CITAZIONE (valmaximus @ 10/3/2008, 08:54)
La coltivazione di una simile quantità di biomassa per gli scopi che ti prefiggi presenta svariati inconvenienti che la rendono una pessima idea:
Rispondo punto per punto...
CITAZIONE (valmaximus @ 10/3/2008, 08:54)
1) Data la fame di energia di una porzione del mondo, quello industrializzato, la quantità di terreno marino coltivabile necessaria sarebbe tale da fare a pezzi l'ecosistema acqueo mondiale, e non scherzo! Pensa solo che già adesso siamo sulla buona strada per esaurire le fonti petrolifere. Se pensi che solo una frazione della massa dell'alga potrebbe essere utilizzata per ottenere olio, riesci vagamente ad immaginare quanta biomassa andrebbe sprecata? Anche perché, esattamente come per i semi di mais, quanto rimane dopo la 'spremitura' dell'alga di sicuro non sarà utilizzabile per concimare il suolo marino o per nutrire alcun animale. Con un po' di fortuna potremmo ottenerne delle fibre per fabbricarci del mobilio, un po' come si usano gli scarti della lavorazione del legname, ma fine lì. Quasi sicuramente ci rtiroveremmo con ENORMI quantità di rifiuti dal processo di lavorazione. Inoltre, come ho detto, l'impatto sull'ecosistema marino sarebbe allucinante: tanto varrebbe trasformare l'intera foresta amazzonica in un campo di mais per biodiesel.
Tu dici “quanto rimane dopo la 'spremitura' dell'alga di sicuro non sarà utilizzabile per concimare il suolo marino o per nutrire alcun animale”.
Io, non te ne prendere a male, vorrei verificare un po’ meglio questo punto. La logica mi dice come fertilizzante per le alghe, il residuo potrebbe funzionare: restituiamo un po’ di quello che prendiamo.
Non dico che tu qui hai sicuramente torto, non ne avrei le conoscenze e le competenze. Dico: verificare.
CITAZIONE (valmaximus @ 10/3/2008, 08:54)
2) Non si può pensare di usare tanti e tanti campi sparsi per l'oceano, altrimenti i potenziali benefici verrebbero compensati dai costi di raccolta e trasporto. E' inevitabile creare grandi campi in punti precisi del mare il meno soggetti possibile ai capricci meteorologici e delle correnti, ma bisogna
anche ricordarsi che per non avere un impatto sulla fauna marina e migratoria bisogna limitare drasticamente le zone di coltivazione.ì
Secondo me si dovrà andare, come clima, verso l’equatore.
Tu prova a pensare quanto oceano libero c’è all’equatore.
Sarebbe utile a questo punto fare un calcolo di quanta superficie si avrebbe bisogno.
Ad occhio e croce, una superficie equivalente all’italia basterebbe e abbondantemente avanzerebbe.
Se così fosse, una superficie come l’italia sparsa fra oceno idiano ed atlantico sarebbe una cosina insignificante..
CITAZIONE (valmaximus @ 10/3/2008, 08:54)
3) Di SICURO le zone di coltivazione non devono trovarsi in prossimità delle aree abitate. Le alghe sono organismi viventi, soggetti alle loro patologie. L'inquinamento proveniente dagli scarichi metropolitani danneggerebbe le piante.
Concordo 100%.
CITAZIONE (valmaximus @ 10/3/2008, 08:54)
E tutto questo nella felice ipotesi che i governi abbiano voglia di sprecare svariati milioni solo per uno studio completo di fattibilità. Ricorda una cosa, Cirowsky: il mercato NON si sposa con l'ideologia, fino a che questa non diventa abbastanza conveniente da essere messa in atto, altrimenti saremmo già prossimi all'utopia energetica. E' facile dire 'basta la volontà', ma quando si tratta di fare grandi spese queste DEVONO avere una ricaduta positiva sugli utenti, o i governi cadono insieme alle loro belle intenzioni...ma meglio evitare l'OT...
La mia tesi è appunto questa: tecnicamente si può fare. O almeno: ci sono ottime probabilità che si possa fare. Per adesso secondo me non sono emersi elementi tali da inficiare la tesi.
L’argomento che
i governi/ il business non lo fanno/non l’hanno fatto quindi nonn si può fare ecc ecc......................sono varianti dell’argomento: non è stato fatto, quindi non si può fare.
Ques’argomento è vero e resta vero finchè non viene confutato (ma qui sto parlando di logica
)
CITAZIONE (barbetta @ 10/3/2008, 20:12)
CITAZIONE (OggettoVolanteIdentificato @ 10/3/2008, 01:46)
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Un po' mi spaventa,immaginare un oceano verdastro pieno di alghe,ma è certamente meglio di un fetido pozzo petrolifero.

Purtroppo ho presente quello che succede spesso (mediamente almeno una volta all'anno) nell'Adriatico settentrionale quando si verificano i fenomeni di "fioritura algale" ed il mare sembra diventato una enorme palude prima verdastra, e poi, causa la calura estiva, di colore vagamente marrone scuro che ricorda tanto qualcos'altro. In quanto a fetore certamente non scherza. Ricordo, circa un 20 anni fa, in un momento in cui le alghe avevano rovinato mezza stagione turistica, una scritta apparsa sui muri del portocanale di Cervia "piu' delfini meno suini" che chiaramente attribuiva all'inquinamento di origine zootecnica la causa dell'eutrofizzazione. In quei giorni tutte le mattine venivano raccolte a riva decine di "camionate" di alghe putrefatte, ricettacolo di mosche e insetti vari, assieme a pesci e granchi morti per mancanza di ossigeno nell'acqua. Lo strano e' che magari, ad una distanza di solo un mese, con temperature piu' basse e dopo diverse mareggiate e ondate di maltempo, il mare sembrava tutta un'altra cosa, e non era raro vedere a fine settembre un'acqua eccezionalmente pulita e trasparente, come se si fosse in presenza di un organismo che si e' autopurificato.
Tutto questo per dire che mi sembra "pericoloso" innestare di proposito meccanismi simili, anche se il mare dispone certamente di capacita' "autorigeneranti". Sarebbe invece molto utile trovare la maniera di utilizzare le alghe che purtroppo, periodicamente, crescono "in maniera spontanea"
Usare la biomassa che c'è per fare energia oggi sarebbe cosa saggia. La domanda è: questo, unito alle fonti di energia rinnovabili, può bastare per soddisfare il nostro bisogno di energia? oppure bisogna continare ad usare conbustibili fossili, finchè ce ne sono e/o (finchè il clima non cambia troppo) e uranio?