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Discussione: Giacinto d'acqua + alghe...

  1. #1
    Appassionato/a

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    Lightbulb Giacinto d'acqua + alghe...



    Salve a tutti.
    In un altro post un utente "massoso" mi scriveva con un pò di sana ironia: hai mai pensato al giacinto d'acqua?
    No, non ci avevo mai pensato, e nemmeno sapevo cosa fosse.
    Ho fatto qualche ricerca ed ora ne so un pò di più, al punto che questa pianticella "infestante" mi sta proprio ma proprio simpatica.
    e i miei neuroncini si sono messi in moto...
    Il giacinto d'acqua è più difficile estirparlo che farlo crescere. Ha un tasso di crescita stupefacente, ed una resa all'ettaro molto alta.
    Nella foto allegata c'è un elenco di qualche cosina che si può estrarre dal giacinto: c'è solo l'imbarazzo della scelta. E già uno di questi semplici processi potrebbe essere un investimento renumerativo, a certe condizioni costruttive e chiaramente non qui in italia.
    Ma un investimento esclusivamente renumerativo non basta, di questo sono capaci tutti. C'è bisogno di innovazione per arrivare al divertimento e alla soddisfazione di costruire qualcosa di bello e di nuovo.
    Ed ecco l'idea: parte tutto dal presupposto di indipendenza energetica e di risorse, visto che la sua collocazione per ovvie ragioni è in Africa, e per lo stesso motivo è preferibile avere dei prodotti finiti liquidi o solidi, di facile movimentazione e smercio.
    Dunque: Coltivare il giacinto, o meglio fare in modo che non cresca incontrollato, alimentarlo da un fiume vicino possibilmente un pò inquinato. Estrarre dal giacinto metano e co2, e con la co2 alimentare un bioreattore di alghe. Dalle alghe estrarre olio. Dal giacinto estrarre etanolo per transesterificare l'olio in biodiesel. Come sottoprodotto delle conversioni del giacinto abbiamo anche un fertilizzante non male, che forse potrebbe pure fornirci i nutrimenti per le nostre alghe e per i giacinti stessi, va verificato. Dal metano si potrebbe fare del syndiesel, oppure energia elettrica, ma comunque sia ci dovrebbe dare tutta l'energia termica (se non usiamo pannelli solari) ed elettrica di cui ha bisogno l'impianto. Un coccodrillo sveglio di guardia la cancello e il gioco è fatto.
    A grandi linee, dovrebbe pure funzionare. E il tutto si presta benissimo ad una automazione totale.
    Ci sono altre cose che si potrebbero integrare in questo sistema, tipo utilizzare il fertilizzante del giacinto per fertilizzare coltivazioni di jatropha (bisogna ridare al terreno quel che si prende) e trasformare anche quest'olio in biodiesel (di etanolo ne abbiamo). Un pò di olio di jatropha ci serve anche per allontanare mosche e zanzare dalla palude creata dalla coltivazione..
    Beh, secondo me è un'idea da valutare, se volete posso fornirvi anche tutti i dati sul giacinto d'acqua, detto anche Eichornia crassipes, se magari voleste saperne un pò di più sulle sue proprietà.
    Ho già in mente tanti piccoli particolari dell'impianto, finora non ho trovato ostacoli costruttivi.
    Mi farebbe piacere in ogni caso qualche commento sulla fattibilità della cosa, magari insieme si potrebbe metter su una cosa fattibile ed interessante...
    Ciao!
    Gu.
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  2. #2
    Monumento

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    Quote Originariamente inviata da gilgamesh Visualizza il messaggio
    Salve a tutti.
    In un altro post un utente "massoso" mi scriveva con un pò di sana ironia: hai mai pensato al giacinto d'acqua?
    No, non ci avevo mai pensato, e nemmeno sapevo cosa fosse.
    Ho fatto qualche ricerca ed ora ne so un pò di più, al punto che questa pianticella "infestante" mi sta proprio ma proprio simpatica.
    e i miei neuroncini si sono messi in moto...
    Il giacinto d'acqua è più difficile estirparlo che farlo crescere. Ha un tasso di crescita stupefacente, ed una resa all'ettaro molto alta.
    Nella foto allegata c'è un elenco di qualche cosina che si può estrarre dal giacinto: c'è solo l'imbarazzo della scelta. E già uno di questi semplici processi potrebbe essere un investimento renumerativo, a certe condizioni costruttive e chiaramente non qui in italia.
    Ma un investimento esclusivamente renumerativo non basta, di questo sono capaci tutti. C'è bisogno di innovazione per arrivare al divertimento e alla soddisfazione di costruire qualcosa di bello e di nuovo.
    Ed ecco l'idea: parte tutto dal presupposto di indipendenza energetica e di risorse, visto che la sua collocazione per ovvie ragioni è in Africa, e per lo stesso motivo è preferibile avere dei prodotti finiti liquidi o solidi, di facile movimentazione e smercio.
    Dunque: Coltivare il giacinto, o meglio fare in modo che non cresca incontrollato, alimentarlo da un fiume vicino possibilmente un pò inquinato. Estrarre dal giacinto metano e co2, e con la co2 alimentare un bioreattore di alghe. Dalle alghe estrarre olio. Dal giacinto estrarre etanolo per transesterificare l'olio in biodiesel. Come sottoprodotto delle conversioni del giacinto abbiamo anche un fertilizzante non male, che forse potrebbe pure fornirci i nutrimenti per le nostre alghe e per i giacinti stessi, va verificato. Dal metano si potrebbe fare del syndiesel, oppure energia elettrica, ma comunque sia ci dovrebbe dare tutta l'energia termica (se non usiamo pannelli solari) ed elettrica di cui ha bisogno l'impianto. Un coccodrillo sveglio di guardia la cancello e il gioco è fatto.
    A grandi linee, dovrebbe pure funzionare. E il tutto si presta benissimo ad una automazione totale.
    Ci sono altre cose che si potrebbero integrare in questo sistema, tipo utilizzare il fertilizzante del giacinto per fertilizzare coltivazioni di jatropha (bisogna ridare al terreno quel che si prende) e trasformare anche quest'olio in biodiesel (di etanolo ne abbiamo). Un pò di olio di jatropha ci serve anche per allontanare mosche e zanzare dalla palude creata dalla coltivazione..
    Beh, secondo me è un'idea da valutare, se volete posso fornirvi anche tutti i dati sul giacinto d'acqua, detto anche Eichornia crassipes, se magari voleste saperne un pò di più sulle sue proprietà.
    Ho già in mente tanti piccoli particolari dell'impianto, finora non ho trovato ostacoli costruttivi.
    Mi farebbe piacere in ogni caso qualche commento sulla fattibilità della cosa, magari insieme si potrebbe metter su una cosa fattibile ed interessante...
    Ciao!
    Gu.
    Gu , deograzia che non sei un potente della terra..... Uno come te nella posizione giusta della Nomenklatura Brezeviana spostava montagne e asciugava mari.Se pensi che son riusciti a far scoppiare Chernobil il giacinto gli avrebbe fatto na... Comunque l'idea è bella , non ho letto numeri sul giacinto , hai percentuali di questo e di quello contenuti e ricavabili?

  3. #3
    Paladino del Forum

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    Talking impianto di prova....ed il vil denaro chi lo caccia?

    Quote Originariamente inviata da gilgamesh Visualizza il messaggio
    Salve a tutti.
    In un altro post un utente "massoso" mi scriveva con un pò di sana ironia: hai mai pensato al giacinto d'acqua?
    No, non ci avevo mai pensato, e nemmeno sapevo cosa fosse.
    Infatti parlavo del Giacinto d'acqua più che altro come provocazione dato anche dal fatto del tuo voler operare in Africa come "comboniano laico"...
    Avere qui in Europa cosa si trova nel lago Vittoria sarebbe una manna dal cielo ma purtroppo o per fortuna non lo abbiamo.....
    Con la sola "metanizzazione" da quelle parti comunque ci faresti ben poco, ed un'ulteriore trasformazione risulterebbe ancora più difficoltosa......
    Il grosso problema non è tanto la sua trasformazione in energia ma cosa te ne fai poi in queste zone in mezzo ai mau-mau la cui attività precipua è il poter mangiare e possibilmente tutti i giorni......
    Un impiantino di prova come da te specificato lo vedrei bene invece alle foci del Nilo in cui il Giacinto ha raggiunto livelli soffocanti ed in un paese che, bene o male, gli potrebbe dare un valore aggiunto almeno per il grande consumo di energia dato dal turismo...anche se poi sempre lì si torna: CHI METTE LA PECUNIA?.......ciao

    Purtroppo per questo studio stì scornacchiati vogliono dei soldi:

    ScienceDirect - Journal of Biotechnology : Bioconversion of water-hyacinth (Eichhornia crassipes) hemicellulose acid hydrolysate to motor fuel ethanol by xylose–fermenting yeast
    Ultima modifica di biomassoso; 07-10-2008 a 16:14 Motivo: mancava l'ordine monastico

  4. #4
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da biomassoso Visualizza il messaggio
    ...Avere qui in Europa cosa si trova nel lago Vittoria sarebbe una manna dal cielo ma purtroppo o per fortuna non lo abbiamo.....
    ...Un impiantino di prova come da te specificato lo vedrei bene invece alle foci del Nilo ..
    Qui in Europa non avremo mai l'infestazione del lago vitoria, questa pianticella non regge le nostre "basse" temperature. Per questo serve l'Africa.
    Il nilo sarebbe perfetto, ma alla foce del nilo dove lo trovi del terreno disponibile e a buon mercato? dico alle foci perchè se per disgrazia qualche pianticella, qualche sua germinazione oppure qualche suo seme scappasse, è meglio per tutti che ci si trovi vicino al mare, dove questa pianticella crepa alla vista del sale che non tollera. Avete visto in che stato si trova il lago vittoria? sembra un prato, tutto verde, sembra quasi impossibile che sotto ci sia dell'acqua. Tra parentesi ho visto un progetto per la sua disinfestazione: barche che passando sulla massa spargono gas criogenici, raccolgono le piantine congelate e le triturano a bordo. Tutto coperto da brevetti, chiaramente.

    Ma torniamo a noi: certo che ho dei dati su questa pianta, carissimo Sulzer, è stato un pò difficile trovarli ma secondo le mie poverissime conoscenze mi suonano bene.
    Ho trovato anche un piccolo studio di abbinamento con le alghe, e quello ha confermato la mia idea. Per lo studio che ha citato Biomassoso si, bisogna comprarlo, e se l'idea va avanti lo farò certamente, come comprerò altri studi che ho trovato sempre a pagamento.
    Credo che per la conversione in etanolo serva preparare prima il giacinto tritato con una soluzione al 1% di H2SO4 per un'oretta a 100 gradi, se ricordo bene, per cristallizzare gli zuccheri o qualcosa del genere... comunque allego anche quell'articolo, se fa piacere.

    ok, posto gli allegati... ciao!
    Gu.
    File Allegati File Allegati

  5. #5
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    Salve a tutti,

    Purtroppo ho poco tempo e in questo momento non posso leggere i tuoi file
    tuttavia come avevo già espresso meglio concentrarsi su alghe o piante acquatiche di dimensioni ben più grandi (che semplificano il tutto) delle microalghe. Ti chiedo cortesemente di riassumere questi dati (se sono presenti), in modo da poter valutare la cosa.

    -Percentuale di olio nel giacinto
    -Tempo di duplicazione, temperature vitali, nutrienti richiesti per la crescita.
    -Ambiente ideale di crescita.

    Ah, ti faccio notare che la coltivazione di bioalghe ai fini di ottenere "Prodotti Energetici" non stà in piedi, come già fatto notare in altri post, quindi supporre di affiancare ad un processo che non stà già in piedi di suo un altro dubbio non mi sembra l'ideale, ne risentirebbe il processo dubbio che, in questo caso, sarebbe interessante analizzare singolarmente.

    Con i Migliori Saluti

  6. #6
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    Quote Originariamente inviata da TheSandman Visualizza il messaggio
    Salve a tutti,

    Purtroppo ho poco tempo e in questo momento non posso leggere i tuoi file
    tuttavia come avevo già espresso meglio concentrarsi su alghe o piante acquatiche di dimensioni ben più grandi (che semplificano il tutto) delle microalghe. Ti chiedo cortesemente di riassumere questi dati (se sono presenti), in modo da poter valutare la cosa.

    -Percentuale di olio nel giacinto
    -Tempo di duplicazione, temperature vitali, nutrienti richiesti per la crescita.
    -Ambiente ideale di crescita.
    ...
    I dati del giacinto sono allettanti, specie quelli sulla sua crescita e duplicazione (non per niente è definita una pianta infestante).
    L'ideale sia per le temperature sia per l'habitat è la coltivazione nei paesi africani, dove basta un fiume con degli scarichi fognari per alimentarlo quasi totalmente. è usato appunto anche per la fitodepurazione delle acque, specie da metalli pesanti.
    In africa ha una resa fino a 300Ton/ettaro, ma... conti alla mano per una produzione seria e industriale decente bisogna pensare a parecchi ettari di coltivazione... e si parla di coltivazioni in acqua. Quindi insetti e difficoltà nei raccolti.
    Implementare vasche di quelle dimensioni non è pensabile, vista anche l'esigenza di impermeabilizzazione delle stesse.
    così le mie conclusioni sono state positive solo nel caso di un fiume o di un lago inquinati, ma usarli vorrebbe dire togliere luce alla vita sottostante la superficie, con conseguenze sulla fauna e flora originali, e quindi sull'economia locale.
    Sarebbe interessante un'implementazione di bonifica come quella in atto sul lago vittoria, ma non arrivo a tanto. E trovare un corso d'acqua da salvare in africa non è così facile, specie se qualcuno del posto non ti invita epressamente.
    Usare le alghe a valle del giacinto non è indispensabile, era solo l'idea per sfruttare la CO2 di risulta. Il giacinto credo che sia una buona fonte energetica, da trasformare con un qualche processo, tutto qui.
    Saluti!
    Gu.

  7. #7
    Appassionato/a

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    Cercando informazioni sul giacinto d'acqua mi sono imbattuto in un sito di un appassionato di acquari che descriveva (integrando sommariamente con qualche sua esperienza) le principali piante galleggianti a crescita rapida.
    Questo per far notare che vi possono anche essere altre alternative per la stessa tipologia di processo, e magari anche più adatte ai climi italiani; bene o male tutte si nutrono di nitrati e inquinanti vari.
    Io ve le riporto.

    Quote Originariamente inviata da Sconosciuto appassionato di acquari
    Queste piante sono utilissime come consumatrici di nutrienti e sono adatte a quelle vasche in cui si vogliano allevare, ad esempio, Anabantidi. Devono essere tenute sotto controllo dato che tendono a fare ombra alla piante sottostanti. Da tenere presenti anche per schermare dalla luce eccessiva le piante sciafile, come le Anubias e alcune Cryptocoryne. Inoltre, queste piante costituiscono un ottimo rifugio per molti avannotti (come i Guppy, ad esempio) che tra esse trovano riparo e cibo; una perfetta alternativa alle terribili "sale parto", purtroppo ancora molto diffuse.

    Ceratophyllum demersum

    La pianta rapida e galleggiante per eccellenza. Non dovrebbe mai mancare nella vasca di un acquariofilo. Forte consumatore di nitrati e fosfati ha, come tutte le piante galleggianti, l'indubbio vantaggio di usufruire della CO2 atmosferica per crescere, aggirando il più grosso ostacolo che tutte le piante incontrano all'inizio: la carenza di anidride carbonica in acqua. Grazie al fatto di avere accesso alla fonte inesauribile di questo gas, l'aria, la crescita rapida è garantita. Non necessita neppure di tantissima luce anche se, come per molte piante, una bella illuminazione, certo, aiuta. Utile se si allevano Anabantidi, che lo useranno per la costruzione dei loro nidi di bolle.

    Abbastanza facile trovarlo nei negozi di acquari. In pratica, adatto anche ai principianti.

    Qualcuno, per me a sproposito, attribuisce a questa pianta un effetto inibente sui cianobatteri; confesso che le peggiori infestazioni di cianobatteri che ho avuto nella vasca degli Scalari le ho avute in presenza del Ceratophyllum.

    Un'altra nota: sembra che questa pianta abbia un discreto potere inibente sulla Lemna minor. Se qualcuno avesse notizia a favore o in contrasto con questa tesi, me lo faccia sapere.



    Eichhornia crassipes

    Una pianta di non facile reperibilità (giglio d'acqua) ed esigente come luce, ma dalla crescita veramente esplosiva e dal consumo notevole; in più, ha il grosso pregio di fiorire abbastanza facilmente. Adatta a vasche aperte e con forte illuminazione. A me, la prima volta, è capitato che si riempisse di parassiti, per cui ho dovuto sbarazzarmene.

    Con la seconda mi è andata meglio; se visiterete la parte relativa alle foto dei fiori, ne troverete alcune relative a questa pianta.



    Lemna minor

    La famosa e temuta "lenticchia d'acqua" o "peste d'acqua". Ubiquitaria, è facile importarla in vasca attaccata ad altre piante. Difficile liberarsene, se trova le condizioni ideali (in genere, anche se non è necessario, una buona fonte di nitrati e un'acqua medio dura; secondo il mio parere, ama anche le fonti di inquinamento organico). Si diffonde come una pestilenza, ma consuma nutrienti come una spugna. Adatta sia a vasche aperte che chiuse. Va controllata in quanto una sua crescita potrebbe portare a oscurare del tutto la colonna d'acqua sottostante, con conseguente sofferenza delle piante.



    Pistia statiotes

    Una bella pianta (lattuga d'acqua) che cresce molto rapidamente e in poco tempo copre la superficie della vasca. Come la E. crassipes, è adatta a vasche aperte e dotate di buona illuminazione.

    Una nota: sembra che potare le radici di questa pianta sia deleterio, in quanto la può portare a morte precoce.

    Non è di facile reperibilità
    Tornando al messaggio precedente;
    Sicuramente implementare vasche di quelle dimensioni non è facile, tuttavia ciò che si investe in questo lo si ottiene indietro con un maggiore controllo della produzione, facilità di raccolta, minor rischio di distruggere la flora e fauna precedenti del posto, e poossibilità di situare l'impianto vicino ad un corso d'acqua inquinato, prelevarne acqua per l'impianto e reimmettere nel corso l'acqua depurata dalla pianta.
    Poi insomma, senza sapere di che cifre disponi o pensi di poter disporre per l'investimento, di che obiettivi vuoi raggiungere, ecc è difficile teorizzare.

    Saluti

  8. #8
    Appassionato/a

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    Ciao,
    prima di parlare di cifre di investimento merita parlare della fattibilità.
    Le piante per acquari si, sono carine... ma per gli scopi bioenergetici che qui tutti inseguiamo merita prendere in considerazione altri tipi di pianta.
    Queste piante d'acquario hanno una resa di 200 - 300 tonnellate per ettaro come il giacinto d'acqua? raddoppiano la loro massa totale in 12 giorni come il giacinto d'acqua? eh eh non per niente il giacinto d'acqua è inserito in ottima posizione nel report World's Worst invaders.
    per la coltivazione poi non ci sono grandi difficoltà, si nutre quasi da sola, inibisce da sola le specie antagoniste, galleggia e quindi basta solo raccoglierla senza tagliare nè estirpare... e magari con una barchetta come quella della foto sotto.
    Sarà, ma io trovo questa pianticella sempre più interessante...
    Non ho ancora trovato i dati della sua produzione oleosa, ma anche come biomassa non è male.
    Ciao!
    Gu.
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  9. #9
    Seguace

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    Non mi permetto di esprimermi circa gli aspetti tecnici relativi la produzione di energia partendo da queste piante acquatiche (essicate presumo).

    Tuttavia mi sento di confortare coloro che si domandanose è vero o no che il giacinto d'acqua crescemolto rapidamente. SI!

    Io ho uno stagno nel giardino e ho queste piante (che vivono nella pianura padana da aprile ad ottobre senza troppi problemi e poi d'inverno muoiono ) e sono anni che le osservo (sopratutto gli stupendi fiori).

    Tuttavia mi sembra che non stia venendo affrontato il più palese dei problemi: queste piante CONSUMANO grandissime quantità di acqua e di nutrienti!!!!

    Tali nutrienti (tra cui si era citata lacapacità di captare anche imetalli pesanti) poi dove vanno??? Credete davvero di bruciare quelle piante senza riimmetterli (in forme senza dubbio + pericolose e nocive) in atmosfera? Credete davvero di poterle intercettare in un qualsiasi processo produttivo (cosa che se avvenisse più che a pensare di produrre energia io pensere, fossi in voi, di produrre depuratori per acque di scarico)?

    L'unica funzione che ho ravvisto in queste piante infestanti è lo sfruttamento per fertilizzare la terra dell'orto ( e vi garantisco che se impiegati così danno buoni risultati ).

    meditate gente meditate...

    A presto!

  10. #10
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    Quote Originariamente inviata da SolarPrex Visualizza il messaggio
    Non mi permetto di esprimermi circa gli aspetti tecnici relativi la produzione di energia partendo da queste piante acquatiche (essicate presumo).

    Tuttavia mi sento di confortare coloro che si domandanose è vero o no che il giacinto d'acqua crescemolto rapidamente. SI!

    Io ho uno stagno nel giardino e ho queste piante (che vivono nella pianura padana da aprile ad ottobre senza troppi problemi e poi d'inverno muoiono ) e sono anni che le osservo (sopratutto gli stupendi fiori).

    Tuttavia mi sembra che non stia venendo affrontato il più palese dei problemi: queste piante CONSUMANO grandissime quantità di acqua e di nutrienti!!!!

    Tali nutrienti (tra cui si era citata lacapacità di captare anche imetalli pesanti) poi dove vanno??? Credete davvero di bruciare quelle piante senza riimmetterli (in forme senza dubbio + pericolose e nocive) in atmosfera? Credete davvero di poterle intercettare in un qualsiasi processo produttivo (cosa che se avvenisse più che a pensare di produrre energia io pensere, fossi in voi, di produrre depuratori per acque di scarico)?

    L'unica funzione che ho ravvisto in queste piante infestanti è lo sfruttamento per fertilizzare la terra dell'orto ( e vi garantisco che se impiegati così danno buoni risultati ).

    meditate gente meditate...

    A presto!
    Ciao Solar, una delle caratteristiche uniche di questo forum è la multidisciplinarità . Hai messo in evidenza un problema non da poco che riguarda tutta la biomassa solida . Dalla combustione delle cellule che sfruttano i nutrienti nei vegetali derivano 2 problemi. Il primo riguarda l'emissione tout court in atmosfera di inquinanti veri e propri S, Si,Na , Cl ,P ecc.Il secondo che deriva dal primo è che buona parte di questi inquinanti sono nemici mortali dei catalizzatori che si utilizzano per abbattere NOx , CO , ecc.Non prendo neanche in considerazione l'idea di bruciare biomassa che ha assorbito metalli pesanti . Il problema deriva anche dal fatto che le emissioni di una caldaia a biomassa solida non sono un gas come quelle di un diesel o di un motore a gas , sono un aerosol e come tale deve essere abbattuto in parte come un aerosol e in parte come un gas. I solidi possono essere abbattuti fisicamente in parte e ossidati ( quando si puo') per altra parte. L'abbattimento dei gas è solo chimico, o li si trasforma in qualcosa di diverso da ciò che sono o li si butta in atmosfera come li ha determinati la combustione.
    Metto in evidenza un altro aspetto. Qualcuno ha già verificato il contenuto d'acqua del giacinto? Temo che sia piuttosto elevato e ricordo che togliere acqua da un combustibile ha un costo energetico tale da riuscire a rendere negativo il processo.
    Sulzer
    Ultima modifica di Sulzer1; 19-10-2008 a 14:14

  11. #11
    Appassionato/a

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    Sarebbe interessante studiare la possibilità di utilizzare queste piante come integrazione di biomassa in un impianto di digestione anaerobica. Vi spiego meglio il mio ragionamento:
    Prendiamo l'esempio di un impianto da circa 1,2 MW di potenza elettrica generata da 5 motori endotermici alimentati a biogas ottenuto da digestione anaerobica. (è un esempio reale lavoro nel settore e i clienti della mia ditta ne hanno costruito uno e ne hanno in costruzione un secondo più altri in progetto)

    I prodotti di tale processo sono:
    - Energia elettrica
    - Calore (usato solo in parte per scaldare i digestori)
    - Gas di scarico dei motori (quindi anche CO2)
    - Compost come residuo del prodotto digerito (fertilizzante)

    Il calore, la CO2 dei gas di scarico e il compost possono essere usati come materie prime per la crescita dei vegetali. Quindi si potrebbe ottenere biomassa da reimmettere nel ciclo di digestione dai prodotti "di scarto" dell'impianto stesso, oppure utilizzare le piante per uno scopo più remunerativo, se ci fosse.
    Una cosa del genere potrebbe giustificare l'utilizzo anche da noi in Italia?
    Ciao a tutti

  12. #12
    Appassionato/a

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    Alla fine tutto si può fare, bisogna vedere poi quanto costa produrre una tonnellata di biomassa da giacinto d'acqua qui in Italia e quanto costa in Africa-India. A seconda dei costi si possono trarre le conclusioni su una possibile forzatura di questa pianta in Italia

  13. #13
    Appassionato/a

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    Ciao a tutti
    3 appunti

    1) da questo link del 13 novembre apprendo che la BIOKING (sconsigliata da ArmadoDePara) hanno un grossisimo problema legale e sono "out of business"

    AlgaeLink BioKing Algae Oil Scam: Algaelink is officially out of business

    ... segue ...

  14. #14
    Appassionato/a

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    2) Senza andare in Africa per "coltivare" come mostrava gilgamesh il lago di Maracaico in Venezuela è infestato dalla lenticchia d'acqua ...

    vi do un riferimento da cui partire per approfondire la situazione: istituto per la protezione del lago di Maracaibo
    www.iclam.org.ve

    ... segue ...

  15. #15
    Appassionato/a

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    3) IDEUZZA:
    Proviamo a risolvere tutti insieme un problema di dimensionamento.

    Mettiamo che in un'azienda agricola, che ha anche un piccolo allevamento di mucche e galline, installiamo sopra al tetto dei capannoni dei bioreattori per alghe e tutto il necessario per produrre l'olio dalle alghe e anche il biodiesel. Le alghe spremute ed essiccate si usano come mangime per gli animali e il biodiesel lo usiamo per il trattore senza dirlo alla Guardia di Finanza (ESCLUDIAMO IN PARTENZA LA QUESTIONE ACCISE E VENDITA AD ALTRI DEL BIODIESEL).
    Il mangime-alga invece lo si potrebbe vendere nel caso ci fosse una produzioone superiore all'autoconsumo.

    Proviamo a impostare le dimensioni di un'impianto di bioreattori con le alghe può soddisfare il consumo necessario alla fattoria.

    In un secondo momento cercherei di confrontare le spese e i costi cessanti di un 'impianto ad alghe' con quelli di un impianto fotovoltaico.

    Chi mi aiuta?

    Alohaaa

  16. #16
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da rbarba Visualizza il messaggio
    3) IDEUZZA:
    Proviamo a risolvere tutti insieme un problema di dimensionamento.

    Mettiamo che in un'azienda agricola, che ha anche un piccolo allevamento di mucche e galline, installiamo sopra al tetto dei capannoni dei bioreattori per alghe e tutto il necessario per produrre l'olio dalle alghe e anche il biodiesel. Le alghe spremute ed essiccate si usano come mangime per gli animali e il biodiesel lo usiamo per il trattore senza dirlo alla Guardia di Finanza (ESCLUDIAMO IN PARTENZA LA QUESTIONE ACCISE E VENDITA AD ALTRI DEL BIODIESEL).
    Il mangime-alga invece lo si potrebbe vendere nel caso ci fosse una produzioone superiore all'autoconsumo.

    Proviamo a impostare le dimensioni di un'impianto di bioreattori con le alghe può soddisfare il consumo necessario alla fattoria.

    In un secondo momento cercherei di confrontare le spese e i costi cessanti di un 'impianto ad alghe' con quelli di un impianto fotovoltaico.

    Chi mi aiuta?

    Alohaaa

    come già detto: la CO2 dove la trovi? e quanta?
    Le alghe sono piccoli laboratori che trasformano qualcosa in altro, ma quel qualcosa bisogna darglielo. Trasformano, non creano niente.
    saluti...

  17. #17
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da gilgamesh Visualizza il messaggio
    come già detto: la CO2 dove la trovi? e quanta?
    Le alghe sono piccoli laboratori che trasformano qualcosa in altro, ma quel qualcosa bisogna darglielo. Trasformano, non creano niente.
    saluti...
    Se c'è un allevamento si possono raccoglierene i fanghi e ottenere del biogas per produrre riscaldamento ed elettricità 'et voilà' ecco la CO2 che mi serve per le alghe.
    Il problema è non sottrrarre terreno alle colture dedicate all'alimentazione umana.

    L'ideale sarebbe disporre nelle zone industriali in maniera alternata sia i capannoni produttivi, che producono CO2, e serre ad alghe, che la consumano.

  18. #18
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da rbarba Visualizza il messaggio
    installiamo sopra al tetto dei capannoni dei bioreattori per alghe e tutto il necessario per produrre l'olio dalle alghe e anche il biodiesel
    Attualmente non è di pubblico dominio, (e probabilmente neanche esiste) un metodo economicamente valido per il "tutto il necessario per produrre olio dalle alghe".

    Saluti

  19. #19
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    Quote Originariamente inviata da gilgamesh Visualizza il messaggio
    Qui in Europa non avremo mai l'infestazione del lago vitoria, questa pianticella non regge le nostre "basse" temperature. Per questo serve l'Africa.
    Il nilo sarebbe perfetto, ma alla foce del nilo dove lo trovi del terreno disponibile e a buon mercato? dico alle foci perchè se per disgrazia qualche pianticella, qualche sua germinazione oppure qualche suo seme scappasse, è meglio per tutti che ci si trovi vicino al mare, dove questa pianticella crepa alla vista del sale che non tollera. Avete visto in che stato si trova il lago vittoria? sembra un prato, tutto verde, sembra quasi impossibile che sotto ci sia dell'acqua. Tra parentesi ho visto un progetto per la sua disinfestazione: barche che passando sulla massa spargono gas criogenici, raccolgono le piantine congelate e le triturano a bordo. Tutto coperto da brevetti, chiaramente.

    Ma torniamo a noi: certo che ho dei dati su questa pianta, carissimo Sulzer, è stato un pò difficile trovarli ma secondo le mie poverissime conoscenze mi suonano bene.
    Ho trovato anche un piccolo studio di abbinamento con le alghe, e quello ha confermato la mia idea. Per lo studio che ha citato Biomassoso si, bisogna comprarlo, e se l'idea va avanti lo farò certamente, come comprerò altri studi che ho trovato sempre a pagamento.
    Credo che per la conversione in etanolo serva preparare prima il giacinto tritato con una soluzione al 1% di H2SO4 per un'oretta a 100 gradi, se ricordo bene, per cristallizzare gli zuccheri o qualcosa del genere... comunque allego anche quell'articolo, se fa piacere.

    ok, posto gli allegati... ciao!
    Gu.
    Salve, rispolvero questo vecchio post perchè sono interessato ad approfondire le informazioni riguardo il "famoso" giacinto d'acqua(...be si dalle mie parti è diventato famosissimo purtroppo o per fortuna dipende dai punti di vista!:-)).
    Vi scrivo dalla Sardegna e negli ultimi anni abbiamo a che fare con questa pianta che ha letteralmente infestato il fiume che attraversa il nostro comune, la cosa interessante è che sembra si sia adattata al clima mite tanto che anche nella stagione invernale anche se provata pare resistere, per poi proliferare in maniera sproporzionata nei mesi caldi!
    Ebbene si, a distanza di anni dall'inizio di questa discussione, mi ritrovo a sfattare i dubbi sul suo possibile adattamento al clima europeo. Questa pianta ce l'ha fatta, e grazie sopratutto al cambiamento climatico a cui stiamo assistendo, possiamo testimoniarne la sua forza di adattamento.
    Mi chiedo pertanto se ci sono altre testimonianze di diffusione in Italia di tale portata e sopratutto sarei interessato ad informazioni tecniche, di processo e fattibilità per la produzione di olio combustibile, estrazione di etanolo e metano oltre all'uso come fertilizzante...
    Ringrazio Gilgamesh per il post...:-)
    Saluti

  20. RAD

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