Mi Piace! Mi Piace!:  3
NON mi piace! NON mi piace!:  0
Grazie! Grazie!:  0
Pagina 5 di 7 primaprima 1234567 ultimoultimo
Visualizzazione dei risultati da 81 a 100 su 126

Discussione: Decrescita, involuzione "sostenibile"?

  1. #81
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito



    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    la crescita esponenziale della popolazione è stata possibile solo grazie all'enorme aumento ...... di utilizzo delle fonti energetiche fossili
    Tra le molte risorse necessarie per svolgere le attività umane l'energia commerciale è necessaria solo per compiere attività che sono fotocopia di quelle svolte nei paesi ricchi ed a prevalente favore economico dei soggetti più ricchi attivi nei paesi ricchi.
    Per ridurre in modo equo l'uso delle risorse energetiche non rinnovabili, occorre che al più presto (entro il 2080) sia assegnata ad ogni persona umana la stessa quantità di risorse energetiche minerali (in pratica la stessa emissione di CO2 da carbonio minerale).
    Sulle possibilità tecnologiche di ottenere in Italia risultati compatibili con questo obbiettivo, la discussione è pienamente aperta in
    http://www.energeticambiente.it/disc...-duratura.html
    In questa discussione preferirei mantenere una visione più generale sulle possibilità di indirizzare intere popolazioni all'uso ottimale delle risorse utili alla vita dell'uomo ed effettivamente a loro disposizione.
    Naturalmente non sono esenti da questi problemi nemmeno le popolazioni dei paesi ricchi e raggiungere un ragionevole equilibrio parte dalla possibilità di concordare all'interno della popolazione residente il livello di uso delle risorse effettivamente disponibili.
    La conoscenza degli effettivi limiti d'uso ragionevole delle risorse apparentemente disponibili è quindi preliminare a raggiungere una duratura pace sociale anche all'interno di popolazioni tecnologicamente evolute.
    Così una valutazione del perché, ad esempio, occorra limitare a livello mondiale l'uso delle energie non rinnovabili è un tema che deve essere ben noto alla popolazione ed è giusto sia sviluppato, possibilmente altrove nel forum.
    Alcune mie considerazioni in materia sono comunque riportate in allegato.
    Ne ricavo solo una breve citazione:
    "Certamente con le tecnologie più efficienti disponibili già nel 1985, il consumo d'energia fossile per unità di PIL dei paesi più ricchi ora sarebbe la metà. ........
    Parimenti se lo sviluppo tecnologico nei paesi emergenti si fosse basato sulle tecnologie più efficienti man mano disponibili invece che sul riciclo di tecnologia obsoleta dei paesi ricchi, il loro sviluppo reale non sarebbe stato comunque ostacolato ed ora il loro consumo annuale di fossili sarebbe un terzo dell'attuale."
    File Allegati File Allegati
    Ultima modifica di ggavioli; 13-09-2009 a 17:15

  2. #82
    Super_Mod

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    A mio parere uno grosso problema sta nel fatto che i paesi ricchi hanno depredato per centinaia d'anni e senza criterio le risorse presenti nei territori che abitavano ed in quelli abitati da altri, senza preoccuparsi delle future disponibilità.
    Si, concordo perfettamente. Non penso però che questo possa essere interpretabile come una "colpa" a cui rimediare. Da sempre l'uomo si comporta in questo modo, conquista e predazione sono il leitmotiv di tutta la storia umana. La cosa è parzialmente cambiata soltanto con l'abbondanza energetica. Al tempo dei nostri nonni una preoccupazione su un supposto diritto di benessere sui livelli occidentali per le popolazioni asiatiche od africane sarebbe stato argomento di grasse risate.
    Anche ora per il 99% della popolazione l'argomento è secondario alle sempre maggiori preoccupazioni quotidiane.
    Il "criterio" nello sfruttamento delle risorse non c'è stato semplicemente perchè era del tutto impossibile che ci fosse. La situazione dei paesi colonizzatori fra il 600 e fine 800 era forse peggiore, come livello medio di vita, della situazione in cui sono ora moltissimi paesi in via di sviluppo che, come giustamente fai notare, non sono minimamente in grado di affrontare questa corsa al benessere con "criterio". Quello che in occidente ha preso decenni di tempo in questi paesi si fa in anni o mesi con numeri moltiplicati. L'attenzione alla conservazione della natura e delle risorse conseguentemente è molto, ma molto, peggiore.
    Se l'indonesia sta distruggendo le proprie foreste a ritmo suicida lo è per la globalizzazione che richiede la risorsa legname in numeri altissimi, ma anche per l'immane spinta di moltissime persone che non hanno alternative economiche per raggiungere quel benessere economico di tipo occidentale che non so se gli abbiamo "inculcato", ma che certamente non era nemmeno possibile nascondere loro! Se a fornire il legname delle foreste indonesiane fossero quattro gatti localmente pur con tutta la voglia di guadagno eticamente scorretta che le multinazionali possono avere non ci sarebbe alcun problema. Il legname dall'Indonesia sarebbe carissimo e utilizzato da pochissimi. E' l'aumento della disponibilità di manodopera a bassissimo costo unita all'abbondanza di riserve naturali ad aver trasformato queste società in formicai occupatissimi a scavarsi letteralmente il terreno sotto i piedi, e l'aumento di manodopera deriva dalla esplosione demografica supportata dalle risorse energetiche fornite dal mondo occidentale, non dalla globalizzazione che è solo il risultato perverso del sistema economico occidentale sguinzagliato senza controllo in queste regioni!
    E' un pò ridicolo e strumentale illudersi che le culture tradizionali siano volutamente attaccate da un qualche complotto pubblicitario della cultura prevalente, spesso è la semplice esistenza nel mondo reale della cultura avanzata che annichilisce l'arretrata.

    Tipico esempio: l'esploratore che trova la tribù nella giungla ancora all'età della pietra. Se c'è contatto fra le due culture, per quanto amichevole e rispettoso sia, la cultura più arretrata viene sbranata. Semplice e inevitabile "Shock culturale" Secoli di tradizione e fede vengono spazzate via in un secondo. Basta un bambino con un'infezione curata con la pomata antibiotica e l'intera cultura sciamanica perde qualsiasi credibilità. Nessuno in realtà impedisce alle popolazioni dei paesi in via di sviluppo di mantenere le proprie tradizioni e stili di vita. Sono i singoli che decidono. Sono le singole famiglie che decidono che una vita in una bidonville è preferibile alla sana vita della giungla che facevano i suoi bisnonni (portando alla pubertà 2 bambini su 10!), non la pubblicità! Non c'era in realtà nessuna alternativa (pratica, sul teorico possiamo sbizzarrirci!) al comportamento delle nazioni colonizzatrici. Anzi.. a dirla tutta io sono convinto che solo l'ormai avanzato livello di sfruttamento tecnologico dell'energia da parte delle culture colonizzanti ha evitato che queste colonizzazioni si risolvessero come si sono risolte nei secoli precedenti tutte le colonizzazioni. Conquista ed assoggettamento totale con cancellazione di ogni retaggio culturale precedente e imposizione della cultura vincitrice! Cosa che è stata parzialmente fatta, ad esempio, anche con le colonizzazioni recenti di Stati Uniti, Australia, Nuova Zelanda. In questi casi il colonizzatore si è limitato a prendere il territorio (non a saccheggiarlo) mirando ad assorbire la cultura locale. In forma più o meno soft in base alla resistenza locale, ma alla fine il risultato è quello. Ed è perfettamente naturale per la razza umana.
    E' abbastanza patetico pensare che esista la possibilità che Australiani, Neozelandesi o Americani di discendenza europea abbandonino queste terre a ciò che resta delle "culture locali" no? Altrettanto patetico è immaginarsi una "critica" a questo comportamento che è stato molto meno violento di quello adottato dai romani con il resto d'Europa. Che facciamo? Obblighiamo i romani attuali a scusarsi coi sanniti? I biondi di Sicilia e Puglia discendenti dai normanni a scusarsi e tornare in Danimarca? E' molto arduo andare a decidere chi è il legittimo proprietario di una terra, come sanno bene nei dintorni di Gerusalemme da millenni!.
    Ed allora prendiamo atto della cosa e spettiamola con le ipocrisie di maniera sul "saccheggio" e i finti sensi di colpa storica. 1000 persone che vogliono stare a pancia piena al caldo e comodi consumano un tot di risorse. Due miliardi ne consumano in proporzione di più e sono disposti a pagare chi gliele procura. Questo è l'unica legge a cui volenti o nolenti tocca obbedire! E a questo devi dare risposta.
    L'unica eticamente corretta è obbligarle a smettere il saccheggio per via commerciale (se compri energia sei tu che la saccheggi in Nigeria, non la perfida Shell! Non solo almeno) e prodursi da sè, in modo non dannoso all'ambiente quell'energia lasciando l'energia fossile più facilmente utilizzabile alle popolazioni del sud del mondo, che la sprecheranno inquinando e tagliandosi la gola a vicenda sicuramente, ma prima o poi dovranno arrivarci a patti. E non pensare che il destino del mondo ricada sulle spalle nostre e il resto del mondo sia composto da povere vittime irresponsabili da proteggere a tutti i costi.
    La cosa si può fare nei paesi avanzati disincentivando duramente l'uso delle fossili (vuol dire tassandole!) e incentivando in maniera permanente l'uso delle rinnovabili (vuol dire pagarle quel che costano. Sia quel che sia!). Questo NON aiuterà automaticamente i paesi poveri, anzi è possibile che determini un peggioramento di certe situazioni (le esportazioni di fonte energetica sono vitali per molti stati), ma è un modo per disimpegnarci perlomeno nel settore energetico da zone del mondo molto delicate fornendo nel contempo tempo e modo alle tecnologie delle rinnovabili di crescere e diventare disponibili anche per i paesi in via di sviluppo.

    E' responsabilità dei decisori e dei consiglieri non solo di proporre soluzioni, ma anche di accertarsi che queste soluzioni siano fattibili e la soluzione di decrescita volontaria del consumo energetico può forse esserlo, quella di decrescita volontaria del servizio che il consumo energetico garantisce no! In parole semplici: puoi convincermi ad usare un'auto ibrida, una moto, un mezzo pubblico efficiente invece di un'auto pesante, ingombrante, che consuma troppo. Non hai speranze di convincermi a rinunciare a fare quei 100 km perchè in Sudan non se lo possono permettere e non intendono tornare al cammello!

  3. #83
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    Non penso però che questo possa essere interpretabile come una "colpa" a cui rimediare.
    .......
    E' responsabilità dei decisori e dei consiglieri non solo di proporre soluzioni, ma anche di accertarsi che queste soluzioni siano fattibili e la soluzione di decrescita volontaria del consumo energetico può forse esserlo, quella di decrescita volontaria del servizio che il consumo energetico garantisce no!
    Sono d'accordo sul fatto che i paesi tecnologicamente progrediti non debbano automaticamente sentirsi in colpa per errori che anche gli altri sono tentati a compiere.
    Tuttavia le ragioni della questione energetica ed il suo legame con le continue guerre commerciali ed armate tra poveri e ricchi e tra detentori e consumatori di fonti energetiche fossili ci sono tutte e richiedono rimedi politici di lungo respiro.
    Qui possiamo discutere le ragioni della questione energeticacon l'occhio più al futuro che al passato, ma lascierei i particolari specifici della gestione politica delle risorse energetiche alla discussione
    http://www.energeticambiente.it/disc...-duratura.html
    Tuttavia, proprio esaminamdo quella discussione si possono valutare le analogie della gestione delle risorse energetiche almeno con la gestione delle altre risorse essenziali per qualunque attività umana a sfondo economico(vedi #60, #63, #64):
    ambiente, territorio, infrastrutture, strutture edilizie, impianti, materie prime, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, capitali.
    Vorrei che trovasse risposta in questa discussione la domanda:
    Per le altre risorse necessarie alle attività economiche si possono utilizzare politiche di gestione analoghe a quelle utilizzabili per le risorse energetiche?
    Ultima modifica di ggavioli; 14-09-2009 a 17:17

  4. #84
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Perché orientare la concorrenza

    Esaminando molte situazioni di uso di varie risorse economicamente rilevanti, risulta evidente che per ogni raggruppamento di soggetti concorrenti naturali, intorno ad una media di uso di una determinata risorsa per ottenere risultati analoghi per i mercati d'acquisto, vi sono gestioni di quella risorsa più favorevoli e gestioni meno favorevoli dal punto di vista generale.
    Infatti, per ragioni di interesse generale e non solo economico, l'uso di una risorsa potrebbe doversi ridurre ed invece l'uso di un'altra potrebbe dover o poter crescere rispetto all'andamento usuale (BAU).
    Se tutti i soggetti concorrenti che usano una determinata risorsa scelgono spontaneamente (o per adeguato stimolo specifico) le gestioni già ora migliori (per l'interesse generale) rispetto a quelle con risultati medi, la gestione media di quella risorsa in quell'ambito merceologico migliora spesso di almeno il 20 %, senza che i singoli facciano alcun cambio di tecnologia.
    Con tale avvicinamento alle prestazioni migliori, non servono subito nuovi modi per gestire le risorse, ma con uno stimolo adeguato, chi ne ha la capacità tecnica è sufficientemente motivato a perfezionare i modi attuali ed a studiarne di nuovi, ancora più favorevoli dal punto di vista degli obbiettivi di interesse generale.
    Insisto a dire che "decisori politici" fanno quasi solo danni se promuovono particolareggiate tecnologie per migliorare l'efficenza d'uso di una risorsa.
    Ne fanno tanti di più se usano il metodo comando+controllo+repressione per definire le tecnologie di tutte le attività umane.
    Ce n'è che usano tale metodo perfino per la gestione della risorsa fondamentale per ogni persona (la propria vita).
    E' però loro compito cercare ed attuare l'azione politica meno costosa e meno liberticida per stimolare i liberi "decisori economici" (soggetti economici e consumatori) a passare da sotto a sopra la media attuale nell'efficenza d'uso di una data risorsa.
    In sostanza occorre che tale direzione di cambiamento diventi premiante attraverso una convenienza economica specifica in grado di smuovere e quindi orientare la concorrenza tra i fornitori degli stessi beni o servizi.

  5. #85
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Condizioni generali per una politica di gestione di una risorsa strategica

    La politica energetica differenziale è solo un'applicazione mirata di un più generale "modello di azione pubblica" per la gestione delle risorse strategiche ed economicamente significative disponibili sui liberi mercati delle risorse.
    Tale modello di azione pubblica consiste essenzialmente nel premiare i soggetti che utilizzano una data risorsa con maggior efficacia macroeconomica rispetto alla media di concorrenti noti, utilizzando speculari penali a carico dei soggetti meno efficaci su quella risorsa rispetto alla media.
    I premi e le penali differenziali vanno ovviamente giocati solo tra competitori alla pari, cioè tra concorrenti naturali a fornire beni o servizi che il mercato di consumo valuta di uso intercambiabile e confrontabili in base a prezzo e qualità.
    Premi e penali sono ovviamente a bilancio nullo per ogni raggruppamento di concorrenti, quindi il prezzo medio per un prodotto tecnicamente equivalente non cambia per effetto della politica differenziale specifica, ma cresce invece la convenienza soggettiva a gestire quella risorsa nel modo più conveniente per il territorio.
    Ne consegue anche che i bilanci pubblici non vengono dissanguati dalla promozione del cambiamento delle modalità di gestione della risorsa nel senso di maggior interesse generale, né i cittadini vengono tartassati.
    Per efficacia qui non si intende solo il minor uso di una risorsa economicamente valutabile, ma, in via generale, l'uso più conveniente dal punto di vista sociale e macroeconomico.
    Per talune risorse ciò può anche consistere in un maggior uso a parità di beni e servizi resi disponibili al mercato.
    Se premi all'efficacia e penali all'inefficacia sono adeguati, l'uso della risorsa si sposta verso quello che è stato democraticamente definito di maggior interesse generale (aumento o diminuzione).
    Si intende quindi valutare l'applicabilità di questo modello d'azione pubblica nell'ottimizzare l'uso di varie risorse strategiche e per scopi anche più generali, riferibili non solo ai soggetti economici strettamente in concorrenza verso mercati d'acquisto.
    Infatti misembra chiaro che l'applicabilità di qualunque azione di stimolo a modificare le abitudini d'uso d'una risorsa dipende dall'esistenza di:
    - Opzioni di gestione della risorsa con diversi livelli di convenienza per l'interesse generale;
    - Possibilià di semplice valutazione della convenienza generale d'ogni opzione d'uso della risorsa;
    - Possibilità di coscienti scelte soggettive tra la opzioni disponibili;
    - Possibilità di identificare un valore complessivo od efficace per la gestione ottimale della risorsa.
    Ultima modifica di ggavioli; 17-09-2009 a 13:10

  6. #86
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Una premessa su costi e benefici (parliamo di PIL?)(1)

    Non intendo esaminare a fondo la correlazione tra PIL e sviluppo reale (o benessere) umano.
    Il tema è certamente significativo per la "Decrescita", ma è anche ampiamente dibattuto a molti livelli ed in via ufficiale (vedi allegato UE_st12739.it09.pdf).
    Per i fini di questa discussione, mi accontento di notare che il valore aggiunto ricavato da ogni attività economica (qualunque, anche la più criminale) è ovviamente destinato ad acquistare beni e servizi richiesti dai consumatori finali.
    Infatti i consumatori finali ricevono (in quote più o meno eque) tutto il valore aggiunto ricavato dall'attività economica entro la quale operano usando le risorse di cui sono portatori.
    Strettamente in tal senso (valore aggiunto ricavato e disponibile per il consumo) tutte le attività (e tutto il PIL) sono di sviluppo dei consumi.
    L'ottica mercantilistica per cui "l'unico beneficio rilevante è il valore aggiunto ricavato dalle attività economiche" deve però essere almeno accompagnata (se non sostituita) dalla valutazione, in termini di benessere umano, dei beni e dei servizi che le le filiere di attività economiche offrono.
    Si può quindi ragionevolmente affermare che parte del PIL corrisponde ad una perdita di benessere dei consumatori, ad esempio la parte destinata solo a riparare danni probabilmente evitabili.
    La distinzione si può effettuare misurando l'utilità delle attività economiche, non essendo tutte svolte su richiesta diretta dei consumatori.
    Infatti le filiere di attività economiche possono indifferentemente fornire ai consumatori beni e servizi fruibili (tra cui quelli culturali e turistici, ma anche d'evasione), o riparare danni di varia natura (tipici quelli creati dalle guerre, ad alto costo economico e di benessere per tutti), mentre le risorse economiche sono comunque limitate.
    Suddividendo il PIL in base alle finalità delle attività che lo creano (cioè in ordine decrescente di fruibilità al consumo dei beni e servizi realizzati dalle filiere di attività economiche e dai settori della pubblica amministrazione) si vedrà che:
    - alcune voci di spesa sono d'utilità per i consumatori,
    - altre voci di spesa sono di manutenzione di beni strumentali,
    - altre voci di spesa sono di ricostruzione,
    - altre sono di puro danneggiamento, cioè sperpero di risorse.
    E' vero che alcune attività di utilità (che cioè rispondono a precise richieste dei consumatori) offrono beni e servizi non molto utili (o perfino dannosi), tuttavia (se non si vuol parlar male della pubblicità) l'utilità delle richieste dei consumatori non può essere messa in dubbio senza cadere nello stato etico.
    Dal lato opposto i beni e servizi finalizzati a danneggiare cose e persone vanno ridotti il più possibile (ma non è chiaro a tutti).

    E' permesso constatare che le spese militari sono quelle meno controllate e per questo sono predilette da taluni imprenditori?
    Del resto, non essendo generalmente richiesti dal mercato di consumo, gli armamenti non sono nemmeno vagliati da una vera domanda critica e generalmente l'offerta pecca anche di inefficenza interna (cioè costa troppo di più del suo minimo teorico).
    File Allegati File Allegati

  7. #87
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Una premessa su costi e benefici (parliamo di PIL?)(2)

    Tuttavia i maggiori danni non vengono inferti a cose e persone volutamente, bensì sono effetti collaterali di attività che sono segmenti di filiere produttive di beni e servizi richiesti dai consumatori.
    Anche in tal caso le spese per prevenire danni probabili e quelle per riparare danni inattesi non sono di pari accettabilità.
    Infatti, le spese per riparare danni evitabili, oltre ad essere generalmente maggiori ed avvenire quasi sempre nel momento meno opportuno, riducono sempre le possibilità di rendere disponibili ai consumatori migliori beni e servizi.
    E' infatti evidente che, se da un lato le risorse economiche sono rimesse in circolo, molte altre risorse non rinnovabili sono sprecate ed altre male utilizzate (tra cui risorse umane di adeguata capacità).
    In definitiva occorre qualificare le attività economiche e della P.A. come appartenenti a quattro categorie:
    1. attività dirette a rispondere a bisogni (da vitali a superflui) percepiti come tali dai consumatori
    2. attività di prevenzione dei danni diretti o indiretti ai consumatori (tra cui la manutenzione programmata)
    3. attività di riparazione dei danni (ricostruzione di beni che mancano prima dell'ammortamento tecnico)
    4. attività di prematura distruzione di beni e servizi al consumo, nonché di risorse d'ogni tipo (definizione generale di danno).
    Ogni attività, qualunque fine abbia, prevede la remunerazione del lavoro e dei costi sostenuti da chi la realizza.
    Però ogni attività può procurare danni collaterali più o meno prevedibili, che vanno valutati in termini di costo di ripristino, sempre riducibile con prevenzione e manutenzione.
    In termini di benessere per i consumatori, si può rappresentare l'apporto di benessere dei quattro tipi d'attività citate moltiplicando il VA grezzo prodotto per un "coefficiente di benessere" decrescente da (+1) per il primo tipo, a (-1) per il quarto tipo.
    Il fatto che attività di per sè orientate al benessere producano danni collaterali, sottrae decimi ai corrispondenti coefficienti di benessere, così la "contabilità del benessere prodotto" dalle attività si può precisare meglio e risultare lontana da quella del PIL grezzo.
    Certamente cambiano le priorità.
    Quanto fin qui esposto apre un'indagine assai vasta ed i cui esiti ora possono essere solo intravisti in prima approssimazione.
    Ultima modifica di ggavioli; 06-10-2009 a 10:01

  8. #88
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Una premessa su costi e benefici (parliamo di PIL?)(3)

    I due precedenti interventi hanno solo inteso mostrare che ogni spesa è un costo, ma non corrisponde sempre ad un beneficio per chi spende.
    E' pur vero che chi riceve denaro può traformarlo in benefici per se e per i suoi, tuttavia considerare solo il PIL come indice di progresso umano corrisponde a vedere solo le ragioni di chi riceve denaro ignorando quelle di chi lo spende.
    Per valutare il benessere corrispondente ad un dato PIL, è quindi del tutto ragionevole assegnare le filiere produttive di beni e servizi alle quattro categorie già indicate:
    1. attività dirette a rispondere a bisogni (da vitali a superflui) percepiti come tali dai consumatori;
    2. attività di prevenzione dei danni diretti o indiretti ai consumatori (tra cui la manutenzione programmata)
    3. attività di riparazione dei danni (inclusa la ricostruzione di beni persi prima dell'ammortamento tecnico)
    4. attività di prematura distruzione di beni e servizi al consumo, nonché di risorse d'ogni tipo (definizione generale di danno).
    Dal punto di vista della "Decrescita", se si aumentano le attività di tipo 1 e di tipo 2, riducendo le attività di tipo 3 e di tipo 4, si può ridurre il PIL pur aumentando il benessere dei consumatori, ma ovviamente questo spostamento di attività non è spontaneo.
    Inoltre mettendo in concorrenza analoghe attività di tipo 1 (o di tipo 2) nel ridurre i danni collaterali, è pure possibile aumentare il grado di benessere dei consumatori a parità di PIL.
    La tecnica di stimolazione differenziale dell'economia generale in base alle esplicite richieste dei consumatori, può stimolare i decisori della spesa privata e pubblica a ridurre lo spreco di risorse disponibili che conseguono alle attività di tipo 4 (e danni collaterali) ed evidenziate dalle spese sopportate per le attività di tipo 3.
    La politica energetica differenziale si inquadra in tale logica, poiché confronta attività umane analoghe e le mette palesemente in concorrenza nel ridurre l'uso di risorse energetiche non rinnovabili.

  9. #89
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Spreco di risorse = danno da ridurre (1)

    Nell'intervento #64, con riferimento alle attività umane a valenza economica, scrivevo:
    "Si dovrebbe sempre tener presente che sono ben più di una o due le risorse necessarie per trasformare delle opportunità tecniche in benefici per se e/o per gli altri.
    Tra le risorse necessarie vi sono certamente, in misura assai variabile:
    ambiente, territorio, infrastrutture, strutture edilizie, impianti, materie prime, energia, competenze, assunzione del rischio, iniziativa, capitali."
    D'altro canto, entrando nel merito dei servizi e dei beni forniti dalle filiere produttive private e pubbliche (in #86, #87, #88), si è fatto notare che è vero che ad ogni spesa corrispondono benefici potenziali per il percettore del denaro (che non puzza).
    Tuttavia i servizi ed i beni forniti (non tutti richiesti dai consumatori) non sono affatto equivalenti per il benessere della popolazione ed i danni da riparare (che sarebbe meglio prevenire) provengono anche da filiere che producono beni e servizi che la popolazione (concordemente o in parte) ritiene utili.
    Beni e servizi inutili sono sempre negativi per il benessere collettivo, poiché le risorse dapprima citate dovrebbero essere usate per produrre beni e servizi utili invece che per riparare danni.
    Si elencano alcuni problemi di interesse generale (danni diffusi) che gli attuali sistemi di gestione non stanno risolvendo, o che risolvono con un rapporto costi/benefici più elevato del ragionevole.
    a) Danni alla salute da fumo di tabacco
    b) Danni alla salute da uso improprio di sostanze psicotrope
    c) Danni a persone e cose per troppi incidenti stradali
    d) Danni generali da uso improprio del territorio
    e) Errata gestione di parte dei rifiuti speciali
    f) Errata gestione di parte dei rifiuti solidi urbani
    g) Evasione fiscale di parte dei soggetti economici
    h) Evasione fiscale di parte delle persone fisiche
    i) Infortuni sul lavoro e malattie professionali
    l) Opere pubbliche tecnicamente inadeguate e in ritardo
    m) Pensioni a troppi soggetti con ampia capacità lavorativa
    n) Rifiuti tossici e nocivi
    Si deve notare che tali problemi (definibili come danni = evenienze a cui sono legati costi importanti per la collettività, o per molti individui e che non creano benefici diretti ai consumatori), sono certamente causati da cattive gestioni di talune risorse, o ne causano il peggioramento.
    La correlazione di tali problemi con l'aumento dei costi che la collettività deve affrontare per garantire a tutti almeno un livello minimo di servizi vitali è utilizzabile per individuare un costo corrispondente all'inadeguata gestione della risorsa più coinvolta, o dell'evenienza critica con riflessi su una risorsa.
    Invero tale correlazione non è esaustiva e misurare i danni in costi economici di riparazione può apparire brutalmente mercificante di risorse, tra cui quelle umane, a cui è difficile assegnare valori del tutto condivisi.
    Ultima modifica di ggavioli; 14-10-2009 a 14:24

  10. #90
    Super_Mod

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    ... Invero tale correlazione non è esaustiva e misurare i danni in costi economici di riparazione può apparire brutalmente mercificante di risorse, tra cui le umane, a cui è difficile assegnare valori del tutto condivisi.
    Secondo me non ti seguono in molti su queste riflessioni ggavioli. Articoli molto esaustivamente i concetti, ma un riassunto finale a vantaggio di chi passa di fretta credo aiuterebbe.
    Comunque passando all'argomento in esame, che un maggior numero di incidenti stradali o di fumatori sia un danno per la comunità è una ovvia verità che però io non riesco a vedere come possa essere utilizzata per spiegare il vantaggio della decrescita.
    Se domani gli incidenti stradali scendono del 90% scenderà forse una minima quota di PIL legata alle riparazioni ed alle cure, ma salirà probabilmente in misura maggiore una quota di PIL legata alla produttività di chi non perde salute o vita nell'incidente.
    Molte delle altre problematiche che hai citato rientrano in questa categoria. Che sia vantaggioso ridurre gli incidenti sul lavoro penso lo possano affermare con sicurezza anche i bimbi dell'asilo... ma in che modo c'entrerebbe la decrescita?? Rifiuti, evasione fiscale e pensioni allegre sono problemi che ci portiamo avanti da decenni. In cosa dovrebbe essere rivoluzionaria la visione delle decrescita?
    Il discorso degli indici più adeguati a valutare il benessere poi è condivisibilissimo, ma appunto se serve a "valutare" il benessere.
    Se l'Italia ha una perdita di PIL del 10% questo si traduce essenzialmente in due cose, entrambe visibilissime a chiunque sappia vedere un telegiornale in questi giorni:
    1) Perdita di occupazione
    2) Calo delle entrate fiscali
    La perdita di occupazione determina un aumento della necessità di supporto assistenziale a chi resta senza reddito. Il calo delle entrate determina una riduzione delle risorse. I due fattori agiscono sinergicamente per ridurre pesantemente la possibilità di intervento pubblico. In situazioni come quella italiana dove già si è tagliato e venduto l'inverosimile negli anni passati, si è esaurito il polmone del debito pubblico, si è già raggiunto il tetto sostenibile di pressione fiscale.... a me pare che l'unica utilità di una visione di decrescita sia quella legata alla possibilità di convincere chi si vede tagliare servizi e possibilità di lavoro che è meglio che se ne faccia una ragione e viva felice accontentandosi di fare le vacanze dalla nonna semmai! A me pare un discorso un pò duro da far digerire a chi sta ancora sognando le "deprecarizzazioni", comunque ben lieto di cambiare idea se i fatti mi "coseranno"!
    Se ci sono altre strade io forse non le ho capite. Limite mio, sicuramente, ma a parte i grandi discorsi generalistici anche una banale discussione in tre righe e parole semplici potrebbe chiarire no?

  11. #91
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    Secondo me non ti seguono in molti su queste riflessioni ggavioli. Articoli molto esaustivamente i concetti, ma un riassunto finale a vantaggio di chi passa di fretta credo aiuterebbe.
    Ulteriore suggerimento... un e-book, o un sito, che si possa leggere con tranquillità e ponderazione tutto quanto sopra esposto. Il forum è un luogo in cui sviluppare, confermare o smentire idee e affermazioni, in piccoli passi. IMHO!

  12. #92
    Paladino del Forum

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    Secondo me non ti seguono in molti su queste riflessioni ggavioli. Articoli molto esaustivamente i concetti, ma un riassunto finale a vantaggio di chi passa di fretta credo aiuterebbe.
    Quoto!
    Malgrado all'inizio fossi realmente interessato, trovo che i tuoi post siano tutti troppo prolissi.
    Capisco che per articolare concetti anche complessi occorra tempo, ma la gente comune (purtroppo) non ha tutta questa disponibilità temporale...

    Io ad esempio non amo i blog (e le tue discussioni virano in tal senso), per questo pur dispiacendomene non ti seguo più.

    Pace!
    Gym
    Dal giorno 08/02/2017 questo account è inattivo.
    Per favore non inviate alcun messaggio (soprattutto mail) al sottoscritto riguardante questo Forum poiché non otterrete alcuna risposta.
    Grazie!

  13. #93
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito

    Carissimi: gymania, Smilzo, BrightingEyes
    Vedevo che, dopo molta aminazione nei due mesi precedenti, gli ultimi interventi degli interlocutori erano di oltre un mese fa e nel frattempo ho aggiunto solo sette interventi brevi (forse non facili).
    I 2400 lettori di questa discussione presumo siano interessati e non credo sia opportuno chiuderla.
    Preferirei però che almeno il 5 % fossero interlocutori.
    Raccolgo volentieri i suggerimenti dei moderatori e provvederò nei prossimi giorni.

  14. #94
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da BrightingEyes Visualizza il messaggio
    un riassunto finale a vantaggio di chi passa di fretta credo aiuterebbe.
    Dal mio ultimo intervento le visite a questa discussione sono cresciute di 100 e credo che dopo 93 interventi (di cui 70 in due mesi) sia opportuno fare il punto della discussione (che non ho iniziato io).
    Intendo riferire gli interventi (secondo numerazione e non solo i miei) ad alcuni sottotemi che attirano la mia attenzione.
    Spero che altri visitatori della discussione possano proporre un riordino degli interventi anche diverso, che renderebbe più leggibile questa stessa discussione, che, ribadisco, ritengo molto interessante.
    A mio parere ci sono sottotemi rilevanti che potrebbero arrivare a conclusioni condivise:
    1) Definizione di Decrescita, per scelta personale o collettiva, per causa di forza maggiore?
    2) Decrescita per chi, per i benestanti, per gli indigenti, per gli abitanti di ....?
    3) Decrescita economica, personale, nazionale, mondiale?
    4) Decrescita demografica, mondiale, nazionale, territoriale?
    5) Decrescita dell'uso di risorse non rinnovabili, per carenza, per giustizia, per cambiamenti climatici?
    6) Decrescita dell'uso dell'energia commerciale?
    7) Come ottenere una Decrescita (quale?) Felice (per tutti?) ?
    8) E' proponibile uno Sviluppo Sostenibile dei servizi alle persone e che sia possibile per tutti?
    9) Sono condivisibili accordi per creare in un territorio più o meno ampio Sviluppo Sostenibile (o Decrescita Felice)?
    10) Decrescita Felice o Sviluppo Sostenibile?
    Ritenendo che serva a me e sia utile a tutti i visitatori interessati, proporrò per ogni tema anche una mia conclusione sintetica (massimo dieci righe) ed eventualmente rilevanti conclusioni diverse (per come le ho capite io).
    Aspetto contributi dagli interlocutori passati e dai visitatori timidi.
    Ultima modifica di ggavioli; 24-10-2009 a 15:54

  15. #95
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Definizione di Decrescita

    Come promesso raccolgo per sottotemi gli interventi di questa discussione (ma attendevo aiuti da chi finora l'ha letta 2577 volte):
    Definizione di Decrescita: per scelta personale, o collettiva, o invece per causa di forza maggiore
    Hanno trattato questo sottotema gli interventi #:
    4, 5, 8, 10, 12, 15, 16, 17, 18, 32, 37, 59, 60, 63, 67, 70, 73, 75, 78, 86, 87, 88
    Nel tentare di definire un processo di Decrescita, aiuta certamente definire l'obbiettivo a lungo termine del processo:
    Ottenere per la persona, od il gruppo di persone, od il territorio che sceglie tale strategia (in modo democratico), una disponibilità di beni e servizi al consumo che sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali di chi è coinvolto nella scelta e con analoga disponibilià per le generazioni future.
    Generalmente la difficoltà di condivisione della definizione di Decrescita Sostenibile nasce proprio dall'individuare le tipologie di beni e di servizi la cui disponibilità permette di dichiarare soddisfacente la vita di chi è coinvolto (non solo di chi decide).
    Tra le cose che ritengo necessarie c'è certamente la libertà personale ed associata d'attività imprenditoriale nell'economia reale.
    Tra gli elementi imprescindibili che permettono la disponibilità di beni e servizi per le generazioni future v'è la limitazione dell'uso delle risorse (non solo energetiche) a quelle rinnovabili ed a quelle disponibili nel territorio di chi sceglie la Decrescita.
    Invero rimane ancora senza risposta la domanda:
    Queste condizioni di sostenibilità comportano una Decrescita di quantità e qualità di beni e servizi disponibili a ciascuna persona, o sono compatibili con uno sviluppo degli stessi (ed eventualmente del loro corrispettivo economico)?
    Ultima modifica di ggavioli; 30-10-2009 a 14:06

  16. #96
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Decrescita per chi

    Si definisce Decrescita un processo di cambiamento culturale e materiale che deve portare a:
    "una disponibilità di beni e servizi al consumo che sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali".
    Gil interventi di questa discussione su chi è chiamato a decrescere sono i #:
    8, 10, 13, 17, 19, 20, 21, 26, 36, 42, 73
    Per definizione di Decrescita non ha senso questo processo per le persone che già non godono dei servizi vitali.
    Mentre è certamente consigliabile che imbocchino la via della Decrescita personale coloro che consumano beni e servizi non essenziali solo perché hanno sufficienti risorse economiche.
    Tragica è invece la condizione di coloro che, stimolati dalla pubblicità consumistica ad "aver bisogno del superfluo", per l'attuale recessione economica si trovano a non avere risorse economiche adeguate ai bisogni percepiti.
    Naturalmente molto diverse sono le opinioni su cosa sia superfluo e cosa sia vitale, come anche sul ruolo della pubblicità, che taluni ritengono solo parassitaria ed altri semplicemente ineliminabile.
    Sembra essenziale, per poter parlare di decrescita del consumismo e non di regressione dei servizi essenziali, che le persone, i gruppi sociali ed i territori, si sentano liberi nel decidere il proprio percorso culturale.
    Se chi è più consapevole dei limiti globali allo sviluppo vuol imporre agli altri un uso più moderato delle risorse disponibili (che spesso pare solo che lo siano) non si può parlare di Decrescita Felice.
    Invero chi si sente costretto, o dai fatti, o da persone, o da gruppi sociali preminenti a ridurre l'uso di beni e servizi il cui senso vitale è controverso, non si può considerare entro un percorso di Decrescita Felice.
    Per molti l'utopia della Decrescita Felice obbligatoria può portare sofferenze umane almeno uguali a quelle, vissute già nel secolo scorso, dell'utopia del Progresso Economico obbligatorio (collettivo od individuale).
    In definitiva solo le persone effettivamente consapevoli delle proprie esigenze vitali ed immuni da ingannevoli messaggi pubblicitari, possono e forse devono, intraprendere una Decrescita che sia compatibile con le esigenze vitali proprie, dei loro successori e di tutti gli esseri umani di questa terra; che ha risorse certamente limitate.

  17. #97
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Decrescita economica?(1)

    Si definisce Decrescita un processo di cambiamento culturale e materiale che deve portare a:
    "una disponibilità di beni e servizi al consumo che sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali".
    Solo persone effettivamente consapevoli delle proprie esigenze vitali ed immuni da ingannevoli messaggi pubblicitari, possono e forse devono, intraprendere una Decrescita che sia compatibile con le esigenze vitali proprie, dei loro successori e di tutti gli esseri umani di questa terra; che ha risorse certamente limitate.
    Gli interventi di questa discussione riguardanti l'eventuale necessità della decrescita economica sono i #:
    13, 16, 22, 24, 26, 33, 36, 41, 44, 46, 47, 50, 55, 59, 60, 62, 63, 64, 67, 68, 71, 72, 75, 79, 81, 83, 84, 85
    Con molti esempi i fautori della Decrescita Felice affermano che la drastica riduzione delle transazioni economiche sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali, anzi sia necessaria a tal fine.
    Non è chiaro se si vuol dimostrare che tutti i servizi finali al consumo potrebbero essere ottenuti senza transazioni economiche, primariamente tramite l'autoproduzione e secondariamente tramite lo scambio di beni o servizi.
    Non è chiaro se i fautori della Decrescita Felice intendano dichiarare non rispondenti ad esigenze vitali tutti i beni ed i servizi che non possono essere autoprodotti o scambiati tra coppie di persone ognuna delle quali ha bisogno proprio in quel momento di quanto l'altra può fornire.
    Penso che scopo fisiologico del denaro sia essere mezzo d'intermediazione per evitare l'obbligo di "scambio di beni o servizi richiesti di pari appetibilità" e quindi evitare che ogni persona debba fare lunghe ricerche per trovare uno scambio soddisfacente e senza resto.
    Senza denaro (che preferisco virtuale), non mi sembra affatto facile soddisfare molte esigenze che ritengo vitali, come sanità, istruzione, infrastrutture, previdenza, servizi specializzati alle singole persone, beni complessi, servizi alla collettività, studi scientifici di base.
    Mi priverei di beni e servizi non richiesti dal pubblico; che quindi hanno bisogno della pubblicità per poter essere richiesti (e cerco di resistere).
    Mi priverei della pubblicità che (quasi sempre) cerca di falsare il valore reale dei beni e servizi su cui dovrebbe informare.
    Mi priverei di risorse economiche molto al di là delle mie personali esigenze (e vi ho rinunciato), anche se il mio lavoro intellettuale in Italia può generare risparmi economici reali di 50 G€/a.
    Mi priverei della sensazione che molto denaro mi possa far credere legittimo comprare tutto (e vi ho rinunciato), compresa la credibilità di poche persone e la credulità di molte altre.
    Mi priverei del poter usare il denaro come posta di scommesse, qualunque sia l'oggetto o l'attività altrui su cui scommettere.
    Mi priverei delle bolle speculative, della distruzione di risorse non rinnovabili, della svalutazione delle risorse umane (rinnovabili e sviluppabili), delle guerre.
    Detto ciò, non mi priverei però degli interscambi economici tra individui, gruppi di persone e territori.
    Poter paragonare in denaro (definibile risorsa generica) i beni ed i servizi che individualmente od in modo associato offriamo o chiediamo per rispondere a bisogni vitali (od almeno reali e non distruttivi), mi sembra un modo finora insuperato per stimolare il miglioraramento della qualità di beni e servizi forniti a richiesta.
    Ultima modifica di ggavioli; 12-11-2009 a 16:40

  18. #98
    Seguace

    User Info Menu

    Predefinito Decrescita economica?(2)

    Dopo aver definito la Decrescita un processo di cambiamento culturale e materiale che deve portare a:
    "una disponibilità di beni e servizi al consumo che sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali".
    Chiarito che solo persone effettivamente consapevoli delle proprie esigenze vitali ed immuni da ingannevoli messaggi pubblicitari, possono e forse devono, intraprendere una Decrescita che sia compatibile con le esigenze vitali proprie, dei loro successori e di tutti gli esseri umani di questa terra; che ha risorse certamente limitate.
    Constatato che poter paragonare in denaro i beni ed i servizi che individualmente od in modo associato offriamo o chiediamo per rispondere a bisogni vitali pare finora lo stimolo più efficace per migliorare la qualità di beni e servizi forniti a richiesta.
    Dobbiamo però chiederci se nelle scelte importanti per caso ci facciamo guidare da un indicatore stupido come il PIL.
    Molti fautori della Decrescita Felice pensano alla legittima e doverosa critica del PIL come unico misuratore di sviluppo come argomento sufficiente per rifiutare l'economia come fattore di sviluppo.
    Dell'insufficienza del PIL per giudicare lo sviluppo civile si occupano gli interventi #:
    86, 87, 88, 89, 90
    In definitiva, per prendere decisioni per un'intera economia territoriale (macroeconomia), preferirei avere uno strumento di misura che non mi valuti come positive tutte le cose che ritengo abbastanza negative da privarmene.
    Il PIL invece, valutando solo il corrispettivo economico riconosciuto di fatto ai soggetti che agiscono pagati da altri, non distingue tra gli effetti delle azioni ricompensate.
    Occorrerebbe almeno vedere le azioni anche dal punto di vista dei destinatari dell'agire e si potrebbe distinguere tra azioni richieste, azioni dannose, azioni senza utilità ed azioni di riparazione di danni.
    Da questo punto di vista una guerra è certamente un dato negativo, mentre per il PIL, solo in quanto costringe a spendere, è comunque aumento di circolazione di denaro che poi verrà speso, si spera, in cose più utili.
    Anche le "grandi opere" per il PIL sono comunque un aumento di reddito di soggetti che si spera che lo spendano in esigenze vitali, o considerate necessarie.
    Perché però non spendere lo stesso denaro per opere (grandi o piccole) certamente utili subito?
    Il PIL crescerebbe ugualmente e gli italiani troverebbero fatte cose pià utili di opere non richieste da tutti.
    Anche costruendo opere utili, ma fatte male, il PIL cresce come ed anche più che a farle bene.
    Ma il costo per demolire opere sbagliate e ricostruirle giuste, pur essendo sempre aumento di PIL, comporta certamente un danno collettivo.
    Infatti causa certamente carenza di servizi finali utili, per i quali il denaro pubblico non basterà mai.
    Non basteranno mai nemmeno gli investimenti dei privati, se sono dirottati su attività inutili, o dannose, o sbagliate, o in ritardo.
    Per contro risulta così che è possibile che una riduzione del PIL possa corrispondere ad un aumento consistente di servizi finali al consumo.
    Diciamo di felicità. Basta evitare spese inutili o dannose.
    Ma non basta affatto ridurre il PIL per evitare spese inutili, o dannose.
    Anzi, restrizioni alla capacità di spesa di gruppi sociali già svantaggiati e spinti dalla pubblicità a ritenere necessario il superfluo ed il dannoso, possono tramutarsi in tensioni sociali e spese altrimenti evitabili per sicurezza e/o riparazione di danni.
    Cioè la decrescita economica forzata può facilmente diventare infelicità.
    Ultima modifica di ggavioli; 14-11-2009 a 21:17

  19. #99
    Super_Mod

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    A mio parere ci sono sottotemi rilevanti che potrebbero arrivare a conclusioni condivise:
    Perfetto. Proviamo a individuare i temi condivisibili, se esistono su precisi sottotemi. Così limitiamo il campo di discussione.

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    1) Definizione di Decrescita, per scelta personale o collettiva, per causa di forza maggiore?
    E' importante, a mio parere, chiarire bene proprio il concetto di "decrescita".
    Questo concetto nasce come contrapposizione a una visione del milgioramento delle condizioni di vita individuale prodotto esclusivamente da una continua crescita dell'attività commerciale umana. In parole povere si può stare meglio solo se si produce, vende, lavora di più rispetto all'anno precedente.
    Questoè insostenibile nel lungo periodo (è ovvio che nulla può crescere all'infinito), ma è innegabile che ha prodotto un miglioramento delle condizioni di vita di molte persone.
    La insostenibilità del processo ha determinato la nascita prima della visione di "sviluppo sostenibile" poi della "decrescita" (che almeno nella visione originaria è fieramente contrapposta allo sviluppo sostenibile!)
    Il processo ricorda molto lo sviluppo delle ideologie economiche. Ad un capitalismo efficace ma con molti punti negativi si è contrapposta una visione "moderata" con attenzione ai problemi sociali (socialdemocrazia) ed una visione radicale utopica e foriera a sua volta di gravi problematiche (comunismo e ideologie correlate).
    Come spesso succede la lotta più dura si è sviluppata proprio fra i fautori delle due "ideologie" energetiche alternative, e i primi atti ostili della visione decrescitrice sono stati orientati proprio alla visione di sviluppo sostenibile, indicata come pericolosa illusione da rigettare in toto.
    Da queste origini filosofiche si è poi originata una pseudovisione edulcorata, per le masse, in cui i confini fra sostenibilità, decrescita, risparmio energetico, terzomondismo e antagonismo sociale sono state fuse in un unico blob multimediale e frequentemente mi trovo a dibattere di decrescita con persone che considerano mettere il pannello solare per l'acqua sanitaria e fare la passeggiata in bici la domenica un robusto esempio di comportamento decrescitorio!
    Beh... le cose non stanno esattamente così!
    La decrescita, in realtà, dovrebbe essere una filosofia di rinuncia anzitutto. La rinuncia al superfluo, certo. Ma è proprio il concetto di superfluo che pone problemi. Se io considero superfluo l'utilizzo dell'auto sono ovviamente libero di non usarla, ma non sono libero di ignorare gli eventuali sviluppi negativi che tale rinuncia comporta.
    Quindi se la definizione di decrescita è "un processo di cambiamento culturale e materiale che deve portare a una disponibilità di beni e servizi al consumo che sia compatibile con il soddisfacimento delle esigenze vitali" a me pare evidente che è una definizione molto furbetta e carente. La distribuzione di un pasto caldo, una coperta e un tetto di lamiera agli sfollati della seconda guerra mondiale potrebbe rientrare teoricamente nella descrizione. E' evidente che serve qualcosa di più articolato.

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    2) Decrescita per chi, per i benestanti, per gli indigenti, per gli abitanti di ....?
    Primo punto importante. Tornando all'esempio dell'auto se la decrescita per il benestante è la rinuncia all'auto per il padre di famiglia monoreddito che lavora alla Fiat cosa è? E' facile partire lancia in resta ad indicare comportamenti salvifici, ma non lo è altrettanto capire a priori tutte le problematiche che tali comportamenti poi determinano!

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    3) Decrescita economica, personale, nazionale, mondiale?
    Ogni diminuzione di consumi nei paesi avanzati determinerà automaticamente un crollo del flusso energetico (in moneta, prodotti avanzati, alimentari) verso i paesi in via di sviluppo. Chi sostiene tesi alternative farebbe bene a analizzare accuratamente la cosa!

  20. #100
    Super_Mod

    User Info Menu

    Predefinito

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    4) Decrescita demografica, mondiale, nazionale, territoriale?
    Questo aspetto molto probabilmente si svilupperà senza intervento umano. Una pandemia un pò più seria dell'attuale suina darebbe una grossa "mano" in questo senso. Evito volutamente ogni coloritura emozionale alla cosa, semplicemente prendo atto che l'aumento esponenziale di popolazione e la concentrazione abitativa in condizioni di scarsa igiene non sono libertà che l'uomo può prendersi impunemente e che vaccini e farmaci saranno pure oggetto di speculazione, ma in caso di seria minaccia diventeranno istantaneamente parte della ricchezza nazionale e difesi con ogni mezzo!
    Più che una decrescita qui si poteva forse agire meglio per una crescita sostenibile, ma in un mondo dove personaggi potenti sul piano mediatico continuano indefessi a pontificare che c'è cibo sufficiente per tutti non mi pare che questa visione abbia ormai alcuna possibilità. Mi auguro soltanto che gli stessi personaggi evitino di annoiarci con gli appelli al superamento degli egoismi quando la natura passerà allo scontatissimo contrattacco!

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    5) Decrescita dell'uso di risorse non rinnovabili, per carenza, per giustizia, per cambiamenti climatici?
    Ecco finalmente un punto dove siamo in molti (pur se non tutti) ad essere in accordo. Quest'azione sarebbe possibile, con un costo del tutto sostenibile, anche da parte dei soli paesi avanzati con immensi benefici per tutti e un guadagno di preziosi anni prima della "supercrisi".

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    6) Decrescita dell'uso dell'energia commerciale?
    Non mi è chiaro. Si intende il risparmio dell'energia industriale tramite ottimizzazione? O la rinuncia al trasporto delle merci su rotte internazionali? O che?

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    7) Come ottenere una Decrescita (quale?) Felice (per tutti?) ?
    Non si può. Semplice. Qualsiasi azione di rinuncia a beni e servizi prodotti da attività umana determinerà una riduzione della domanda degli stessi beni e servizi con contrazione automatica della capacità di reddito dei produttori degli stessi beni e servizi. Non c'è alcun modo per superare tale conflitto. La decrescita felice (per autoconvinzione) mia sarebbe una decrescita sicuramente infelice per qualcun altro.

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    8) E' proponibile uno Sviluppo Sostenibile dei servizi alle persone e che sia possibile per tutti?
    Non è facile, anzi è difficilissimo se non cambia qualcosa nella struttura di distribuzione del reddito ora utilizzata nel classico capitalismo. In sostanza in una società che mira a produrre beni di qualità scarsa in numeri enormi al minor costo possibile affidando la distribuzione del reddito ad una fortissima imposizione fiscale e giovandosi di una produzione energetica colossale a costi infimi non esiste alcuna saggia ricetta che permetta di sottrarsi all'equazione "produci se vuoi guadagnare o resta ai margini assistito". Tra l'altro questo sistema è il paradiso per i furbi.
    Senza immaginare rivoluzioni improbabili la soluzione più a portata di mano è un graduale spostamento della distribuzione di reddito di massa non più alla produzione di beni, ma alla produzione energetica rinnovabile. In pratica un ritorno al medioevo come obiettivi umani, visto che nel medioevo la società era basata sul consumo della produzione energetica (cibo e legna) prodotta dal 90% della popolazione attiva (contadini). Ma ovviamente con tutti i vantaggi che l'attuale possibile coltivazione energetica garantirebbe a tutti. Insomma meno posti di lavoro finti e parassitari mantenuti da una fragilissima pressione fiscale e più posti di produzione energetica diffusa.

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    9) Sono condivisibili accordi per creare in un territorio più o meno ampio Sviluppo Sostenibile (o Decrescita Felice)?
    Sviluppo sostenibile rivisto su base di produzione energetica credo di si. Si tratta di partire da piccoli distretti e salire.
    Per la decrescita, felice o meno, credo sia solo necessario aspettare e sopportarla. Perlomeno in certe realtà sociali e geografiche!

    Quote Originariamente inviata da ggavioli Visualizza il messaggio
    10) Decrescita Felice o Sviluppo Sostenibile?
    In realtà nessuno dei due. Diciamo una stabilizzazione in condizioni di totale rinnovabilità del livello di vita attuale.

  21. RAD
Pagina 5 di 7 primaprima 1234567 ultimoultimo

Discussioni simili

  1. Piedibus, umanamente sostenibile
    Da iP Tom nel forum Aria
    Risposte: 1
    Ultimo messaggio: 11-05-2009, 11:33
  2. military usa, per lo sviluppo sostenibile
    Da HAMMURABY nel forum Fiere, Conferenze e Raduni
    Risposte: 1
    Ultimo messaggio: 03-04-2009, 10:58
  3. Video su decrescita con discorso Kennedy
    Da eroyka nel forum AUTOPRODUZIONE, AUTOSUFFICIENZA, Fai Da Te
    Risposte: 1
    Ultimo messaggio: 14-11-2008, 12:48
  4. Appunti per un festival sostenibile
    Da suzuki Gs500 nel forum Collegamenti/Links, Libri/Books, Riviste/Magazines, ecc./etc.
    Risposte: 0
    Ultimo messaggio: 15-10-2007, 11:51

Permessi di invio

  • Non puoi inserire discussioni
  • Non puoi inserire repliche
  • Non puoi inserire allegati
  • Non puoi modificare i tuoi messaggi
  •