNQUE paga, ma sotto altre forme, vuoi chiamarle spesa della politica? Facciamo pure, oppure scegli tu come, ma è certo che qualcuno paga e pagherà gli innumerevoli disastri che si sono creati e che si stanno creando. Stai tranquillo che non verrà il filantropo di turno a farlo di tasca propria.
    Ultima modifica di nll; 02-06-2010 a 12:52

    [13/07/2009 13:40] «eroyka» Per chi continua a chiedermelo: io e Energeticambiente siamo assolutamente CONTRO il nucleare a fissione, tecnologia obsoleta, pericolosa e costosa. L'unico nucleare che sosteniamo è la fusione e in particolare quella fredda che è PULITA e NON RADIOATTIVA!

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  9. #59
    Pietra Miliare
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    Sei sempre bravo ad elencare le ovvietà odisseo, ed ad attribuire 'auspici' infelici distorcendo il significato delle affermazioni altrui.

    Purtroppo il castello di carta dell'economia conveniente per pochi popoli eletti (e nemmeno più ormai!) a discapito della maggior parte degli altri popoli, e la multi-bolla delle speculazioni, delle menzogne e degli EROEI fasulli prima o poi dovrà calare le braghe e rendere il conto.
    Si può essere solo più o meno astuti nel ritardare l'appuntamento.

    Se la bolla scoppia è responsabilità di chi chi l'ha gonfiata troppo senza pensare che prima o poi... PUFFF!

    Le conseguenze saranno tanto più precipitose quanto più si sarà fatto finta di nulla aspettando l'ultimo momento, mentre si potrebbero arginare i danni peggiori se almeno avremo fatto in modo che le varie fonti energetiche si possano confrontare atteaverso un reale e sincero mercato.

    E indovina quindi di chi sarà responsabilità della catastrofe, se di chi auspica di dare il giusto peso economico alle fonti o di chi vuole lasciare così com'è il castello di carta?
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  10. #60
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    qualcuno sa fare lo spelling di 'sono cavoli acidi'?
    La stagione degli uragani e i nuovi rischi per la costa - Repubblica.it

  11. #61
    Pietra Miliare
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    Sono a rischio 8.300 specie tra piante ed animali:

    Oil spill creates huge undersea 'dead zones' - Americas, World - The Independent


    sti danni chi li paga???
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  12. #62
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    Stando alla legge, la BP.
    Poi, bisogna vedere se si riesce a tenere vincolata la compagnia anche con un fondo per riparare i danni a lungo termine.

  13. #63
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    Quote Originariamente inviata da taote79 Visualizza il messaggio
    Se la bolla scoppia è responsabilità di chi chi l'ha gonfiata troppo senza pensare che prima o poi... PUFFF!
    non è stata una bolla ma un incidente;
    ci sono migliaia di pozzi e di piattaforme in giro per il globo e avrebbe potuto accadere ovunque.

    pensiamoci, quando facciamo il pieno nella ns auto e ci lamentiamo del prezzo, o quando compriamo la roba al supermecato:
    e ci lamentiamo del prezzo

    e l'amico Obama, presidente ecologico, pensi al cherosene che consuma l'Air Force One, e al fatto che il suo Grande Paese, la più grande democrazia del mondo è diventata tale con auto che facevano 3 km al litro

    ciao

  14. #64
    Pietra Miliare
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    @primus71

    Forse non hai compreso, la bolla è il determinare artificiosamente i prezzi di mercato delle fonti, fregandosene dei costi occulti finchè li si può mettere sotto il tappeto (es.: disastri nei paesi poveri), bolla che poi scoppia quando il disatro avviene sulle coste di un paese occidentale e questo chiede i danni perchè ha la forza per farlo.

    Sul resto non c'è motivo di risponderti.
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  15. #65
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    vorrei sapere, di grazia, con quali fonti rinnovabili si intende sostituire la materia prima per l'industria chimica

    Odisseo
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  16. #66
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    Grazie Livingreen,
    Avevo già scaricato un catalogo di BOP, non ricordo tuttavia dove lo ho salvato. E' molto interessante quel libro di Google, sulle installazioni sottomarine, ma non socome fare per scaricarlo e leggerlo a tempo perso.
    Avevo anch' io sentito dire che le valvole non avevano funzionato ecc. , ma guardando la webcam sembrerebbe che la rottura sia a poche decine di centimetri dal fondo, quindi prima della testa del pozzo, non sarà disinformazia in stile russo ?
    e la famosa cesoia che fine ha fatto?
    ma è poi una cesoia o una saracinesca ?

    Per quanto riguarda il collegamento al tubo, la mia idea era molto più semplice e meno raffinata, un tubo conico da incastrare nel tubo, con dei tratti a conicità contraria, con montati degli anelli di ferro Aramco, un aggeggio simile al pungiglione di un ape, ma cavo. Può entrare ma non più uscire, non sapevo nemmeno che esistessero tali giunti complessi.
    grazie

  17. #67
    Pietra Miliare
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    @odisseo

    per l'industria chimica vale la stessa legge di mercato

    il petrolio costa -----> implemento di riciclo dei materiali, produzione maggiore di prodotti ad alta riciclabilità, ricerca di nuove materie prime e riscoperta di altre andate in disuso
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  18. #68
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    E' molto interessante quel libro di Google, sulle installazioni sottomarine, ma non socome fare per scaricarlo
    Mi risulta che possa essere consultato solo online.
    ma guardando la webcam sembrerebbe che la rottura sia a poche decine di centimetri dal fondo
    Si e no... tutte le immagini delle perdite fanno vedere il TUBO, che si è piegato ed adagiato sul fondo... ma la testa di pozzo mai. Infatti essa è integra, ed è a qualche decina di metri dalla rottura del tubo
    e la famosa cesoia che fine ha fatto?
    Non so se sia installata (di solito lo è), ma fa parte dei dispositivi che non hanno funzionato.
    ma è poi una cesoia o una saracinesca ?
    E' una vera e propria cesoia, dotata però di un profilo doppio o triplo che provvede anche a sciacciare i tubi. Potremmo chiamarla "cesoia aggraffatrice"..
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  19. #69
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    Quote Originariamente inviata da livingreen Visualizza il messaggio

    ... tutte le immagini delle perdite fanno vedere il TUBO, che si è piegato ed adagiato sul fondo... ma la testa di pozzo mai. Infatti essa è integra, ed è a qualche decina di metri dalla rottura del tubo..Non so se sia installata (di solito lo è), ma fa parte dei dispositivi che non hanno funzionato.
    esatto, questo filmato illustra bene come sia rimasto là sotto, tra testa e e tubo, oltre che spiaga il nuovo tentativo di fermare la perdita..

    BP drops diamond saw; 'top hat' plan back - CNN.com
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  20. #70
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    grazie livingreen, hai ragione, finalmente hanno allargato un pò il campo e si vede l' albero di natale con il tubo piegato immediatamente sopra.
    E' solo un istante, quindi non sono riuscito a distinguere i dettagli, sull' animazione hanno però mostrato delle normalissime flange bullonate, sopra l' albero di natale, non credo che vi siano effettivamente, ma se vi fossero sarebbe bastato allentare i bulloni, rimuoverne alcuni ed installare una flangia cieca!

    Una cosa che non riesco a comprendere è la mancata raccolta del greggio e apparentemente il solo uso di disperdenti chimici, che aggiungono danno al danno, batteri e panne galleggianti.
    In Italia ogni porto ha la sua barca spugna, se è moderna può raccogliere credo 30-50 tonnellate di greggio denso ciascuna, se è leggero ....
    Da quello che si è visto per televisione sembra non esista nulla negli Stati Uniti: no barche spugne, no panne assorbenti, hanno mostrato gente che si tagliava i capelli e tosava cani e gatti per creare panne assorbenti, è possibile?

  21. #71
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    temo sia difficile installare una flangia cieca... su un tubo da 18 e un quarto con 120-130 atmosfere.... senza parlare di usare le chiavi idrauliche per mollare i bulloni, a quella profondità.
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  22. #72
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    Quote Originariamente inviata da odisseo Visualizza il messaggio
    vorrei sapere, di grazia, con quali fonti rinnovabili si intende sostituire la materia prima per l'industria chimica
    Stiamo andando OT alla discussione, comunque l'impossibilità a sostituire gli idrocarburi per l'industria chimica è proprio UNO dei tanti motivi che spingono molti a chiedere di ridurre il più presto possibile l'utilizzo degli idrocarburi per fini di produzione energetica!
    Mi pare strano dover puntualizzare sempre le stesse cose, ma qui NESSUNO pretende di rinunciare all'estrazione del petrolio!
    Il discorso è molto più semplice.
    I costi (reali) dell'estrazione e commercializzazione sono coperti e deviati da un tacito accordo che scarica da decenni sulla popolazione costi che dovrebbero essere in "tariffa".
    Questo altera il mercato, esattamente come un incentivo sbagliato e stupido, a favore di queste fonti. E il motivo è chiarissimo a tutti.

  23. #73
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    Quote Originariamente inviata da pulfero Visualizza il messaggio
    Una cosa che non riesco a comprendere è la mancata raccolta del greggio e apparentemente il solo uso di disperdenti chimici, batteri e panne galleggianti.
    In Italia ogni porto ha la sua barca spugna,..da quello che si è visto per televisione sembra non esista nulla negli Stati Uniti: no barche spugne, no panne assorbenti, hanno mostrato gente che si tagliava i capelli e tosava cani e gatti per creare panne assorbenti, è possibile?
    Mah, sono rimasto perplesso allo stesso modo , non vorrei essermi fatto un'impressione errata. ma da quello che ho visto fino ad ora c'è un grave deficit di mezzi statali(federali nel caso usa) preposti per questo tipo di emergenze... cioè uno deve pure presupporre certe evenienze spiacevoli, nessuno se le augura, ma se succede e i mezzi non sono all'altezza che si fa? soprattutto quando hai diversi impianti off-shore come gli usa, Obama stesso ha detto che gli USA , non hanno equipaggiamenti tecnologicamente maggiormente avanzati della BP.

    Non è un po' imbarazzante dover ammettere che spendi milioni di dollari per lanciare un satellite che va a cercare se c'è acqua su un altro pianeta , e poi invece non hai mezzi all'altezza per emergenze(ok è un caso estremo questo ) sul tuo di pianeta?

    cmq notizia di 10 minuti fa ,per l'oprerazione cap n' tap la cima del tubo è stato tagliato con sucesso, adesso bisogna riuscire mettere il tappo.
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  24. #74
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    Mi dici che il tubo è da 18"1/4, ma certamente quella flangia sistemata sul tubo non resiste ad elevate pressioni. Mi sembra di aver visto 6 o 8 bulloni. Secondo le ANSI B16.5 già una flangia classe 150 (la più bassa) da 31/2" a 8" ha 8 bulloni, una flangia per tubo 18" cl 150 ha 16 bulloni. Sarebbe ragionevole utilizzare una classe perlomeno 600, in tal caso dovrebbero esservi 18 bulloni da 1"5/8. Una classe 1500 ne richiederebbe16 da 2"3/4
    Di solito le valvole dell' albero di natale sono costruite secondo la API 6a, con classi molto elevate, da 2000 a 10000 psi (13.9 a 69 MPa=690 bar ).
    Siamo sul fondo e che abbiamo una pressione idrostatica di 170 bar, non so i dati del pozzo (pressione greggio e gas) così ad occhio il gas non sembra uscire a più di qualche decina di bar. (Ricordiamo che gli iniettori meccanici dei diesel polverizzano la nafta a 160 bar circa). Sembra che il tubo sia stato costruito in economia considerando che anche il crudo è pesante, pertanto ove abbia un peso specifico ad esempio di 0.9 la sua pressione in superficie sarà soltanto di (1.025-0.9) x 160 =20 bar, non è poco comunque. tuttavia il gas metano che pesa poco giunge in superficie ad una pressione di 180-200 bar, distruggendo tutto se non adeguatamente dimensionato.
    Sono d'accordo che non si può sostituire una flangia sotto pressione, è tuttavia prassi normale inserire flange cieche su linee petrolifere, semplicemente inserendo un disco particolare tra le 2 flange della linea, dopo aver allentato i bulloni e rimosso eventualmente quelli che ostacolano l' inserimento della flangia cieca.
    Vi è ancora da chiedersi perchè invece di fare esperimenti clauneschi non si sia esmplicemente portata sul fondo e cesoiato il tubo. (Con una pressa da 50 t si schiaccia agevolmente una bombola da metano diametro 600 mm)
    Sarà forse perchè si aspettavano che il tubo non resistesse alla pressione del metano?
    Lo stesso problema si riproporrà con il tappo: non sarà possibile applicarlo se è fatto come disegnato sulla simulazione: deve essere un tubo aperto con una valvola APERTA in cima, altrimenti non potrà essere applicata sull' albero di natale. Temo ancora che la sottostante flangia e branchetto non resistano alla pressione. il tappo dovrebbe essere direttamente applicato sull' ultima valvola dell' albero di natale, dopo sbullonamento del branchetto. Temo che la mia estemporanea idea di inserire un "pungiglione di vespa" non sia possibile poichè è probabile che le valvole siano bloccate dagli idruri in posizione intermedia.
    Sono disperato, ci avviamo all' assassinio anche di quei mansueti ed antichi animali che sono i lemantini della Florida, dopo aver devastato la swamp del Mississipi

  25. #75
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    Sembra che il tappo sia stato applicato, speriamo bene.
    mi sono mangiato un pezzo di frase: intendevo
    portata sul fondo una cesoia e....


 

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