CITAZIONE
Ingegnere, chimico, fisico sono tutti paragoni stupidi. Non si nasce chimico, fisico o altro, ci si diventa e ci si diventa con lo studio. Se un ingegnere, dopo i suoi 5 anni di ingegneria si dedica allo studio della chimica può diventare bravo tanto quanto lo è un laureato in chimica, se non di piu'. Ovviamente vale il viceversa.
Non è la laurea, ma lo studio la parte fondamentale. Quanti ingegneri elettronici si ritrovano con ruoli dirigenziali e si rivelano ottimi dirigenti? Mica hanno fatto economia...
E di certo riguardo l'esperienza sul campo i Quantum ne hanno molta piu' di molta gente che qui dentro parla a vanvera.
Che poi andando a vedere le materie dei vari corsi di laurea si scopre che un ingegnere fa tantissima matematica, chimica e fisica ed inoltre che MOLTE materie (il 50% almeno) sono a comune fra ingegneria chimica, meccanica, elettronica ecc... Parlo di analisi 1,2,3 chimica, fisica 1 e 2, fisica tecnica, modellizzazione, geometria, algebra e molte molte altre che non sto qui ad elencare. Una persona con buone basi capisce un testo di fisica quantistica o di chimica organica tanto bene quanto può capirlo un laureato nelle relative discipline. E' lo studio che conta, non il pezzo di carta che fra l'altro troppo spesso si riceve con troppa facilità se si hanno amicizie nell'ambiente.
Caro Hellblow,
sono in parte d'accordo con quanto affermi, ma solo in parte.
Se un ingegnere si dedica allo studio della chimica può diventare bravo come un chimico, ma penso SOLO SE FREQUENTA PER CINQUE ANNI LA FACOLTA' DI CHIMICA
Se studia da autodidatta potrà sì conoscere la chimica, ma se non segue un corso regolare rimarrà sempre un ingegnere, e potrà studiare processi chimici, ma con il punto di vista di un ingegnere. E, come dici, viceversa, e io sono un caso tipico.
Dopo aver terminato la mia tesi sperimentale di quasi tre anni, ho intrapreso una carriera di ricerca applicata nel laboratorio di una multinazionale americana dotata di buoni mezzi, che mi hanno permessso di estendere le mie conoscenze dalla chimica dei polimeri, in cui mi ero laureato, alle proprietà fisiche delle materie plastiche, e successivamente a problemi di ottica, apprendendo gli elementi dell'elettronica applicata alla strumentazione, realizzando su mio progetto numerosi strumenti, che non sto ad elencarti, ma che mi vedevano volta a volta operare come fisico, ingegnere elettronico, ingegnere di controllo di processo, e informatico.
Penso di aver fatto un buon lavoro, ma per quanto cambiassi via via la giacca o la tuta, dentro c'ero sempre io: un chimico nato.
Per quanto buoni fossero i risultati, mi sentivo sempre un dilettante, per cui, specialmente nell'ultima veste, quella dell'informatico, riconoscendo la profondità della materia peraltro ancora in pieno sviluppo, mi iscrissi alla facoltà di Scienza dell'Informazione di Torino, e detti gli esami dei primi due anni (con ottimi voti).
Dovetti abbandonare quando mi trovai responsabile di un servizio per le sedi europee della società, che mi costrinsero a continui viaggi.
In un secondo tempo io e mio padre aprimmo un laboratorio di analisi cliniche, e leggendo i libri, ascoltando mio padre, e mettendo a punto i metodi, mi sentivo abbastanza abile a svolgere il compito di gestire tale attività, ma per la mia mentalità pignola mi iscrissi a Medicina, sperando di ottenere in tempi ragionevoli una laurea.
Dopo due anni ( e superamento dei relativi esami) ulteriori cambiamenti di lavoro mi costrinsero ad abbandonare anche questo tentativo, ma mi liberai del laboratorio e continuai con altre attività, e per altri quattordici anni sono stato capo progetto in un'azienda che produceva sistemi computerizzati di controllo e di sicurezza, tra l'altro progettando il sistema di controllo di un'acciaieria, IO, CHIMICO.
Oggi sono in grado di progettare e costruire con le mie mani (dal master all'incisione del circuito stampato) schede a microprocessore, e di scrivere il relativo firmware.
Ma sono e sarò sempre un chimico.
Forse è a causa della mia poca versatilità, ma auspico che ognuno faccia il proprio mestiere, anche se io ne ho fatti tanti, ma via via penso di essere sempre stato un poco, anche se molto poco, dietro chi aveva le basi più adeguate al compito che svolgevo.
Così speravo che qualche vero "specialista" prendesse lo spunto dei miei suggerimenti, che come vedi, non vengono da chi è stato solo dietro una tastiera (ho alle spalle più di cinquant'anni di sperimentazione in laboratorio). Ma dove sono gli "specialisti"?
Skeptik