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Discussione: LA BIOMASSA

  1. #76
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    Se non sono previsti sistemi di abbattimento, che differenza c'è? La biomassa che brucia è la stessa sia in ambiante naturale che in una stufa a legna, e naturalmente se la stufa a legna si mangia 20 tonnellate/ora di biomassa... e se di centrali ce ne sono un centinaio.... e se ci aggiungi le molte centinaia di persone che bruciano pellet... beh, per me E' PROPRIO un incendio boschivo.
    Del resto, avendo lavorato in una grande antrale a biomasse, ti posso garantire che diossine ed IPA non vengono nemmeno considerati. Ma ci sono.

  2. #77
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    CITAZIONE (Lolio @ 26/9/2007, 01:46)
    Mi dispiace di quanto avvenuto, la mia modifica (fatta 25 minuti dopo la prima scrittura, quando il tuo intervento non c'era, forse lo stavi scrivendo) voleva solo ammorbidire le mie espressioni contrariate.
    E sono contrariate (bizzarria è un eufemismo) per il semplice fatto che affermazioni non scientifiche vengano condite con frasi come queste:

    Ok. L'importante è aver chiarito :P
    Perdonami anche tu per il mio intervento.

    CITAZIONE (livingreen @ 26/9/2007, 10:04)
    Del resto, avendo lavorato in una grande antrale a biomasse, ti posso garantire che diossine ed IPA non vengono nemmeno considerati. Ma ci sono.

    In effetti hai sollevato un problema che il più delle volte è noto solo poche persone.
    Già tempo fa questo problema si è cercato di affrontarlo in una precedente discussione (vedi Gassificatori biomassa = diossina) ma non ha avuto molto seguito. :(
    La diossina, o meglio la famiglia delle diossine, si formano in presenza di cloro la cui origine può essere da cloruro inorganico (es. NaCl) oppure in composti organici clorurati (es. PVC). La loro formazione può avvenire sia in processi in cui è presente la combustione e sia in assenza di combustione.
    Nel nostro specifico caso, la biomassa, è possibile riscontrare tracce propio durante il processo di combustione soprattutto quando la temperatura non è sotto controllo; la bassa temperatura ne favorisce la formazione.
    Le diossine hanno un alto punto di ebollizione quindi geralmente non si trovano in forma gassosa ma in forma solida nel particolato anche se, recenti studi, stanno rilevando la possibilità che una piccola percentuale sia presente nei fumi sotto forma gassosa.
    Tuttavia la biomassa non è certo la maggiore responsabile per l'emissione di diossine.
    Parte delle diossine (note circa 200) sono classificate come POP ovvero "Persistent Organic Pollutants" ...inquinanti organici persistenti....e sono particolarmente nocive per la salute perchè possono essere cancerogene. Ma non dimetichiamo effetti simili nell'ambiente.
    Essendo composti non volatili, la pericolosità per l'uomo deriva principalmente dall'alimentazione in quanto accumulandosi nei tessuti animali/vegetali possono muoversi all'interno della catena alimentare. Una volta nei tessuti le diossine interferiscono a livello cellulare...o meglio a livello di DNA con un recettore chiamato "AhR" la cui inibizione porta alla morte cellulare o a errori nella trascrizione del DNA stesso con possibile evoluzione in cancro.

    Anche l'esposizione agli IPA a seguito di combustioni incomplete può causare danni alla salute in quanto possono svolgere una attività cancerogena. Ma lo studio sugli IPA a livello medico è piuttosto indietro.
    Ricordo comunque che sia le diossine e sia gli IPA sono stati classificati come cancerogeni dall'organizzazione mondiale della sanità.

    Ely


  3. #78
    Kither
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    CITAZIONE (livingreen @ 26/9/2007, 18:04)
    Se non sono previsti sistemi di abbattimento, che differenza c'è? La biomassa che brucia è la stessa sia in ambiante naturale che in una stufa a legna, e naturalmente se la stufa a legna si mangia 20 tonnellate/ora di biomassa... e se di centrali ce ne sono un centinaio.... e se ci aggiungi le molte centinaia di persone che bruciano pellet... beh, per me E' PROPRIO un incendio boschivo.
    Del resto, avendo lavorato in una grande antrale a biomasse, ti posso garantire che diossine ed IPA non vengono nemmeno considerati. Ma ci sono.

    Ovviamente senza sistemi di abbattimento la situazione è similare a un ''incendio boschivo''... ma in un sistema industriale di produzione di energia da biomasse...devono (e sono) previsti sistemi di abbattimento... per quanto riguarda le diossine, non posso darti torto, ma la situazione può essere mitigata con il controllo dell'uniformità della temperatura di fiamma analogamente ai termovalorizzatori (in cui, per la presenza di sostanze clorate di origine plastica, la situazione è estremamente peggiore).

  4. #79
    metodico
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    infatti mi sembra che ci sia un pò troppa confusione e poca conoscenza professionale delle centrali a biomasse.

  5. #80
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    Se avete questa impressione perchè non scrivete due righe di spiegazione magari anche tecnica.
    Questo è il posto adatto e inoltre lo scopo del forum è diffondere il sapere

    Ely

  6. #81
    viky69
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    Chi si occupa di gassificazione e generazione di en. el. in motori endotermici..è in pratica obbligato ad occuparsi di sostanze clorurate, IPA ecc.. non fosse altro che per i problemi di manutenzione che presentano i motori.
    Alcune biomasse poi hanno cloro in quantità non trascurabili e risultano evidenti tracce di corrosione da HCl nel motore (camice, teste, bronzine). Per cui porsi il problema non è un optional.

  7. #82
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    Ok, ma allora nelle piccoli gassficatori c'e' da preoccuparsi ?

  8. #83
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    No Illo, non è importante la dimensione. E' importante l'attuazione di tutti i sistemi idonei a limitare (se non eliminare) gli inquinanti. Il problema che si ha nei piccoli impianti è il costo.
    In una centrale di grandi dimensioni è giustificato spendere più denaro per migliorare ad esempio i filtri perchè, in proporzione, la percentuale di impatto economico è bassa. Diventa rilevante invece nei piccoli impianti e quindi anti economica.

    Lasciando da parte il lato economico, anche un pezzo di legno che brucia emette inquinanti (vedi miei post precedenti). Tuttavia diventa importante la quantità di sostanze inquinanti emesse. Ogni organismo, o meglio la natura, ha una soglia di tollerabilità. Se la superi crei un danno, se rimani sotto l'organismo sarà in grado di riparare un eventuale danno.

    Ely

  9. #84
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    Ok ely.. fin qui siamo daccordo.

    Quello che vorrei sapere e' : Allo stato attuale , riguardo i piccoli gassificatori, ci possono essere dei problemi ?

    Sappiamo benissimo entrambi come funzionano e cosa hanno e cosa NON hanno.

    Vuoi per costi , per complessita' o per qualsiasi altro motivo.

    Io uso l'automobile... spero anche tu ( sempre che ti abbiano dato la patente :P , donna al volante ... pericolo costante) , anche se inquina ma sono ancora qui a scrivere sul forum.

    Quindi posso usare un gassificatore avendo un certa soglia d'attenzione , o lo devo considerare una vero e proprio pericolo ?

    Ciao

  10. #85
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    La patente? A me? No no... Non ho mai superato l'esame scritto. Non avevo voglia di studiare... :rolleyes:

    Vediamo come posso risponderti...
    Mettiamo la questione in questi termini. Tu acquisti un'auto nuova; la provi e noti che fa un gran fumo nero, denso e puzzolente oltre che a consumare tanto.
    Dimmi Illo, saresti contento?
    Se invece non fa fumo, non inquina e consuma poco saresti ancora più contento vero?
    Il gassificatore è lo stesso. Tu costruisci oppure compri un impianto nel quale tutto deve essere perfetto. E tale lo devi matenere.
    Sempre usando l'auto come paragone, per tenerla efficiente devi periodicamente fare manutenzione, pulirla, controllarla e via dicendo.
    Inoltre devi essere sempre vigile. Non pensiamo che l'impianto nuovo funzioni da se. Bisogna anche avere un minimo di accortezza, altrimenti potrebbe diventare pericoloso.
    Ma credo che questo discorso valga in generale per tutti gli impianti.

    Ely

  11. #86
    viky69
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    Le precauzioni... vanno prese comunque piccolo o grande che sia l'impianto.
    Se come sottoprodotto fai acqua con qualche migliaio di ppm di fenoli..e mica la puoi usare per irrigare i campi!
    Nulla di drammatico, ma bisogna prevedere di computare anche i costi di smaltimento.
    Per quanto riguarda le emissioni gassose (fumi) invece i valori limite (e l'obbligo di misura in continuo) dipendono dalla dimensione dell'impianto.
    A secondo dei MWt (MegaWatt termici) dell'istallazione i limiti sono diversi.
    In ogni caso, in Italia, è l'ente che rilascia l'autorizzazione all'immissione in atmosfera (provincia e/o regione a secondo della portata dei fumi) che quando rilascia l'autorizzazione prescrive anche limiti e modalità di controllo.
    Per impianti di piccola taglia normalmente occorre un controllo annuale.
    In linea di principio gli enti di controllo potrebbero arrivare a fare dei controlli senza preavviso per cui occhio alle emissioni! ( a parte le considerazioni di carattere etico...sempre valide ovviamente).


  12. #87
    metodico
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    in un impianto a biomassa per farvi un idea che prevede due caldaia da 4, 5 MW ciascuna esiste un FILTRO delle emissioni delle dimensioni di un AUTOBUS !!
    Nelle caldaie a pellet o a legna o nei camini di ogni singola abitazione invece non esiste un sistema di filtraggio. Anche perchè sarebbe antieconomico cioè costoso per ogni singolo utente.

  13. #88
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    CITAZIONE
    esiste un FILTRO delle emissioni delle dimensioni di un AUTOBUS

    Mi sembra persino un po' piccolo... comunque, si tratta di un filtro a maniche, magari preceduto da un ciclone orizzontale o verticale, che si occupa di filtrare le polveri (o meglio, le ceneri). I ricconi si possono permettere amche un filtro elettrostatico, che cattura le polveri che hanno passato il filtro principale.
    Anche nel caso di una conduzione oculata dell'impianto (chi controlla?) il filtro non si occupa di trattenere nè le diossine, nè i PAH e gli altri composti chimici.
    Si tengono invece sotto controllo con un'attenta combustione solo CO, SOx, NOx. Dico così perchè è difficile condurre una caldaia a biomassa, vista la disomogeneità del materiale.
    Nelle caldaie a pellet non ci sono nè filtri nè controlli, e quindi è ovvio che tutti passiamo a bruciare biomasse la situazione dell'inquinamento non potrebbe che peggiorare, creando di nuovo situazioni simili a quelle dell'Inghilterra del 1800 o dell'Africa attuale.
    Non è un caso che nei paesi africani si cerchi di promuovere la diffusione di fornelli da cucina a gassificazione, in modo da diminuire il numero di patologie respiratorie causate dalla combustione diretta della legna: ma in quel caso, si tratta di un miglioramento rispetto ad una condizione molto grave, nel passaggio dal gas naturale al gas di legna invece si peggiorerebbe la qualità delle emissioni attuali.
    Proporre un sistema di gasificazione che escluda intrinsecamente le emissioni di IPA e di composti clorurati è la sfida che si propone la tecnologia odierna: in quel caso, si potrebbe propore il passaggio a sistemi a biomassa anche di basso costo, come i gasificatori caslinghi, che sarebbero sicuri di natura e non perchè hanno un sacco di filtri sullo scarico.

  14. #89
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    METODICO...ognuno preme "pro domo sua" ma continuare ad equiparare il pellet alla legna mi sembra alquanto eccessivo...ci andrebbero almeno dei doverosi distinguo....come si vede dal grafico qualche piccola differenza esiste!

    http://img215.imageshack.us/my.php?image=woodhx9.png

  15. #90
    metodico
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    peccato che trascuri il fatto della sicurezza delle abitazioni. Una normativa europea incentiva le centrali a biomassa proprio perchè evita la collocazione delle caldaie singole nei condomini o abitazioni private, commerciali e industriali. In Piemonte ad esempio è stato approvata una legge regionale che obbliga i comuni a dare le concezioni edilizie solo se i costruttori utilizzano il teleriscaldamento ovviamente dove è presente.


 
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