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  1. #26
    Ospite

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    CITAZIONE
    Concordo sulla necessità del controllo delle nascite, ma in gran parte la popolazione si sta già autolimitando.

    ok, ma se oggi si fanno meno figli non è perchè ci siamo resi conto che conviene farne meno, ma solo perchè si è con l'acqua alla gola..e una giovane coppia sopravvive a stento.. certo, prima o poi ci assesteremo ma sarà sempre un "galleggiare sull'immondizia, uno attaccato all'altro.. per questo bisogna controllare le nascite prima di arrivare a vivere gli uni sugli altri.

    anche io penso che l'energia debba essere prodotta autonomamente dal singolo...questa sarà la fine dei grandi...

  2. #27
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    Le dinamiche demografiche hanno un'inerzia enorme. Anche se mettiputacaso ci fosse un rinsavimento generale oggi ci vorrebbero 20 anni prima di vedere una vera inversione di tendenza. Nel frattempo tutte le sciagurate ipotesi di guerra, carestia, crisi energetica avranno tempo e modo di svilupparsi.
    Purtroppo non c'è una soluzione semplice, diretta. Serve uno sforzo mondiale nella direzione di portare le potenze industriali a essere energeticamente autonome al più presto (meno inquinamento, meno predazione di risorse, meno rischi per tutti). Contemporaneamente serve far capire a tanti che l'aiutino una tantum NON serve più, se poi mai è servito. Serve rispettare (ma davvero..) le particolarità di ogni civiltà. E' assurdo cercare di trasformare gli indios in operai specializzati, quello che si ottiene è solo uno screditamento delle tradizioni (il classico caso della singola fiala di antibiotico che distrugge in un colpo millenni di fiducia nello sciamano, per poi magari scoprire che qualcuno dei medicamenti dello stregone non era così inutile).
    Le popolazioni "povere" (metto tra virgolette perchè la definizione si basa su indici che non hanno spesso senso in certe realtà) sono spinte a produrre (ma cosa?) per ottenere in cambio l'agognata energia (sotto forma di cibo, medicine, protezione, ecc) e si ammucchiano nelle città, viste come la salvezza dalla miseria delle campagne.
    Che sia assurdo lo vediamo noi, ma un campesino messicano fatti due conti, preferisce la vita alienante della città che perlomeno offre a tutti qualche briciola del consumismo.
    Senza entrare in sterili polemiche, a queste situazioni tocca a noi trovare risposte serie. Per qualcuno sono rivoluzioni mondiali su base pauperistica-redistributiva.
    Io temo sia irrealistico e preferisco pensare a una diffusione del concetto "energia in cambio di energia". In pratica invece di obbligare enormi masse di persone a abbandonare terre fertili per ammucchiarsi in città pretendendo che producano qualcosa... ma senza dar loro alcun modo di essere produttive (non è questo che pretendiamo ora?) l'idea è di dar loro mezzi e tecnologie (molto semplici e poco costose) per produrre energia.
    Un deserto può essere una miniera d'oro per un villaggio che riesca a produrre energia (FV, solare termoelettrico, eolico... fate vobis). Tra l'altro senza obbligare le persone a abbandonare la coltivazione tradizionale della terra, che diventerebbe per molti l'attività principale come lo era per i loro antenati, ma senza molti dei problemi che nascevano dalla "unicità" della fonte energetica.
    Vabbè per oggi ho utopizzato abbastanza :D


 
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