CITAZIONE (Tianos @ 5/10/2006, 17:04)
...poi io sono dell'opinione che il lavoro come lo concepiamo noi sia falsato e che l'oggetto odierno dell'economia sia che un gruppo di lavoratori scava una persona mentre un'altra la riempie nuovamente.
non sembra strano che i paesi piu poveri al mondo siano sempre quelli che hanno risorse naturali energetiche?!
Credo che tu abbia centrato il problema di fondo della società industriale.
Nelle società agricole molte persone producono relativamente poca energia (sotto forma di cibo e combustibili) in grado di mantenere sè stessi e una piccola percentuale di persone che invece si dedicano ai servizi (governo, difesa, amministrazione, ecc.)
L'evoluzione in società industriale è stato possibile per due fattori. Da una parte la scoperta di una fonte di energia che sembrava illimitata (carbone e poi petrolio). Dall'altra l'evoluzione delle tecnologie necessarie per sfruttarla.
A quel punto pochissime persone producevano l'energia per far funzionare le industrie. La grande massa contadina è andata ad alimentare la richiesta di forza lavoro necessaria per le industrie, come ben sappiamo.
Questo processo, ormai si è capito, oltre ad essere in inesorabile declino nelle società più avanzate non riuscirà mai a permettere la crescita delle società arretrate che già ora hanno pressochè abbandonato la produzione agricola tradizionale creando enormi masse di "parassiti sociali". (Senza nessun significato di disprezzo, è solo una constatazione su base economica).
Le prospettive di soluzione restano:
1) Una presa di coscienza generale con generosa condivisione delle risorse disponibili su base planetaria e un contemporaneo arresto della crescita demografica e delle iniziative industriali nel terzo mondo (... boh... qualcuno ci crede!

)
2) Uno stato di frizione crescente fino alla conflagrazione in caso di grave crisi alimentare-energetica (e non mi pare bello).
3) Una poderosa riconversione dell'economia. Dalla produzione energetica centralizzata con produzione di beni diffusa (ma in progressiva centralizzazione) a una produzione energetica diffusa, localizzata e rinnovabile che permetterebbe il ritorno a una società di tipo "agricolo". Questo in parole povere vuol dire retribuire la produzione di energia e non più la produzione di beni (che è sempre più automatizzata).
La tua visione del contadino delle favelas sarebbe bella, ma temo irrealistica. Anzitutto nelle favelas non ci sono contadini in attività. L'inurbanizzazione li ha estinti o quasi. Secondo la disponibilità di energia senza le apparecchiature e la tecnologia per farle funzionare non serve. Tu gli dai la scatoletta e gli dici -tieni ci tiri fuori 10.000 Kwh all'anno- e se non gli dai desalinizzatore e trivella e trattore la scateoletta te la tira in testa.

P.S. e poi scordi il fattore principale che manca... la terra! Lo so che ce n'è tanta libera, ma se speri che basti la scatoletta per convincere chi vive nelle favelas a emigrare nel mezzo del nulla mi sa sei più ottimista di quel che pensavo-.