CITAZIONE (sawar @ 25/9/2007, 18:31)
... fa pagare il
soggiorno in relazione a quanta energia viene generata dal movimento del
letto...naturalmente se a letto non si va per dormire l'energia generata
diventa...importante...
... spetta... vuoi dire che più energia "fai" a letto meno paghi? Se la notizia si sparge a Genova prevedo presto un collegamento aereo diretto con l'isoletta felice! 
CITAZIONE
sviluppo e decrescita sono termini in antitesi, ma nel tentativo di descrivere la decrescita hai descritto lo sviluppo: riduzione degli sprechi, aumento delle efficienze, incremento (o almeno mantenimento) degli standard di vita attuali e utilizzo di fonti rinnovabili sono alla base dello sviluppo sostenibile. ho le idee un po' confuse
Esatto, bravissimo! Molti sono talmente entusiasti dall'idea della decrescita come soluzione miracolistica che non si rendono conto che spesso viene spacciato per "decrescita" quello che è semplicemente il risultato dell'ottimizzazione e dell'evoluzione tecnologica.
Tra l'evitare gli sprechi e la decrescita c'è la stessa differenza che passa fra adottare una intelligente dieta mediterranea e il saltare i pasti. Ambedue si utilizzano come alternativa a un condannabile strafogarsi e ingozzarsi di calorie, ma i risultati sono evidentemente alquanto diversi.
La decrescita, come teorizzata da Pallante e dal francese che l'ha inventata (il cui nome ora non ricordo) è semplicemente una forma di rinuncia, gratificata da un meccanismo di autoconvinzione che porta a considerare in qualche modo "vantaggiosa" la rinuncia.
Alla fine si discosta poco dai digiuni e sacrifici delle religioni, là il premio è spirituale, qui è morale, ma la sostanza cambia poco.
Così come cambia poco l'impatto che tali dottrine possono avere sulla realtà, trattandosi di chicche riservate a una sparuta elite illuminata (più o meno).
Nel caso della "decrescita felice" poi il problema fondamentale (del tutto ignorato dai suoi propugnatori) è l'aspetto economico. Se per assurdo mezza Italia dovesse convertirsi a questa sciagurata scemenza assisteremmo al crollo immediato anzitutto proprio della macchina statale, con evaporazione dei servizi non più finanziabili, corsa all'accaparramento, disordini cittadini (a meno che non si riesca a spiegarmi come fa un caseggiato suburbano di 20 piani con centinaia di famiglie povere a "autoprodursi" pane e yogurt). Anche perchè, come evidentemente sfugge a qualcuno, autoprodursi lo yogurt in casa è del tutto vano se poi il latte per "l'autoproduzione" me lo vado ad accattare al Conad, no?
E la mucca in garage ce la vedo male!
Ben diverso è il concetto di eliminazione degli sprechi, ovvio. E anche il concetto di "autolimitazione" nel consumo di risorse. Il concetto di "fine dello sviluppo infinito" a mio parere consiste proprio nell'imparare a consumare SOLO quello che ci viene fornito in forma rinnovabile. Quindi Fonti energetiche rinnovabili, riciclo, evoluzione tecnologica senza costi naturali.
Esempio: La decrescita felice condanna il cambiarsi le scarpe ogni anno per seguire la moda (almeno a quanto dice Pallante!) Si spreca, si consuma, si riempiono le discariche, si alimenta il PIL e questo è male! Molto meglio tenersi le scarpe a brandelli e sentirsi felici pensando alla faccia del ministro delle finanze nel vedere il PIL che si abbassa! Delle conseguenze del calo delle entrate fiscali chissenefrega!.
La mia soluzione ,se voglio cambiare le scarpe ogni anno e mantenere il PIL alto senza impronta ecologica esagerata è arrivare ad alimentare la fabbrica di scarpe con energia rinnovabile, riciclare tutto il possibile delle vecchie scarpe, scegliere tecnologie di produzione che non provochino scorie e inquinamento, mantenendo la faccia di Padoa Schioppa allegra come è ora (beh! ...
)
Insomma, se non la crescita perlomeno una "stagnazione" felice si può immaginare, però sempre mantenendo il cervello in funzione, anche se pure questo alla fine consuma prezioso glucosio invero! 