CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Gli stessi dell'Italia attuale non li avevano nemmeno nella DDR di bolscevica memoria e certo non li trovi all'estero. Ma che ci sia una corsa all'art 18 la vedo dura anche nei paesi più avanzati.

Concordo in pieno; l'abuso dell'art. 18, certe interpretazioni disinvolte da parte dei giudici sul diritto del lavoro e la difesa ad oltranza di certi soggetti da parte dei sindacati, fanno si che non si possa piùà licenziare un lavativo od un incompetente, con danni per le aziende e per le tante persone che hanno voglia di lavorare davvero.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Se parliamo di veri diritti (sciopero, salari dignitosi rispetto al costo della vita, orari e ritmi di lavoro comuni a quelli europei) tutto l'ex blocco sovietico entrato o in procinto di entrare in Europa li ha adottati o li sta adottando.
Ed infatti le nostre imprese non delocalizzano più in Polonia o in Romania, ma in Cina e nel Vietnam.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
E fin qui ci siamo. Invece di Arabia Saudita, Oman, Emirati vari, Kuwait cosa possiamo dire? Il PIL pro-capite quanto sarà? E le tasse ? Sarebbe interessante approfondire magari!
E' tutto vero; ma ce ne sono altrettanti che spendono i proventi del petrolio in armi. E, vista anche la penetrazione fondamentalista in Nord Africa, mi sa tanto che quei paesi apparterrebbero a questa categoria.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Ecco appunto bravo! Io invece no e non me ne vergogno affatto.
E fai bene, ci mancherebbe altro che uno si debba vergognare delle proprie idee.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Lo sviluppo consiste anche nel creare le condizioni per una crescita sostenibile, anche demografica tanto per non fare nomi. Qualche anno fa per i vescovi la terra poteva sostenere senza problemi 48 miliardi di persone. Oggi c'è l'allarme per l'egoismo degli agricoltori americani rei di coltivare cereali per i biocarburanti invece che svenderli a prezzo politico alle nazioni in crescita esponenziale! La soluzione è sempre la solita... aggiungi un posto a tavola che tanto c'è spazio. Si può dare di più senza essere eroi e via demagogizzando alla grande!

Esistono molte nazioni al mondo che, senza il flusso di energia del mondo avanzato, non riuscirebbero ormai nemmeno a garantire un'alimentazione minima alla propria popolazione. Altre non la garantiscono nemmeno con gli aiuti occidentali.
La soluzione confessionale al problema resta sempre la stessa "con lo sviluppo e la crescita produttiva il problema della sovrappopolazione si risolve da se".
La dottrina sociale della chiesa parla di paternità responsabile (Humanae vitae, Paolo VI); il "andate e moltiplicatevi" del Vecchio Testamento è ormai ridotto a novellina o poco più (non che voglia denigrare la Bibbia, per carità; soltanto non si può pensare di prendere alla lettera ciò che è stato scritto migliaia di anni fa e adatto al livello di comprensione delle persone del tempo: occorre contestualizzare).
Sul fatto che lo sviluppo e la crescita risolve il problema della sovrappopolazione c'è un fondo di verità: basta vedere l'indice di natalità dei paesi occidentali. Dopotutto spero che nessuno pensi di adottare il modello cinese di controllo delle nascite, dove in alcune regioni la polizia aveva il potere di uccidere dal secondogenito in poi.
Per quanto riguarda i biocarburanti sono d'accordo con Castro (col quale non condivido nient'altro): finché c'è una sola persona al mondo che soffre la fame, la terra va utilizzata per coltivare prodotti commestibili. Chiaramente non basta certo questo per risolvere la fame nel mondo.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Bene, accettiamo per un momento che il concetto sia corretto... Quale diamine di caspita di "sviluppo" ci si immagina possa garantire ricchezza ai milioni di disperati delle bidonville del terzo mondo??? Davvero c'è qualcuno che si illude che un pò di agricoltura, aggiornata all'età del bronzo, qualche scuola e un ospedale finanziati dall'elemosina del primo e secondo mondo risolvano qualcosa? Si? Ok, i migliori auguri, ma non contate su di me.

Il secondo mondo non esiste più per fortuna (se non nella mente annebbiata dalle troppe canne di qualche nostalgico): vediamo se prima o poi si riesce a far finire anche il terzo mondo.
Battute a parte: nessuno pensa che con l'elemosina si risolva qualcosa. Gli aiuti tipo pacchi umanitari e simili servono solo a calmare le (cattive) coscienze dei paesi ricchi ed a dare un po' di fumo negli occhi. Con l'aiuto portato dalle missioni mi riferisco alla costruzione di pozzi, che spesso sono indispensabili a dare acqua potabile a persone che muoiono di sete, a regimare le acque per evitare che il primo temporale o un po' di siccità rovini i raccolti, a creare scuole e ospedali (che non mi sembrano elemosina). Sono tutte cose che, non portano allo sviluppo di un paese, ma almeno permettono a quei pochi che ne beneficiano, di vivere e di creare le basi per lo sviluppo. Se poi mi dici che queste sono gocce nel mare, sono d'accordo: per fare le cose in grande occorrono mezzi e questi mezzi li hanno i grandi paesi che guardacaso preferiscono le elemosina: perché? Qui apro un altro discorso che chiudo subito: perché ai paesi ricchi fa comodo che quelli poveri rimangano poveri, in modo che una piccola percentuale della popolazione mondiale possa continuare a disporre della stragrande maggioranza delle risorse del pianeta.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Comunque il progetto energia solare sarebbe interessante sopratutto in nazioni che non soffrono del fattore missioni (essendo islamiche per lo più) quindi il discorso non si adatta alla situazione. Un pò di reale collaborazione, qualche scambio tecnologico, investimenti ed acquisti garantiti e poi a come organizzare gli impianti sul posto ci penseranno i locali.
Sbaglierò, ma per come la vedo io, la cosa finirebbe con le industrie europee che portano i pannelli e quant'altro, ingaggiano la manovalanza locale, l'esercito protegge i campi fotovoltaici da predoni e terroristi vari, e l'Europa paga una percentuale sull'energia prodotta al governo locale (sperando che poi vada al Paese e non nelle tasche o nei sogni di grandezza di qualche governante). Mi sembra già di vedere in Tunisia quello che accade per il petrolio in Nigeria.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
CITAZIONE
Un conto è dipendere dalle fonti primarie di energia (gas, petrolio) che, diversificando i fornitori, riesci a compensare qualcuno che ti chiude il rubinetto. Un altro è importare ad esempio un 10% di energia elettrica da un Paese. Se quello apre l'interruttore: buonanotte!
Ecco, appunto. Come ribaltare i fatti a proprio vantaggio!

Ma porca paletta... ma abbiamo avuto la prova diretta che basta un ucraino che si inc...za e l'approviggionamento di gas va a donne di malaffare in 10 giorni! Vuoi per caso sperimentare (incrociamo le dita và!) cosa potrebbe accadere all'italietta del 90% di fonti importate in caso l'Iran decida di essersi rotto le palle e blocchi lo stretto di Hormuz??
Un ipotetico sistema che importi energia dall'Africa del nord significherebbe che l'Europa sarebbe
l'unico cliente dei paesi interessati (riflettere sul significato del termine "unico"). Cliente di un prodotto che comunque, in caso, l'Europa stessa sarebbe perfettamente in grado di surrogare con produzione propria! Prova a immaginare una Tunisia che basi il 60% delle proprie entrate dal commercio di energia elettrica da solare improvvisamente autosospendersi tale entrata per "ricattare" l'Europa! Avrebbe più o meno la stessa efficacia che ricattare l'Europa sospendendo la fornitura di datteri...

Iniziamo col chiarire una cosa. Che si possa avere idee differenti ed anche antitetiche è normale e va bene; che mi si accusi di essere in malafede, questo non l'accetto!
Ecco, l'esempio dell'Ucraino ci dovrebbe servire da lezione: abbiamo commesso un errore a renderci dipendenti per grandi quantitativi di gas dalla sola Russia. Ed infatti, se si ha l'intelligenza di imparare dagli errori, si cercherà di diversificare i paesi da cui approvvigionarsi (per questo è importante fare i rigassificatori, per non dipendere dai paesi collegati con i gasdotti, che sono pochi). Purtroppo l'Italia non ha le risorse per rendersi autonoma e dovrà dipendere sempre dall'esterno. Ma un conto è avere le centrali in casa nostra e dire: va bene, tu Russia non mi dai più il gas; ok, lo compro da qualcun altro: magari lo pagherò di più, ma almeno non resto senza. Un altro conto è comprare direttamente energia da altri. Ripeto, se quelli staccano l'interruttore: buonanotte. Sono stato sempre contrario anche all'acquisto di energia elettrica dalla Francia ed altri Paesi che sono nostri alleati, figurati se mi fido dei tunisini.
Sull'autolesionismo di certi paesi, abbiamo già avuto le prove negli anni '70: qualcuno l'ha fatto con il petrolio, altri non esiterebbero a farlo con l'eneregia solare.
Se l'Iran si rompe gli organi sessuali maschili e smette di esportare petrolio, va bene: aumenterà il prezzo, ma sopravviveremo, così come siamo sopravvissuti quando è venuto a mancare l'apporto del petrolio iracheno (che è il secondo produttore mondiale). Se poi bloccano lo stretto di Hormuz, vedrai che fortunatamente ci penserà qualcuno a sbloccarlo in tre giorni, con le buone o con le cattive.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
P.S. Tornando per un secondo ai gamberetti e all'ipocrisia... mi pregio far rilevare che le aziende che delocalizzano per produrre a costi minori, lo fanno per poter VENDERE a costi minori! Basterebbe che i coscientissimi lavoratori occidentali con ferie e diritti in tasca decidessero di acquistare solo ed esclusivamente gamberetti prodotti in Norvegia, a costi norvegesi, e nessuna industria norvegese delocalizzerebbe! Stessa cosa in Italia! Date la garanzia (come non saprei... ) a un'azienda di vendere tutto ciò che produce in Italia, a prezzi in grado di garantire un buon utile e nessuno delocalizzarà, tantomeno in Asia.
Pura utopia, purtroppo.
CITAZIONE (BrightingEyes @ 21/1/2008, 22:25)
Il mercato lo fa la domanda, non l'offerta!

Il mercato lo fa l'incontro della domanda con l'offerta.
Saluti.
Federico