Sì, anche se le variazione con la frequenza non cambia la sostanza: ci sono correnti capacitive significative che determinano un potenziale pericoloso sulla struttura dei moduli, occorre mettere a terra con conduttori non proprio minimi (ad es 10mmq per un 3kWp, come richiesto dalla CEI 64-8 per forti dispersioni) ed un differenziale di tipo A (o B se l'impianto è trifase) con corrente nominale piuttosto alta per evitare distacchi inutili e perdita di produzione.
Hanno preferito non dichiararlo esplicitamente, e poi si è capito anche perchè. Di quelli mostrati (2 su 3) quello con trasformatore era chiaramente un Fr****s, quello senza sembrava uno S*A. Quello senza trafo non mostrato aveva la frequenza a 20kHz e tentava di ripartire continuamente anche dopo l'intervento (corretto) del differenziale (pericoloso direi).
Beh sì.
Se ho capito bene, nel caso l'inverter sia senza trafo, il sistema è un IT ed il trafo in uscita impedisce il richiudersi delle correnti ad alta frequenza (derivanti dalle commutazioni dei transistor) verso la rete e quindi poi a terra.
Senza trafo l'impianto è TT e c'è un percorso diretto tra l'ingresso dell'inverter (verso i moduli quindi) e la terra dell'impianto lato rete tramite le capacità dei cavi dei moduli.
Così a prima vista mi sembrerebbe che in ambedue le situazioni queste correnti ci siano (l'inverter ha il collegamento a terra a cui si collegano pure i moduli), ma credo che negli inverter la circuiteria di commutazione sia SEMPRE isolata rispetto alla terra, per cui solo in quelli senza trafo il riferimento a terra si realizza (dal lato rete).
Il morsetto di terra dell'inverter, sempre presente, nel caso con trafo serve solo al sistema di controllo dell'isolamento (i moduli li devi collegare lì,e vanno comunque a terra) ed è fondamentalmente isolato dagli ingressi. Allego qui sotto gli schemi dei 2 casi ripresi dalle slide del seminario BTicino (speriamo non mi facciano pagare i diritti)


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