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  1. #101
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    Quote Originariamente inviata da marcodozwwjd Visualizza il messaggio
    Divertente la tua risposta, Sulzer1, immagino che hai passato molto tempo davanti ai film di Spielberg, per rimanerne tanto influenzato. Scherzi a parte, sono una new-entry nel forum, e sicuramente non conosco la Jatropha in tutti i suoi segreti pratici ("i più importanti" - forse questo il messaggio subliminale del tuo racconto?).. Mi chiedo se mi sono posto in maniera sbagliata, tale da "meritare", in risposta ai miei interventi, un "raccontino spielberghiese" piuttosto che una argomentazione matura e "alla pari". Mi metto comunque la cenere sul capo perchè questo forum mi interessa e spero di trovare beneficio dal confronto con figure che coltivano e fanno già affari con la jatropha. Sicuramente anche io ho un contributo da dare: offro la mia disponibilità in tal senso, per quel che riguarda lo studio e le ultime ricerche universitarie riguardanti questa oleginosa gettonatissima. Disponibile a qualsiasi confronto saluto tutti cordialmente.
    Allora, premesso che ogni tanto permetto a burlonsulzer di scrivere qualcosa perchè si annoia. Lungi da me l'intenzione di trattarti con sufficienza e non prenderti in considerazione. Ben vengano gli apporti di tutti . Parlo male di Jatropha dopo aver vissuto due diverse fasi di approccio con lei. La prima entusiasta mi ha portato a sperimentarla ovunque ho potuto , verificarne le caratteristiche e studiarne i risultati. Ho avuto la fortuna di conoscere posti dove cresceva che in altre storie e in altri tempi avevo già frequentato , alcuni amici che si occupano solo di alberi per ricerca scientifica proprio dove abito . Questo mi ha permesso di raccogliere alcune esperienze significative sull'argomento.
    La seconda è stata una ricerca storica su Jatropha. Mi ha permesso di rivisitare le esperienze di quasi 100 anni su questa euphorbiacea e di capire che parecchi studi erano già stati fatti in molte direzioni e per l'utilizzo dell'olio e come apporto proteico per gli animali.
    Come scrivo spesso , sono convinto che jatropha , nei paesi in via di sviluppo ( eufemismo per definire i paesi in cui una parte della popolazione è alla fame ) sia una ottima opportunità di evoluzione sociale. Utilizzata per il rinboschimento di aree degradate a scarsa piovosità può essere l'innesco della pionierizzazione di suoli altrimenti inutilizzabili ( sopratutto se abbinata alla pratica della " terra preta" ) . Tutto questo se si prescinde dal mero intento speculativo perchè sperare di guadagnare denaro con jatropha in questo momento è pressochè impossibile. La sua coltivazione può avere successo se si considera l'olio un sottoprodotto che può aumentare il reddito complessivo di chi la coltiva. Jatropha dovrebbe essere coltivata in aree residuali sotto la supervisione delle tante organizzazioni internazionali , tipo USAID ecc. e finanziata dalle stesse . la produzione di olio ne sarebbe una conseguenza ma non lo scopo.
    Il futuro dei biocarburanti è nelle mani di chi sta sviluppando le alghe , non abbiamo abbastanza terra coltivabile per mangiare in 6 miliardi e produrre energia....
    Sulzer

  2. #102
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    @Sulzer
    Vorrei fare una domanda tecnica: secondo te per una piccola produzione sperimentale (non in Italia eh) diciamo di 3-4 ha la decorticatrice è indispensabile o è pensabile separare i semi dal frutto manualmente (come per la raccolta)? La differenza in termini di investimento non è poca come puoi immaginare.
    Grazie

  3. #103
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    Quote Originariamente inviata da Lombroso Visualizza il messaggio
    @Sulzer
    Vorrei fare una domanda tecnica: secondo te per una piccola produzione sperimentale (non in Italia eh) diciamo di 3-4 ha la decorticatrice è indispensabile o è pensabile separare i semi dal frutto manualmente (come per la raccolta)? La differenza in termini di investimento non è poca come puoi immaginare.
    Grazie
    A seconda del posto e della specie cambiano i parametri. Diciamo che potresti prevedere tra 3 anni di raccogliere 9/10 ton di semi . Se si tratta di Curcas potrebbe essere sufficiente l'essicazione sull'aia e la sgranatura a mano ( non farla fare ai bambini che Pankaj dice che bastano 4 semi per ucciderli e a volte la mangiano come fosse una nocciolina ) la Mahafalensis è ancora più facile perchè dopo qualche esperimento ci siamo accorti che l'oil expeller lavora meglio se non la sgrani . costruiresti una linea di spremitura per 4 ha?

  4. #104
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    Grazie sulzer ancora una cosa.
    Contestualizzo: vorrei utilizzare la Jatropha per produrre elettricità in villaggi isolati in Sud America (da quello che ho visto in Africa lo fanno) e devo farmi un'idea dei macchinari necessari (minimi) per una produzione su piccolissima scala di elettricità da olio combustibile tal quale .
    Quindi sarebbero la pressa ed eventualmente la cetrifuga (se i filtri in tessuto che ho visto dovessero essere troppo lenti) ed il gruppo elettrogeno. Dimentico qualcosa?
    Sai di qualcuno che li modifica o ne vende (come avrai capito parlo di olio tal quale e non di biodiesel.
    (niente bambini per questa volta )
    Lombroso

  5. #105
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    [
    Lombroso[/QUOTE]

    partiamo dalla zia Irene della cascina Nuova. Quando anni fa le ho detto che volevo occuparmi di olio mi ha squadrato sopra gli occhiali e mi ha chiesto " C'mè Vuncion ?" Traduco , come Untone . Allora ho indagato su questa figura di cui non avevo mai sentito parlare . Vuncion era un signore che sul finire degli anni 20 del secolo scorso aveva montato sul cassone di un camioncino una pressa a vite senza fine azionata da una serie di rinvii collegati all'albero secondario del cambio della macchina, questo gli permetteva anche di variare la velocità di spremitura in funzione della marcia. Gli agricoltori dedicavano una parte dei terreni alla coltivazione del girasole e una volta l'anno dopo l'opportuna essicazione sull'aia passava Vuncion nelle cascine e spremeva a pagamento l'olio alimentare per tutto l'anno . Questo comportava una decantazione naturale ( come avviene per l'olio di oliva ) e un consumo famigliare. Mi sa tanto che modernizzando il processo potresti pensare di emulare Vuncion.
    vedrei bene un pick up ,( io preferirei un hi lux ma è questione di gusti ) un generatore a olio , magari un Lister , un oil expeller ( preferirei Mailca perchè sono più leggeri e consumano meno energia ) e una centrifuga. Questa sarebbe l'attrezzatura mobile . In ogni villaggio prevederei di lasciare un decanter che contenga l'olio di un anno ( con quei terreni nn farai più di 8 ton ) e che permetterebbe la definitiva chiarificazione nell'arco di 2 o 3 mesi ( sono andato a vedere una bottiglia che non muovevo da 2 mesi e il polverino è tutto sul fondo ). Come motore non cercherei di esser troppo sofisticati . Tieni presente che il tuo decanter conterrà al massimo 2.000 Kwh . Questo significa che se volessi produrre anche solo 5 Kwe non avresti un'ora di elettricità al giorno. comunque penserei a un vecchio Lombardini o un lister dotato di un kit lisbet o simili . Ti rimarranno c.a. 16 ton di panello , puoi compostarle naturalmente nella letamaia( se lo usi fresco è fitotossico e i pomodori patiscono ) oppure pensare a un piccolo biodigestore che produca biogas e ammendante . Con quelle quantità potresti arrivare a produrre c.a. 4000 di biogas al 50% di metano e ancora una decina di tonnellate di ammendante. trovassi un gentiluomo che è capace di farlo a quel punto useresti il biogas per alimentare il diesel , l'olio per l'iniezione pilota e l'energia termica d'avanzo per aumentare la temperatura di digestione e usare termofili nella fermentazione . Siamo a dimensioni di bricolage , in teoria così siamo a più di 2 ore al giorno di funzionamento del cogeneratore , è un po' poco per andare a olio perchè solo la fase di preriscaldo dell'olio e del motore richiederebbe almeno mezz'ora . Non possiamo pensare almeno a 15 ettari ? Richiederebbero il lavoro di 20 persone per 2 mesi l'anno e produrrebbero c.a. 30 ton l'anno di olio che rapportate al gasolio avrebbero un valore venale di 18.000 dollari , avresti panello per 15.000 mc di biogas e tutto in proporzione .
    Lo stoccaggio di 30 ton potresti risolverlo con dei flexi tank che alla fine della stagione verrebbero lavati con il normale detersivo , asciugati e riutilizzati alla nuova spremitura.
    Chiedi se ti serve altro
    Sulzer
    p.s.
    Ogni 5 ton di panello biodigerito al 20% di acqua vale pressapoco come una ton di concime azotato industriale . Tutti gli scarti e le sramature possono diventare green characoal e essere utilizzati come combustibile per cucinare ma questo te lo racconto un altra volta
    Ultima modifica di Sulzer1; 13-05-2009 a 13:48 Motivo: informazione aggiuntiva

  6. #106
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    Quote Originariamente inviata da Sulzer1 Visualizza il messaggio
    [
    Siamo a dimensioni di bricolage , in teoria così siamo a più di 2 ore al giorno di funzionamento del cogeneratore , è un po' poco per andare a olio perchè solo la fase di preriscaldo dell'olio e del motore richiederebbe almeno mezz'ora . Non possiamo pensare almeno a 15 ettari ?
    Io avevo fatto questo conto (correggimi dove sbaglio): da un ettaro di coltivazione un po' fitta (2x2) ottengo 3.5 t di seme che spremuto e filtrato arriva a darmi circa 850 L di olio combustibile (sono ottimista?).
    Un 5 kWe ho visto che consuma circa 1.6 L/h, quindi per avere 6h di elettricità al giorno per 365 giorni mi servono 3504 L/anno che corrispondono a 4.1 ha.

    Evidentemente o sopravvaluto la resa o sottovaluto il consumo.

  7. #107
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    Quote Originariamente inviata da Lombroso Visualizza il messaggio
    Io avevo fatto questo conto (correggimi dove sbaglio): da un ettaro di coltivazione un po' fitta (2x2) ottengo 3.5 t di seme che spremuto e filtrato arriva a darmi circa 850 L di olio combustibile (sono ottimista?).
    Un 5 kWe ho visto che consuma circa 1.6 L/h, quindi per avere 6h di elettricità al giorno per 365 giorni mi servono 3504 L/anno che corrispondono a 4.1 ha.

    Evidentemente o sopravvaluto la resa o sottovaluto il consumo.
    sei stato prudenziale con la produzione di olio , sono io che ho diviso invece di dividere e ti ho dato i 2000 Kwh come un dato certo. Sono giusti i tuoi conti, Almeno una ton di olio a ettaro la ricaverai dal terzo anno , sopratutto se avrai una piovosità superiore a 500 mm

  8. #108
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    Quote Originariamente inviata da Sulzer1 Visualizza il messaggio
    sei stato prudenziale con la produzione di olio , sono io che ho diviso invece di dividere e ti ho dato i 2000 Kwh come un dato certo. Sono giusti i tuoi conti, Almeno una ton di olio a ettaro la ricaverai dal terzo anno , sopratutto se avrai una piovosità superiore a 500 mm
    Meno male credevo di non aver capito niente.

    Secondo te (ormai ne approfitto ) in una valutazione di massima: pressa + centrifuga + gruppo elettrogeno + decanter = posso rimanere dentro i 15000 euro? Come avrai capito è la mia prima esperienza professionale in questo settore e mi serve tutto l'aiuto possibile.

    Grazie
    Lombroso

  9. #109
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    Quote Originariamente inviata da Sulzer1 Visualizza il messaggio
    . Sono giusti i tuoi conti, Almeno una ton di olio a ettaro la ricaverai dal terzo anno , sopratutto se avrai una piovosità superiore a 500 mm
    Da come ho capito il LOMBROSO parla di Sudamerica, e qui in Brasile le rese sembrano ancora superiori.........sempre non sia un mero dato pubblicitario.

    °°A primeira colheita dá-se já no primeiro ano, de início pequena, aumentando ao longo das sucessivas safras até estabilizar a produção entre os 5 e 6 anos. Poderá produzir, em média, 6 a 7 toneladas de amêndoas por hectare, sempre no primeiro semestre do ano, em três ou quatro colheitas. As amêndoas possuem de 35 a 38% de óleo, gerando produtividades em torno de 2.400 kg de óleo por hectare. O subpro-duto é uma torta rica em nitrogênio, fósforo e potássio, portanto, um excelente adubo. No futuro, se inativados os seus princípios tóxicos, a torta poderá ser fornecida aos animais. A casca é excelente fornecedora de energia e pode ser queimada em fornalhas de caldeiras.°°

  10. #110
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    Quote Originariamente inviata da biomassoso Visualizza il messaggio
    Da come ho capito il LOMBROSO parla di Sudamerica, e qui in Brasile le rese sembrano ancora superiori.........sempre non sia un mero dato pubblicitario.

    °°A primeira colheita dá-se já no primeiro ano, de início pequena, aumentando ao longo das sucessivas safras até estabilizar a produção entre os 5 e 6 anos. Poderá produzir, em média, 6 a 7 toneladas de amêndoas por hectare, sempre no primeiro semestre do ano, em três ou quatro colheitas. As amêndoas possuem de 35 a 38% de óleo, gerando produtividades em torno de 2.400 kg de óleo por hectare. O subpro-duto é uma torta rica em nitrogênio, fósforo e potássio, portanto, um excelente adubo. No futuro, se inativados os seus princípios tóxicos, a torta poderá ser fornecida aos animais. A casca é excelente fornecedora de energia e pode ser queimada em fornalhas de caldeiras.°°
    Io parlo di Argentina settentrionale e non posso che essere contento, speriamo di non andare su un terreno s****to.

  11. #111
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    Quote Originariamente inviata da Lombroso Visualizza il messaggio
    Io parlo di Argentina settentrionale
    Sei in Mesopotamia o in Chaco?

  12. #112
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    Quote Originariamente inviata da biomassoso Visualizza il messaggio
    Sei in Mesopotamia o in Chaco?
    Non è ancora chiaro dove andrò a finire e se ci andrò davvero, ma mi piacerebbe davvero molto. del preventivo che ho chiesto cosa ne pensi bastano?

  13. #113
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    I macchinari non è che costeranno un capitale ma nello specifico non ho nessuna idea se bastino...
    Prova a contattare qualcuno su questo sito:
    Agricultura - Jatropha curcas: Floración, fructificación y cosecha - Cultivos tropicales - Ref. 0 Engormix.com

    Qui qualche esperienza nel nord argentino:
    Jatropha Chaco
    http://www.abc.com.py/suplementos/ru...php?pid=424986


    Poi se non sei ancora sicuro di dove andrai leggi anche qualcosa qui, che tanto AR o BR non cambia molto.

    Frutos de Pinhão Manso on Flickr - Photo Sharing!
    Potencialidades do Pinhão-Manso
    Pinhão manso

    L'importante è non fare come questi Sauditi che giù in BR utilizzavano lavoratori schiavizzati facendo loro pagare perfino l'acqua che bevevano:

    Repórter Brasil ::. Superintendência liberta 280 de fazenda de pinhão-manso

  14. #114
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    Quote Originariamente inviata da Lombroso Visualizza il messaggio
    Meno male credevo di non aver capito niente.

    Secondo te (ormai ne approfitto ) in una valutazione di massima: pressa + centrifuga + gruppo elettrogeno + decanter = posso rimanere dentro i 15000 euro? Come avrai capito è la mia prima esperienza professionale in questo settore e mi serve tutto l'aiuto possibile.

    Grazie
    Lombroso
    Temo di no a meno che tu non cerchi macchine usate e con il rischio che non siano adatte. Secondo me per produrre almeno 3 o 4 ton al giorno ci vogliono almeno 30.000 € per la parte mobile e qualche migliaio di euro per le flexi bags. la centralina e l'eventuale biofermentazione a parte

  15. #115
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    Predefinito Jatropha

    Quote Originariamente inviata da Sulzer1 Visualizza il messaggio
    Allora, premesso che ogni tanto permetto a burlonsulzer di scrivere qualcosa perchè si annoia. Lungi da me l'intenzione di trattarti con sufficienza e non prenderti in considerazione. Ben vengano gli apporti di tutti . Parlo male di Jatropha dopo aver vissuto due diverse fasi di approccio con lei. La prima entusiasta mi ha portato a sperimentarla ovunque ho potuto , verificarne le caratteristiche e studiarne i risultati. Ho avuto la fortuna di conoscere posti dove cresceva che in altre storie e in altri tempi avevo già frequentato , alcuni amici che si occupano solo di alberi per ricerca scientifica proprio dove abito . Questo mi ha permesso di raccogliere alcune esperienze significative sull'argomento.
    La seconda è stata una ricerca storica su Jatropha. Mi ha permesso di rivisitare le esperienze di quasi 100 anni su questa euphorbiacea e di capire che parecchi studi erano già stati fatti in molte direzioni e per l'utilizzo dell'olio e come apporto proteico per gli animali.
    Come scrivo spesso , sono convinto che jatropha , nei paesi in via di sviluppo ( eufemismo per definire i paesi in cui una parte della popolazione è alla fame ) sia una ottima opportunità di evoluzione sociale. Utilizzata per il rinboschimento di aree degradate a scarsa piovosità può essere l'innesco della pionierizzazione di suoli altrimenti inutilizzabili ( sopratutto se abbinata alla pratica della " terra preta" ) . Tutto questo se si prescinde dal mero intento speculativo perchè sperare di guadagnare denaro con jatropha in questo momento è pressochè impossibile. La sua coltivazione può avere successo se si considera l'olio un sottoprodotto che può aumentare il reddito complessivo di chi la coltiva. Jatropha dovrebbe essere coltivata in aree residuali sotto la supervisione delle tante organizzazioni internazionali , tipo USAID ecc. e finanziata dalle stesse . la produzione di olio ne sarebbe una conseguenza ma non lo scopo.
    Il futuro dei biocarburanti è nelle mani di chi sta sviluppando le alghe , non abbiamo abbastanza terra coltivabile per mangiare in 6 miliardi e produrre energia....
    Sulzer
    Un doveroso saluto a tutti da un nuovo arrivato, anche se vi seguo da diversi anni. Diversamente da Sulzer (anche se sotto sotto credo la pensi come me) credo che il futuro sia Jatropha e professo amore profondo per tale pianta.

    Concordo con Sulzer che le microalghe possano rappresentare il futuro dei carburanti. Lo affermano dati americani estrapolati da un impianto pilota di qualche ettaro. Sembra che, destinando il 10% del territorio arabile ( e non ) alle microalghe, sia possibile soddisfare l'intero fabbisogno di bio-carburanti degli USA. Però un litro di olio viene a costare 2,6 dollari, direi un po' troppo per poter fare concorrenza al petrolio nei prossimi 40 anni. Forse se il barile di oro nero salisse fino a 300 dollari..... Sicuramente quando non ci sarà più il petrolio sarà necessario coltivare le microalghe, non oggi comunque.

    Ma intanto che facciamo?? Non esiste una risorsa energetica che da sola sarà in grado di prendere il posto del petrolio nei prossimi 40 anni, ma la domanda di energia dovrà essere soddisfatta attraverso mix energetiche. Tra queste, l'olio di Jatropha avrà un ruolo importante soprattutto per la produzione del bio-diesel poichè detiene due primati: (!) è poco costoso (400 dollari per tonnellata) e di ottima qualità (!!) si può ottenere su terreni pre-desertificati non altrimenti coltivabili. Desidero sottolineare quest'ultimo punto perchè la "normativa Turmes", diventata quest'anno legge del parlamento Europeo, indica che solo gli oli prodotti secondo "criteri di sostenibilità ambientale" e provvisti di "certificazione" potranno godere degli incentivi europei, importante requisito per le industrie che producono energia o biocarburanti.

    Mentre l'olio di palma è oggi privo dei necessari certificati di sostenibilità ambientale, in quanto prodotto su torbiere a cui viene dato fuoco per preparare il terreno (tale pratica è tra i principali motivi dell'effetto serra mondiale), l'olio di Jatropha può essere prodotto su terreni non altrimenti coltivabili (ad esempio dell'Africa sub-equatoriale) e possiede quindi tale requisito essenziale per gli oli che verranno impiegati nella UE. Inoltre la sua produttività per ettaro, se escludiamo le microalghe, è seconda solo alla palma da olio e 3-5 volte superiore a colza, soja e girasole. Requisiti che lo collocano in "pole-position" tra gli oli del presente.

    Perchè ritieni che la Jatropha non sia redditizia? Le grandi piantagioni potrebbero aumentare la redditività?

  16. #116
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    Perchè ritieni che la Jatropha non sia redditizia? Le grandi piantagioni potrebbero aumentare la redditività?[/QUOTE]

    Permettimi di dissentire su alcuni argomenti.
    1) Redditività per ettaro della Jatropha.
    Le mie prove pratiche hanno portato una redditività massima per ettaro di 1 ton di olio spremuto con variazioni minime derivanti dal regime di piovosità. ( più piove e più aumentano i semi ma si riduce la percentuale di olio estratta )
    2) Il costo di 400 $ , dove è raggiunto ( i miei BP sono sempre più alti ) si basa sul basso costo di raccolta manuale , appena chi raccoglie si sente indispensabile ( giustamente ) il costo aumenta.
    3) Continuare a ripetere le affermazioni delle associazioni ambientaliste sulle torbiere senza verificare l'attualità dei fenomeni significa mistificare la realtà.
    Quando più di 10 anni fa si è verificato il fenomeno della distruzione delle grandi foreste primarie nell'est Asia l'unica preoccupazione dell'occidente è stato il rischio del raffreddamento derivante dall'effetto schermo del fumo e delle ceneri volanti nell'atmosfera. Adesso che oramai le foreste sono state sostituite dalle coltivazioni di palma e producono ( l'olio che arriva deriva da palme che hanno almeno 3 - 5 anni ) cerchiamo di sommare danno a danno.
    4) quando il palma entra nel circuito del biodiesel da autotrazione nessuno lo contesta , come mai questa disparità di considerazione?
    5) sino a che il processo di coltivazione e raccolta di jatropha non sarà completamente meccanizzato la differenza tra grandi e piccole piantagioni sarà minima dal punto di vista economico mentre da quello ambientale è evidente il maggior impatto sia positivo che negativo su grandi estensioni di terreno semiarido....
    Per il resto sposo appieno le tue affermazioni , sono convinto che debba essere risolto qualche problema nel processo di produzione delle alghe perchè oggi costano troppo ma promettono così tanto che è meglio spender soldi in ricerca sulle alghe che in altri settori.
    Quest'anno il nostro paese per non esser meno della Spagna e non smentire il grande Rubbia spenderà c.a. 150.000.000 di € per costruire una centrale termodinamica che se ben costruita ci permetterà di dire che ciò che han già sperimentato gli americani con Solar two e gli Spagnoli è vero . Magari spesi in sperimentazione sulle alghe ci facevano trovare qualcosa di nuovo ....
    Sulzer

  17. #117
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    Caro Sulzer, lungi da me mistificare la realtà.
    Mi sono limitato a riportare da cronista quanto emerge dalla lettura girovaga del web. In particolare traggo spunto da un documento ufficiale del parlamento UE (COD/2008/0016, un po' lunghino per la verità), scaricabile al link http://www.europarl.europa.eu/oeil/file.jsp?id=5589632&fromfiche=1384&mailer ed in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Europea. Con tale documento la UE ha inteso recepire gli avvertimenti di Greenpeace, e ribadire che la sua strategia energetica basata sulla produzione di biocarburanti ha l’obiettivo di ridurre la produzione di gas serra e non di alimentarla. Ma anche una importante multinazionale del settore cosmetico (non certo ambientalista d’astrazione, ma solo uno dei maggiori utilizzatori di olio di palma) ha deciso di richiedere la certificazione di sostenibilità dai paesi produttori. Forse c’è qualcosa di vero in quanto riporto, non credi?

    >> Sulzer - quando il palma entra nel circuito del biodiesel da autotrazione nessuno lo contesta , come mai questa disparità di considerazione?>>

    Senza entrare nel merito della normativa UE, nel prossimo futuro ogni governo sarà tenuto a garantire “quote di risparmio di emissioni” nel rispetto del trattato di Kyoto, pena pesanti sanzioni UE. E’ ragionevole supporre che tale traguardo potrebbe essere facilmente raggiunto attraverso “incentivi” o “crediti” statali. Chi produrrà biocarburanti “non certificati all’origine” cioè sprovvisti dei certificati di sostenibilità ambientale previsti dalla normativa entrante non potrà beneficiarne e sarà meno competitivo sul mercato. Ragionevole supporre che taluni tipi di olio oggi utilizzati potrebbero non essere più competitivi nel prossimo futuro. Quest’ultima è ovviamente una speculazione che deriva dalla lettura tra le righe della normativa UE.

    >> Sulzer - sono convinto che debba essere risolto qualche problema nel processo di produzione delle alghe perchè oggi costano troppo ma promettono così tanto che è meglio spender soldi in ricerca sulle alghe che in altri settori>>

    Per quanto concerne gli investimenti per la ricerca, credo che limitarli al raggiungimento di un solo obiettivo equivalga a puntare su un singolo numero alla roulette: se esce bene, sennò… che facciamo? Bisogna senz’altro trovare il coraggio di investire… perché chi semina raccoglie…. E gli altri lo comprano a caro prezzo.

    E se produrre un transgenico Jatropha fosse davvero interessante?? Magari una variante senza curcina??

  18. #118
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    [QUOTE=guiu guiu;118955835]Caro Sulzer, lungi da me mistificare la realtà.

    >>>guiu
    Transgenico a volte mi fa più paura di non rinnovabile, ma è una mia opinione.
    Per quanto riguarda i biocarburanti ciò che ha decretato l'Europa varrà dal 2017 e rispetto ad ora dice solo che dovrà esserne certificata la rinnovabilità.
    Sarebbe utile farlo adesso ma i tempi di certe decisioni sono sempre biblici.
    In Africa ci sono inattivi o mal coltivati alcuni milioni di ettari di palmeti il cui impianto risale a quasi 2 secoli fa , sono in un clima in cui jatropha non da il meglio di se stessa e dovessero essere ripiantati e coltivati razionalmente darebbero quasi il doppio del frutto a disposizione adesso.
    Vorrei però chiarire un punto che riguarda tutte le oleacee esclusa jatropha( proprio per la tossina che contiene ) . L'olio è un ineliminabile sottoprodotto della produzione di mangimi proteici per gli erbivori di cui l'umanità anela cibarsi. Produciamo troppo olio rispetto a quello che mangiamo perchè mangiamo un mucchio di bovini, ovini , pollami che devono essere nutriti con le proteine contenute nei semi e nelle drupe dopo che sono state disoleate . Ogni tonnellata di mangime produce dal 15% al 50% del suo peso di olio .Almeno un miliardo di persone che oltre a consumare tutti i giorni e tutto il giorno almeno un Kwh a testa di energia elettrica , mangiano carne, montagne di carne e producono di conseguenza olio, montagne di olio. Per dire che siamo rinnovabili cosa bisognerà fare? Sprecare l'olio nel biodiesel esterificandolo? Portarlo a discarica per non dire che l'abbiamo usato per produrre energia rinnovabile ?
    Senza insistere troppo sul discorso jatropha , hai provato a seguire le sorti della meteora D1 , se cerchi un po' in internet trovi fiumi di parole sull'astro che stava nascendo grazie a jatropha e sulla "sola" che si è presa BP comperandola.
    Io non sono contro jatropha, è un argomento che mi piace molto, se si potesse coltivare in un contesto sociale diverso da quelli che conosco saprei creare una filiera senza sprechi e con buoni ritorni economici. In questo momento non vedo le prospettive per una sua reale diffusione "economica " sopratutto se la si deve vendere a 400$ ton.
    Sulzer1

  19. #119
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    Cenere siamo, cenere ritorneremo. Tutti noi siamo rinnovabili.

    Conosco il caso della D1 oil britannica. E' partita troppo presto nella produzione di biodiesel, investendo decine di milioni di euro negli impianti di transesterificazione di olio di soja, mais e girasole. Ha dovuto chiudere i due impianti UK perchè dagli USA arrivava biodiesel prodotto grazie agli incentivi di stato e quindi ad un costo decisamente più basso di quello da lei proposto al mercato. In assenza di incentivi UE non avrebbe potuto reggere il colpo altrimenti ed ha preferito convertirsi. NB. tale situazione potrebbero viverla anche i nostri produttori di biodiesel ( esclusi quelli che reciclano l'olio fritto ), soprattutto quelli che non utilizzano oli "certificati", perchè potrebbero trovarsi nell'impossibilità di fruire di eventuali incentivi statali. La normativa Turmes-UE andrà in vigore molto prima di quanto asserisci, tant'è che sono in essa previste le "quote" che l'Italia deve raggiungere alla prima "interrogazione UE" del 2015" ( leggi bene ).
    Quando i produttori italiani andranno a vendere il loro prodotto sul mercato dovranno confrontarsi con i prezzi del biodiesel ottenuto dagli altri (ad es. dalla Jatropha). Sottolineo l'importanza e la lettura del documento Turmes agli interessati in questo campo.

    Non credo D1 sia una "sola" come la definisci, ha solo deciso di cambiare l'asset imprenditoriale, di vendere i transesterificatori per fare cassa e di dedicarsi esclusivamente alla ricerca (dei trangenici, appunto, sulla Jatropha). Ha rastrellato nel 2008 circa 15 milioni di euro sul mercato e "sposato" la BP che è molto esperta nella coltivazione gir-in-giro per il mondo. Adesso D1-BP stanno piantumando 300.000 ettari nella fascia sub-equatoriale del mondo. Avessero più soldi ..... . E' tutto riportato nel documento resoconto del direttore della D1 per l'esercizio 2008 (disponibile al sito D1 oil). Quest'anno hanno il primo raccolto. Vedremo.

    I terreni africani coltivati oggi a palma da olio sono senz'altro interessanti, perchè potrebbero godere degli incentivi in quanto creati prima del 2008. Personalmente però ritengo che l'olio di palma dovrebbe essere destinato esclusivamente all'alimentazione e alla cosmesi (ci fanno un noto sapone idratante) e non per la produzione di carburante.

    Laddove il terreno non può essere altrimenti utilizzabile, Jatropha cresce bene e dona i suoi frutti ricchi di olio: è l'olivo del deserto, da cui si può ottenere un ottimo biodiesel grazie all'alto contenuto in acido oleico. Il panello di scarto non puoi utilizzarlo per l'alimentazione umana ed animale, ma è un ottimo fertilizzante e si vende bene.

  20. #120
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    posso chiederti una cosa Sulzer1 ?
    mi sebra di capire che non consideri sostenibile l'opzione solare tipo "rubbia"
    mi puoi dire perchè?
    grazie, ciao.

  21. #121
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    posso chiederti una cosa Sulzer1 ?
    mi sebra di capire che non consideri sostenibile l'opzione solare tipo "rubbia"
    mi puoi dire perchè?
    grazie, ciao.
    Se leggi l'esperienza di Solar Two nel Mojawe , scoprirai che il nostro solare termodinamico è molto simile. Gli americani hanno chiuso quella esperienza e non ne hanno iniziate altre.... ci sarà un motivo ?

  22. #122
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    [QUOTE=guiu guiu;118956492]Cenere siamo, cenere ritorneremo. Tutti noi siamo rinnovabili.
    Fermi tutti... parliamo di nuovo di due argomenti diversi. Io ho già dichiarato più volte che sono contrario alla transesterificazione degli oli vergini e al loro utilizzo come carburanti da autotrazione. Tutto ciò che hai scritto conduce a un sistema che di rinnovabile non ha molto anche fossero a norma le coltivazioni. Ho già espresso più volte il mio pensiero al riguardo :
    1) Utilizzo di un processo che sostituisce il glicerolo con metanolo di origine fossile
    2)Consumo di energia termica per la trasformazione
    3) Emissioni superiori a quelle di un gasolio di ultima generazione non abbattibili con i sistemi attualmente in dotazione alle automobili in vendita .
    Nella percentuale del 5% attualmente utilizzata nei carburanti diesel distribuiti è solo un trucco per lubrificare le pompe di iniezione e rimediare alla rimozione dello zolfo che un tempo assolveva a questo scopo.
    Il biodiesel commerciale è un bel modo di aumentare gli introiti delle compagnie petrolifere, scaricare la coscienza degli ecologisti e non fare nulla di nuovo utilizzando le strutture di distribuzione centenarie dei combustibili fossili.
    4) A meno che tu non lavori nella grande industria della crema alle nocciole non so come tu possa scagliarti contro l'uso industriale del palma e accettare che si produca biodiesel con girasole, colza e soia , sottraendoli dal circuito alimentare per sostituirli con il peggior grasso vegetale per alimentazione esistente .

  23. #123
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    Non credo D1 sia una "sola" come la definisci, ha solo deciso di cambiare l'asset imprenditoriale, di vendere i transesterificatori per fare cassa e di dedicarsi esclusivamente alla ricerca (dei trangenici, appunto, sulla Jatropha). Ha rastrellato nel 2008 circa 15 milioni di euro sul mercato e "sposato" la BP che è molto esperta nella coltivazione gir-in-giro per il mondo. Adesso D1-BP stanno piantumando 300.000 ettari nella fascia sub-equatoriale del mondo. Avessero più soldi ..... . E' tutto riportato nel documento resoconto del direttore della D1 per l'esercizio 2008 (disponibile al sito D1 oil). Quest'anno hanno il primo raccolto. Vedremo.

    E' una sola, credimi , una vera sola , prova a incontrare gi agricoltori locali che hanno convinto a coltivare jatropha raccontando un mucchio di balle e adesso si trovano con nulla in mano.
    Vai a vedere questo articolo nebusiness.co.uk - News - Business News - Uncertain times for biofuel company

    Magari Burlonsulzer poi ti racconta cosa ne pensa lui dopo che ha girato un po' di posti che loro dichiarano di aver impiantato.....

  24. #124
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    il motivo speravo di conoscerlo da tè, perchè se il petrolio o il nucleare sono ancora meno costosi è ovvio....ma in futuro quali aspettative/controindicazioni avranno?
    io sono favorevole al solare a concentrazione ma cerco di capire/verificare quali sono le motivazioni che riferiscono i suoi detrattori, potrebbe esserci una parte di verità
    in ogni versione dei fatti...grazie ciao

  25. #125
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    Quote Originariamente inviata da sunny life Visualizza il messaggio
    il motivo speravo di conoscerlo da tè, perchè se il petrolio o il nucleare sono ancora meno costosi è ovvio....ma in futuro quali aspettative/controindicazioni avranno?
    io sono favorevole al solare a concentrazione ma cerco di capire/verificare quali sono le motivazioni che riferiscono i suoi detrattori, potrebbe esserci una parte di verità
    in ogni versione dei fatti...grazie ciao
    L'inerzia termica dell'impianto è così elevata che i tempi di avvio sono troppo lunghi per permettere un rendimento proficuo ( se ci pensi, il pannello solare appena colpito dai raggi del sole inizia a produrre energia, le caldaie devono andare in pressione ) Gli americani avevano rimediato inserendo in parallelo una caldaia a vapore alimentata da gas naturale , mi sembra di ricordare che la caldaia lavorasse per l'ottanta per cento del funzionamento, da ciò che ho letto , il progetto italiano prevede di accumulare energia termica in un enorme volano termico che mantenga i sali in temperatura durante i periodi senza sole e nella notte. In un modo o noll'altro quel 20% non cambia.
    Non sono contrario in assoluto al solare termodinamico , da bambino mio nonno mi portava a S.Ilario a passeggiare vicino alla scuola di agraria e perdevo ore a guardare l'ing. Francia e i tecnici che montavano la centrale , affascinato dalla caldaia e dagli specchi. Francia era un uomo buono e paziente e perdeva un po' del suo tempo a spiegarmi cosa stava facendo e dove cercava di arrivare. Forse per quello i sali fusi non mi sembrano la strada giusta , sono convinto che bisognerebbe trovare un fluido più facile da gestire ad alta temperatura ma non mi avventuro troppo in un campo che conosco poco, le mie sono impressioni....
    Alla prossima Gatt ci *****a e ha ragione, parliamo di solare in mezzo ai biocarburanti
    Ultima modifica di Sulzer1; 06-06-2009 a 22:26 Motivo: correzione ortografica


 

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