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  1. #1
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    La digestione anaerobica è ancora un settore poco conosciuto qui in italia. Pochi sono i dati, pochissime le ditte produttrici di impianti di un certo livello e quasi tutte sono nate dalla naturale evoluzione del settore degli allevamenti, per cui specializzatesi nel trattamento dei liquami e del letame, da cui lo sviluppo generalizzato di impianti wet (umida).
    Tuttavia che io sappia vi sono due ditte, una austriaca, l'altra svizzera, che forniscono impianti a secco (dry).
    A parte il costo dell'impianto, che sembra essere superiore di circa un migliaio di euro a Kw installato, questi impianti sembrano avere alcuni vantaggi non trascurabili.
    1- un autoconsumo inferiore del 50%, in quanto non vi sono pompe e sistemi di agitazione della biomassa. (pare che per un impianto da un Mw il consumo sia di 30Kw ad ora contro 80/90 di un sistema wet.
    2- Il volume e l'umidità della biomassa digestata, praticamente un compost palabile al 60/70% di sostanza secca
    3- Assenza di consumi di acqua.

    A sentire le ditte, di svantaggi a parte il costo non ve ne sono, tuttavia perchè sono così pochi?

    Qualcuno ha contributi?

  2. #2
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    Per come li conosco io i digestori dry sono dei tunnel e la movimentazione avviene comunque per permette di spstare la biomassa dall'ingresso all'uscita. Oppure se è del tipo biocella per compost il lavoro di movimentazione è addirittura superiore in quanto il materiale lo sposti a cadenza settimanale interrompendo l'anaerobiosi. Nell'impianto in cui lavoro io e che produce compost i tunnel vengono rivoltati ogni giorno da delle benne. Da come mi è stata raccontata da alcuni rappresentanti il sistema dry è stato scartato soprattutto per motivi logistici.
    In uscita il materiale non può essere considerato compost in quanto il compost è un prodotto di fermentazione aerobica, resta comunque classificabile unicamente come digestato e quindi considerato come rifiuto pericoloso.
    Per i consumi di acqua non sono in grado di dirti nulla, però sui sistemi dry ho una perplessita su come vengano inoculati i batteri e su come si prevengano muffe antagoniste.

    Ciao

  3. #3
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    In parte ciò che affermi riguardo la classifica del biofermentato è vero,tanto che chi produce l'impianto premette che il biodigestato deve fare un breve passaggio attraverso i tunnel di compostaggio( loro lo presentano come un miglioramento della vostra tecnologia e non come una sostituzione)penso che valga tanto quanto per i liquami di fermentazione a umido. L'inoculazione avviene in fase preliminare mescolando circa un terzo del biofermentato con il nuovo materiale ( un po' come quando le nonne facevano il pane aggiungendo all'impasto un pezzo della pasta del giorno prima). L'umidità di fermentazione ottimale è del 50% ma varia abbastanza a seconda del prodotto, viene mantenuta con il riciclo dei liquami di percolazione attraverso un impianto a pioggia sul soffitto delle celle. Carico , scarico e miscelazione del materiale biologico vengono effettuati con una pala meccanica, quella che ho visto io era una 950E Caterpillar. Le celle sono tenute alla temperatura costante di 37-38° da un sistema tipo il riscaldamento a pavimento inglobato nel getto dei muri e del pavimento che funziona in cogenerazione con la centrale IAFR . La pressione costante all'interno della cella è di 2 bar e il gas prima di arrivare al motore viene trattato con un filtro a umido , raffreddato attraverso un chiller a condensazione ( così perde anche tutta l'acqua ). Il gas prodotto va da 250 Nmc. a 280 Nmc. ed è composto al 60/70% di CH4 per il resto CO2 ,1 o 2 % di N e al massimo il 3% di H2O. Il ciclo dura 27 - 28 giorni durante il quale l'unica cosa che gira è il percolato.
    Economicamente il sistema sta in piedi se è all'interno di un impianto di smaltimento della frazione umida , ti pagano per ritirare il rifiuto e riesci a vendere i compost. Io l'ho studiato per una applicazione particolare ma alla fine dato che avevamo un organico con il 6%-7% di acqua dentro e 4200 Kcal. abbiamo deciso di bruciarlo e farci girare una turbina a vapore

  4. #4
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    In effetti il biogas sembra restare sempre più legato ai rifiuti. Dato che un agricoltore singolo non riesce oggettivamente ad alimentare un motore a cogenerazione ad eccezzione dei grandi allevamenti zootecnici. Ultimamente si parla di spesso di unioni di agricoltori ma io non conosco nessuna realtà già partita e funzionante (sia wet che dry). Se qualcuno mi potesse smentire ne sarei veramente contento.

  5. #5
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    Io ho provato più volte a fare i conti, secondo me la grande valenza della biodigestione è la depurazione, o come avviene con l'energia si riesce a remunerare la quantità di inquinanti che si tolgono dall'atmosfera ( per l'azoto il problema è più complesso ) o difficilmente si può immaginare una remurazione dalla energia, anche con i CV

  6. #6
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    Perchè dici questo?
    se una ton di granella di mais produce 300mc di metano, con cui produci circa 900 Kwh, con i CV incassi circa 270 euro

    una ton di mais costa 200 euro.



  7. #7
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    è semplice la digestione dry, è ottima per stabilizzare un rifiuto organico e creare del compost, ma ha una resa di biogas veramente scarsa e con il boom dei certificati verdi il suo impiego è poco conveniente.
    Tutto quì

  8. #8
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    Ci sono in giro delle foto o dei filmati di un impianto DRY? E quanto produce in meno un impianto a secco? Ciao e grazie
    Ultima modifica di iciodebby; 11-12-2008 a 22:27

  9. #9
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    Salve a tutti, vi consiglio di visitare il sito Bekon Energy Technologies GmbH & Co. KG - Mnchen.
    Esiste anche una sezione in Italiano. Bekon è la prima azienda a realizzare impianti con tecnologia dry in It. Ne sarà avviato uno in primavera.
    Rese equivalenti ai sistemi ad umido, con minori costi di manutenzione e maggiore flessibilità.

  10. #10
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    Grazie ASTRI ma le tue fonti sono sicure? Scusa ma c'è chi dice il contrario!

  11. #11
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    Ciao, grazie per il reply. Le fonti sono sicure. Sono i produttori di sistemi ad umido che non gradendo queste nuove tecnologie, mettono in giro voci in merito alle basse rese dei sistemi dry. I sistemi dry sono pochi e sono da poco tempo sul mercato, ma ho notato un interesse crescente negli ultimi anni e soprattutto è finita la diffidenza per questi sistemi da parte degli addetti del settore. Prima era una novità da monitorare, ora sono una valida alternativa ai sistemi wet.

  12. #12
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    Oltre alla BEKON conosci altre ditte?
    Sai sono molto interessato perchè ho a disposizione un fango con il 30% di secco .

  13. #13
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    Ciao a tutti e Buon Natale.
    E' vero, c'è un sempre crescente interesse su tali impianti. Non è vero che producono così in meno dei wet.
    Ho avuto la fortuna di vedere diversi impianti a secco, sia in funzione che in costruzione. Ho visto realmente il funzionamento e le rese. Effettivamente potrebbero essere una valida alternativa ai wet. Finalmente stanno iniziando le prime costruzioni anche in Italia. Hanno solo bisogno di qualche aggiustamento.

    Ciao. evergreen
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  14. #14
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    Ciao evergreen mi sai dire chi e dove stanno costruendo? grazie e auguroni

  15. #15
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    Ciao evergreen mi sai dire chi e dove stanno costruendo? grazie e auguroni
    Ciao iciodebby.
    Hai già avuto contatti con Bekon?
    I primi impianti saranno in Campania ed Emilia.

    Ciao. evergreen
    Arrendersi mai!

  16. #16
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    Prima di contattare le aziende dobbiamo far analizzare il prodotto che abbiamo a disposizione poi... comunque abito in provincia di ravenna a pochi km dall'emilia.

  17. #17
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    Quote Originariamente inviata da iciodebby Visualizza il messaggio
    Prima di contattare le aziende dobbiamo far analizzare il prodotto che abbiamo a disposizione poi... comunque abito in provincia di ravenna a pochi km dall'emilia.
    Ciao iciodebby.
    Per gli impianti ci vorrà ancora del tempo, sono in fase avanzata di autorizzazzione, soprattutto quello dell'Emilia.
    Che tipo di fango hai? Forse potrei aiutarti nelle scelte.

    ciao. evergreen
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  18. #18
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    Ciao Evergreen, ciao Iciodebby,
    entrambi gli impianti sia in Emilia che in Campania sono già in costruzione. L'impianto in Emilia sarà avviato verso la primavera del 2009.

    Per Iciodebby: non ci sono altre aziende oltre alla Bekon che abbiano sufficiente esperienza. Qualcun'altro ci stà provando, ma mancano di esperienza e know how. Attenzione ai fanghi che non siano già digeriti, altrimenti la resa si abbassa notevolmente. Comunque il 30% di secco si sposa bene con la tecnologia dry, non vedo altre soluzioni. Di che quantitativo stiamo parlando?

  19. #19
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    Ciao astri,
    vedo che conosci anche tu gli impianti di cui ho parlato. Anche se in Emilia ne sono almeno 2. Quindi se dici che 1 è già in costruzione vuol dire che questo nel frattempo ha ultimato la fase autorizzativa.
    Beh, in merito alla mancanza di esperienza di altre aziende non sarei così sicuro. In base a cosa affermi ciò?

    Ciao. evergreen
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  20. #20
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    Ciao evergreen,

    è molto semplice, se parliamo di sistemi total dry (e non semi-dry o wet) non ci sono aziende, che non siano Bekon, che possano vantare realizzazioni funzionanti da più anni.

    Capisco la tentazione che hanno molti impiantisti di farselo in casa, vista la apparente semplicità della tecnologia, ma non è così. Oltre a costruire l'impianto bisogna anche farlo funzionare.

    Le realizzazioni finora sono tutte in Germania naturalmente, ma come già detto sono ora in costruzione due impianti in Italia, e tutti con tecnologia Bekon. Naturalmente parlo di impiantistica industriale, non artigianale (di questi impiantisti ne esistono un paio in germania). Immagino che un imprenditore serio non voglia rischiare il suo investimento con aziende nuove e con approcci al progetto molto "casual".

  21. #21
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    Ciao astri,
    da come parli mi sembri uno che lavora con la Bekon. Non ho nulla contro la Bekon, anzi. Però non ho ricevuto una risposta precisa alla mia domanda. Te la riformulo: come mai hai certezza che solo la Bekon ha esperienza da più anni?

    Ciao. evergreen
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  22. #22
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    La nostra intenzione è partire con una ricetta di solo silomais.Poi quando l'impianto sarà al 100% vorremmo integrare la ricetta con un fango che ha il 20% di TOC.Tutto questo è per semplificare l'iter burocratico dal momento che il fango è classificato come rifiuto.

  23. #23
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    l'impianto in costruzione in emilia dovè di preciso?

  24. #24
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    Quote Originariamente inviata da iciodebby Visualizza il messaggio
    La nostra intenzione è partire con una ricetta di solo silomais.Poi quando l'impianto sarà al 100% vorremmo integrare la ricetta con un fango che ha il 20% di TOC.Tutto questo è per semplificare l'iter burocratico dal momento che il fango è classificato come rifiuto.
    Ciao iciodebby,
    ora mi tornano i conti. Infatti sapevo che avevi chiesto altrove info per un impianto da 1 mw a mais.
    Comunque fai attenzione per il fango quale rifiuto. Potresti avere problemi in seguito con il digestato. Sei certo della classificazione quale rifiuto per il tuo fango?

    Ciao. evergreen
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  25. #25
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    si. rifuto riutilizzabile in agricoltura con i vari e costosi piani di smaltimento .é per questo che per il momento vogliamo iniziare con solo il silomais per poi non trovarci con tutto il digestato classificato come rifiuto.cosa ne pensi?


 

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