CITAZIONE (paopaglia @ 19/12/2007, 17:45)
Ti rispondo riportandoti quanto a me consigliato dall'ingengere termotecnico che mi ha fatto il progetto dell'impianto. .
A) In ordine al problema che l'IMPIANTO NON SCALDA ABBASTANZA le cause possono essere:
1) è stato SBAGLIATO IL CALCOLO DELLE CALORIE.
Se per es. fosse stato previsto un passo (ovvero distanza tra ogni tubo nelle spirali) di 15 cm invece che un passo 10 o 5. In genere negli appartamenti si usa il passo 10, che scende a 5 nei bagni, dove è richiesto più calore. I passi 15 e 20 sono in genere usati nei locali molto granti (negozi, centri commerciali, capannoni) utilizzando tubi di maggiore diametro.
Questa ipotesi è però la più remota. Se l'impianto è stato disegnato da un professionista, certamente Le avrà chiesto, quale committente, come è coibentato l'immobile, per poterlo proporzionare ad esso. Se il progetto è stato redatto da una ditta fornitrice seria, anch'essa si sarà preventivamente informata di ciò. Se fosse stato fatto da un idraulico con esperienza anche lui avrà preferito sopradimensionare l'impianto secondo la regola "meglio mandare a 100 una Ferrari che spremera a 200 una Punto"
2) l'ACQUA NON CIRCOLA, o circola poco.
Questa è l'ipotesi più frequente e potrebbe dipendere da diversi fattori:
- a) c'è aria nei tubi;
- b) qualche circuito (singola spirale radiante) è ostruito
- c) la pompa di circolazione della bassa temperatura non spinge a sufficienza
Puoi facilmente verificare da solo le tre ipotesi:
- se c'è aria si sente da rumore che fa il flusso quando attraversa la pompa o i collettori;
- se qualche circuito è ostruito te ne puoi accertare chiudendoli tutti meno che uno e verificare se c'è flusso leggendo le temperature dei termostati di mandata e ritorno (meglio se quelli posti sui collettori che quelli sotto la caldaia). Devono differire di qualche grado. Inoltre puoi verificarlo dal rumore stesso;
- se la pompa fosse inadeguata essa non riuscirebbe a far circolare l'acqua o lo farebbe con poca spinta, senza consentire all'impianto di rilasciare le calorie necessarie negli ambienti.
In tal caso ne è sintomo evidente una elevata differenza tra la temperatura dell'acqua di mandata rispetto a quella di ritorno. Essa dovrebbe essere tra i 7-10 gradi e non di più (nel mio caso erano 22).
Confronta allora le caratteristiche tecniche della pompa (o delle pompe, se più di una e ripartite nelle varie zone). Deve avere una portata di Litri/ora uguale o superiore a quella specificata nel progetto (in genere, per 100 mq, sono sufficienti 1600 l/h). Altro valore importante è la prevalenza (esemplificando al massimo questo valore esprime la spinta erogata). Se, per esempio, la caldaia deve riscaldare due o più piani, oppure fosse posta nei fondi o in soffitta, deve avere maggiore spinta per vincere la forza di gravità (non ingannarti però, una pompa può spingere molto più agevolmente l'acqua, che è calda, in alto piuttosto che in basso, poiché essa tende di per sé a salire).
Fatte queste tre verifiche dovresti aver individuato il problema.
Se non ci fossi riuscito ti rimane un'ultima cosa da verificare. Non la sottovalutare perché, seppure scontata, è proprio quella che sè presentata nel mio caso:
- l'istallatore potrebbe non aver aperto abbastanza le valvole che regolano i flussi di ciascun circuito nei collettori. Se l'acqua non circola abbastanza velocemente all'interno di essi ciò (oltre che dalla pompa) potrebbe dipendere proprio da ciò.
Per fare questa ulteriore verifica chiedi alla ditta fornitrice (o leggi le istruzioni fornite da questa, come nel mio caso) come si regolano i flussi (dipende dalla ditta e dal modello, comunque i sistemi più comuni sono delle manopole poste sopra le teste dei singoli circuiti dei collettori. Attento però, non è detto che ci siano sono sul collettore di mandata, ma anche su quello di ritorno, e viceversa. Altre ditte montano invece un singolo regolatore di flusso su ciascun collettore o addirittura a monte dell'impianto, sulla caldaia o sotto di essa).
Poniamo adesso che fosse proprio questo il problema; dovresto notare un evidente innalzamento della temperatura del flusso d'acqua di ritorno dopo un po' di tempo che hai aperto le valvole (un po' ci vuole, ogni circuito è lungo diversi metri, quindi devi aspettare qualche minuto perché l'acqua calda lo percorra tutto).
Ho opportunamente parlato di quest'ultima ipotesi per introdurre il secondo promema:
B) COME REGOLARE L'IMPIANTO.
Per ottenere una taratura ottimale dell'impianto occorre:
1) regolare opportunamente i flussi dei singoli circuiti perché rilascino le dovute calorie nei singoli locali.
Quest'operazione è fatta in genere dall'istallatore, perché richiede strumenti di misurazione. Alcune ditte forniscono dei misuratori di flusso su ogni circuito (in genere montati sopra le teste dei collettori di mandata) molto comodi e pratici per farlo, anche da soli, impostando i valori dati nel progetto (in assenza di questi occorrerà invece regolare i flussi in modo che tra la mandata e il ritorno ci sia un'escursione di 7-8 gradi);
N.B. Una buona regolazione consente di ottimizzare il risparmio energetico. L'impianto rende al meglio con temperature di mandata comprese tra i 36 e i 40 gradi centigradi. Nei periodi caldi la mandata può addirittura scendere al di sotto per il minor calore richiesto
2) regolare opportunamente i termostati o i cronotermostati.
Veniamo ora al discorso centrale, quello su cui l'utente è in grado di intervenire direttamente in base alle proprie necessità.
Diverse metodi di regolazione sono più o meno "sponsorizzati"; non è che ce ne sia uno meglio di un'altro, ma tutto dipende dalle esigenze e dalle abitudini di ciascuno, e dalle caratteristiche dell'impianto (solo a bassa temperatura o misto ad alta - per i bagni - e bassa temperatura - per le camere).
Essi sono comunque i seguenti:
- METODO DI TARATURA FISSA: si impostano i termostati ad una temperatura costante per tutto il giorno.
E' senz'altro il più adatto se la casa è abitata tutto il giorno.
Se l'impianto è diviso per zone si imposteranno probabilmente 20 gradi in soggiorno, 23-24 sui bagni, 19 nelle camere.
Va rilevato però che il sistema di riscaldamento radiante fa percepire una temperatura di 1 o 2 gradi superiore a quella rilevata. Dunque un 20 gradi con riscaldamento tradizionale corrisponde ad un 19-18 gradi con pannelli radianti. Se si è abituati a tenere in casa 22 gradi basterà probabilmente impostare a 20 i termostati. Nel mio caso ho impostato appurato che 19 gradi siano più che confortevoli. Si badi poi che ad ogni grado in meno corrisponde circa il 5% di risparmio energetico.
- METODO DI TARATURA A TEMPO: si regolano le temperature in maniera differenziata a seconda delle ore del giorno.
Indispensabile per poter gestire in questa maniera l'impianto è la dotazione di un cronotermostato (termostato a tempo) e/o di una centralina che sia in grado di gestire temporalmente l'impianto.
Questo metodo richiede ovviamente maggiore tempo per essere ottimizzato secondo le proprie esigenze. Bisogna valutare la risposta dell'impianto (che fa variare i tempi di reazione tra l'accensione dell'impianto e il raggiungimento della temperatura desiderata), le abitudini di rientro a casa, ecc. Non è possibile dunque fornire delle indicazioni precise sugli orari, perché occorre fare delle prove e valutare le proprie personali abitudini.
Tuttavia il consiglio che posso dare è di non spegnere mai completamente l'impianto, ma di impostare una temperatura sotto la quale le singole zone non devono mai scendere (altrimenti occorrerebbe troppo tempo per recuperare i gradi scesi nonché molta più energia per farlo). Il mio ingengere mi ha raccomandato 3 gradi di escusione tra la temperatura di quando si sta in casa e quella di quando si è fuori. Se la temperatura scende sotto, poniamo, i 17 gradi, l'impianto si accende indipendentemente dall'ora impostata sul cronotermostato.
A scopo solo indicativo posso indicare la mia programmazione, che parte dal presupposto che l'appartamento non abitato durnate le ore del giorno:
- zona notte (camere):
17 gradi dalle 8 alle 17 e dalle 24 alle 4
19,5 dalle 4 alle 8 e dalle 17 alle 24
- zona giorno (soggiorno, cucina)
17 dalle 8 alle 15 e dalle 24 alle 3
19 gradi dalle 3 alle 8 e dalle 15 alle 24
- bagni:
superficie radiante stessa temperatura e orario camere;
accensione termoarredo alta temp. per 15 minuti alle 7:15, 18:30, 21:30 e 24
Ho infatti notato una risposta termica (nel senso di recupero dei max tre gradi persi durante le ore di chiusura) di 3 ore, che varia a seconda delle zone (in una non c'è un piano inferiore riscaldato).
Infine ho provato una volta a spegnere completamente l'impianto per 2 gg perché ero fuori città. Ho ritrovato casa a 13 gradi e mi ci sono voluti 2 gg per riportare l'abitazione a 20 gradi, con caldaia che ha lavorato al massimo rimangiando ampiamente il risparmio fatto con lo spegnimento. Consiglio dunque di non spegnere mai l'impianto, anche se si sta fuori per diversi giorni, ma casomai smorzare la temperatura di 5 o 6 gradi avendo cura di far ripartire (il mio programmatore - centralina - me lo consente) la programmazione abituale con almeno un giorno di anticipo sul rientro previsto.