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  1. #26
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    Caro Brigthingeyes,
    lo sai cos'è che mi da veramente da pensare?!? Che il masai nella sua capanna, o quella di qualcun'altro, vede la TV, vede tutto quello che "ci" e "gli" propinano e comincia a porsi delle domande.
    Non credo sia necessario che le espliciti, basta guardare tutta quell'orda di disperati che affronta viaggi assurdi per venire a ficcarsi nelle nostre baraccopoli.
    Nessuno gli racconta, però, che il loro livello di vita, nel loro villaggio, a conti fatti, soppesando anche le rotture di zebedei che dobbiamo sobbarcarci, corrisponde esattamente al loro livello.
    Anzi, loro hanno sicuramente meno preoccupazioni di noi.
    Lascio da parte, per ora, il discorso Chiesa e tutte le truffe che mettono in atto per spillarci soldi e per spillarli ai poveri missionari, potrei raccontarti cose da brivido.
    Come ho detto, e ripeto, l'opera che bisogna mettere in atto e che già sta facendo parecchia gente, è quella di erudire queste popolazioni e dargli la possibiltà di restare sulla propria terra.
    Purtroppo sono ancora in pochi e mal pagati, oltre che ostacolati dalle istituzioni.
    Si trasporta il petrolio per migliaia di chilometri, perchè non dovremmo fare altrettanto con risorse rinnovabili che possono produrre sulla loro terra in maniera molto più redditizia che nella nostra?
    Io sono convinto che si possa, anzi, si debba fare, per una salvaguardia del nostro e del loro futuro.

    Ciao.

    Edited by claudiomenegatti - 17/12/2005, 21:26

  2. #27
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    Ciao Claudiomenegatti

    Purtroppo hai ragione, la spinta maggiore all'immigrazione non è, come molti pensano, la povertà assoluta, la fame, la disperazione o altro. I veri poveri del mondo non hanno alcuna possibilità di migrare, chi migra sono coloro che vedono nello stile di vita occidentale un netto miglioramento rispetto al loro e sopratutto sfuggono la preoccupazione quotidiana di vedere il loro paese scivolare in una guerra, una carestia, ecc. Chi migra sono spesso rappresentanti delle classi medie locali, con qualche disponibilità economica e tanta sfiducia nelle possibilità dei propri paesi.

    Purtroppo la sciagurata alleanza fra i nostri sensi di colpa e l'avidità del sistema economico mondiale ha prodotto squilibri enormi. Molti paesi producono ingenti quantità di cibo che vengono usate solo per foraggio per nutrire mandrie di animali da vendere ai paesi ricchi. Questo produce ricchezza per pochi e fame per molti. Inoltre il sistema degli aiuti (che ricordiamocelo, sono a tutti gli effetti energia) ha reso conveniente abbandonare le tradizionali produzioni agricole di sussistenza(con tutti i rischi che questo comportava) e scegliere una inurbanizzazione con una vita alienante e disperata, ma molto più garantita. C'è chi dice, paradossalmente ma non a torto, che la più grande spinta alla distruzione delle economie rurali dei PVS (Paesi in Via di Svilupppo) è data dalle conoscenze sanitarie del mondo occidentale.

    Le probabilità che si riesca a "barcamenarsi" ancora a lungo in una situazione del genere tenendo a bada le masse immense di disperati con gli aiuti internazionali classici a me pare molto improbabile. La dipendenza energetica del mondo idustrializzato è davevro preoccupante (e non parlo solo di energia sotto forma di petrolio o carbone, pensa che solo il 5% del cibo consumato in Gran Bretagna cresce effettivamente lì - http://www.sustainweb.org/chain_fm_eat.asp ). Pensare a cosa può succedere in nazioni industrializzate ricche di armamenti che si trovano di colpo senza energia e cibo può essere un bel sistema per farsi venire gli incubi.

    La strada degli aiutini ai bimbi malati è un'ottima forma per aiutare le nostre coscienze, ma se si vuole davvero cambiare il mondo la strada è un'altra e gli investimenti vanno indirizzati in questa direzione, a costo di penalizzare il classico "cura e sfama" (oggi.. e domani?) emergenziale così caro a molti terzomondisti.
    Dobbiamo smettere di approfittare delle riserve energetiche degli altri paesi (e delle future generazioni). Non è impossibile. Tutte le critiche alla produzione energetica da solare alla fine NON sono basate su motivi di produttività, di fattibiiltà tecnologica o di sostenibilità ambientale, ma solo su motivi economici. Superiamoli. Anche il nucleare da fissione, pur con tutti i problemi che si vogliono trovare, sarebbe un aiuto in questo senso (i problemi sarebbero limitati ai paesi che il nucleare lo usano.. certo se non si decide di smaltire le scorie in Africa, ma è un altro discorso).
    Dobbiamo smettere di penalizzare le produzioni agricole dei PVS con dazi di importazione e aiuti statali (l'Europa qui è un esempio disastroso in questo senso) ai nostri "produttori".
    Dobbiamo esportare (anche senza guadagnarci su, si può fare!) tecnologia e competenza per permettere ai contadini dei PVS di fare quello che sanno fare, produrre energia sotto forma di cibo.
    Dobbiamo incentivare ulteriormente il controllo demografico. E' verissimo che il miglioramento della qualità della vita comporta da solo una minore propensione alla prolificità, ma rispondere, come fanno certi, che allora "basta rendere tutti ricchi e si risolve il problema" a me pare una c.... ma son opinioni.

    Vabbè discorso lungo, limitiamoci a fare quello che si può per far diffondere da noi il più possibile la produzione enrgetica diffusa da solare biggrin.gif


 
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