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Discussione: Cella di Sclafani

  1. #1
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    Vi volevo segnalare questo articolo del prof. antonino Sclafani (univ. Palermo), forse è un po' OT rispetto alla FF ma mi piacerebbe avere un'opinione da chi capisce un po' + di chimica rispetto a me (il mio esame di chimica ormai è disperso cella nebbiosa memoria universitaria ;) ). Chissa forse Ennio o i Quantum potrebbero trovarci quacosa di interessante..

    http://www.atomicprecision.com/blog/page/4...ez/Sclafani.pdf

    ciao

  2. #2
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    CITAZIONE (fab_78 @ 18/11/2006, 10:37)
    Vi volevo segnalare questo articolo del prof. antonino Sclafani (univ. Palermo), forse è un po' OT rispetto alla FF ma mi piacerebbe avere un'opinione da chi capisce un po' + di chimica rispetto a me (il mio esame di chimica ormai è disperso cella nebbiosa memoria universitaria ;) ). Chissa forse Ennio o i Quantum potrebbero trovarci quacosa di interessante..

    http://www.atomicprecision.com/blog/page/4...ez/Sclafani.pdf

    ciao

    Ciao Fab78,

    questa è una cosa MOLTO interessante. Certo, forse azzarda un po' tirando subito in ballo lo ZPE, ma..... Questo post merita di essere messo in Free Energy tra i sistemi dalla plausibilità più elevata! Non fosse altro perchè è un sistema che genera energia elettrica apparentemente DAL NULLA. Forse dietro si cela un ben noto effetto termoelettrico, ma è comunque un innovativo sistema per convertire calore ambiente in elettricità.

    Pare che il Prof Sclafani dell'Università di Palermo abbia eseguito studi approfonditi su di un sistema elettrochimico a ciclo chiuso che sembra riesca nientemeno che a: "EXTRACTING ELECTROMAGNETIC ENERGY FROM THE VACUUM", ovvero ad estrarre energia dal nulla (vuoto)!

    No non è nè uno scherzo, nè una burla, lo studio è serio.

    Si parla di un procedimento elettrochimico che sfrutta 3 componenti 'naturali', di cui la prima è la chiave che fornisce l'energia iniziale, e le altre due un 'mezzo' per arrivare a chiudere il cerchio.
    - la forza elettromagnetica originata da un dipolo elettrico proveniente dalla giunzione metallo-metallo a causa del diverso livello di Fermi nelle orbite elettroniche proprie dei due metalli messi a contatto tra loro (il classico effetto Volta, una tensione generata della coppia rame-zinco, per esempio).
    - la forza superficiale del metallo substrato su cui si va a depositare elettrochimicamente il secondo metallo
    - la forza di gravità che fa distaccare le gocce di metallo deosita facendole ricadere in soluzione e chiudendo il ciclo

    Non ci trovo nulla in comune con la Fusione Fredda, ma per me è molto, molto interessante.

    Edited by ElettroRik - 3/12/2006, 23:17

  3. #3
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    ok..
    un articolo interessante...
    ma ...un punto comune forse con la FF,
    una anomala produzione di energia in eccesso...
    scafani si appella all'energia del vuoto...
    maH, da pensarci sù...

  4. #4
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    CITAZIONE (rabazon @ 19/11/2006, 14:49)
    ok..
    un articolo interessante...
    ma ...un punto comune forse con la FF,
    una anomala produzione di energia in eccesso...
    scafani si appella all'energia del vuoto...
    maH, da pensarci sù...

    Beh, in effetti la teoria è un po' esotica... di solito quando non si riesce a spiegare una apparente violazione del 2° principio si tira in ballo lo ZPE. In effetti è interessante proprio perchè fenomeno difficilmente spiegabile con le attuali certezze della chimica e della fisica.

    Però, a differenza di quello, la FF è un fenomeno nucleare. Quindi con lo ZPE non c'entra nulla.
    Se poi mi di dici che sono entrambe possibili fonti energetiche, beh... allora mi arrendo. Ma sarebbe un po' come dire che hanno in comune il fatto che sono entrambi fenomeni fisici. Una forzatura un po' eccessiva, direi.

    Per me quello è uno splendido esempio di Free Energy (almeno per come si presenta e salvo approfondimenti).
    La mentre la FF non è Free Energy, in quanto nuova e diversa tipologia di fenomeno nucleare che non è né fissione né fusione termonucleare; probabilmente è parente con i fenomeni debolmente radioattivi delle bombe ad uranio impoverito, tecnologia che il mondo militare conosce da almeno 10 anni, forse 20.

  5. #5
    Ospite

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    ma, io intendevo un semplice paragone come fenomeni fisici ...
    ambedue non spiegati ..da qui a
    tirarci fuori energia..
    è tutto un alltro paio di maniche...
    non ho capito se intendeva con ZPE , o comunque accosta,
    o mette in qualche modo in relazione...
    i diversi livelli energetici degli elettroni liberi nei due metalli..
    o differenza di volta...
    oppure semplicemente il condensatore"virtuale" si ricarica direttamente dal vuoto---
    di certo nell'elettrochimica ci sono delle vere zone d'ombra, con molto da investigare..


  6. #6
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    direi che se la sezione suggerita da Elettrorik è + in sintonia con l'argomento trattato per quanto mi riguarda non c'è problema nello spostare la discussione li (penso il moderatore possa farlo..)

    ps. al solito l'estabilishment della pubblicazione scientifica non ha dato posto in alcuna rivista a tale indagine. Forse la spiegazioni date dal professore non sono corrette ma il ruolo di tali riviste dovrebbe essere a mio parere quello di portare alla vista degli "esperti" anke teorie risolutive sbagliate se il fenomeno indagato mette in crisi il modello interpretativo dell'elettrochimica attuale.. che dire sembra che ormai gli scienziati odierni o gran parte di loro abbiano quasi paura di scoprire qualcosa di nuovo o non abbiano voglia di riformulare cio che qualcuno prima di loro ha invece teorizzato a partire di fenomeni osservati.. che strani tempi per un mondo che si dichiara dell'era della rivoluzione tecnologica :(

  7. #7
    MichyLee
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    Scambio d'e-mail tra il dr. Evans ed il prof. Sclafani:
    http://www.atomicprecision.com/blog/2006/1...ctric-energy-2/

    :)

  8. #8
    Ospite

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    Bravo Sclafani, uno dei migliori reports sull'argomento.
    Vorrei dire solo che estrarre energia con qualsivoglia metodo dalla ZPE NON e' Free Energy.
    Questa e' semplicemente estrazione della ZPE con metodo elettrochimico (nelle ipotesi fatte dallo Sclafani) e non ha nulla a che fare con i vari e strampalati dispositivi che vediamo in giro sulla rete ... ma mai nei negozi....

  9. #9
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    CITAZIONE (MichyLee @ 20/11/2006, 15:04)
    Scambio d'e-mail tra il dr. Evans ed il prof. Sclafani:
    http://www.atomicprecision.com/blog/2006/1...ctric-energy-2/

    :)

    Beh, Evans non gli ha ancora risposto.

    Per ora ( il 14 novembre) Sclafani gli descrive il 2 di picche che gli han dato i direttori di riviste presso cui ha tentato di far pubblicare il suo lavoro.

    Da seguire con estrema attenzione.

  10. #10
    Tianos
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    noi soliti complottisti lo seguiremo ...il resto del pianeta ne rimarra allo scuro ...come solito.
    fortuna che ci sono forum come questo perche senno manco un trafiletto in un quatidiano si vedrebbe(sia che fosse vero o falso perche almeno lo studio si presenta come serio....vedi anche FF al tempo).
    Io sto gia suonando "il silenzio " per l'intero pianeta :shifty:

  11. #11
    MichyLee
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    CITAZIONE (ElettroRik @ 20/11/2006, 17:57)
    Beh, Evans non gli ha ancora risposto.

    Beccato.

    Ho letto velocemente scambiando i dosdepicche per la risposta del dr. Evans.
    Ops, chiedo venia.


    :P

  12. #12
    Seguace
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    Cari amici,
    sollecitato da ElettroRik, ecco le mie impressioni sull'articolo del Prof. Sclafani.
    Premesso che non sono un elettrochimico, ho cercato comunque di attingere alle mie conoscenze generali, per cui se ho capito male vi prego di correggermi.

    Lo Sclafani ha sperimentato con una cella, assimilabile ad un tubo di vetro verticale, sul cui fondo, attraversato da un elettrodo di rame vi è uno strato di zinco fuso che ricopre completamente lo spezzone di elettrodo sporgente all'interno. Su di esso vi è uno strato di cloruro di zinco fuso in cui pesca un secondo elettrodo, questa volta di tungsteno. Due fili di rame sono poi collegato all'elettrodo inferiore e superiore.
    Tra di essi si rileva una differenza di potenziale a circuito aperto di circa 200 millivolt. Chiudendo il circuito su una resistenza e lasciando fluire la corrente per un certo tempo, alla riapertura del circuito si riscontra la medesima differenza di potenziale, mentre almeno apparentemente il sistema non presenta alterazioni.
    La differenza di potenziale viene da Sclavani giustificata assimilandola a quella che si rileva con un elettrodo di rame al posto del tungsteno, in cui si ha un deposito elettrolitico di zinco sul rame (con cui si lega) però con riduzione progressiva del potenziale man mano che l'elettrodo si ricopre di zinco, finchè essendo presenti elettrodi dello stesso tipo, la cella zinco/cloruro di zinco/zinco non dà più alcuna differenza di potenziale.
    Sclafani ipotizza che nel caso del tungsteno, che non dà leghe collo zinco, questo si distacca da esso in forma di goccioline che cadono lentamente sul fondo riunendosi alla massa di zinco fuso.
    Come prova riporta un'esperienza fatta con una cella simile ma di diversa composizione, ovvero basata su gallio, cloruro di gallio in un solvente organica, e un elettrodo d'oro. Il gallio fondendo a bassa temperatura facilitava l'osservazione. Con tale cella, si osservavano sull'elettrodo d'oro sferette di gallio ancora a contatto della superficie, con cui non sembravano legarsi.
    Anche questa cella non mostrava nessuna riduzione nella differenza di potenziale a circuito aperto, anche dopo molti mesi di attività.
    Per spiegare l'apparente generazione di energia dal nulla, Sclafani sostiene che si tratta di una trasformazione dell'energia elettromagnetica del vuoto in energia comune, mediante la peculiare struttura e composizione delle sue celle.

    Non mi permetto di fare alcuna critica alle considerazionei del Prof. Sclafani, che penso abbia ben meditato quanto ha fatto e scritto, sia per mia ignoranza sia perchè le descrizioni, per quanto chiare, potrebbero essere completate da elementi che potrebbero farmi inquadrare meglio il fenomeno.
    Il comportamento delle celle, se, e non ho motivo di dubitarne, corrisponde a verità, è molto interessante, almeno per me, anche senza ricorrere a concetti esotici come l'energia del vuoto.
    Diciamo che potrebbe essere un esperimento da replicare, visto che coinvolge componenti non troppo difficili da trovare, almeno nel primo caso, per la cella a base di zinco.
    In sè per sè la cella di Sclafani non sembra infrangere direttamente alcuna legge termodinamica, almeno globalmente, perchè dopotutto si tratta di un sistema non isotermo, e non si può escludere a priori che l'energia dissipata nella resistenza non provenga da quella fornita alla cella per mantenere lo zinco e il sale allo stato fuso.
    Inoltre la catena di misura fio di rame/elettrodo di rame/zinco fuso /cloruro di zinco fuso/tungsteno/rame non si trova, almeno dalla descrizione, a temperatura uniforme; probabilmente la giunzione tungsteno/rame si trova a temperatura più bassa di quella rame/zinco fuso. E se si generasse una differenza di potenziale dovuta a un effetto termoelettrico? E' vero che tale effetto dà di solito tensioni molto più basse, ma se qui ci fosse qualcosa di sconosciuto, ma ancora basato su principi noti?
    Penso che arrivare alla conclusione sconvolgente di Sclafani richieda prima un lungo lavoro per escludere tutte le possibili cause immaginabili basate sulle conoscenze acquisite, e solo alla fine, non trovando altro, ricorrere ad ipotesi così azzardate.
    Probabilmente questi sono argomenti stupidi per un vero esperto di elettrochimica, ma io arrivo sin qui, e mi auguro che qualcuno possa prendere in considerazione questo articolo, che comprendo abbia fatto sollevare le sopracciglia a più di un redattore, e confermare o contestare la sua tesi con la adeguata autorità.
    Cordialmente,
    Salvatore

  13. #13
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    A proposito delle celle Sclafani vorrei aggiungere che si potrebbe mettere una cella al gallio (ho appreso dal web che non è troppo caro, circa 300 euro al chilo) in un ambiente termostatizzato che includa tutti i collegamenti fino ai reofori in rame, collegare questi ad una resistenza, rilevarne la differenza di potenziale e così misurare l'energia fornita. Se dopo un certo tempo, possibilmente lungo, la cella dà a circuito aperto la stessa differenza di potenziale e non mostra cambiamenti nel suo interno, potremmo parlare di "generazione di energia", in modo inconfutabile.
    Spero che il Prof. Sclafani metta in opera questo banale suggerimento, anche se penso l'abbia già preso in considerazione.
    Salvatore

  14. #14
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    CITAZIONE (skeptic @ 30/11/2006, 14:01)
    Cari amici,
    sollecitato da ElettroRik, ecco le mie impressioni sull'articolo del Prof. Sclafani.

    Grazie Salvatore,
    per me era importante avere l'opinione di un chimico.

    In effetti anch'io ho avuto l'impressione che l'invocazione dello ZPE sia stata un po' troppo frettolosa, ma credo anche che Sclafani abbia avuto il coraggio di indagare in un particolare fenomeno elettrochimico che in molti avrebbero 'schivato' pur di non andarsi ad infilare in un nugolo di rovi.

    Alla tua già ottima sintesi, aggiungerei alcune considerazioni che aiutano un po' a capire le condizioni in cui ha lavorato ed il fenomeno che ha tentato di isolare ed analizzare.

    Il sistema campione è una cella elettrochimica (qui il plasma della Gdpe NON c'entra nulla) composta da Metallo1/Metallo2/Elettrolita/Metallo1. Tale sistema 'invoca' 4 fenomeni fisici noti:
    - Effetto Volta: la coppia di 2 metalli genera, come noto, una ddp dovuta al diverso livello di fermi tra gli elettroni della giunzione metallo/metallo
    - Tale ddp produce un trasferimento di ioni da un metallo all'altro (classica elettrolisi)
    - Effetto 'tensione superficiale': forza che impedisce ad una sostanza di distribuirsi in uno strato uniforme (pensate ad un normale pennarello ad alcool usato per scrivere su un vetro pulito: si formano delle goccioline che si addensano invece di stendersi una striscia uniforme)
    - Effetto gravità: quando le goccioline diventano troppo grosse e pesanti si staccano per gravità e cadono sul fondo

    Come funziona:
    Viene immersa la coppia di metalli nell'elettrolita. Normalmente, la tensione per effetto Volta è sufficiente per innescare un elettrolii spontanea, per cui, per esempio, rame e zinco danno origine ad una zincatura spontanea dell'elettrodo di rame se in circuito viene chiuso. Piano piano, terminata la deposizione, la tensione agli elettrodi diventa zero ed in sistema raggiunge un equilibrio (di minima entropia).

    Se i metalli sono in grado di formare leghe, perchè quello depositato compenetra all'interno, anche qui il sistema si arresterà spontneamente quando tutto il metallo al catodo si è consumato.

    Ora, qui viene il bello: quando i due metalli non legano nemmeno superficialmente tra loro, come Gallio e Tungsteno ad esempio, avviene che il Gallio si addensa in goccioline sul substrato di tungsteno. Lì a poco a poco le goccioline s'ingrossano, finchè diventano troppo pesanti e ricadono sull'altro elettrodo sottostante, che è appunto ancora Gallio (fuso, perchè il Ga fonde a 36°C) e quindi il sistema si rigenera continuamente, continuando a fornire (in aparenza GRATUITAMENTE) una tensione agli elettrodi alimentata da questo 'girotondo' degli ioni di Gallio. Nulla si conuma, in tale cella, ma essa fornisce ENERGIA ELETTRICA.

    Ora, come giustamente anche tu facevi notare, c'è una possibile spiegazione che Sclafani non sembra aver preso in considerazione:
    l'effetto termoelettrico. Ovvero, potrebbe accadere (anzi, è certo, perchè allo zero assoluto entrambi i metalli avrebbero gli elettroni allo stesso livello di Fermi, e quindi l'effetto Volta sarebbe nullo) che la tensione sia funzione della temperatura ambiente. Quel che sarebbe importante misurare è se in qualche maniera, assorbendo energia da questa cella, viene sottratto calore, ovvero se 'consumando' la corrente generata, si produce un raffreddamento all'interno della cella stessa. Se così fosse, saremmo in presenza di un singolare effetto termoelettrico, che non viola alcun principio termodinamico nè ha bisogno di tirare in ballo lo ZPE, ma è senz'altro un fenomeno interessante da studiare, perchèpotrebbe anche avere un ottimo rendimento.


    Edited by ElettroRik - 4/12/2006, 11:14

  15. #15
    Seguace
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    Caro ElettroRik,
    Ti ringrazio per l'apprezzamento e per l'ulteriore chiarificazione del fenomeno osservato da Sclafani.
    Mi interessa capire se è possiile realizzare una cella di simile composizione, (anche se il gallio non sembra così costoso) e per questo motivo cercherò di capire meglio la generazione della ddp.
    Partendo dal filo di rame proveniente dall'esterno, incontriamo per prima cosa l'elettrodo di rame della cella, e qui non si genera nessuna ddp di contatto, perchè di metalli uguali.
    Poi abbiamo il contatto rame/gallio fuso, e qui abbiamo la ddp di contatto tra questi due metalli diversi.
    Successivamente abbiamo il contatto gallio/cloruro di gallio , che costituisce una semipila di concentrazione.
    Successivamente abbiamo il contatto cloruro di gallio/elettrodo d'oro, e infine il contatto oro/rame.
    Cercherò appunto di valutere questi differenti contatti per valutare se complessivamente danno i 200 mV osservati da Sclafani.
    Se quindi il mio calcolo è corretto, prenderò in considerazione altre celle, in modo da replicare l'esperienza in modo comodo, per esempio come suggerisci con del mercurio il cui cloruro è solubile in alcool, etere e altri solventi organici coem il cloruro di gallio. Come elettrodo in contatto potremmo usare il ferro, che non si lega al mercurio, ma non so ancora cosa usare per l'elettrodo superiore, forse lo stesso tungsteno.
    Vedremo.
    Cordialmente,
    Salvatore

  16. #16
    topolinus
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    caro rik finalmente ho letto l'articolo di sclafani e mi scuso per il ritardo.

    devo dire che sono rimasto molto incuriosito da certi risultati e dal meccanismo invocato per spiegarli.

    non ho una competenza specifica e tu lo sai ma mi permetto di proporre un sistema di verifica.

    se come scalfani dice il gallio ricade dall'elettrodo al fondo della cella dove si trova gallio liquido, la forma e la posizione della cella sispetto al campo gravitazionale diventano fondamentali.

    cosa succederebbe se la cella fosse orizontale? o se entrambe gli elettrodi si trovassero in basso(tubo a forma di u rovesciata) o se il tuavesse la forma di una N... nel gomito in basso di dovrebbe formare una piccola raccolta di gallio metallico. inoltre con queste conformazioni il sistema non dovrebbe funzionare.

    se ho detto ca..ate fatemelo sapere :)

  17. #17
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    CITAZIONE (topolinus @ 6/12/2006, 19:08)
    caro rik finalmente ho letto l'articolo di sclafani e mi scuso per il ritardo.

    devo dire che sono rimasto molto incuriosito da certi risultati e dal meccanismo invocato per spiegarli.

    non ho una competenza specifica e tu lo sai ma mi permetto di proporre un sistema di verifica.

    se come scalfani dice il gallio ricade dall'elettrodo al fondo della cella dove si trova gallio liquido, la forma e la posizione della cella sispetto al campo gravitazionale diventano fondamentali.

    cosa succederebbe se la cella fosse orizontale? o se entrambe gli elettrodi si trovassero in basso(tubo a forma di u rovesciata) o se il tuavesse la forma di una N... nel gomito in basso di dovrebbe formare una piccola raccolta di gallio metallico. inoltre con queste conformazioni il sistema non dovrebbe funzionare.

    se ho detto ca..ate fatemelo sapere :)

    Si è fondamentale. Infatti Sclafani cita tra i fenomeni in gioco proprio la gravità.

    L'aggeggio dovrebbe essere circa questo:
    Un barattolo, o provetta ecc. con fondo di rame e pareti isolanti.
    Dentro metti del gallio fuso, e sopra di esso versi l'elettrolita liquido. Per differente peso specifico i due liquidi restano separati.
    Sopra avrai un catodo di Tungsteno, immerso parzialmente (anche il classico elettrodo a punta va bene) connesso ad un morsetto di rame.
    Quando le goccioline attaccate sono abbastanza grosse, ricadono sotto e il ciclo ricomincia.

    Edited by ElettroRik - 7/12/2006, 10:31

  18. #18
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    si infatti rik.
    quello che dico io è:

    se la forma della cella non è cilindrica con gli elettrodi posti uno soptra l'altro in verticale che succede?
    se c'è un gomito per esempio.
    immagina la cella fatta a forma di N, se il meccanismo coinvolto è la gravità con questa forma la cella non dovrebbe funzionare, perchè le goccioline si fermerebbero nel primo gomito della N e non raggiungerebbero il gallio fuso attaccato all'atro elettrodo.
    questa potrebbe essere una verifica sperimentale realtivamente semplice. inoltre nel gomito si dovrebbe raccogliere(mi ripeto ) una piccola quantità di gallio fuso.

    come te rik, sono un po insospettito dal fatto che la cella sia in un bagno termostatato e piacerebbe anche a me valutare se la cella assorbe calore.

  19. #19
    Seguace
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    Cari amici,
    finalmente ho trovato dove è stata spostata, correttamente, la discussioni su Sclafani, e quindi riprendo il discorso.
    Comincio a rispondere a Topolinus.
    Per quanto ne ho capito, una cella di Sclafani a forma di H, in cui nel braccio sinistro in basso sia posto l'elettrodo e il galllio, e in quello di destra in alto l'altro elettrodo dovrebbe scaricare il gallio ivi separato in fondo al braccio destro dopo un certo tempo in cui gli elettrodi sono collegati attraverso una resistenza, o anche in corto.
    Se tale cella è in equilibrio con l'ambiente, e il braccio destro inferiore è più corto di quello sinistro, e la cella funzionasse, avremmo due importanti risultati.
    Il gallio raccolto nel braccio destro potrebbe essere riportato nel braccio sinistro producendo lavoro meccanico, ecco quindi un moto perpetuo di prima specie!
    Il calore generato dalla resistenza la porta ad una temperatura superiore a quella ambiente e quindi della cella, e quindi si ha passaggio di energia da un corpo più freddo ad uno più caldo, con palese violazione del secondo principio della termodinamica!
    Inutile dire che tali possibilità mi rendono ancora più scettico sul funzionamento della cella in condizioni isoterme.


    Per avere qualche lume in più su possibili contributi termoelettrici nelle sue esperienze, ho mandato una mail al Prof. Sclafani qualche giorno fa, ma ancora non ho avuto risposta.
    Nel frattempo ho approfindito un po' i concetti di cui parla Sclafani.
    Egli attribuisce la ddp della cella ai potenziali di contatto.
    Avendo letto che tali potenziali non si possono misurare direttamente, ho riflettuto e sono arrivato alla conclusione che essi non sono rilevabili neppure con un elettrometro ideale.
    Questo è provabile con una semplice esperienza ideale.
    Prendiamo del rame e dello zinco e mettiamoli in contatto.
    Per la diversa elettroaffinità dei due metalli, supponiamo che qualche elettrone passi dal rame allo zinco, per cui il rame si porti a un potenziale più alto di quello dello zinco.
    Ora per eseguire la misura, colleghiamo uno strumento ai due metalli con due fili di rame.
    Non possiamo rilevare nulla, perchè nel contatto filo di rame-zinco si genera una ddp esattamente contraria a quella zinco-rame, e qualunque sia la resistenza dello strumento, anche infinita, non si rileverà nulla perchè il rame è a potenziale costante.
    Per misurare la ddp tra zinco e rame occorre uno strumento che la misuri senza contatto, ma allora tale ddp non la si potrà mai sfruttare, perchè senza contatto non si avrà mai passaggio di corrente!

    Fatta questa riflessione, ho fatto qualche prova pratica con celle analoghe a quelle di Sclafani certo di ottenere a temperatura ambiente una ddp nulla.
    Invece ho osservato fenomeni molto interessanti.
    Ho meso una goccia di soluzione satura di solfato di rame su un vetrino e ho collegato un multimetro ad un elettrodo di rame e ad uno di carbone (mina di matita 0.5mm) immersi nella goccia.
    Il multimetro segnava una ddp di circa 300 mV, piuttosto variabile.
    Dopo qualche tempo si riduceva, ma se gli elettrodi erano staccati e riimmessi nella goccia la ddp saliva impulsivamente. L'effetto era maggiore con l'elettrodo di carbone.
    A questo punto ho collegato lo strumento per misurare la corrente, e ho valutato una corrente di un paio di microampere.

    Pensando ad un errore dello strumento a questi bassi segnali ho collegato il tutto a un multimetro non elettronico, cioè ad una bobina galvanometrica totalmente passiva, e ho verificato il passaggio di 2 microampere per la cella rame/solfato di rame/carbone/rame.

    Questi risultati mi sugeriscono che la ddp da me osservata sia dovuta al potenziale che si genera fra il rame e la soluzione del suo sale, mentre l'elettrodo di carbone è probabilmente neutro e funziona, come suggerito dai testi, come adsorbitore dell'ossigeno atmosferico, per cui la mia cella dovrebbe avere la ddp prevedibile per la catena rame/solfato di rame/ossigeno.
    Vedrò di calcolarla.
    Ma in ogni caso ci sono buone ragioni perchè si provi a realizzare una cella a base di mercurio, costruita inserendo in fondo ad un tubetto di plastica un pezzo di mina di matita curando di sigillare bene il foro di passaggio, aggiungendo un po' di mercurio fino a coprire il carbone, poi un paio di centimetri di soluzione di solfato di rame, e infine un elettrodo di carbone in un tappo di gomma.
    I due elettrodi di carbone dovranno essere collegati ad una resistenza, penso di un centinaio di chiloohm, e in parallelo ad essa ad un multimetro con fondo scala di 200 mV.
    Rilevando la ddp a tempi diversi si vedrà se la cella funziona in modo costante o cosa succede.
    Mi aspetto che dopo un po' la ddp si annulli, ma sarò ben felice in caso contrario.
    Salvatore







  20. #20
    topolinus
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    CITAZIONE (skeptic @ 7/12/2006, 11:40)
    Il calore generato dalla resistenza la porta ad una temperatura superiore a quella ambiente e quindi della cella, e quindi si ha passaggio di energia da un corpo più freddo ad uno più caldo, con palese violazione del secondo principio della termodinamica!

    non ho capito questo passaggio.

  21. #21
    Seguace
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    Avendo premesso che la cella è in equilibrio con l'ambiente e produce corrente, essa, passando attraverso la resistenza la riscalda per effetto Joule.
    Ora, trascurando quello che avviene nella cella, ma tenendo presente che essa non subisce variazioni nel tempo, l'energia portata alla resistenza che si trova a temperatura più alta equivale a far passare, sia pur eventualmente prendendola dall'ambiente (non voglio ancora pensare all'energia del vuoto) una certa quantità di calore da un corpo più freddo (cella) ad uno più caldo (resistenza).
    Il secondo principio della termodinamica dice che il calore non può passare spontaneamente da un corpo più freddo ad uno più caldo.
    Spero di essere stato chiaro.

    Salvatore

  22. #22
    Hellblow
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    CITAZIONE
    Il calore generato dalla resistenza la porta ad una temperatura superiore a quella ambiente e quindi della cella, e quindi si ha passaggio di energia da un corpo più freddo ad uno più caldo, con palese violazione del secondo principio della termodinamica!

    Ohi ohi :S

  23. #23
    Seguace
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    Caro Hellblow
    Non capisco il tuo commento,
    Salvatore

  24. #24
    OggettoVolanteIdentificato
    Ospite

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    Ma.....parli di passaggio di energia di 'calore',o di energia 'elettrica' ?

  25. #25
    topolinus
    Ospite

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    ma nello specifico skeptico passa corrente e non calore. il secondo principio non vedo come c'entra. (sarò pure incompetente io)

    il calore non passa da un corpo più freddo a uno più caldo, ma la corrente passa da un luogo a potenziale maggiore ad uno a potenziale minore. se poi la resistenza si scalda è per effetto joule ma non mi pare che si sia spostato calore.
    magari non capisco io. ma se metto una resistenza attaccata ad una batteria e la resistenza si scalda mi pare normale. non vedo la violazione del secondo principio.

    tuttavia ripeto che mi piacerebbe sapere se la cella assorbe calore dall'ambiente. ci sono due transizioni che vanno spiegate in qualche modo. la riduzione del gallio in goccioline di metallo e la sua successiva ossidazione in forma ionica.
    a naso solo una delle due transizioni potrebbe avvenire spontaneamente.


 
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