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Discussione: Eolico Puglia

  1. #101
    Novizio/a
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    Predefinito ma dove stà la verità?

    ...non so che dire!! certo che spacciarsi per cliente che ha acquistato un impianto ed elogiare la ditta su competenza,correttezza ecc.ecc.e alla fine sei il titolare della ditta stessa non è bello.Ho conosciuto la persona in questione ad Eolica e sono in contatto con loro per un eventuale acquisto.A prescindere dalla veridicità delle accuse lanciate sul forum,che non sono in grado di accogliere o respingere in toto,resta il fatto che ad oggi sembra difficile vedere una pala operativa.Nel sito di renova,pagina impianti realizzati,compare un sito a Grosseto, che in realtà non è stato realizzato.Ora sulla base di queste sensazioni che prendono corpo leggendo questo forum,come si deve orientare un povero cristo per "scegliere" il meglio?
    A voi l'ardua risposta...

  2. #102
    Novizio/a
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    Predefinito

    Caro Gnagnone,
    la verità è nel vento.
    Non puoi immaginare a prima botta quanto sia vera questa mia affermazione.
    Il vento della Puglia non è quello del mare del nord.
    E la parte fondamentale per realizzare un buon impianto è disporre di un sito ventoso di buona qualità.
    Le macchine vengono dopo.
    La cosa essenziale è stabilire la producibilità di un sito eseguendo una accurata campagna anemometrica.
    Le carte dicono assai poco. La misura sul campo per almeno un anno è indispensabile per evitare cocenti delusioni economiche.
    Se il sole una volta incentivato è facile da sfruttare e ci si sono buttati "cani e porci", per il vento non è la stessa cosa perchè occorrono competenze che non sono alla portata di chiunque.
    I passi da fare sono:
    1)Rilevare sulle carte che la ventosità media annua non sia inferiore a 5-6 m/sec.
    2) installare una torre anemometrica per registrare velocità, direzione e durata del vento per almeno un anno.
    3) se l'esito è positivo, cercare un serio costruttore per l'acquisto e la manutenzione della macchina eolica.
    4) Considerare che una macchina isolata di bassa potenza ha un'incidenza percentuale dei costi di manutenzione molto superiore a quella di una di medio-grande potenza installata in un parco eolico di grandi dimensioni.
    Un saluto da
    Giuseppe Bellanova
    progettista della vecchia RIVA-CALZONI.

  3. #103
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    Riva Calzoni?
    Come mai avete interrotto produzioni e studi visto che eravate gli unici in italia ed aziende come Edison utilizzavano le vostre macchine?

  4. #104
    Novizio/a
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    Quote Originariamente inviata da remarco Visualizza il messaggio
    Riva Calzoni?
    Come mai avete interrotto produzioni e studi visto che eravate gli unici in italia ed aziende come Edison utilizzavano le vostre macchine?
    Per la precisione, EDISON ha acquistato la parte di Riva-Calzoni che godeva dei diritti e gestiva alcuni impianti su alcuni siti ventosi in Puglia.
    La vera motivazione dell'acquisto è che gli serviva una quota di rinnovabile per spartirsi una fetta più grossa della privatizzazione ENEL.
    Ringraziando l'acume dei nostri politici, abbiamo ceduto il passo ai danesi che producevano lotti da 100 tripala mentre noi ancora facevamo lotti da 20 monopala, sì più avanzati, ma ad uno stadio di industrializzazione e ottimizzazione dei costi non ancora ottimale. La crisi di un'azienda del gruppo Ansaldo creata per studi ancora più prototipali ha fornito la scusa per far sbarcare i concorrenti danesi in una delle nostre regioni più ventose.
    Le leggi 9 e 10 del 1991 che dovevano favorirci, e accompagnare l'industria nazionale nello sviluppo delle rinnovabili (solare ed eolico) sono state saccheggiate dai soliti colossi che hanno fatto passare per rinnovabile la cogenerazione e a noi rimasero si e no poche briciole assolutamente insufficienti per sostenere gli investimenti necessari su progetti tanto ambiziosi.
    Così siamo stati travolti dallo smantellamento dell'industria di base nazionale, programmato a livello europeo, compreso il settore della elettromeccanica in cui eravamo produttori storici con GIE, Ansaldo, Franco Tosi, ATB ecc. Il tutto nel silenzio, e nella interessata pochezza di vari politicanti nostrani.
    La crisi attuale è il frutto più amaro di quella deindustrializzazione che qualcuno programmò per l'Italia, partendo proprio dalle industrie più importanti e prestigiose.
    Oggi la storia continua con le Raffinerie e con i cantieri Navali.
    Solo l'ENI, creatura del grandissimo Enrico Mattei resiste, e ne servirebbero tante altre, ma sappiamo certe cose come vanno a finire, quando si toccano certi interessi.
    Se non li fermiamo, in Italia non ci resterà che la valigia di cartone di antica memoria.
    Ciao,
    Giuseppe.

  5. #105
    Novizio/a
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    Predefinito

    caro belgis,ti dirò che una rilevazione anemometrica non l'ho fatta,il sito è certamente ventoso e risultano 5,5 m/s da rilevamenti fatti da una società con sistemi satellitari.La prassi del rilievo anemometrico è sicuramente più affidabile ma brigoso e costoso per una macchina da 50 kw.Mi induce a ben sperare anche iniziative di installazione in zone adiacenti,cmq per quanto tu ne dica mi sembra che anche la scelta della macchina non sia cosa da poco visto il n° di aziende che si propongono senza avere alle spalle alcun feedback,per cui consigli"disinteressati" sono sempre ben accetti
    saluti.

  6. #106
    Pietra Miliare
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    Cool

    Quote Originariamente inviata da Belgius Visualizza il messaggio
    ...
    Così siamo stati travolti dallo smantellamento dell'industria di base nazionale, programmato a livello europeo, compreso il settore della elettromeccanica in cui eravamo produttori storici con GIE, Ansaldo, Franco Tosi, ATB ecc. Il tutto nel silenzio, e nella interessata pochezza di vari politicanti nostrani.
    La crisi attuale è il frutto più amaro di quella deindustrializzazione che qualcuno programmò per l'Italia, partendo proprio dalle industrie più importanti e prestigiose.
    Oggi la storia continua con le Raffinerie e con i cantieri Navali.
    Solo l'ENI, creatura del grandissimo Enrico Mattei resiste, e ne servirebbero tante altre, ma sappiamo certe cose come vanno a finire, quando si toccano certi interessi.
    Se non li fermiamo, in Italia non ci resterà che la valigia di cartone di antica memoria.
    Ciao,
    Giuseppe.
    OT
    Anch'io provengo, nei miei anni verdi, da una azienda meccanica partecipata dallo stato.
    Pur senza entrare nel dettaglio del discorso, condivido, per diretta esperienza, i giudizi di politica industriale ed economica di Belgius-Giuseppe.
    Per quanto umanamente ci resterà, sono propenso a pensare a disk-jokey, grandi fratelli, veline ed escort.
    Will

  7. #107
    Seguace
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    Predefinito

    Rispondo a Belgius che dice delle cose sensate e condivisibili.
    1) Sulla misurazione della ventosità sono daccordo con Gnagnone nel senso che le campagne anemometriche (quelle fatte bene) hanno costi e tempi difficilmente inseribili in progetti da 50 - 60 KW.
    Quello che consiglio io è di avere una discriminante a 6 m/sec. Se il sito è, con grande probabilità ( derivata dalla mappa CESI e/o da altri dati ) sopra questa soglia a che serve misurare il vento ? Tanto un utile economico ci sarà sicuramente e si vedrà nel concreto quanto la turbina inizierà a produrre.
    Se il vento atteso è intorno a 5,5 m/sec. a che serve la campagna anemometrica, che aggraverebbe il conto economico in una impresa già traballante all'inizio ?
    Quindi essere confortati da misure del vento ma solo nella accezione + o - 6 m/sec.
    In alternativa Aria, per esempio, propone siti già acquisiti dall'azienda in Sardegna o nella Daunia o sull'appennino Tosco-Emiliano che hanno ventosità certamente ben maggiori di quella soglia.
    Insomma è sempre meglio partire dal vento che dal sito.

    2) Per quanto attiene la politica inbdustriale del nostro Paese condivido pienamente che è stata fallimentare e che l'Italia è l'unico paese europeo di rilievo che non ha una propria industria eolica. Ma non sono solo i governi e la politica ad aver boicottato la nascita di una industria nazionale. Basta vedere con quale astio e rancore anche su questo sito alcuni si scagliano contro chi cerca, tra molte difficoltà, di imboccare una strada di rinascita dell'industria nazionale delle energie rinnovabili.
    Non si tratta solo di critica, che è utile anche a chi la riceve, ma di vero e proprio cinismo, in un Paese incattivito e declinante. Altrove, in Europa, i cittadini sentono anche un senso di appartenenza: Qui prevale la ricerca del nemico, ben rappresentata in "Prova d'orchestra" di Fellini.


 
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