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  1. #26
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    X Diz
    penso che sia chiaro che sono contrario a questo tipo di progetti e che avverso la speculazione riguarddo jatropha. Ne ho scritto e continuo a scriverne dopo averne sperimentato e toccato con mano.
    Nonostante tutto l'articolo che hai pubblicato è molto sibillino e da abito a interpretazioni fuorvianti.
    le domande che mi vengono spontanee sono :
    Degli 80.000 affittati ( parliamo di venti chilometri per quaranta ?) quanta superficie è stata realmente deforestata ? In quattro anni non si è accorto nessuno di ciò che stava avvenendo? ( nel delta del Niger si sta scatenando una guerriglia per 3.000 ettari di nuove palme ).
    Quanta Jatropha è stata messa a dimora in questi 4 anni e come mai sta morendo ( è una infestante che sopravvive anche con 350 mm di pioggia l'anno ).
    Se hanno disboscato, che terreno hanno sottratto agli agricoltori?
    Se il terreno era coltivato e adesso le piante di jatropha non sono coltivate perchè non tornano a fare ciò che facevano prima?.
    L'articolo che hai postato è un fulgido esempio di pessimo giornalismo falso ecologista. Chi l'ha scritto è più preoccupato di non poter dimostrare che sono state distribuite bustarelle ai governanti locali che di cercare di capire come rimediare a una delle tante speculazioni mal riuscite all'insegna della finta rivoluzione verde.
    Come oramai dico spesso . Senza numeri e dati precisi tutto sembra m...a e la gente non riesce a farsi una opinione reale. Poi arriva quella radical di striscia la notizia, ci fa vedere che se spendiamo 3 o 4 milioni di euro riusciamo ad avere una casa a energia zero e tutti pensano che la via giusta sia quella

  2. #27
    Diz
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    Grazie della tua attenzione.
    Al di là delle tue considerazioni di affidabidabilità dell'informazione su internet, che posso senz'altro condividere, e quelle di natura politica che richiederebbero considerazioni a margine, mi chiedevo se esiste un esempio di sfruttamento sostenibile della pianta e di successo, perchè alla fine non ne ho trovati.

  3. #28
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    Scusa se non ti ho risposto subito Diz , non mi ero accorto della domanda. Direi che i pochi interventi che considero seri che ho visto con i miei occhi riguardanti jatropha non erano mai finalizzati alla speculazione sui biocombustibili. Il primo e più importante iniziato da Bamex con denaro di USAid nella provincia di Tulear II 10 anni fa di 10.000 ettari ( tutte le volte che leggi di una grande iniziativa privata in Madagascar sui biocarb è qualcuno che pensa di metterci le unghie ) . Uno in atto adesso in Mozambico da parte di sognatori italiani. Un intervento scappato di mano al ministero dell'ambiente Australiano nel Qeensland , un aborto in Tunisia ( se ingrandisci il mio avatar capirai perchè ) .
    Un essere umano rapido raccoglie al massimo 10 Kg di semi di Jat all'ora, se lo fai sudare , gli ripassi ogni tanto con lo jambock l'interno del ginocchio o come faccio io allunghi un ciocorì ogni tanto ai bambini arrivi a 11 kg. Io in competizione con i bambini arrivavo a 5 e mi urlavano vasà lento come lumaca . Per raccogliere una tonnellata ci vogliono 10 ore di 8 o 9 persone e da quella tonnellata di semi se andrà bene estrarrai 340 - 400 kg. di olio . A questo punto vorrai mica pagare i raccoglitori ?
    Sono stati lenti, il 60% di ciò che han raccolto diventerà concime di scarso valore.... l'olio non si mangia e deve entrare in competizione con il palma che non vale 0,5 $ al kg.
    Naa, non bisogna pagare chi raccoglie perchè convenga fare l'olio con la jatropha e per accellerare la racccolta accarezzare ogni tanto l'interno del suo ginocchio con il nerbo di bue, altrochè ciocorì ....

  4. #29
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    io ci stò tenetemi presente per quando si aprirà il mercato. Voglio anche visitarla poi ^_^, bellissimo!!

  5. #30
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    Sentite ammetto che sono ignorante in fatto di coltivazione, ma se invece dell'olio di jatropa si producesse olio di colza o di palma e venisse in parte utilizzato in loco per la produzione di energia elettrica?
    Io non conosco per neinte il mercato africano, non conosco il prezzo di vendita del MW, sarebbe conveniente o è sempre meglio esportare in europa?

  6. #31
    Diz
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    Ciao, la benzina quà costa un'euro al litro, che considerando il nostro potere d'acquisto, è come se noi la pagassimo 20 euro al litro, infatti la gente va a piedi o in bicicletta. Per fortuna loro, stando all'equatore non hanno bisogno di riscaldamento
    Non devi esportare niente, rimane tutto quà. Le alternative che indichi sono valide.

  7. #32
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    Le mie proposte, presentate sommariamente in precedenza, sono tuttora valide.
    Anzi, sono a buon punto, sebbene non ne abbia ancora la certezza, della fase di autofinanziamento.
    Necessitano persone serie, che non pensino di raddoppiare il proprio capitale in un paio d'anni, motivate e con spirito sia imprenditoriale, che di solidarietà: l'investimento deve produrre profitti, ma non a scapito delle popolazioni e con lo sfruttamento dei lavoratori.
    Concordo riguardo al soddisfacimento dapprima dei bisogni interni, e poi dell'esportazione e, in merito all'energia, i programmi del Governo che rappresento incentivano sia la produzione di biocombustibili, che la produzione di energia elettrica in loco.
    A tal proposito ho contatti anche con produttori di elettrogeneratori, disponibili ad investire importi assolutamente degni di nota.

    Sulla jatropha l'amico Sulzer ha speso veramente un fiume d'inchiostro per spiegare che il business rimane valido fino a quando, invece del dollaro al giorno, i lavoratori non cominciano a chiedere, giustamente, qualcosa in più.
    L'uso delle macchine e, conseguentemente dei terreni piani, rende perlomeno poco competitiva la coltivazione della jatropha, comunque meno di quella di palma, girasole, idonee varietà di colza, ecc.

    Personalmente propendo per le coltivazioni annuali: girasole, colza, ecc. che richiedono solamente la spesa per semi, oltre che quelle di lavorazione, coltivazione, ecc. dei terreni e per eventuali infrastrutture, ma non necessitano di grossi capitali per l'impianto.
    Le coltivazioni annuali comportano meno rischi e consentono la variazione colturale, la rotazione delle colture e raccolti, quindi redditi, in breve tempo.

    I problemi sono molteplici per l'impianto di una coltivazione e produzione di olio in Africa, ma con le idee chiare e la volontà di non arrendersi al primo imprevisto, anche i risultati non possono mancare.

    Vi è infine un altro aspetto che riguarda la commercializzazione del prodotto: quello del consumo alimentare interno e dei Paesi limitrofi, comunque molto interessanti.

  8. #33
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    Concordo appieno con le affermazioni di Gigi, riuscire ad avviare una filiera per la produzione di olio alimentare in Africa e non solo di palma avrebbe un sicuro successo commerciale . Non è che non ne esistano, nel paese in cui penso lui operi e in altri , ci sono multinazionali che a ciclo chiuso confezionano olio e prodotti alimentari derivati in zone franche e li esportano senza neanche farli vedere ai mercati locali. Stiamo esulando dall'ambito energetico , anche da quello economico, entriamo in quello politico e anche se sarebbe bello parlarne e evidenziare le pecche del mondo e la sua pochezza non è questa la sede .......

  9. #34
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    Esattamente. E non è certamente mia intenzione di trasformare probabili imprenditori del settore energetico in dame della carità.

    La coltivazione di semi oleosi da destinarsi alla produzione energetica è, e dovrebbe rimanere, l'obiettivo prioritario dell'eventuale impresa, mentre la trasformazione e commercializzazione di olio alimentare potrebbe essere collaterale.

    Obiettivo primario di qualsiasi impresa è quello di produrre profitti, siano essi derivanti dalla produzione di energia, o da qualsiasi altra attività lecita, quindi le alternative da considerare potrebbero essere molteplici e cioè, appunto:

    - la produzione di semi ed olio destinato all'esportazione, da usarsi in Italia o Europa nei nostri, o altri impianti,
    - idem, ma per uso in loco,
    - lo stesso, ma per uso alimentare, sia in loco, che per esportazione.

    Quale di queste attività potrebbe produrre maggior reddito, è ancora da valutare, così come l'eventuale coesistenza di alcune di esse.

    Non trascurerei comunque il fabbisogno energetico dell'Africa, che cresce in maniera esponenziale e che è incentivato, seppure con modalità diverse dalle nostre, ma che è comunque interessante e necessariamente avrà sempre più attenzioni da parte dei governi locali, mentre la nostra produzione tenderà inevitabilmente ad essere sempre meno agevolata.

    Molti Paesi dell'Africa subsahariana stanno attuando politiche energetiche indirizzate verso l'uso delle rinnovabili ed alla privatizzazione delle imprese, soprattutto se tali attività impiegano materie prime locali e se sviluppano posti di lavoro.

    Vi è infine un'altra considerazione riguardante le reti di distribuzione africane, che impomgono spesso le piccole e medie produzioni locali, per le quali, a volte, i generatori a olio vegetale sarebbero veramente l'ideale.

    E' un mondo tutto da scoprire, che comunque potrebbe riservare notevoli gradite sorprese.

  10. #35
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    Naturalmente è solamente un parere, come un altro, però sembrerebbe confermare ciò che in questo forum qualcuno sostiene da tempo: il Campo dei Miracoli non esisteva ai tempi di Pinocchio e, forse non esiste ancora.

    Jatropha e falsi miracoli : notizielibere

  11. #36
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    Ciò non toglie che jatropha sia una strada da percorrere . Non con l'obbiettivo primario di produrre biocarburanti. Nelle zone predesertiche è un ottimo sistema per fermare il deserto, utilizzare le acque reflue ( se irrighi jatropha con le fogne non diffondi e.coli nella catena alimentare ) , pionierizzare terreni depauperati , produrre biomassa tout court. Non è un lavoro da speculatori a breve termine, ergo, raccogliere denaro privato con la promessa di lauti guadagni a breve coltivando jatropha è un azzardo. Utilizzare fondi umanitari in programmi internazionali per coltivare anche jatropha può essere un investimento intelligente e proficuo per il paese in cui si effetua l'iniziativa.
    Mi vengono in mente certi campi " savanizzati " dalle arachidi lungo la ferrovia in Senegal ......
    Ultima modifica di Sulzer1; 21-06-2011 a 16:10

  12. #37
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    Perfetto, caro Sulzer, mi aspettavo un tuo arguto commento.
    Condivido pienamente: né tutto male, né tutto bene, bensì molta attenzione a non cadere nella trappola dei guadagni facili di coltivazioni in pieno deserto.
    La jatropha può svolgere molteplici funzioni socialmente utili, mentre procura utili all'imprenditore avveduto, ma richiede le stesse attenzioni di altre coltivazioni, per essere remunerativa, ovvero riduce la produzione a livelli infimi.
    Inoltre credo debba essere attentamente considerata la retribuzione della manodopera, che non può essere valutata un dollaro al giorno.

  13. #38
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    Quote Originariamente inviata da gigi0000 Visualizza il messaggio
    Perfetto, caro Sulzer, mi aspettavo un tuo arguto commento.
    Condivido pienamente.............
    E condivido anche io, mi piace l'idea degli scarichi fognari per fertilizzare. Ricordo che in passato quando operavo con un depuratore biologico avevo osservato che le acque di scarico trattate erano fortemente fertilizzanti (ci annaffiavamo una parte dell'erba e questa cresceva più del doppio rispetto all'altra).
    Ho sempre pensato si trattasse di quel minimo di nitrati e ammoniaca presenti che dessero il boost ma forse anche la presenza di altre sostanze disciolte poteva essere un plus...
    Potrebbe essere un buon argomento su cui lavorare...nel qual caso metto a disposizione la mia esperienza e disponibilità

  14. #39
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    Le aspettative miracolistiche sulla Jatropha eran troppe, dopo un lustro e tante delusioni in Brasile sembra che stian facendo marcia indietro ...............
    articolo

  15. #40
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    Né miracoli, né infamia.
    Nei giorni scorsi ho scambiato qualche battuta con un collega, in merito ad alcune piantagioni già operanti in Africa ed egli mi rassicurava sulla validità degli interventi: dapprima per mettere a coltura terreni che la semplice coltivazione di sussistenza lascerebbe incolti, quindi per la valenza anche di quel dollaro al giorno, che per talune popolazioni rappresenterebbe ancora un traguardo irraggiungibile, senza il contributo della jatropha.

    L'oculata visione politica del Paese di cui trattavamo, consente dette coltivazioni purché almeno un quarto del terreno impiegato venga adibito per coltivazioni alimentari - ad esempio girasole - anche per avere una redditività quasi immediata, che invece gli impianti di jatropha non permetterebbero.

    La positiva esperienza di cui sopra mi permette di ricredermi su taluni preconcetti di cui sono stato vittima, sebbene creda comunque che le considerazioni di carattere economico debbano necessariamente tener conto delle mutabili remunerazioni della manodopera.

    Approfondirò il discorso appena possibile, indi riferirò.

  16. #41
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    Ma oltre al petrolio, ai minerali, alle gemme, al legno e al pesce adesso vogliamo anche rubargli la terra e il lavoro, al popolo africano?

    L'africa ha solo bisogno di una cosa, essere lasciata in pace, a crearsi il suo, di sviluppo.

    Sono contrario al 10'000% alle idee di chi vuole andare li a guadagnare, anche se animato da buoni propositi.
    Restatevene dove siete e lavorate qui, è facile fare il potente uomo bianco con i negretti.

  17. #42
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    Ogni opinione è naturalmente degna di profondo rispetto, soprattutto se fondata su conoscenza diretta, ovvero su fatti incontrovertibili. Un po' meno se semplicemente dettata da fattori emotivi.

    Tre lustri fa, parlando con un missionario italiano, residente ormai da 32 anni in una piccola nazione africana, ebbi modo di conoscere la sua opinione, che ritengo ancora certamente qualificata, sui bisogni primari di quelle popolazioni, tra i quali egli annoverava soprattutto un lavoro che rendesse quel minimo di dignità alle persone che ne erano state espropriate dalla lunga presenza colognale europea, quindi da governi locali di dubbia utilità sociale.

    Lo stesso missionario però mi ricordava che qualsiasi attività venisse insediata, avrebbe dovuto inevitabilmente produrre utili, poiché altrimenti sarebbe stata destinata all'insuccesso.

    Svolgo un ruolo che mi consente di avere qualificate notizie di prima mano circa i bisogni e le aspirazioni di diverse realtà africane, di solito da parte di coloro che rappresentano le stesse nazioni; mi permetto pertanto di confermare la necessità di investimenti in loco, che, se condotti cum granu salis permettono reciproci benefici.

    La produzione d'olio di jatropha, di palma, o altro è benvenuta anche in Africa, non la rapina ambientale o il neocolonialismo.

    Il discriminante è: mungiamo la vacca e trattiamola bene, oppure: chissenefrega della vacca che creperà a due anni, ma intanto produrrà latte a costo inferiore.
    Questo avviene nelle nostre stalle di persone civili.

    Chiedo venia per la disquisizione e desidererei rientrare nel tema.

  18. #43
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    Gigi, qui non si tratta di OT o IT si tratta di cose serie. E' vero i paesi africani, asiatici, e sudamericani sono stati trattati alla stregua di mucche da mungere low cost per i bisogni di un certo mondo. E' ora che si emancipino partendo magari da una microeconomia che è difficile da piegare ai grandi interessi che poi in uno step successivo possa costituire un passo verso una economia reale di mercato o di sussistenza..

  19. #44
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    anch'io non penso che l'argomento dello sfruttamento sia OT, e ho l'impressione che ogni opinione arricchisca più che impoverire la discussione. Certo che l'approccio di rapina è deleterio per l'Africa come per tutti i paesi in cui la politica economica non è determinata da chi ci vive. proprio per questo penso che stiano sbagliando coloro che accusano di aver rapinato dal punto di vasta agricolo coloro che l'hanno colonizzata. Almeno per questo aspetto l'orribile uomo bianco , proprio perchè si è sentito padrone della terra che coltivava ha migliorato e fertilizzato dove poteva. Ha fermato deserti e reso produttivi territori che altri non avevano neanche mai immaginato di veder produrre. Lo sviluppo dei biocombustibili ha un altro motore, direi effimero e destinato a fermarsi presto in ambito occidentale. La speculzione da parte dei grandi gruppi . Questa attenzione economica si sta rapidamente spostando su altri settori speculativi vista la difficile sostenibilità economica del settore.Come dice Gigi , tra breve il settore sarà marginale, attrae molto di più il settore alimentare vero e proprio . Per un governo è molto più facile cambiare il programma di investimenti sulle rinnovabili in una settimana che un programma alimentare. Guardate cosa ha deciso all'inizio del mese la ecologista Germania in un giorno


 
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