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Discussione: Pirolisi e Biochar la nostra risposta

  1. #21
    Novizio/a

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    La tua domanda viene naturale ed i fatti che esponi non sono solo credibili, ma confermati da altri casi, forse decine. A conferma dell'analisi statistica che dimostra che in Italia siamo degli abbroccioni approssimativi e inconpetenti. Con rispetto per tutti i casinisti di ieri di oggi e di domani.
    Primo errore, il "gas prodotto" non è metano. Secondo, neppure GPL e nemmeno si avvicina alla benzina. Per il 18-20% è idorgeno e per il 18-20% è monossido di carbonio, 1-4% metano. Per la parte combustibile. Il resto è azoto atmosferico, e CO2. Quindi, a patto che il "gas prodotto" sia adeguatamente pulito, male che vada ha un potere calorico che è, se va bene 1/3 quello del metano. Quindi se un motore a metano può fornire una potenza a pieno regime di 100kW, vuol dire che se alimentato a gas prodotto produrrà circa 20-30kW. Dov'è l'inghippo? La cilindrata del motore. Il diagramma della distribuzione. I passaggi i diametri valvola usati. Il banco ed i servizi impiegati. Quindi, si può usare un motore di base di qualunque tipo, anche diesel, ma non si può pretendere che questo funzioni bene a "gas prodotto" come per il combustibile per cui è stato disegnato. Se lo si modifica si. Se si usa un motore appropriato questo può necessitare di una o due sole manutenzioni all'anno funzionando h24.
    Altre piccole cose che vengono trascurate demenzialmente dai soliti "tortelloni". I motori per autotrazione non sono costruiti per dare il 100% della loro potenza h24 ma solo di punta. Sono costruiti per funzionare a regime variabile con una coppia più costante possibile nella variazione del numero dei giri allo scopo di utilizzare al meglio l'energia fornita all'albero. Il motore statico deve essere costruito per fornire il massimo rendimento al numero di giri dell'alternatore connesso. Questo è legato alla forma delle camme e quindi del diagramma di distribuzione.
    Parliamo poi, se vogliamo un pochino del sistema di alimentazione che deve essere il più adatto possibile ad alimentare il nostro motore in modo corretto con il "gas prodotto" e non a benzina, a metano o a GPL. Poi, ci sarebbe anche da parlare dell'accensione e altre amenità ma già credo di aver detto abbastanza di dove si va a parare con il solito rapporto "tortellonico" dei soliti imprenditorini del quartierino.
    Abbiamo detto che il "gas prodotto" dovrebbe essere composto solo da pochi "GAS" e non da vapore d'acqua e composti liquidi e solidi di composti organici di vario genere. Esiste una documentazione in rete estensiva su cosa si produce "gassificando" legna e posso dire che il famoso TAR non è panna montata. Quindi, la pulizia del gas deve essere una cosa seria. Non è così difficile come sembra. Nella storia dei lavori che ho fatto ci sono anche diversi impianti per questo tipo di pulizia per l'industria petrolchimica e funzionavano benissimo. Quindi, il problema dov'è? Perchè i soliti impianti si imbrattano, imbrattano i motori e non vanno una cippa? Perchè chi fa gassificatori ha in testa "solo" il gassificatore, ovvero, un tubo più o meno schematizzato come quello che si trova in rete senza aver capito perchè è stato fatto così ma quello è ciò che vogliono produrre e la pulizia del gas è roba da filtro a maniche assolutamente inadatto allo scopo, ma è semplice costa poco, niente garo.
    Un sistema di pulizia del gas è essenziale e fondamentale. Per non parlare del riciclo dei sottoprodotti "catramosi" recuperati che devono essere di nuovo gassificati. Altro pezzo di impianto al quale non si pensa o si spera di farne a meno.
    Detto questo, tutte le tue implicazioni sono vere ed incontestabili. Come ho detto, e ripeto, confermo la tua esperienza, ma non si può dire che un impianto fatto bene non funzioni perchè per lo più sono state fatte ciofeche stratosferiche. L'industria petrolchimica funziona e anche bene usando processi molto più problematici. Ma, l'industria petrolchimica ha a libro paga quei pochi ingegneri in gamba del paese. Li paga bene e loro sono il top sul mercato. I soliti improvvisati assumono (quando lo fanno) dei poveri disgraziati appena usciti dall'università all'oscuro di tutte queste beghe. Anzi, si prende l'elettricista sotto casa e lo si coinvolge, grazzie alla sua bramosia di guadagno e presunzione di capacità che solo gli "elettricisti" hanno. Si coinvolge il maniscalco che ripara i vomeri degli aratri che salda benissimo quando i pezzi stanno insieme grazie alle scorie. Poi si chiama il mago di Arcella con i corni rossi ed il prete del paese per far benedire l'impianto. L'impianto ovviamente non funziona perchè è stato fatto in modo approssimativo, e non si sa perchè, perchè i disegni e le idee sono state copiate da Internet senza curarsi di capire una cippa. Quindi, si pagano tutti i rabdomanti per un anno per cercar di far funzionare l'impianto che non ne vuol sapere. Alla fine l'impianto non ne vuole ed è stato speso il doppio di quello che si doveva spendere, e l'azienda è costretta dalle banche a chiudere. E, si diffonde l'idea che gli impianti di gassificazione non funzionano e sono solo una chimera.
    Quindi, è vero, dimostratamente vero che un impianto fatto con questi criteri non sta in piedi. Invece, questo non dimostra che non si possano fare impianti che funzionano correttamente con anche più di 8000 ore di funzionamento all'anno h24. Il calendario di manutenzione ordinaria, non è quel mostro che sembra di essere si fa per gli impianti "seri" della grande industria, si fa per gli aerei, non si può fare per gli impianti "megaciofeca" dal funzionamento aleatorio ed è una conclusione sconclusionata e poco logica. O meglio, non si può dire che un impianto non possa essere fatto funzionare se ci si basa su delle ciofeche. Oggi, con gli oli sintetici si fa il cambio ogni 30,000km. 30 anni fa si cambiava ogni 10,000km nei primi anni 30 l'olio si sostituiva ogni 1000/2000km se il motore durava abbastanza. Dipende da che tecnologia si usa.
    Ma, in definitiva, questi problemi, come ho detto all'inizio si collocano solo nel più comune "know-how" di chi dovrebbe fare impianti, basta essere meno pidocchiosi e non volere spendere poco ma il giusto e gli impianti poi funzionano. Non solo i gassificatori hanno questi problemi, perciò hanno inventato le direttive, le normative, e la qualificazione delle aziende per lavoroare per SNAM, ENI, ecc... Per non parlare di Exxon, Cameron e così via.
    Quello che "frega" completamente gli improvvisati costruttori e l'incredulità presupponente di non capire per prima cosa che un impianto del genere possa essere condotto dal pastore Serafino. Per prima cosa, un impianto di produzione di energia elettrica da gassificazione deve essere dotato di Intelligenza Artificiale e che vada da se, deve essere assistito dal costruttore o da una apposita società che faccia la manutenzione preventi o no, ma che siano in grado di fare la manutenzione in modo perfetto. E da quì in giù, occorre tutto il resto che invece manca di solito a tutti i costruttori improvvisati ma molto presuntuosamente convinti di essere "ganzi" solo loro. Non è un problema di motore, di gas, di filtraggio, se il gassificatore è Imbert piuttosto che stratified, updraft o downdraft... Questi sono problemi, nientaffatto trascurabili, ma vengono di molte spanne dopo.

  2. #22
    Novizio/a

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    Quote Originariamente inviata da Lawrence Visualizza il messaggio
    Altre piccole cose che vengono trascurate demenzialmente dai soliti "tortelloni".
    Per farti capire come si era sviluppata l'avventura dell'"impenditore" per cui ho lavorato per 1 anno e 6 mesi ti racconto alcune cose:

    - deus ex machina del progetto un diplomato in ragioneria che fino al giorno prima vendeva biancheria ai mercati, ma che aveva letto decine e decine di libri sulla pirogassificazione. Dall'alto della sue conoscenze pretendeva (ascoltato dall'"imprenditore") di dettare legge sull'ingengnere che era stato messo a capo dello sviluppo della macchina;

    - team di sviluppo esterno formato da un architetto che si era sempre occupato di disegnare gli interni di barche e da un presunto motorista (sempre di motori marini). Il dinamico duo asseriva di aver inventato il pirogassificatore perfetto, tanto che lo stavano brevettando (!!!) ed era in bella mostra in uno showroom. Alla fine si scoprì che il macchinario andava per un massimo di 2 ore perchè i filtri a maniche si intasavano e dovevano essere BUTTATI;

    - super-mega-spaziale-business-international-developer consulente esterno che asseriva di avere contatti con il gotha bancario-finanziario nazionale, mondiale e pure di Marte, che doveva portare avanti la certificazione della macchina presso enti certificatori di primaria importanza per poi far si che gli istituti bancari dessero le garanzie fidejussorie ai clienti per l'acquisto del fenomenale macchinario;

    - capo progetto interno straniero (per darsi un tono internazionale) capace solo di dire yes alle richieste dell'"imprenditore";

    - "imprenditore" che si vantava di avere un'ottima capacità commerciale (cit. testuale:<< io vendo anche quando mi faccio la barba>>) preoccupato più del gossip che di ascoltare chi tentava di fargli capire come doveva essere sviluppata la macchina. Per farti capire il personaggio, quando ancora il progetto era in fase embrionale aveva siglato già un accordo quadro con l'azienda che affita i bagni chimici, immaginandosi 52 cantieri l'anno (!!!). Morale: 8,6 mln di € FUMATI in 2 anni, un paio di allocchi turlupinati che avevano lasciato giù circa 1 mln di € a testa, azienda fallita, fornitori non pagati e dipendenti a casa.

  3. #23
    Novizio/a

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    - deus ex machina del progetto un diplomato in ragioneria che fino al giorno prima vendeva biancheria ai mercati, ma che aveva letto decine e decine di libri sulla pirogassificazione. Dall'alto della sue conoscenze pretendeva (ascoltato dall'"imprenditore") di dettare legge sull'ingengnere che era stato messo a capo dello sviluppo della macchina;
    Ha ha, ho presente, ho presente... Ma perchè deve andare sempre così. Perchè chi vende biancheria va in banca o dalla finanziaria e stendono il tappeto rosso, se ci va il tecnico che sa tutto, tenuto per mano da Gesù in persona con i piedi sollevati da terra e con l'aureola al neon non se lo filano nessuno... Perchè???
    E... letto il resto, forse riesco a capire di quale azienda si tratta, forse in Toscana... Ma forse anche no, perchè ne conosco altre tre o quattro di aziende potenziali in quel modo... La cosa mi inttristisce non poco, perchè a me hanno promesso dopo tanto penare un capitale finanziabile per 100 mila euro se firmavo le garanzie sulla casa, e di 150,000 se ci mettevo pure un rene... 8.6 milioni sono veramente tanti anche se si deve fare ricerca. A conti fatti un buon gassificatore da 200kW può costare alla produzione circa 600 mila euro per i primi pezzi. Poi il costo cala.
    Ora, quello che è peggio, è che stiamo parlando dei gassificatori. Ci credi se ti dico che anche gli altri settori sono così. In Italia l'unica cosa che riusciamo a far bene è importare dall'estero o buoni prodotti tedesco, anglo, americani, o porcherie cinesi. Forse qualche azienda Italiana si salva ma pena tantissimo a stare a galla.

    Comunque, in ogni caso, il pensiero corretto è questo: I gassificatori funzionano bene se costruiti bene. Se non vanno, non perchè c'è dietro Indiana Johnes con le sue maledizioni, ma perchè non siamo capaci.

    Qualche decina di anni fa lavoravo come consulente per una società che costruiva macchine speciali e ci riuscivamo abbastanza bene. Ci guadagnavamo e ci prendevamo le nostre soddisfazioni. Un'altra azienda ci faceva concorrenza e ogni anno falliva regolarmente con perdite da capogiro. Il prodotto era del tutto simile, il mercato pure, i clienti più o meno gli stessi, i materiali impiegati anche. Nonostante tutto questo noi ci guadagnavamo, loro fallivano. Poi, una volta andai a cercare di aiutarli e scoprìi perchè. Non sto a riscriverlo ma è la tua storia esatta.
    Ho paura che l'Italia sia piena di imprenditori incapaci, tecnici incompetenti, ingegneri che non hanno capito la differenza tra il polo positivo e quello negativo ecc...
    Che tristezza.

  4. #24
    Novizio/a

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    Troppo interesse, tropppo riscontro, troppe domande, troppi contatti
    Sarà questa un'altra causa della caduta di interesse sui gassificatori e delle loro potenzialità economiche?
    Ovvero, troppo "terrore" inculcato ormai da chi ha già paura della tecnologia e dello stato messi insieme?
    Chissà!?

  5. RAD
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