CITAZIONE (claudiomenegatti @ 21/5/2007, 18:49)
... Non bisogna nemmeno portargli la canna per pescare, ma insegnargli a costruirla!
E' su questo piano, in cui dobbiamo agire, e molto alla svelta, se vorremo garantirci un futuro.
Questo intervento secondo me è l'esempio perfetto della semplice ed intelligente via che può portare alla soluzione di tanti problemi, non solo della fame. E non solo dei popoli del sud del mondo, ma anche dei nostri!
Approvo in pieno e rilancio.
Per anni abbiamo cercato di tacitare le nostre coscienze di occidentali ben nutriti con la perenne litania degli "aiuti al terzo mondo". E tutto ciò che abbiamo ottenuto è stata la nascita di una classe sociale di funzionari e governanti corrotti, un gigantesco terreno di caccia libera per le multinazionali in cerca di affari, una marea di disperati a cui abbiamo tolto la possibilità di autosostentamento spingendoli ad uno stile di vita "industriale" del tutto velleitario in moltissime realtà. In molti paesi (vedi Nigeria delle disavventure Agip) il massimo dell'aspirazione lavorativa consiste nel fare da manovalanza a bassissimo costo per le multinazionali in cerca di materie prime. Non esiste alcuna altra attività che possa sperare di fornire agli abitanti una qualche forma di bene da scambiare con i beni provenienti dal primo mondo. La stragrande maggioranza vive con i prodotti della terra locali e con i beni elemosinati dalla cooperazione internazionale.
Pensare di risolvere i problemi di questa gente paracadutando una centrale nucleare nella savana mi pare poco credibile.
Non credo nemmeno molto però all'ipotesi romantica di "restituire" il controllo delle ricchezze ai locali. E' evidente che le infrastrutture e le leadership locali sono troppo abborraciate per potersi difendere dalle lusinghe delle multinazionali.
Una vera cooperazione che fornisca a queste persone la possibilità di sfruttare il sole per essere relativamente indipendenti è il primo passo. Con progetti semplici si possono rendere autonomi interi villaggi, pompare l'acqua dai pozzi per irrigare, carburante per coltivare, fornire illuminazione, telecomunciazioni, istruzione, trasporti.
Il passaggio successivo potrà essere la produzione di beni di scambio (energia dai deserti ad esempio). E se l'energia elettrica costerà un pò di più ben venga che parte di quel di più vada nei paesi arretrati piuttosto che in tasca agli azionisti della city.
CITAZIONE (senza futuro @ 22/5/2007, 00:07)
«Se si rinuncia ad un figlio - spiega Guillebaud - gli effetti per il pianeta sono più grandi di tutte le altre cose che si possono fare incominciando dal risparmio di energia elettrica».
Bella lotta di "cervelli" direi. 