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Discussione: L'idrogeno Di Cheope

  1. #226
    renatore
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    Predefinito della teoria

    Per PALLINOF:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Teoria

    Nella scienza, un insieme di descrizioni e modelli è chiamato teoria solo se ha una solida base empirica, e cioè:

    è consistente con un'eventuale teoria precedente, dove questa è stata sperimentalmente verificata, ma mostrerà che questa è sbagliata comunque,

    è supportata da diversi tipi di evidenza piuttosto che da una sola, aumentando la probabilità che sia almeno una buona approssimazione della verità,

    è sopravvissuta a molti test critici che avrebbero potuto invalidarla,

    fa delle previsioni che potrebbero un giorno invalidarla, se avverate (ossia è falsificabile) e

    è la spiegazione migliore conosciuta, nel senso del rasoio di Occam, tra l'infinita varietà di spiegazioni alternative degli stessi dati
    ----------

    La tua teoria a quale/i di questi criteri corrisponde ?

    r

  2. #227
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    Corrisponde al fatto che esistono le piramidi, naturalmente!! Che domande che fai, Renatore, eh!

  3. #228
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    Quote Originariamente inviata da renatore Visualizza il messaggio
    Per PALLINOF:

    ...........................
    fa delle previsioni che potrebbero un giorno invalidarla, se avverate (ossia è falsificabile) e
    ...........................
    La tua teoria a quale/i di questi criteri corrisponde ?
    non è ovvio ?
    gliela state popperianamente polverizzando da un pezzo

    Odisseo

  4. #229
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    Almeno, ora sappiamo che Pallino è un mago del puzzle!

  5. #230
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    Ringrazio Renatore per la sua ottima domanda e dopo averci riflettuto cerco di esprimere il mio pensiero.
    Wikipedia definisce in generale : “Il termine teoria (dal greco theorein, composto da thea, "spettacolo" e horao, "osservo", ovvero "guardare uno spettacolo") indica, nel linguaggio comune, un'idea nata in base ad una qualche ipotesi, congettura, speculazione o supposizione, anche astratte rispetto alla realtà.”
    La mia teoria nasce dall’osservazione, di un profano, della civiltà egizia, così come riportata dalla storia ufficiale, dotato di conoscenze ambientali che spaziano in numerosi campi della scienza.
    Il corso di laurea in scienze agrarie forse è l’unico che si interessa di tante materie scientifiche come: matematica, fisica, statistica, topografia, idraulica, chimica, botanica, genetica, economia, meccanica, microbiologia, zoologia, agronomia, etc. Sicuramente non in modo specialistico, ma in grado di offrire una visione d’insieme necessaria per comprendere la complessità delle dinamiche biologiche che buon agricoltore deve possedere.
    Ho sempre pensato che una eccessiva specializzazione delle diverse discipline scientifiche se da un lato aumentano la conoscenza del particolare, dall’altro fanno perdere la visione dell’insieme o “tutto”. Concezione meccanicistica e olistica del mondo.
    Scusatemi il banale esempio. Un buon cavallo con i paraocchi concentrandosi sulla strada eviterà bruschi strattoni alla carrozza, ma non riuscirà mai ad orientarsi da solo, prendendo riferimenti dai particolari del paesaggio, per raggiungere la meta.
    Come giustamente afferma Renatore nella scienza, un insieme di descrizioni e modelli è chiamato teoria solo se ha una solida base empirica. Empirico, dal greco empirikos, composto da en- ("che si muove nella"), peira ("esperienza"). Empirico è ciò che si muove entro l'esperienza dei fenomeni, ciò che è pratico e fa riferimento ai soli accadimenti e fenomeni che giungono ai sensi.
    La mia teoria si basa sulla ipotesi che se noi oggi abbiamo sviluppato delle biotecnologie, come la fermentazione della pasta per il pane, dell’orzo per la birra, del mosto per il vino e della biomassa per il biogas che il popolo egizio conosceva 5000 anni fa, per mezzo delle attuali conoscenze scientifiche abbiamo la possibilità di acquisirne altre che per qualche ragione sono andate perdute.
    Nel post precedente ho menzionato Sir William Grove (1839) avvocato inglese appassionato di scienze. Per sottolineare che questa scoperta è rimasta nel cassetto per quasi 200 anni sommersa dal mare di petrolio e avvenuta per l’acuto spirito di osservazione, non di uno scienziato, ma di un appassionato di scienze.
    Notizia di questi giorni :”Ad Arezzo il battesimo del primo idrogenodotto al mondo che corre in mezzo alle case, tra il supermercato e la fermata dell'autobus, il giornalaio e il bar. Un tubo pieno di energia buona per tutti gli usi: servirà a produrre acqua calda ed elettricità, tepore invernale e fresco estivo.”
    Lungi dal paragone, non ho fatto altro che trasferire tecnologie oggi consolidate in un mondo di 5000 anni fa verificando i riscontri impiantisti, l’eventuale economicità e l’impatto ambientale.
    Oggi da agronomo mi viene da sorridere quando leggo in molti libri di storia che la ricchezza degli egizi si basava sul fertile limo trasportato dalle piene del fiume Nilo.
    Lo scenario che possiamo ricostruire dal punto di vista scientifico è l’enorme inondazione che avveniva in breve tempo ogni anno durante il solstizio d’estate che durava circa 3 mesi sommergendo grandi quantità di sostanza organica e, con la complicità delle elevate temperature innescare diversi processi di fermentazione. La rinascita dopo la morte attraverso la metamorfosi (fermentazione) era la ricchezza del popolo Egizio e lo spirito di osservazione dei fenomeni naturali ha permesso lo sviluppo della tecnologia necessaria alla loro utilizzazione energetica.
    Un cordiale saluto a tutti.
    "La nostra civiltà allattata dal petrolio, ha raggiunto l’età dello svezzamento, ora abbiamo bisogno di buoni pediatri per superare questa fase critica di sviluppo. " (Pallinof)

  6. #231
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    "Ho sempre pensato che una eccessiva specializzazione delle diverse discipline scientifiche se da un lato aumentano la conoscenza del particolare, dall’altro fanno perdere la visione dell’insieme o “tutto”. Concezione meccanicistica e olistica del mondo."
    Ecco, Pallino: la ragione per cui esistono gli specialisti è PROPRIO per evitare che i dilettanti del tuo calibro cadano negli errori che hai ripetutamente commesso. Se tu ti rifai a delle generiche interpretazioni dei geroglifici per adattarle al tuo modo di vedere le cose, pecchi di alta presunzione nei confronti di chi l'egittologia l'ha studiata con più attenzione e precisione. Così come un medico generico saprà fare di pronto soccorso, ma non potrà mai essere un neurochirurgo. Non puoi incidere in campi dei quali non hai esatta conoscenza e pretendere di avere scoperto una 'verità nascosta'.

    "La mia teoria si basa sulla ipotesi che se noi oggi abbiamo sviluppato delle biotecnologie, come la fermentazione della pasta per il pane, dell’orzo per la birra, del mosto per il vino e della biomassa per il biogas che il popolo egizio conosceva 5000 anni fa, per mezzo delle attuali conoscenze scientifiche abbiamo la possibilità di acquisirne altre che per qualche ragione sono andate perdute."
    togliendo biomassa e biogas, dei quali finora non hai dato alcuna prova salvo che nei tuoi risibili deliri, la fermentazione delle paste alimentari e dei mosti è rimasta, appunto, conosciuta ed applicata per esperienza e tradizione. Fu un incidente che permise ad un panettiere di notare che la pasta da pane fermentata non solo lievitava, ma poteva essere usata come 'madre' per ulteriore produzione di prodotto fermentato. Si è dovuti arrivare al MICROSCOPIO per capire che non era la 'generazione spontanea' bensì i batteri del lievito responsabili del fenomeno. Te lo richiedo: si sono trovate tracce di microscopi fra i tanti resti egizi? Si sono trovati riferimenti che indurrebbero l'uso della conoscenza della microbiologia ad altre applicazioni oltre alla produzione del biogas, o gli egizi si sarebbero volontariamente fermati a quella sola applicazione?

    "Lo scenario che possiamo ricostruire dal punto di vista scientifico è l’enorme inondazione che avveniva in breve tempo ogni anno durante il solstizio d’estate che durava circa 3 mesi sommergendo grandi quantità di sostanza organica e, con la complicità delle elevate temperature innescare diversi processi di fermentazione. La rinascita dopo la morte attraverso la metamorfosi (fermentazione) era la ricchezza del popolo Egizio e lo spirito di osservazione dei fenomeni naturali ha permesso lo sviluppo della tecnologia necessaria alla loro utilizzazione energetica."

    Di quell'utilizzo, la sola traccia che dici di avere sono dei geroglifici presi fuori contesto e la piramide. Ovviamente, di altre infrastrutture (e ne servirebbero!) non c'è traccia. Come al solito, quando non sai che dire scadi sul generico più per consolarti che rispondere apertamente.

    dai un'occhiata QUI: http://cronologia.leonardo.it/invenzio/tab000.htm

    E poi dimmi come mai, curiosamente, proprio di tutto quello che gli egizi potevano lasciarci, è scomparso proprio un tipo di tecnologia che, di fatto, per esportazione o per appropriamento da parte di altre civiltà, doveva a quel punto essere estremamente consolidato, visto che parliamo di applicazioni a livello industriale, e non semplici 'giocattoli'. Per quanto certe 'applicazioni' spicciole potessero essere perdute, quando si arriva ad un grado di padronanza tecnologica come tu lo affermi,qualcosa resta sempre. E questo per metterla giù gentilmente: vedi, se nella nostra storia è stato sufficiente impiegare carbone prima e petrolio poi per trasformare nell'arco di neanche trecento anni delle nazioni prevalentemente agricole in quello che sono oggi, mi dici come mai, avendo di fatto una fonte energetica pronta e disponibile come quella che dici, e con applicabilità industriale, gli egizi non hanno subito un'altrettanto potente spinta propulsiva??? Dove sono le tracce della loro EVOLUZIONE industriale? E non solo: come ti dissi una volta, l'influenza politica segue a ruota: come mai gli egizi non avrebbero approfittato del loro potere energetico (in quanto, di fatto, potenza senza rivali, letteralmente!)per ampliare a dismisura la loro sfera di influenza politica e commerciale, invece di mantenere un 'pattern' che, putacaso, è coerente con la civiltà preindustriale e senza biogas come la conosciamo?

    Alla fine, speri di vedere riconosciuto il tuo merito di genio dell'archeologia? Ti converrà prima entrare nel cast di 'Stargate'.
    Ultima modifica di Valmax; 14-11-2008 a 11:35

  7. #232
    renatore
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    Quote Originariamente inviata da PALLINOF Visualizza il messaggio
    Ringrazio Renatore per la sua ottima domanda e dopo averci riflettuto cerco di esprimere il mio pensiero. (Pallinof)

    Il tuo pensiero così l'ho capito, secondo te gli antichi Egiziani raccoglievano il biogas prodotto dalla fermentazione della sostanza organica sepolta dal limo del Nilo, lo convogliavano nelle piramidi e lo usavano per allevare batteri che producevano "ossidrogeno", col quale producevano corrente eletrica oppure "raggiungevano temperature elevatissime".

    Del come e del perché te ne sbatti, come delle domande che ti vengono fatte, la mia era "ottima" ma dopo una paginata di polpettone uno straccio di risposta non l'hai messa insieme, la tua non è una teoria, non so nemmeno come definirla, anche una congettura, una supposizione, un'illazione hanno una base di partenza, che intorno alla Sfinge ci sia stata un tempo una vasca è probabile, da qui a dire che ci facevano il biogas c'è un abisso.

    Vedo che è inutile cercare risposte da te, ti lascio alle tue "teorie", buon lavoro da renatore
    .
    .

  8. #233
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    Non sorprende mica che a dargli retta sia stato Jacopo Fo!!
    non farti cattivo sangue, Renatore: il buffone di corte servirà ben a qualcosa, no?

  9. #234
    renatore
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    Quote Originariamente inviata da Valmax Visualizza il messaggio
    ...non farti cattivo sangue, Renatore...
    nonò, tuttapposto, solo che dell'idrogeno di cheope ne ho piene le piramidi (e anche le sfere)

    r

  10. #235
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    Le principali critiche alla teoria “L’idrogeno di Cheope” riguardano due aspetti principali:
    1- Perché queste tecnologie per produrre energia sono rimaste sconosciute e non hanno avuto sviluppo in altre civiltà.
    2- Se veramente riuscivano a produrre metano, idrogeno ed energia elettrica perché non hanno avuto un modello di sviluppo simile al nostro.
    Se proviamo a ricostruire le caratteristiche ambientali in cui si è sviluppata la civiltà egizia siamo obbligati a constatare la sua estrema unicità. L’inondazione di una grande superficie avveniva in breve tempo ogni anno durante il solstizio d’estate, durava circa 3 mesi sommergendo grandi quantità di sostanza organica (animali e vegetali) e, con la complicità delle elevate temperature, venivano innescati diversi processi fermentativi. In poche parole la morte di molte forme di vita e la rinascita (fermentazione) dell’energia vitale in forma diversa nel breve intervallo di un anno solare.
    Le teoria evoluzionistica di Darwin ci insegnano il ruolo determinante dell’ambiente sullo sviluppo della specie, se impiegate nella comprensione dello sviluppo della civiltà egizia dovremmo concludere che l’adattamento a condizioni ambientali così estreme abbiano prodotto tecnologie altamente specializzate difficilmente esportabili in altri contesti ambientali.
    Non solo, ma anche se palesemente manifeste, di impossibile comprensione. La conoscenza empirica necessità dell’esperienza per comprendere il nuovo, se poi manca l’utilità tutto viene relegato nel mistero.
    Oggi viviamo nella globalizzazione, cioè abbiamo sviluppato tecnologie che possono essere applicate in ogni angolo della terra perché indipendenti dall’ambiente.
    La redditività di un processo produttivo non è più energetica, ma monetaria. La sua convenienza non viene valutata in base alla differenza tra l’energia prodotta e quella utilizzata, ma in base al valore, in moneta, del prodotto e i costi, sempre in moneta, sostenuti per produrlo. Così le risorse ambientali perdono il loro valore economico e la localizzazione degli impianti è dettata da fattori politici come costo della manodopera e vincoli di tutela ambientale.
    Certo nel tempo anche la politica verrà globalizzata e non ci saranno più differenze nel costo della manodopera e i vincoli ambientali saranno universalizzati, ma la dipendenza da risorse energetiche limitate provocherà necessariamente l’aumento dei costi di produzione che potranno essere giustificati solo da un aumento del mercato. In qualità attraverso aumenti di prezzi e in quantità aumentando il numero dei consumatori.
    L’inevitabile aumento dei costi di estrazione dei combustibili fossili determinano la necessità di un’economia basata sullo sviluppo con effetti negativi di una stagnazione e catastrofici di una recessione.
    Questo è il motivo per cui è difficile comprendere una civiltà altamente specializzata basata sullo sviluppo di tecnologie in grado di sfruttare le risorse energetiche rinnovabili di un ecosistema unico al mondo.
    Per quanto riguarda il secondo punto la risposta è estremamente facile. La propaganda politica e scientifica deve necessariamente giustificare come unico modello di sviluppo possibile un sistema economico che trova sempre più aree di dissenso se vuole mantenere il suo potere.
    Un cordiale saluto
    "La nostra civiltà allattata dal petrolio, ha raggiunto l’età dello svezzamento, ora abbiamo bisogno di buoni pediatri per superare questa fase critica di sviluppo. " (Pallinof)

  11. #236
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    Mi trovi daccordo fino ad un certo punto.
    Per quanto, ai suoi inizi, la tecologia di cui parli doveva per forza essere limitata dalle disponibilità stagionali, capisci anche tu che se così fosse rimasto, allora questa civiltà non poteva farne l'uso che ne descrivi, non senza ricoprire il territorio di impianti pe lo stoccaggio. Altro che una piramde, ci sarebbe voluta una città di serbatoi e di impianti per il trattamento e lo stoccaggio del gas. Hai presente il gas, vero? Con un paio di vasche di sicuro non ne produci abbastanza per soddisfare un fabbisogno continuo per tutto l'anno. Mentre a dar retta a te al massimo abbiamo trovato UNA vasca vicino alla sfinge. Da ridere.
    Inoltre, dimentichi una cosa che con il capitalismo che tanto detesti non ha un emerito accidente a che fare: se quest signori avevano capito che le loro risorse dipendevano dalla decomposizione del limo, cosa impediva loro
    a) di creare impianti di compostaggio da usare tutto l'anno?
    b) di mettere da parte tutto il materiale di scarto biologico utile, invece di dipendere dai capricci del Nilo
    c) di arrivare ad importare il detto materiale? Non è che fosse merce rara e costosa, in fondo, e con un costo minimo extra potevano averne abbastana da rendersi indipendenti dai cicli stagionali

    il che ci porta inevitabilmente all'aspetto espansonistico. Sicuramente, a quel punto, il faraone che era una gran volpe si sarebbbe detto 'hm, visto che siamo una superpotenza energetica, perché dobbiamo starcene impantanati accanto al fiume quando possiamo creare degli impianti sotto il nostro controllo in territori dove di biogas ne possiamo fare quanto cavolo ci pare'?
    In effetti, Pallino, PROPRIO COME HAI APPENA DETTO TU, è più conveniente evitare di restare incollati al territorio. Conviene cercare ricchezza anche altrove e imporre il proprio regime ai paesi colonizzati/conquistati, soprattutto in un'era in cui la guerra si faceva senza molte meno remore.
    E un'altra cosa, giusto perché hai bisogno di qualche integrazione di economia: se gli egiziani avevano bisogno di rendere meglio e in termini più brevi grazie al biogas, era proprio per risparmiare sul lato economico, mica per trovare accademica soddisfazione nelle differenze di resa fra muscoli e gas. In più, ripeto, una volta verificato che grazie all'energia elettrica potevano fare cose fino a quel momento solo sognate, come minimo la faccia della civiltà egizia stessa sarebbe cambiata, di sicuro non sarebbero rimasti fermi al livello riscontrato dagli archeologi. O secondo te erano sagge menti ispirate da madre natura a non andare oltre l'età del rame?

    PS - trovato nessuno che interverrebbe qui a darti che so, un minimo di buone parole? Così com'è, è troppo facile, su

  12. #237
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    "" Le principali critiche alla teoria “L’idrogeno di Cheope” riguardano due aspetti principali:
    1- Perché queste tecnologie per produrre energia sono rimaste sconosciute e non hanno avuto sviluppo in altre civiltà.
    2- Se veramente riuscivano a produrre metano, idrogeno ed energia elettrica perché non hanno avuto un modello di sviluppo simile al nostro. ""

    Veramente, non mi sembra che tu legga i post delle repliche: la principale critica alla teoria “L’idrogeno di Cheope” riguarda UN SOLO aspetto principale....

    "Esisteva una tecnologia del genere nell'antico Egitto? Ci sono conferme eventuali? Riscontri oggettivi?"

    Prima di dire che "ci siamo dimenticati di certe tecnologie", forse è meglio controllare che siano mai esistite...

  13. #238
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    Ciao pallino , vorrei sapere , piu che altro , se questo sistema funziona veramente (nell senso che ci siano degli studi attuali ,non quelli degli egizzi anche perche se cosi era, non cè piu tracia , per cui credo sia inutle insistere ), se si , quanto gas si produce all'ora , a fronte di quanti scarabei , che stanno in quale metratura ?

  14. #239
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    nella mia firma c'è un serio esempio di teoria riguardante la costruzione della piramide e la sua funzione
    _________________________________________
    A tutti quelli che credono che gli uomini antichi non sapessero costruire delle meraviglie architettoniche

    http://www.greatpyramidexplanation.com/

  15. #240
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    Come ho ripetutamente detto a Pallino, lo dico a te: invece di fare pubblicià al tuo sito/blog, dacci qualche spiegazione qui, a meno che la tua visione non abbia nulla a che fare con la discussione in corso.

  16. #241
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    nn era mia intenzione fare pubblicità di questo sito, come ho già detto prima questo era un esempio di teoria
    infatti l'autore del sito ipotizza che la piramide sia stata progettata da HEMIUNU (e spiega anke perchè e come secondo l'autore sia stata costruita) e ke questa aveva la funzione di contenere la salma del faraone, infatti ci sono ben 2 camere del re; una è quella conosciutissima nel cuore della piramide, l'altra è quella sotto la piramide ke nn è stata mai ultimata (e si spiega anke perkè)
    naturalmente è tutta da dimostrare
    Comunque quello ke sicuramente è indimostrabile xkè sbagliato è la concezione della piramide di PALLINO
    ciao
    Andrea
    _________________________________________
    A tutti quelli che credono che gli uomini antichi non sapessero costruire delle meraviglie architettoniche

    http://www.greatpyramidexplanation.com/

  17. #242
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    Due mummie al prezzo di una? OK, la sepoltura è giusta!

  18. #243
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    http://www.biowashball.ch/fonctionnementIT.html

    Metodo per estrapolare l'idrogeno e quindi l'ossigeno con il solo calore a contatto con ceramiche rivestite di nanossidi , oltre che per lavare i panni .

  19. #244
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    C'è già un'altra discussione al riguardo, arpagone....

    http://www.energeticambiente.it/risparmio-energetico/14713895-palla-linda-o-simili-lavare-senza-detersivo.html

    Comunque, il sito è pieno di *******te pseudoscientifiche, come il fatto che "le ceramiche emettano potenti raggi ifrarossi (!)"

    Si tratta semplicemente di dischi o palline di zeolite ceramizzata, che funziona grosso modo come il carbone attivo, assorbendo lo sporco. La zeolite, inoltre, funziona anche come una resina a scambio ionico, addolcendo l'acqua. Per rigenerarla si può esporla al sole (cioè fornire calore ed ossigeno) provocando l'ossidazione delle impurità che ha assorbito. Nelle istruzioni delle "palline" dicono di aggiungere ANCHE il detersivo (un quinto della quantità normale).
    Insomma, l'azione lavante deriva dall'azione meccanica della pallina (sfregamento, urti), dalla capacità assorbente delle zeoliti e dall'addolcimento dell'acqua (che fa consumare meno detersivo)

    In ogni caso, NON scompone l'acqua in idrogeno ed ossigeno.

    Le zeoliti, comunque, sono già ampiamente utilizzate nei detersivi comuni:
    http://www.ecplanet.com/canale/ricerca-8/Ricerca-50/SEMPRE+IN+FORMA-/0/7070/it/ecplanet.rxdf

    http://www.bosch-elettrodomestici.it/it/cataloghi/Bosch_lavastoviglie_incasso.pdf zeoliti in lavastoviglie

    http://beppegrillo.meetup.com/156/messages/boards/thread/5362116/40
    http://beppegrillo.meetup.com/156/boards/thread/5362116/30 prove e discussioni

    http://www.ebisas.com/cat/cat_a/a_10.pdf un'altra pallina

    http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0015.htm info varie sui detersivi e le zeoliti

  20. #245
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    A beneficio di Pallino

    http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/ambiente/piramidi/piramidi/piramidi.html

  21. #246
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    Quote Originariamente inviata da livingreen Visualizza il messaggio
    C'è già un'altra discussione al riguardo, arpagone....

    http://www.energeticambiente.it/risparmio-energetico/14713895-palla-linda-o-simili-lavare-senza-detersivo.html

    Comunque, il sito è pieno di *******te pseudoscientifiche, come il fatto che "le ceramiche emettano potenti raggi ifrarossi (!)"
    Non sapevo della discussione andrò a vedermela .
    Per i raggi infrarossi , non è che li emettono ma fanno "rimbalzare" l'emissione di infrarossi dell'acqua riscaldata , come i vetri basso emissivi ekò ,http://www.mexallglass.it/az_vetro/EKO_plus.htm
    Quote Originariamente inviata da livingreen Visualizza il messaggio
    Si tratta semplicemente di dischi o palline di zeolite ceramizzata, che funziona grosso modo come il carbone attivo, assorbendo lo sporco. La zeolite, inoltre, funziona anche come una resina a scambio ionico, addolcendo l'acqua. Per rigenerarla si può esporla al sole (cioè fornire calore ed ossigeno) provocando l'ossidazione delle impurità che ha assorbito. Nelle istruzioni delle "palline" dicono di aggiungere ANCHE il detersivo (un quinto della quantità normale).
    Insomma, l'azione lavante deriva dall'azione meccanica della pallina (sfregamento, urti), dalla capacità assorbente delle zeoliti e dall'addolcimento dell'acqua (che fa consumare meno detersivo)
    Consumare 1/5 di detersivo mi sembra ottimo e inquinare di meno mi sembra abbastanza significativo , dà meritare un pò di attenzione , quindi probabilmente qualche c***** la spareranno , ma rimane il fatto che si consuma 1/5 del detersivo.

    Quote Originariamente inviata da livingreen Visualizza il messaggio
    In ogni caso, NON scompone l'acqua in idrogeno ed ossigeno.
    Da cosa lo deduci ?
    Quote Originariamente inviata da livingreen Visualizza il messaggio
    Le zeoliti, comunque, sono già ampiamente utilizzate nei detersivi comuni:
    http://www.ecplanet.com/canale/ricerca-8/Ricerca-50/SEMPRE+IN+FORMA-/0/7070/it/ecplanet.rxdf

    http://www.bosch-elettrodomestici.it/it/cataloghi/Bosch_lavastoviglie_incasso.pdf zeoliti in lavastoviglie

    http://beppegrillo.meetup.com/156/messages/boards/thread/5362116/40
    http://beppegrillo.meetup.com/156/boards/thread/5362116/30 prove e discussioni

    http://www.ebisas.com/cat/cat_a/a_10.pdf un'altra pallina

    http://biodetersivi.altervista.org/index_file/page0015.htm info varie sui detersivi e le zeoliti
    Ottima serie di link , grazie .

  22. #247
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    "Per i raggi infrarossi , non è che li emettono ma fanno "rimbalzare" l'emissione di infrarossi dell'acqua riscaldata , come i vetri basso emissivi ekò .."
    No. Se conosci il comportamento dei raggi infrarossi, dovresti sapere che non è possibile. La pallina, immersa nell'acqua, assume inoltre la stessa temperatura del fluido che la circonda, quindi non emette nè assorbe raggi infrarossi nell'ambiente circostante. Non contiamo poi che il fatto che la pallina sia bagnata implica che non siamo in regime di irraggiamento, ma di convenzione.

    ""In ogni caso, NON scompone l'acqua in idrogeno ed ossigeno." Da cosa lo deduci ?"
    lo deduco da tre semplici fatti:
    1 - la chimica delle zeoliti è antica, molto antica.. sono studiatissime. Gli effetti sono ugualmente noti, e perfettamente spiegati in tutti i libri di chimica. I risultati sperimentali sono perfettamente aderenti alla teoria. (le spiegazioni le trovi nei link)
    2 - se durante il lavaggio si sviluppassero (sic) ossigeno e idrogeno, il risultato sarebbe una potente esplosione... nella chimica delle zeoliti non si trova traccia di una dissociazione, perchè..
    3 - ..a tutt'oggi non esiste alcuna evidenza sperimentale (figuriamoci poi a livello commerciale) di "catalizzatori" in grado di scindere l'acqua in idrogeno ed ossigeno. Anzi, le sperimentazioni sulla free-energy pare che aggiungano ulteriori conferme sulla sua impossibilità. Certo, se si usa MOLTA energia, pari a quella che tiene insieme il legame molecolare, allora si può fare elettrolisi o pirolisi...

    Il problema è che l'acqua è un ossido, che si forma cedendo energia durante la sua formazione (durante la combustione, ad esempio). Se agli atomi che la compongono non si ridà la stessa energia che hanno perso quando si sono uniti, non si riesce più a renderli indipendenti.

    Insomma, la spiegazione del funzionamento della pallina è alla fine molto semplice.. "azione meccanica, adsorbimento e addolcimento". Non c'è bisogno di teorie avveniristiche, per spiegarlo.

  23. #248
    pancia 37
    Ospite

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    Ciao , una domanda , è stato verificato che si tratta di blocchi? li hanno visti ? ,perchè se cosi non fosse , io ho un altra teoria , ancora più credibile , gli egizzi come i romani è i greci erano molto bravi a scolpire , per cui chi mi dice che non siano finti blocchi , e che sia stata scolpita una piccola collina sia al esterno che al interno , con tanto di gallerie e cammino verso lo spirito ? non è forse più semplice ?

  24. #249
    Monumento
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    Quote Originariamente inviata da arpagone Visualizza il messaggio
    http://www.biowashball.ch/fonctionnementIT.html

    Metodo per estrapolare l'idrogeno e quindi l'ossigeno con il solo calore a contatto con ceramiche rivestite di nanossidi , oltre che per lavare i panni .
    alla modesta temperatura di ???
    - 900 °C
    - 2.000 °C
    - 3.500 °C

    Prego barrare la risposta scelta

    Odisseo

  25. #250
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    Vi ringrazio per le interressanti segnalazioni, già conoscevo il sito segnalato da vengance e lo trovo molto interessante. Lo studio della struttura dei vari componenti è molto dettagliato soprattutto il funzionamento dei blocchi di granito all'interno della grande galleria che mi trova in perfetto accordo. Il punto debole è la premessa, ciò considerare la piramide come un edificio tombale ormai da molti messa in discussione. Il mancato ritrovamento di sarcofagi e mummie e sopratutto la mancanza di iscrizioni (molto copiose nelle tombe vere) credo siano una prova inconfutabile sulla diversa destinazione della costruzione.
    Se la pietra calcarea della piramide è un conglomerato di particelle di sabbia fuse insieme in un solido la formazione può essere avvenuta anche sul posto trasportando il materiale in piccole quantità. Ciò necessita di una fonte energetica in grado di sviluppare una temperatura tale da permettere la fusione del materiale, per esempio l'idrogeno.
    Un saluto a tutti.

    La verità non esiste ne in cielo ne in terra e ne tra il cielo e la terra, ma ciascuno ne possiede un pezzettino. (Pallinof)


 

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