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  1. #201
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    ed ora genco...
    pensi che i buchi neri non evaporino=

    Il grande acceleratore che entrerà in funziona al CERN alla fine dell’anno avrà il delicato compito di verificare l’attendibiltà della teoria delle stringhe, oggi la più forte candidata per essere la famosa “teoria del tutto” che i fisici rincorrono da decenni


    La teoria delle stringhe potrebbe trovare una conferma o essere confutata definitivamente dagli esperimenti del Large Hadron Collider (LHC), l’acceleratore di particelle che entrerà in funzione alla fine del 2007 al CERN di Ginevra. Lo strumento offre un nuovo approccio per testare questa potenziale “teoria del tutto”, la cui verifica è finora sfuggita a qualunque test.

    Secondo la teoria delle stringhe, le particelle come gli elettroni e i fotoni sono in realtà minuscole cordicelle che vibrano. La bellezza della teoria è che spiega tutte le forze conosciute — compresa la gravità, che il modello standard non riesce invece a comprendere. Ma i detrattori della teoria sostengono che non esiste nessun modo per verificarla.

    Forti testimonianze a favore della teoria delle stringhe potrebbero venire dall’osservazione dei mini-buchi neri a vita breve che si potranno produrre al LHC. Tuttavia le probabilità che si producano effettivamente sono estremamente basse, e quindi il fatto che non vengano rilevati non basterà per falsificare teoria.

    Nel 2006 Allan Adams, fisico teorico esperto di stringhe, che lavora al MIT (Cambridge, USA) e altri scienziati hanno proposto una verifica più convincente. Hanno dimostrato che certi tipi di collisioni tra particelle potrebbero rivelare se i principi fondamentali sui quali poggia la teoria delle stringhe siano sbagliati.

    Un altro gruppo, guidato da Jacques Distler dell’Università di Austin in Texas (USA), ha poi dimostrato che le energie necessarie per rivelare questi effetti sono effettivamente alla portata di LHC.

    Uno dei principi della teoria delle stringhe deriva dalla teoria della relatività di Einstein, secondo la quale la velocità della luce è la stessa per tutti gli osservatori, un principio chiamato invazianza di Lorentz. Questo principio — insieme agli altri tre su cui poggia la teoria delle stringhe — determina il modo in cui interagiscono fra loro le particelle forti chiamate bosoni W. Se queste interazioni sono inferiori alla forza calcolata dal gruppo di Distler, significherebbe che uno dei principi della teoria delle stringhe è sbagliato e che quindi la teoria stessa è sbagliata, sostengono i ricercatori.

    Se la teoria delle stringhe dovesse essere abbandonata, i fisici dovranno trovare una teoria del tutto alternativa in grado di spiegare i risultati di LHC. “Se osserveremo delle violazioni alla teoria, si comincerà a lavorare freneticamente per trovare qualche alternativa compatibile con le violazioni,” ha detto Distler a “New Scientist”.

    L’alternativa potrebbe essere la teoria chiamata gravità quantistica ad anello (loop quantum gravity), secondo la quale lo spazio stesso è quantizzato in minuscoli pezzetti. Alcuni fisici sostengono che la gravità quantistica ad anello non soddisfa l’invazianza di Lorentz. Secondo Distler, “Questa è una possibile direzione che si potrà esplorare.”

    Malgrado i test possano in linea di principio invalidare la teoria delle stringhe se si trovassero delle violazioni, sia Distler che Adams pensano che i risultati rispetteranno i quattro principi della teoria, e che quindi la teoria delle stringhe rimarrà una valida candidata per essere la teoria del tutto.

    David Shiga




    2 febbraio 2007In collaborazione con New Scientist

  2. #202
    Wechselstrom
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    Prima ad una massa sottrai una superficie - od un volume od un momento angolare, non è molto chiaro... - (che, dal punto di vista algebrico, nulla da eccepire, ma dal punto di vista fisico... penso che un chiarimento ci vorrebbe: mi risulta un po' difficile da concepire) poi alla stessa massa sottrai una carica elettrica. Per il resto le due equazioni sono identiche ma, secondo quel che scrivi tu, dovrebbero magicamente dare comunque o una superficie o un volume... Com'è possibile? Inoltre vedo che i dati sono espressi i metri ed in grammi: spero che tu non li abbia usati entrambi così nelle tue formule (senza fattori di conversione), perché in genere o si usa il sistema CGS o il SI o, se ti va, le unità imperiali o ecc.
    Non collima...

  3. #203
    Seguace
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    beh, wech,
    ogni tanto me sbajo,
    l'errore che mi capita più spesso è confondere i cm con i mt,
    quindi obbligato quando lo faccio a quelli che lo trovano

    per il resto......

    solo esercizi in libertà---niente di concreto......per ora...
    invece

    per la formula
    .... ... (h*G)+1/2
    . (--------------------)+2
    . . ...(C+3)+1/2
    --------------------------------------------------------------------- A= FEs
    . 8pigrecoG ....15 .......4+4.............. . .........D+2
    ---------------- ---- ------------------ D+4(1- -----------)+1/2
    . C+4 .............16..(2pigreco)+3 .. . .........*Lhk+2


    dove
    C=velocità luce
    h*=costante Planck/2pigreco
    G= costante Newton
    A= area superfici
    D=distanza superfici
    *Lhk= lunghezza base dei gravitoni....ottenuta moltiplicando la lunghezza di Planck per una costante k additiva per la gravità
    semplificando

    ...pigreco hC
    ----------------------------------- A=FEs
    .
    ......................D+2
    .480 D+4(1- ----------)1/2
    ....................*Lhk+2
    dove
    h=costante di plank


    beh,questa è l'unica formula completa che ho proposto...
    dov'è l'errore?
    ...
    potremmo scrivere meglio

    ..pigreco hC ...................... A
    ---------------- ------------------------------------------ = Fes
    .....480...............D^+4( 1- D^+2/*Lhk^+2)1/2


    certo il modo in cui otteniamo la costante 480 è discutibile....

    abbiamo un volume per l'inverso di due superfici non perfettamente chiuse ..ecc...il tutto con ...
    con unità di planck, ma possiamo approssimare a 480....
    e poi usare questa costante adimensionale tranquillamente in altra formula..
    quindi, .....

    Edited by superabazon - 8/2/2007, 17:40

  4. #204
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    beh, riorganizziamo la formula Fes enegia esotica




    . aPl ........... 1 ............................A
    ---------- ----------- ------------------------------------=Fes
    . Tes...........Kgeo ........D^+4(1- D+2/*Lh+2)1/2


    dove

    aPl=area di Planck=*h G/C+3
    Tes= costante tensore di Einstein=8pigrecoG/C+4
    Kgeo=costante geometrica asimmetria gravitoni=60/2pigreco+3
    A=area superfici dove si esplica la Fes
    D=distanza superfici
    *Lh=lunghezza di Planck per costante kgravitazionale

    bene, consideriamo Kgeo comunque un'approssimazione, visto che i gravitoni possono avere forme geometriche differenti da sfere perfette, e comunque i loops non dovrebbero esserlo, e la costanmte di correzione della lunghezza di planck dovremmo trovarla in laboratorio, perchè diventa quasi impossibile da identificare, essendo una media di possibili geometrie complesse...
    qualcuno potrebbe notare che avremmo indici i, immaginari , nell'esponente alla quarta della distanza..
    questo indica che per distanze o inferiori, o in scala, superiori,
    avremmo energia Fes repulsiva invece che atrattiva, e nel caso limite
    di distanza delle superfici uguali sia nel limite superiore ed inferiore ,
    Fes uguale a 0....
    commenti?




  5. #205
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    aspetto sempre che si sposti questo post nella sezione discussioni...

    ma tant'è...

    una disgressione ...
    in altre sezioni...
    mi sono interessato di una curiosa legge di gravitazione,
    una formula generatrice di numeri casuali assolutamente notevole...
    beh, in sè non è veramente interessante,

    ma alcune considerazioni più o meno nascoste di alcuni,
    che sospettavano lo spin delle particelle come generatore di gravità ,
    mi hanno incuriosito...
    premetto, questa teoria già è in contrasto con l'equivalenza massa energia di Einstein,dove anche l'energia ha gravità,
    ed i fotoni hanno spin =0, però hanno elicità,ma non credo che c'entri...

    poi una teoria simile, quella di wheil, in ultima e sottile analisi, porta ogni particella ad essere diversa dalle altre,dovute a storie differenti... in netto contrasto con una delle leggi generali della quantistica e delle misurazioni e osservazioni...quindi non mi convince assolutamente ma ...
    comunque...
    dunque riprendiamo l'analisi....

    ogni corpo materiale è costituito da molecole con spin ,a sua volta composte da nuclei con spin composti, a sua volta composti da adroni con spin, a sua volta composti da quark con spin isotopici...

    allora se la gravità dovesse dipendere dallo spin o vortice, a temperatura dello 0 assoluto non avremmo movimenti... niente vortici, niente gravità....
    mah, a parte che sotto ad 1/2 h non possiamo andare, per via della energia/temperatura del vuoto,
    potremmo sostenere che i quark continuano a vorticare, e quindi a mantenere la gravità... anche se abbassando la temperatura noi non notiamo mai nessuna significativa diminuzione della forza di gravità del corpo...

    ma nel caso dei buchi neri... questi ingoiano le particelle e le distruggono dopo averle congelate nell'orizzonte degli eventi... ...quindi non hanno gravità?
    impossibile...
    ma, se ammettiamo che le particelle che cadono dentro, possono avere una distorsione tale da sostituire i vettori di killing da tipo tempo in tipo spazio,
    e quindi con determinate traettorie le particelle per un osservatore fuori , all'infinito, possono sembrare con tempo invertito e quindi ad energia negativa,potrebbero avere anche antigravità?
    e quindi possono violare le leggi della termodinamica?
    mah, tutto questo percorso per arrivare a questa domanda...
    genco...che ne pensi?






  6. #206
    Seguace
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    articolo interessante,
    remond capirà---

    da tuttoscienze

    Spazio. Si scatena la corsa per un cavo di 100mila chilometri che colleghi la Terra e i satelliti
    Realizzato con una fibra di nanotubi di carbonio, inaugurerà una nuova era di esplorazioni

    ANTONIOLOCAMPO

    Un filo nello spazio in grado
    di collegare due masse che si
    trovano in due orbite (e quote)
    diverse. E’ un’idea che
    parte da lontano, abbozzata
    dal pioniere dell’astronautica
    Konstantin Tsiolkowskij.
    Ora, questo sogno - che a
    molti continua ad apparire
    bizzarro - ha fatto il primo
    passo per divenire realtà.
    Due società Usa - la LiftPort
    e la X-Tech Projects - hanno
    ottenuto i finanziamenti per
    realizzare i progetti commerciali
    dell’ascensore spaziale
    e la NASA ha messo a
    disposizione un premio di
    200 mila dollari per una gara
    d’appalto annuale - la Space
    Elevator Challenge - in
    modo da incoraggiare la ricerca
    nel settore.
    La prima edizione, battezzata
    «Wirefly X-Prize Cup»,
    non ha avuto vincitori. Nessuno,
    tra la dozzina di partecipanti,
    è riuscito a far salire
    in 55 secondi lungo un filo da
    55 metri, il proprio «climber
    ». Ma la gara è appena cominciata.
    Il concetto di ascensore
    spaziale, almeno all’apparenza,
    è semplice: un satellite in
    orbita geostazionaria è collegato
    alla superficie terreste
    con un cavo, mentre i veicoli
    salgono e scendono. Tuttavia,
    perché accompagni la Terra
    nella rotazione (dando l’impressione
    di stare fermo in un
    punto sull’equatore), deve
    avere un cavo di almeno
    35.800 chilometri. Questo,
    inoltre, dev’essere resistente
    e leggero per supportare il
    suo stesso peso.
    I nanotubi di carbonio sono
    un’ottima opzione: si tratta
    di cilindri dello spessore di
    qualche miliardesimo di metro
    che sopportano la tensione
    e il calore e non si deteriorano.
    Se usati come fibre da
    costruzione, generano prodotti
    centinaia di volte più robusti
    dell’acciaio e cinque volte
    più leggeri. Tuttavia non è ancora
    possibile costruire nanotubi
    in quantità sufficienti o riunirli
    in una stringa altrettanto
    forte quanto il tubo singolo.
    «Inoltre la fibra più forte disponibile
    ha una forza pari solo al
    4% di quella richiesta per
    l’ascensore spaziale», spiega
    Ben Shelef, co-fondatore della
    Spaceward Foundation, che
    partecipa alla gara per lo «space-
    elevator». «Se i ricercatori
    saranno in grado di incrementare
    la forza della fibra del 50%
    all’anno, saranno in grado di
    produrre un filo utilizzabile già
    entro il 2013».
    Così si realizzerà un «nastro
    » spesso un metro, con base
    nel Pacifico, su una piattaforma
    a Ovest dell’Ecuador,
    che svetti a 100 mila chilometri
    d’altezza. Sul filo verrebbe
    poi installato un ascensore
    per trasportare nello spazio di
    tutto: dai satelliti agli astronauti.
    Secondo Brad Edwards,
    ricercatore Usa che ha fondato
    la «Highlift», l’apparecchiatura
    potrebbe essere
    pronta entro 10 anni, catapultandoci
    nella nuova era dell’esplorazione
    dello spazio.
    All’inizio verranno lanciati
    in orbite basse alcuni razzi: si
    uniranno a formare un’astronave
    da 80 tonnellate che salirà a
    40 mila chilometri, entrando in
    orbita geostazionaria. Da lì si
    lancerà il nastro per altri 72 mila
    chilometri nello spazio, calandone
    una seconda porzione di
    collegamento con la piattaforma.
    Grazie a un contrappeso e
    alla forza centifruga la parte superiore
    di carbonio resterà tesa.
    Le funzioni di ascensore, invece,
    verranno assolte da ramponi
    da sette tonnellate, che
    percorreranno il nastro a 200
    all’ora, trasportando carichi anche
    di 13 tonnellate.
    L’alimentazione sarà garantita
    da laser a elettroni liberi e,
    secondo Edwards, sarà come
    prendere l’ascensore in un grattacielo.
    Per raggiungere l’estremità
    del nastro - coprendo un
    quarto della distanza che ci separa
    dalla Luna - ci vorranno
    due settimane.


    «Ci sono rischi
    nascosti
    Colpa di calcoli
    ottimistici

    Nicola Pugno, lei è ingegnere,
    fisico, e professore di scienza
    delle costruzioni al Politecnico
    di Torino e uno dei primi in Italia
    a occuparsi di nanomeccanica:
    lei ha dimostrato - come ha
    evidenziato «Nature» - una serie
    di difetti nei calcoli dello
    «space elevator». Quanto è fattibile
    il progetto?
    «Il concetto del cavo è semplice:
    se sufficientemente
    lungo, rimarrà teso, perché
    la forza centrifuga prevarrà
    su quella gravitazionale.
    Per ridurne la lunghezza si
    potrà impiegare una sorta
    di “contrappeso”, intorno ai
    100 mila km di distanza dalla
    Terra. Il vantaggio è che,
    se venissero realizzati
    ascensori in grado di arrampicarsi
    sul cavo, si potrebbero
    mandare in orbita masse
    a costi molto ridotti. Superata
    una certa distanza dalla
    Terra, poi, gli ascensori verrebbero
    accelerati dal campo
    centrifugo, quindi a costo
    energetico zero, ma rallentando
    la velocità di rotazione
    terrestre».
    Ci spiega quali sono le limitazioni
    scientifiche?
    «Un solo atomo mancante
    può ridurre da 100 a 80 gigapascals
    la resistenza del
    singolo nanotubo e per l’aumentare
    della probabilità di
    imperfezioni sempre maggiori
    nella struttura la resistenza
    scenderebbe sotto
    30 gigapascals, contro il minimo
    dei 63 necessari».
    I calcoli sono stati fatti in modo
    approssimativo?
    «Sono stati fatti come se
    non esistesse un solo difetto.
    E’ un approccio errato».

  7. #207
    stranger
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    CITAZIONE (superabazon @ 8/2/2007, 14:38)
    ma nel caso dei buchi neri... questi ingoiano le particelle e le distruggono dopo averle congelate nell'orizzonte degli eventi... ...quindi non hanno gravità?
    impossibile...
    ma, se ammettiamo che le particelle che cadono dentro, possono avere una distorsione tale da sostituire i vettori di killing da tipo tempo in tipo spazio,
    e quindi con determinate traettorie le particelle per un osservatore fuori , all'infinito, possono sembrare con tempo invertito e quindi ad energia negativa,potrebbero avere anche antigravità?
    e quindi possono violare le leggi della termodinamica?
    mah, tutto questo percorso per arrivare a questa domanda...
    genco...che ne pensi?

    Tu che sei esperto in diffusione della luce...
    Lo spazio vuoto può essere considerato come fatto di onde elettromagnetiche la cui frequenza è zero?
    Cosa cambia tra frequenza del vuoto e frequenza della onde elettromagnetiche ?

    Io penso che è possibile violare i principi della termodinamica con una spugna che è fatta di materiale semiconduttore come i diodi, questa spugna impregnata con un liquido conduttore o gas conduttore cui cariche elettriche sono frenate per mezzo di nanodiodi della spugna.
    Forse una cella elettrolitica, chissa...!

    Per quanto riguarda il buco nero non saprei cosa pensare, il solo fatto che esso attira tutto (pure il calore) è già una prova di violazione dei principi termodinamici.



  8. #208
    stranger
    Ospite

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    Avevi detto che per effetto di Klein, ad ogni morte di papa il buco nero perde mezzo fotone, quindi il buco nero supermassiccio nero non è eterno ma evapora completamente dopo circa 10^100 miliardi secoli.
    Però sorge un dubbio...
    Gli scienziati avevano rilevato che da tutte le direzioni esiste la cosidetta "radiazione di fondo", questa radiazione di fondo corrisponde a circa 3 gradi kelvin.
    Questa radiazione di fondo alimenta il buco nero che teoricamente dovrebbe crescere all'infinito, però si tratterebbe di una crescita molto piccola cioè 0,000000000000000000000000000000000000000.....1 cioè zero virgola poi un centinaio di zeri e poi UNO.

    Ora!
    Se la crescita è maggiore dell'evaporazione tu capisci che la cosa diventa roccambolesca (se non non addirittura drammatica) tentare di eseguire qualche calcolo che riguarda la durata di tempo dell'esistenza del buco nero supermassicio.


  9. #209
    Seguace
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    beh,genco,
    una buona osservazione....
    buchi neri sufficientemente massicci,
    sono molto al di sotto della temperatura di fondo,

    ma... dato che l'universo si espande, e quindi si raffedda,
    prima o poi diventerà così freddo che i buchi neri saranno più caldi dell'ambiente circostante, e quindi iniziano ad evaporare....
    comunque c'è tempo per farsi du pizzette...
    dal mio punto di vista , ci troviamo su un buco nero più grande del nostro universo, quindi più freddo, e questo a sua volta..ecc.ecc. fino ad un buco universale a temperatura infinitamente uguale a zero...e qui la frequenza del vuoto diventa zero....o quasi....
    mah... la termodinamica potrebbe avere ancora ragione...

    in altre sezioni discutevo con un tipo, mi sembra sulle strane accellerazioni delle sonde pioneer uscite dal sistema solare....

    ebbene, il tipo aveva delle conclusioni sue , che lascio a lui...
    però mi è venuto un dubbio...

    uno dei problemi della quantum con la relatività,


    è che mentre massa ed energia, tempo e spazio in relatività sono equivalenti, o varianti, o commutanti,tra loro...

    in MQ queste sono osservabili distinte di un corpo e quindi sono legate dalla disequazione di heisenberg, e non commutanti...
    potremmo pensare che anche la massa inerziale e quella gravitaziionale possono essere osservabili legate dal principio di indeterminazione...
    beh, per risolvere il dilemma tra relatività e MQ. dirac trovò strade sottili, e riuscì a proporre l'equazione dell'elettrone, dove momento di moto ed energia sono mescolati nello spin,
    e poi trovò anche le antiparticelle...
    ma lui era un genio teorico... io sono solo un esperimentatore...o un elettricista pigro...

    inoltre si è trovato che massa e tempo e energia sono legate da una
    equazione dove il tempo è quello di dimezzamento....o emivita...
    della particella..= e^ iET/h

    ne consegue che anche particelle stabili come i protoni dovrebbero decadere,di sicuro siamo oltre i 10+30 annetti, risultato da misure di laboratorio..
    e sembra che i limiti superiori siano dell'ordine di 10+200anni...
    un bel pò...
    limite che potrebbe risultare anche mooolto più grande, se h molto più piccola e quindi andare bene anche per universi molto più grandi e freddi...
    mah, per stare nel pratico...
    non ho capito una mazza della tua celletta...genco...
    ma per fortuna c'è qualcuno che ha para capito tutto...
    quindi quando torna .. te vende il para apparato e sei a posto...








  10. #210
    Seguace
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    articolo interessante...
    Eccezionale esperimento con i condensati di Bose-Einstein
    Da luce a materia, da materia a luce
    di Folco Claudi

    L’informazione è trasferita tramite la conversione dell’impulso ottico in un’onda di materia che si propaga tra i due punti dello spazio
    Potrebbe aprire la strada a un modo completamente nuovo di intendere le telecomunicazioni la recente ricerca della Harvard University, nel corso della quale gli scienziati sono riusciti per la prima volta a fermare in un punto un impulso di luce, convertirlo in materia, e riconvertirlo in luce in un altro punto dello spazio distante dal primo.
    La notizia è sorprendente, pur tenendo conto che in anni recenti sono stati fatti significativi progressi nella manipolazione della materia tramite la luce e della luce con la materia. Sistemi particolarmente interessanti dal punto di vista fisico sono i campi laser risonanti che interagiscono con nubi dense e molto fredde di atomi: in essi si osserva un accoppiamento diretto con il moto degli atomi esterni tramite il momento scambiato quando i fotoni vengono emessi o assorbiti. Un caso estremo di manipolazione della luce risonante si ha con la propagazione nei condensati di Bose–Einstein (BEC).

    Gli autori dell’articolo Lene Vestergaard Hau, Naomi S. Ginsberg e Sean R. Garner, hanno dimostrato che un impulso di luce lento può essere fermato e “immagazzinato” in un BEC e successivamente fatto “rivivere” da un condensato completamente differente, distante dal primo 160 micron: l’informazione è trasferita tramite la conversione dell’impulso ottico in un’onda di materia che si propaga tra i due punti dello spazio.

    "Con questo risultato – ha spiegato Lene Vestergaard Hau, della Harvard University – abbiamo dimostrato che siamo in grado di fermare un impulso di luce in una nube di sodio superaffreddato, di immagazzinare i dati in esso contenuti, e di estinguerlo completamente, solo per riconvertirlo in un impulso di luce in un’altra nube a due decimi di millimetro di distanza. Cruciale è ovviamente l’utilizzo dei condensati di Bose-Einstein: all’interno di queste nubi, gli atomi sono in fase e perdono la loro individualità e indipendenza.”




    (10 febbraio 2007)

    per genco,

    la tua celletta,potrebbe essere così?
    Chip a bolle
    Un laboratorio in un chip. Letteralmente. È quello che è riuscito a mettere a punto un gruppo di ricercatori del Center of Bits and Atoms del Massachusetts Institute of Technology di Boston (Mit). In un lavoro, pubblicato su Science, gli studiosi hanno dimostrato come usare minuscole bolle d’azoto per imitare le capacità di un computer. La “logica” delle bolle fonde la chimica con la computazione consentendo a un bit di trasportare non solo informazioni ma anche un carico chimico.

    Per arrivare a questo risultato i ricercatori hanno basato il loro studio sulla microfluidica, che permette di creare chip molto piccoli dove fluidi dell’ordine dei nanolitri (miliardesimi di litri) scorrono da una parte all’altra del processore, secondo reazioni chimiche. I ricercatori del Mit sono stati in grado di controllare i chip attraverso l’interazione delle bolle che fluivano attraverso microcanali, eliminando così il bisogno di controlli con sistemi a valvole esterni.

    Per rappresentare un bit di informazione, i ricercatori usato la presenza o l’assenza di una bolla. In particolare sono state usate bolle di azoto in acqua, ma ogni altra combinazione di materiali non miscibili tra loro funzionerebbe (per esempio olio e acqua). Grazie a questo studio sarà possibile creare sistemi a microfluido su larga scala come memorie chimiche, in grado di memorizzare migliaia di reagenti su un chip, usando contatori per dispensarne l’esatto quantitativo e circuiti logici per assegnarli a destinazioni specifiche.

    La velocità di operazione del chip è circa 1.000 volte più lenta di un tipico microprocessore elettronico, ma 100 volte più veloce del sistema di controllo esterno a valvole usato negli stessi chip a microfluido studiati finora.

  11. #211
    stranger
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    Articolo interessante questo condensati di Bose-Einteon
    Le onde elettromagnetiche sono l'elemento comune tra materia e antimateria, questo significa che è possibile trasformare la luce in materia, (e con la stessa difficoltà)m è anche possibile trasformare la luce in antimateria.
    Non è possibile trasformare la materia in antimateria senza prima passare attraverso il comune denominatore che è la luce.
    Anzichè elaborare informazioni sarebbe più interessante trasformare la materia in antimateria convertendola in luce e immediatamente dopo in antimateria.

  12. #212
    Hellblow
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    Puoi farlo con fotoni sufficientemente energetici. Si chiama produzione di coppia ed avviene quando un fotone da oltre 1 Mev interagisce con un nucleo. Si forma una coppia elettrone-positrone. Il positrone annichilisce producendo raggi gamma.

  13. #213
    Seguace
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    beh, genco,
    prima o poi ti troverai a fare i conti con l'indeterminazione e con le probabilità...
    per ora riesci bellamente a fregartene, ma se vuoi essere preso sul serio... te tocca puro a te....
    considerando le sottili interpretazioni della MQ, densità di probabilità, quantità di ampiezza delle storie...jmomenti angolari e spin,operatori d'onda... rinormalizzazioni eccc... tutte sottili e intelligentissime operazioni matematiche per risolvere questa benedetta invarianza tra MQ e relatività ristretta...non parliamo di quella generale...li bene che ci si incasina la vita.......e non sapendo a cosa cavolo stanno a reali procedimenti fisici...solo che i conti tornano superbamente bene...
    (aho, genco, quando vai a studiare fisica oltre il liceo.. preparati a sta roba)

    sono giunto ad un punto morto....

    considerando che la massa a riposo, o mu, o u greco,o come cavolo...
    non si trova nella tastiera...

    beh ,comunque ,dicevo, considerando la massa a riposo, una superba interpretazione quantistica, per aggirare il problema della invarianza tra massa ed energia in MQ,(hell... la massa a riposo serve sopratutto in MQ,nella relatività un pò meno...),
    beh, e l'equazione di dirac per il momento magnetico dell'elettrone...

    niente... non torna a me...
    forse sono troppo stressato e ridotto...
    per ora mollo.... poi si vedrà...

  14. #214
    stranger
    Ospite

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    Molto tempo mi avevi chiesto di fare un progetto per produrre l'antimateria, era ovvio che il tuo scopo era quello per giocare.
    Però adesso ho capito cosa volevi intendere...

    Per produrre antimateria è sufficiente prendere la famosa cella elettrolitica di Fleischmann e Pons e sostituire la costosissima acqua pesante con banale acqua distillata.

    Qualche coppia di ioni viene fusa all'interno del reticolo cristallino, la coppia si trasforma in 3 particelle distinte: deuterone, positrone, neutrino
    qui di seguito ci sono i valori delle masse tutte espresse in elettronvolt.
    protone (p)938272310    
    2 protoni (2p)1876544620    
    neutrino (v) uscente dalla p+p420231    
    elettrone (e-)510999.06
    positrone (e+)510999.06
    deuterone1875613390    
    produzione del deuterone
    dalla fusione di 2 protoni.

    deuterone = (2p) - (e+) - (v)
    1875613390 = 1876544620 - 510999 - 420231




    Si nota subito che non c'è nessuna produzione di energia, (quindi a prima vista sembra essere una stupidaggine per perdere tempo), però c'è produzione di deuterio che costa una barca di soldi e poi il positrone facilmente si unisce con un elettrone producendo 1 Mev di energia.

    1 Mev sono un pò scarsini, non è certo come la fusione (deuterio+trizio), però meglio che niente.

    Adesso capisco chiaramente il motivo per cui americani e russi avevano fatto la bomba all'idrogeno mettendoci dentro deuterio e NON mettendoci l'idrogeno, in effetti il nome della bomba è tutto sbagliato, avrebbe dovuto essere "bomba al deuterio", forse fu chiamata cosi per depistare i russi che negli anni 1950 erano leggermente indietro con gli esperimenti.

    Dunque ricapitolando: una cella eletrolitica contenente acqua fresca dovrebbe produrre una piccolissima quantità di antimateria, altrimenti non potrà mai funzionare.
    Questa antimateria nessuno la potrà vedere perchè subito scompare producendo calore.

    Poi c'è sempre il problema della sezione d'urto, e cioè soltanto pochissime coppie di ioni trasmutano, tante altre rimangono là nel palladio (o titanio) a fare niente.

    Edited by stranger - 14/2/2007, 22:38

  15. #215
    stranger
    Ospite

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    Però secondo me la forza elettrica tra Anodo e Catodo (AC) non è sufficiente per superare la Forza Coulombiana FC esistente tra 2 ioni.
    Vero anche che a livello atomistico tutto è probabilistico, cioè non esiste SI/NO perciò qualche coppia potrebbe fondersi nonostante che AC sia inferiore a FC, inaccettabile secondo la fisica classica ma interessante dal punto di vista della fisica quantistica.
    Nasce il problema della ripetibilità di un esperimento, se la probabilità è troppo bassa la cosa potrebbe NON produrre eccessi di calore oppure raramente produrli. (brute figure davanti al pubblico)

    Per aumentare AC si dovrebbe togliere l'acqua dalla cella e sostituire l'anodo con un piccolissimo acceleratore di protoni, 10 kiloelettronvolt sono sufficienti infatti 10 kev corrispondono a circa 115 milioni di gradi kelvin (pressapoco la temperatura del sole).
    Poi il catodo dovrebbe essere avvallato cosi che l'idrogeno ionizzato rimanga là incastrato e non ce bisogno di produrne in continuazione.
    Il tutto girato di 90 gradi perchè l'idrogeno anche se ionizzato tende ad andare verso l'alto perchè leggerissimo.
    -----------------------------------------------------------
    Col passare delle ore comincierebbe a prodursi deuterio, quel deuterio appena nato verrebbe anche lui bersagliato da protoni, e dopo veramente è possibile la produzione di calore in accesso.
    Sbagliato chiedere un prestito ad una finanziaria per comprare acqua pesante quando questa ultima può essere prodotta artificialmente.

  16. #216
    Ospite

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    Ciao Raga,...Complimenti,...Complimenti per i risultati a Caserta

    Buono, Buono,...vi seguo sempre

  17. #217
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    ehm, gencolino...
    la cella FP è abbastanza diversa dalla cella mizuno...
    ora non capisco bene a quale procedimento ti riferisci...
    ma comunque non stiamo studiando nessuna bomba...
    per la storia...beh, i russi erano un pò indietro...
    ma ottimi fisici li avevano.....certo il sistema non permetteva sviluppi scientifici... ma c'erano eccome.. e di certo la trovata bomba al deuterio invece che ad h non ha depistato nulla..
    poi c'era anche pontecorvo...grande fisico... e questa è la dimostrazione che un grande fisico possa capire nulla di politica...quindi lassa perde...
    ma vabbè...
    piuttosto, ma sono un pò deluso...
    ho postato una equazione sull'energia esotica che andava bene per un universo pre-inflazionario...forse non va bene per questo...
    infatti la formula è diversa... speravo che qualcuno lo facesse notare...

  18. #218
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    un interessante articolo

    Dimostrato l'effetto Seebeck a livello microscopico
    Da calore a elettricità

    Secondo i ricercatori, il dispositivo potrebbe aprire la strada alla realizzazione di più efficienti dispositivi di conversione PAROLE CHIAVEconvertitori termoelettrici
    Ricercatori dell’Università della California a Berkeley, sono riusciti a generare elettricità dal calore intrappolando molecole organiche tra nanoparticelle di metallo.

    La scoperta, descritta in uno studio pubblicato su Science Express, pubblicazione online della rivista “Science”, è considerata dagli autori una pietra miliare sulla strada della ricerca di metodi efficienti per convertire direttamente il calore in elettricità. Attualmente, il metodo più in uso per la generazione di energia implica l’utilizzazione di combustibili fossili per produrre calore e gas che spingono pistoni o turbine, che a loro volta muovono generatori di elettricità. Si stima che circa il 90 per cento dell’elettricità a livello mondiale – dalle auto agli impianti di potenza – utilizzino questo processo indiretto di conversione del calore, gran parte del quale viene disperso nell’ambiente.

    Negli ultimi 50 anni, al possibile recupero di questo calore e alla ricerca di una conversione più diretta sono stati dedicati notevoli sforzi di ricerca. I convertitori termoelettrici, per esempio, utilizzano un metodo semplice e diretto, che si basa sull’effetto Seebeck, nel quale si crea una differenza di potenziale dalla giunzione di due metalli mantenuti a differenti temperature. L’inconveniente è che tali generatori hanno un’efficienza piuttosto bassa, intorno al 7 per cento, contro il 20 per cento dei motori termici. Inoltre, per realizzarli occorrono leghe metalliche rare e costose.

    Ora presso l’Università della California a Berkeley si è riusciti a ottenere l’effetto Seebeck in una molecola organica, gettando le basi per convertitori termoelettrici più convenienti economicamente. I ricercatori hanno rivestito due elettrodi di oro con molecole di benzeneditiolo, dibezeneditiolo tribenzeneditiolo, e ne hanno poi riscaldato uno per creare una differenza di temperatura. Per ogni grado Celsius di differenza, i ricercatori hanno misurato 8,7 microvolt di tensione per benzeneditiolo, 12,9 microvolt per il dibezeneditiolo e 14,2 microvolt per il tribenzeneditiolo. La massima differenza di temperatura registrata è stata di 30 gradi Celsius.

    "L’effetto può sembrare limitato, ma è una dimostrazione significativa del principio, che potrebbe essere il primo passo verso la termoelettricità molecolare organica”, ha spiegato Pramod Reddy, coautore dell’articolo. (fc)

    e per finire
    Evidenziato da misure termodinamiche
    Un punto critico quantistico

    Lo studio è stato effettuato sul composto di fermioni pesanti chiamato YbRh2Si2 (YRS), formato dagli elementi itterbio, rodio e silicio

    cambiamento di stato
    Un gruppo internazionale di fisici ha scoperto un sorprendente effetto di cambiamento radicale delle proprietà quantistiche in un’ampia classe di materiali che comprende i superconduttori ad alta temperatura e i magneti quantistici quando questi vengono raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto.

    "I fisici hanno postulato per molto tempo che le proprietà macroscopiche dei materiali in corrispondenza di un punto critico fossero descritti completamente in termini di fluttuazioni di una variabile classica chiamata parametro d’ordine", ha spiegato Qimiao Si, fisico teorico della Rice University che ha partecipato allo studio. "I nostri risultati mostrano invece che gli effetti quantistici giocano un ruolo importante e che possono essere evidenziati da misurazioni termodinamiche.”

    Sull’ultimo numero della rivista “Science”, i ricercatori, che fanno capo alla Rice University, alla Rutgers University e al Max-Planck-Institut per la fisica chimica dei solidi di Dresda, riferiscono del legame tra effetti quantistici e proprietà termodinamiche nel composto di fermioni pesanti chiamato YbRh2Si2 (YRS), formato dagli elementi itterbio, rodio e silicio. Questo materiale contiene un punto critico quantistico che separa una fase magnetica da una non magnetica. "L’esistenza di un punto critico quantistico è l’espressione dell’esistenza di un’organizzazione collettiva di un gran numero di particelle microscopiche nella materia”, ha commentato Elihu Abrahams della Rutgers University. "Questa nuova ricerca getta una luce sullo stato collettivo di sistemi di elettroni fortemente interagenti.” (fc)

  19. #219
    stranger
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    Sarebbe ancora più iinteressante se il diodo seebeck fosse grande pochi atomi, in questo caso quando gli passa vicino un atomo di gas, il diodo misurerebbe una differenza di temperatura, anche se a livello macroscopico la differenza fosse ZERO virgola zero zero zero zero.

    A livello di grandezza di atomi non esiste la differenza di temperatura uguale a zero, cioè esiste sempre l'agitazione termica degli atomi.

    Il diodo seebeck può funzionare brillantemente anche con differenza di temperatura uguale a zero a patto che sia nano, ma questa cosa sembra che i costruttori di diodi non vogliano capire (free energy).



  20. #220
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    beh,gencolino...
    non ho capito cosa intendi per temperatura...
    comunque... se il rapporto giromagnetico dell'elettrone è uguale a quello di un buco nero ,
    potremmo inferire che l'elettrone è un buco nero, anche se non rispetta i limiti di
    m+2= o> a+2 + e+2
    o forse è il residuo di un buco nero evaporato?
    mah...
    articoletto interessante

    Atomi come trappole di luce

    Nuvolette di atomi super-raffreddati trasformate in condesati di Bose-Einstein potrebbero essere usati per intrappolare impulsi di luce e trasferirne le caratteristiche. Sarebbe una rivoluzione dei sistemi di trattamento delle informazioni


    Un gruppo di scienziati statunitensi ha dimostraro che un impulso di luce può essere fermato, trasportato e fatto ripartire di nuovo usando una nuvola di atomi super-raffreddati. La tecnica potrebbe risultare utile per costruire dispositivi avanzati di calcolo o rivelatori di gravità.

    Gli esperimenti dimostrano la crescente abilità dei fisici a manipolare la luce. Secondo i ricercatori, la capacità di controllare la luce in questo modo potrebbe essere utile per computer ottici e quantistici.

    “La prima volta che ho letto la notizia non ci potevo credere,” dice Michael Fleischhauer, un fisico teorico dell’Università di Kaiserslautern in Germania. “Anche sappiamo che è possibile in teoria, realizzarlo veramente è tutt’altra cosa.”

    Lena Hau, Naomi Ginsberg e Sean Garner dell’Harvard University (USA) hanno usato un metodo sviluppato nel 2001 per imprimere un impulso laser su una nuvola di atomi di sodio raffreddati a una temperatura poco sopra lo zero assoluto. In queste condizioni gli atomi si trovano in uno stato di materia chiamato condensato di Bose-Einstein.

    Quando l’impulso raggiunge gli atomi le sue caratteristiche vengono trasferite in piccole oscillazioni di carica positiva e negativa. Le oscillazioni hanno durata breve, ma un lasaer di controllo riesce a trasformarle in particolari stati di spin a lunga durata in alcuni degli atomi.

    Quando il laser di controllo viene spento, gli atomi si spostano a causa di un effetto di rinculo, trasportando le informazioni dell’impulso originario. Altri esperimenti avevano dimostrato che riaccendendo il laser di controllo, prima che gli atomi si siano spostati troppo lontano, si riesce a recuperare l’impulso di luce.

    Hau e colleghi hanno posizionato un altro condensato di Bose-Einstein a 160 micrometri dal primo. Hanno poi lasciato allontanare gli atomi eccitati del primo condensato, e li hanno quindi irraggiati con il laser di controllo. È stato infine ricostruito l’impulso di luce originale, un processo che dipende dalla presenza di atomi eccitati e non eccitati. L'esperimento è descritto in una simulazione.
    http://www.deas.harvard.edu/haulab/slow_li...vival_movie.htm



    Questa è la prima dimostrazione di uno dei principi fondamentali della meccanica quantistica, chiamato indistinguibilità, spiega Fleischhauer. Nel’esperimento di Harvard, la natura indistinguibile degli atomi nei due condensati di Bose-Einstein permette di recuperare l’impulso di luce originale. L’onda quantistica è la stessa in qualunque nuvola di atomi si trovi.

    L’esperimento “coinvolge molti aspetti del trattamento dell’informazione classico e quantistico,” scrive il gruppo di Harvard sulla rivista “Nature”. “Quando un atomo messaggero dell’impulso che incarna la luce incidente viaggia nello spazio libero, può essere intrappolato indipendentemente, anche per interi minuti”.

    Fleischhauer concorda: “Si può immaginare una rete nella quale i fotoni vengono usati per trasferire informazioni, prima che l’informazione stessa venga immagazzinata negli atomi.” Lo scienziato ha anche detto a “New Scientist” che potrebbe addirittura essere possibile trasportare singoli fotoni usando singoli atomi. “Sarebbe stupefacente da vedere e permetterebbe un sistema di trattamento delle informazioni molto più rapido,’ conclude.

    Tom Simonite




    15 febbraio 2007In collaborazione con New Scientist
    ...

  21. #221
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    ed ora,
    per hell,
    effetti tipo tunnel in plasma...
    ma continuo a credere che non siano questi ad interessare la celletta...

    Plasma wakefield "turbocharges" particle accelerator
    14 February 2007

    Physicists in the US claim to have doubled the 42 GeV electron-beam energy of the three-kilometre-long Stanford Linear Accelerator Centre (SLAC) by simply adding a metre-long device on the end. The device, which uses a plasma wakefield to accelerate a small fraction of the electron beam, could allow conventional particle accelerators to reach higher energies (Nature 445 741).

    By the time CERN's Large Electron-Positron (LEP) collider was dismantled to make way for the forthcoming Large Hadron Collider (LHC) in 2000, it had pushed the record for accelerated electron energies over 100 GeV. But such energies are not easy to come by, and the LHC will come with a final price tag of about $8 billion.


    SLAC gets a boost
    Now, Mark Hogan and his team from the SLAC and two Californian universities have shown that devices based on "plasma wakefields" – a much smaller and potentially cheaper technology – can supplement existing, conventional accelerators by "turbocharging" the particles as they leave. They have developed a device just 85 cm long that took the 42 GeV electron beam at SLAC up to 85 GeV.

    Recently, physicists have accelerated electrons to GeV energies in plasma wakefields created by firing a laser into a jet of gas. Hogan's team, on the other hand, used the electron beam from SLAC as an input for their device, which was filled with lithium vapour. Electrons from the gas were dragged away from the lithium nuclei by the beam, only to snap back and overshoot their initial position. This oscillating movement, which occurred in the wake of the original electron pulse, occasionally captured some of the pulse's electrons and accelerated them to much higher energies.

    Because SLAC's beam contained compressed bunches of electrons, Hogan's device could maintain a stable accelerating wakefield for almost a metre. Previous devices have been limited to a few centimetres by a beam instability known as "hosing", named after a similar effect in cartoons when untamed hosepipes thrash about as water is pumped through them.

    However, several challenges remain before the technique can be used in practical particle accelerators. The team now need to reduce the energy spread of the electrons, and prove that positrons can also be accelerated in the same manner. "The problem with plasmas is that they're nearly always unstable," Robert Bingham, a physicist at Rutherford Appleton Laboratory, told Physics Web. "This [result] leads the way to build longer plasma columns and hence produce higher energy particles."

    About the author
    Jon Cartwright is a reporter for Physics Web

  22. #222
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    articolo interessante, ora sull'accellerazione di ioni


    Tecnologia per lo spazio
    È quasi pronto per le applicazioni militari
    Un nuovo motore per satelliti

    il nuovo efficiente propulsore utilizza fino al 40 per cento del combustibile in meno poiché, una volta nello spazio, è in grado di funzionare anche con l’energia solare.
    I ricercatori del Georgia Tech hanno sviluppato un nuovo prototipo di motore che permette ai satelliti di decollare con meno combustibile, aprendo le porte a nuove missioni nello spazio profondo, a una riduzione dei costi di lancio e a maggiori possibilità di carico.

    Il motore si basa su un efficiente sistema a propulsione ionica. Gli atomi di xeno vengono immessi nella camera a ionizzazione dove gli elettroni vengono strappati dagli ultimi orbitali atomici. Gli elettroni vengono trattenuti da un campo magnetico mentre gli ioni positivi, più pesanti, vengono accelerati e poriettati nello spazio da un campo elettrico, spingendo il satellite fino ad alta velocità. Rispetto agli attuali sistemi di propulsione ionica, un miglioramento significativo è dato da un innovativo disegno del campo magnetico e di quello elettrico che consentono di calibrare meglio le particelle in uscita anche dalle postazioni di controllo a Terra.

    “È un po’ ciò che succede nelle automobili”, ha spiegato Mitchell Walzer, che ha guidato il gruppo di ricerca. “Il motore funziona ‘in prima marcia’ per massimizzare l’accelerazione durante il trasferimento orbitale e poi passa in ‘quinta marcia’ una volta raggiunta l’orbita desiderata. Ciò permette al motore di esprimersi alla massima potenza solo quando è necessario, economizzando il combustibile a bordo.”

    il nuovo efficiente propulsore utilizza fino al 40 per cento del combustibile in meno poiché, una volta nello spazio, è in grado di funzionare anche con l’energia solare.

    Il propulsore è quasi pronto per le applicazioni militari ma occorreranno ancora molti anni per vederlo sui satelliti commerciali. (fc)

  23. #223
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    interessante articolo

    Membrane di grafene
    Più sottile non si può

    Membrane di spessore monoatomico, ma strutturalmente stabili, potrebbero avere numerosissime applicazioni Un gruppo internazionale di ricercatori dell'Università di Manchester e del Max-Planck-Institut di Stoccarda è riuscito a ottenere qualcosa che finora era considerato impossibile: una membrana stabile dello spessore di un solo atomo. La membrana così realizzata è la più sottile possibile ma conserva eccellenti proprietà. In particolare, grazie a una leggera curvatura si mantiene stabile, laddove altre strutture ultrasottili risultano essere fortemente instabili, e quindi di scarsa utilizzabilità pratica.
    Il risultato è stato ottenuto dal gruppo di ricerca diretto da Andre Geim che meno di due anni fa avera scoperto il grafene, strati monomolecolari di grafite; e di grafene è costituita la nuova membrana. La novità, rispetto a quanto ottenuto in precedenza, è data dalla tecnologia utilizzata per ottenerla, che consente a queste nuove membrane di autosostenersi, ossia di non necessitare di un supporto in altro materiale, ovviamente molto più spesso, per reggersi e mantenersi integre.

    Come illustrano in un articolo sull'ultimo numero della rivista Nature Materials, queste membrane si candidano ad avere un ampio spettro di applicazioni, fra le quali spiccano filtri per gas leggeri, microinterruttori elettromeccanici, rivestimenti per farmaci, strutture di supporto per l'osservazione al microscopio elettronico di singole molecole.

    Il principale problema che ora resta da affrontare ai ricercatori è lo sviluppo di adeguate procedure di produzione industriale che consentano la fabbricazione di tali membrane su vasta scala e a prezzi contenuti.

  24. #224
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    boh... articolo...sull'acqua...

    Sulla rivista "Science"
    I segreti dell'acqua
    di Folco Claudi

    Grazie all’utilizzazione di supercomputer e tenendo conto delle leggi della meccanica quantistica, un gruppo di ricercatori dell’Università del Delaware e della Radboud University, nei Paesi Bassi, hanno sviluppato un metodo completamente teorico per prevedere il comportamento dell’acqua PAROLE CHIAVEAcqua

    meccanica quantistica
    Grazie all’utilizzazione di supercomputer e tenendo conto delle leggi della meccanica quantistica, un gruppo di ricercatori dell’Università del Delaware e della Radboud University, nei Paesi Bassi, hanno sviluppato un metodo completamente teorico per prevedere il comportamento dell’acqua.

    “L’acqua è un liquido dalle proprietà nient’affatto semplici”, ha spiegato Krzysztof Szalewicz docente di fisica dell’Università del Delaware e coautore dell’articolo apparso sulla rivista “Science”. “Per esempio, una ben nota anomalia dell’acqua è che la sua densità raggiunge il massimo a quattro gradi Celsius, il che fa galleggiare il ghiaccio. Molti altri composti allo stato solido affondano se immersi nella loro stessa fase liquida.”

    Il comportamento macroscopico deve essere spiegato in termini di proprietà molecolari di legami tra le diverse molecole alle diverse temperature. Com’è noto, la molecola di acqua è polare: la parte dell’atomo di idrogeno della molecola ha una lieve carica positiva, mentre dalla parte opposta vi è una prevalenza di carica negativa.
    “Per lungo tempo, c'è stato accordo nell’affermare che allo stato liquido ogni molecola di acqua si coordina con altre quattro molecole formando legami a idrogeno”, ha continuato, Szalewicz. “Tuttavia, nel 2004 un articolo apparso su ‘Science’ affermava che questa attrazione si verifica in realtà solo tra due molecole, una scoperta che, se verificata, cambierebbe l’intero modello fisico dell’acqua.”

    La questione tuttavia è difficile da dirimere, dal momento che i modelli teorici sono parametrizzati con valori ricavati dalla sperimentazione. Così Szalewicz e colleghi hanno pensato di partire dai soli principi quantomeccanici.

    “Le ambiguità che riguardano la struttura dell’acqua liquida possono essere risolte se si fa ricorso direttamente dalle leggi della fisica”, ha commentato Szalewicz. “Per noi, ciò è stato possibile grazie ai recenti progressi dei veloci computer a multiprocessore che permettono di ricavare soluzioni molto accurate delle equazioni della meccanica quantistica che descrivono le mutue forze tra le molecole. “Una volta che queste forze sono note, è possibile capire i movimenti di un gran numero di molecole e da ciò prevedere tutte le proprietà dell’acqua liquida.”

  25. #225
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    analisi dimensionale
    Tu che sei bravo in matematica...
    Ti propongo una ricerca molto avventurosa e di grande interesse.
    Sapendo che 1 elettronvolt = 1,6 x 10^-19 joule
    Dimostra che 1 elettronvolt corrisponde a 11573,15 gradi kelvin.

    Pare che nessuno finora abbia fatto questo tipo di dimostrazione, anzi ! Quasi tutti dicono che il quesito è male impostato perchè nell'ambito delle equazioni dimensionali la temperatura non c'entra niente con l'energia.
    Io ritengo invece che c'è un collegamento, forse il numero di avogadro.



    Un elettronvolt è l'energia di un protone che si muove alla velocità di 13,82 km/s
    Un elettronvolt è l'energia di un elettrone che si muove alla velocità di 591,607 km/sec

    Un chilogrammo di idrogeno alla temperatura di 11573,15 kelvin, quanti atomi di idrogeno ?
    Ogni protone possiede un elettronvolt, quanti elettronvolt complessivamente ?

    Riesci a dimostrare che 1 elettronvolt corrisponde a 11573,15 gradi kelvin ?


 

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