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  1. #101
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    Lo scambio sul posto totale non esiste più perchè c'è il CE. Senza incentivo mi pare ovvio che l'incentivazione (allora ben poco appetibile, domani molto di più!) data dal poter disporre della rete come accumulatore immediato e senza perdita sarà il minimo.


    A mio parere la cosiddetta "green economy" soffre per ora di una cattiva nomea presso i settori attivi della società. Viene spesso confusa con una specie di "soluzione keinesiana" in salsa eco dove lo stato raccolgie i soldi dai portafogli di quelli che lavorano e invece di distribuirli a qualche legione di disperati che scava buche e poi le riempie... li distribuisce a qualche legione di disperati che gira pale e pianta pannelli! Sbaglio?
    Beh, se fosse così sarei il primo a non fidarmene. Ma, come i luddisti al tempo dei telai automatizzati, credo sia difficile immaginare la nuova organizzazione societaria che si sta plasmando ora.
    Bright, scusa se sono stato aggressivo. Vedo che hai una conoscenza tutt'altro che superficiale delle dinamiche economiche, ed anche, come si dice oggi, una "visione".
    Posto che ragioniamo con gli stessi schemi, su alcune cose non riesco ad andarti dietro e ne resto sorpreso:
    1) Secondo me le FER dovrebbero godere solo di un incentivo (sotto qualsiasi forma, tasse agevolate, incentivi veri e prorpi sulla produzione etc) commisurato al minor impatto ambientale (idem il nucleare, al netto dei costi di smaltimento dei residui). Perchè dmai dovrebbero avere altri vantaggi? (Tipo scambio sul posto)? Ricorda che "no free meal", nessun pasto è gratis. Il vantaggio accordato alle FER qualcuno lo pagherà
    2) perchè dobbiamo incentivare una tacnologia "banale" come il fotovolotaico, finchè non è efficiente (cioè non sta in piedi da sola), proprio noi che abbiamo il mix energetico menoequilibrato tra i paesi industriali? Lasciamo fare ad altri questo lavoro. Noi entriamo solo quando la tecnologia sia matura (cioè costi di produzione da FER competitivi). Nel 2010 l'Italia forse è stato il paese al mondo che ha installato più kW di FV! Tecnologia tutt'altro che competitiva...
    3) I luddisti temevano che l'automazione avrebbe sottratto posti di lavoro. Ma chi automatizzava, lo faceva a proprie spese, con calcoli economici aziendali, senza incentivi! Non è che nell'800 lo stato dicesse: a chi mette un telaio meccanico, do un tot a m di tessuto.
    Il sistema degli incentivi è giustificato solo dall'obiettivo di raggiungere i parametri di Kyoto, a pena di pesanti multe. Ma pensare che una tecnologia inefficiente produca ricchezza, lavoro, benessere per la nazione, è infondato e illogico. Ripeto, ciò avverrà solo quando il FV si installerà senza bisogno di incentivi. Per adesso, senza dubbio, ha distrutto ricchezza, non creato ricchezza! (e il paragone con lo scavare buche per creare occupazione è calzante).
    Infine non mi sembra che il sistema degli incentivi abbia lanciato chissà che filiera: progettare, piantare pali, montare pannelli, dimensionare stringhe e inverter... tutte attività che non comportano chissà che curva di esperienza

  2. #102
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    Beh, diciamo che a grandi linee ci stiamo intendendo.
    Io però non considero il pagamento del costo reale dell'energia da FER come un'incentivazione. Per intenderci esistono norme che obbligano alcuni settori produttivi a rinunciare a processi produttivi economici, ma pericolosi o inquinanti. Questo non è un "incentivo", ma una scelta politica, quindi non guidata dal semplice massimo vantaggio economico.
    Si dovrebbe adottare lo stesso metodo nel campo energetico.
    D'altronde in Sicilia già ora le fossili non sembrano essere miracolose nel contenere i costi (a giudicare dai prezzi PUN) e se la gente decide di rinunciare al nucleare (come è diritto della gente visto che la sovranità è popolare) ne paga il costo.
    "Nessun pasto è gratuito" no?
    L'incentivo è il risultato di uno sforzo comune per "spingere" una tecnologia contando su uno sviluppo di qualche tipo che renda prima o poi inutile l'incentivazione. Un "incentivo perenne" è un non-senso.
    C'è poi la scelta di una comunità di vietare le auto inquinanti, le centrali a nafta pesante o l'amianto. Quelle sono scelte politiche. Il fatto che le alternative siano più economiche non significa che allora si incentiva.
    Da sempre poi dico che occorre evitare la solita, demagogica, abitudine italiana di caricare le aziende di costi che non competono loro, perlomeno quelle che esportano sui mercati internazionali.
    In pratica il salumaio sotto casa è "azienda", ma se paga le quota di incentivo non casca il mondo. L'azienda che cerca di piazzare il suo prodotto negli USA o in Germania NON può pagare il costo delle scelte energetiche della sciura Maria, casalinga in Voghera, angosciata per l'articolo sulle scorie letto sulla rivista dal parrucchiere. Su questo siamo indubbiamente d'accordo.
    Nemmeno, oviamente, penso che si possano risolvere i problemi del mondo mandando tutti i disoccupati a far legna in campagna (anche se legna "energetica" e a basso costo di fatica!).
    Credo solo che si sia in una situazione dove ogni strada alternativa (ma produttiva di reddito! NON produttiva di parassitismo sociale!) alla vecchia visione basata sull'industria pesante al 90% vada aprofondita e sperimentata. Anche con qualche scelta un pò spregiudicata.
    E' un pò la filosofia della green economy alla Obama (perlomeno pensavo lo fosse, ma finora non è che abbia mostrato granchè...).
    Il federalismo per me è ormai nei fatti e nel "comun sentire" popolare del centro-nord. Le regioni hanno sempre più voce e difficilmente si tornerà indietro. Quindi anche un sano federalismo energetico (con le regioni che producono molto di più di cosa consumano che faranno valere le proprie produzioni) credo sia ormai alle porte.
    Il tutto però all'interno dello stato nazionale. E non lo dico per sentimento patriottico, ma semplicemente perchè alcune attività resteranno sempre più efficaci se decise ed organizzate a livello centrale.
    Stiamo andando un pò OT al tema del FV però. Basta così o mi moderano!

  3. #103
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    Ok, un'ultima cosa. Mi pare che se vuoi vendere l'energia che produci al PUN, si possa già! I prezzi minimi garantiti, appunto sono minimi. Se il PUN è maggiore, ti danno il PUN. O allora, cosa intendi per "prezzo reale dell'energia"? Forse non ho capito io

  4. #104
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    Quote Originariamente inviata da luciof Visualizza il messaggio
    Infine non mi sembra che il sistema degli incentivi abbia lanciato chissà che filiera: progettare, piantare pali, montare pannelli, dimensionare stringhe e inverter...
    Cerco di risponderti senza andare troppo OT.
    La tecnologia del FV ha alcune frecce al suo arco che la indicano come assolutamente non "banale".
    Anzitutto è una delle poche tecnologie dove l'incentivo funziona. Eccome.
    Come scrivevo sopra l'incentivo perenne sarebbe un assurdo. L'incentivo ha senso solo se agisce in modo "suicida". Cioè se la sua stessa presenza lo rende gradualmente inutile.
    Nel caso del FV ha praticamente ormai stravolto le regole di ingaggio del mercato dei pannelli. Il classico pannello di prima generazione cristallino ha un limite di costo sotto il quale non si scenderà. La Cina sta facendo miracoli equilibristici di prezzi (devastando tra l'altro tutte le dotte previsioni degli analisti di 4-5 anni fa, ma vabbè), ma lasciando forti dubbi sulla qualità ed affidabilità.
    Il vero terreno di scontro sarà la seconda generazione. I film sottile. E qui l'Italia è prontissima a dire la sua. (vedi l'Arendi della Marcegaglia, se si degna di partire). E' un settore dove il vantaggio tecnologico occidentale è ancora reale e ai costi promessi (meno di 0,5$/Wp) il peso del trasporto dai paesi emergenti diventa un fattore non così secondario. Quindi sono, anche solo parlando di indotto, prodotti che possono mantenere una competitività coi paesi emergenti a lungo e dare ossigeno alle economie.
    So di avere una "visione" (ma non fumo e bevo un bicchiere di vino alla settimana giuro! ), ma se guardi agli investimenti e alle politiche dell'intero mondo occidentale non è una visione poi così sottovalutata!
    Il paragone coi luddisti lo facevo per far capire che spesso, all'alba di cambiamenti epocali, il "popolo bue" (absit iniuria verbis) cade in panico e rema dalla parte apparentemente meno "avventurosa".
    Ovvio che allora non c'era alcun tipo di incentivazione, ma è singolare come la stessa classe sociale che produceva il luddismo a distanza di tempo riscende in piazza sperando di "bloccare" il processo inverso!
    Nessuna di queste componenti è in grado di vedere il possibile vantaggio futuro. Se dicevi a un operaio addetto alla tessitura inglese dell'epoca che il suo pronipote avrebbe fatto fuoco e fiamme per trattenere gli stessi telai che volevano scapparsene in India... avrebbe capito? Io non credo! Ti avrebbe intontito di conti su come una fabbrica con 4 telai avrebbe tolto il lavoro a 40 operai e punto! I conti sono sempre, per loro natura, incontestabili.
    Sono poi le tendenze sociali a generare i risultati dei conti però.
    Quote Originariamente inviata da luciof Visualizza il messaggio
    Ok, un'ultima cosa. Mi pare che se vuoi vendere l'energia che produci al PUN, si possa già! I prezzi minimi garantiti, appunto sono minimi. Se il PUN è maggiore, ti danno il PUN. O allora, cosa intendi per "prezzo reale dell'energia"? Forse non ho capito io
    Si certo. Quello che dici è vero e forse c'è un punto di confusione (d'altronde non è facile condensare in poche righe un problema così complesso).
    Intendo dire che se decidessimo che la scelta di sperimentare un core di produzione distribuita con smart grid e cavoli e mazzoli vari in un territorio, in quel territorio andrai ad applicare a tutti i consumatori la tariffa risultante dai costi conseguenti. Senza artifici di incentivazione.
    Quindi è una cosa da fare quando i prezzi del FV raggiungeranno un limite compatibile con una tariffazione sopportabile.
    Ora se il PUN siciliano è quello immagino che al consumatore arrivi una tariffa finale di discreto impatto. Considerando che molti dei costi di dispacciamento verrebbero ridotti da una produzione localizzata non siamo distanti da quel punto di rottura in cui al possibile investitore si possa dire "se investi X qui da noi sei sicuro che in 10 anni raggiungi il break even point", SENZA alcuna politica di incentivazione mirata, ma semplicemente addebitando il costo (che inevitabilmente sarà un pò più elevato delle fossili, ma non credo poi tanto più elevato dell'attuale siciliano e sicuramente con prospettive di diminuzione ben maggiori di questo).
    Sia chiaro che con ciò non intendo dire "arrangiatevi" ai siciliani! Anzi, credo che lo stato dovrebbe intervenire in quello che in realtà sarebbe il suo vero compito. Cioè la creazione delle infrastrutture (rete, consorzi, quadro normativo) che rendano davvero realizzabile la cosa.
    Il tutto senza pensare a rivoluzioni armate per raddoppiare la tassazione al "nord evasore", sia chiaro!
    Ultima modifica di BrightingEyes; 05-01-2011 a 14:41

  5. #105
    Pietra Miliare
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    Nel frattempo che si discuteva più o meno animatamente sui 2GW, oggi in Italia siamo arrivati a 2,5GW di fotovoltaico installato con il CE:
    C.E.: siamo arrivati a 100.000kW installati
    saluti -
    carest -
    Per il foglio di calcolo con costi e confronti tariffe elettriche del mercato vincolato: http://www.energeticambiente.it/casa...#post119297046


 
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