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  1. #1
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    Buongiorno a tutto il NG
    Avendo gli scarti di macellazione una elevata resa in termini di prduzione di BIOGAS volevo informarmi sulla fattibilità di utilizzarli come "combustibili". In particolare volevo sapere
    -se possono essere introdotti solo quelli di categoria 3 oppure anche quelli di cateogria 2
    -se bisogna pretrattarli in qualche modo
    -quale è indicativamente il tenore di nitrati (giusto per sapere quanta terra ci vuole per rispettare la normativa)
    -quale può essere il costo di tali scarti.

    Grazie dell'attenzione
    FOX

    MOD: spostato in sezione apposita

    **Solarprex**


    Edited by SolarPrex - 7/2/2008, 14:44

  2. #2
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    Per categoria intendi lo stato fisico, al codice a qualche altra classificazione?
    Da quello che sò si devono cmq pastorizzare prima di inserirli nel biodigestore e il valore dei nitrati è variabile a seconda del materile di partenza. Un valore medio dovrebbe avere una forcella di tolleranza molto vasta.

  3. #3
    simonepgl
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    Ho appena trattato con chi di dovere perchè anche io avevo lo stesso problema, è vero che vanno pastorizzati, e quindi i costi d'impianto schizzano alle stelle, inoltre la presenza di proteine contenute nella carne fa aumentare il contenuti di azoto all'interno del digestato avviamente di pende dalla quantita di "carne" utilizzata. Questo per quanto riguarda il biogas, poi se devi utilizzarli come "combustibili" ad esempio in un processo di pirolisi considera che il contenuto di acqua è elevato e non so quanto ti conviene.

  4. #4
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    E invece hai qualche info in più per quel che riguarda gli scarti organici agro-industriali? Ad esempio dove si possono reperire?

    grazie FOX

  5. #5
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    Quali sono i produttori di macchine pastorizzatrici dei residui di macellazione?
    Quale normativa li regola?
    Il digestato come considerato dopo, sempre ammendante o rifiuto?

  6. #6
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    Quote Originariamente inviata da WTR Visualizza il messaggio
    Quali sono i produttori di macchine pastorizzatrici dei residui di macellazione?
    Quale normativa li regola?
    Il digestato come considerato dopo, sempre ammendante o rifiuto?
    Scusa se mi intrometto. Il discorso della lavorazione degli scarti di macelleria è un po' più complesso. Quella che propriamente definisci pastorizzazione è un effetto secondario derivante dalla cottura degli scarti macinati ( comprese le ossa) al fine di estrarre i grassi con una macchina molto simile a un oil expeller a vite senza fine come quelli che si usano per estrarre l'olio a " freddo" dai semi di oleacee. Essendo diventato dopo la " mucca pazza " un settore particolarmente a rischio. La normativa prevede una rigorosa suddivisione dei compiti di raccolta e lavorazione e una classificazione difficilmente aggirabile degli scarti. Al fine energetico penso sia possibile utilizzare solo quelli di macelleria e vista l'intenzione di biofermentare, concentrarsi sulle farine che sono il prodotto dell'estrazione dei grassi. Le industrie che effettuano queste lavorazioni si chiamano rendering e prendendo l'elenco dal sito del Ministero della Salute è possibile contattare il più vicino. La farina utilizzabile senza grossi sforzi burocratici e senza grandi lavorazioni postfermentazione è quella che per legge può entrare nella filiera del petfood, in pratica la base delle crocchette che diamo a cani e gatti .
    Per inciso , i grassi estratti sarebbero un ottimo biocarburante tout court nei diesel lenti e esterificati nei diesel veloci. purtroppo hanno un contenuto di fosforo troppo elevato e non sono degommabili come gli oli vegetali per cui è impossibile abbatterne i gas di scarico con i processsi tradizionali
    Le farine sono in genere in eccesso rispetto alla domanda di mercato, sono pertanto acquistabili a prezzi vantaggiosi e senza grossi vincoli normativi ( le ARPA regionali le classificano già come biofermentabili e per uso fertilizzante)

  7. #7
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    domanda: dei grassi estratti cosa ne fanno?
    esiste una tabella ministeriale con i tipi di substrati ammessi alla fermentazione?

  8. #8
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    domanda: dei grassi estratti cosa ne fanno?
    esiste una tabella ministeriale con i tipi di substrati ammessi alla fermentazione?
    I grassi hanno un loro mercato, in parte entrano nella filiera del petfood e in parte in quella industriale, concerie, lubrificanti , qualcuno li usa come carburante in motori diesel lenti ma difficilmente ne ottiene anche i certificati verdi. Non mi risulta ci sia una tabella specifica per la fermentazione , c'è una tabella che ti dice quali materie possono entrare nel ciclo alimentare umano, quali in quello animale , quale deve essere distrutto a temperature tali da ottenere la sicura eliminazione degli agenti patogeni che potrebbero contenere. Nell'ambito dei prodotti che non vanno a distruzione ma neanche possono entrare nella catena alimentare c'è spazio per la fermentazione

  9. #9
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    sapere quali sarebbe utile.

  10. #10
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    sapere quali sarebbe utile.
    Non so dove abiti ma se cerchi il rendering più vicino alla tua zona e parli con il loro responsabile legale , saprà dirti cosa hanno in esubero e pertanto a poco prezzo e sopratutto per quali utilizzi possono venderlo

  11. #11
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    Predefinito Materiali appetibili

    Ciao a tutti.
    Per quello che so, con fonti certe, molti degli scarti della macellazione possono essere usati, solo che alcuni non sono convenienti.
    Grassi e pelli di bovini, conigli, agnelli e simili hanno un prezzo d'acquisto, visto che vengono usati nei vari campi dell'industria alimentare, vestiaria, etc..

    Le ossa, ma non ovunque, vengono portate via senza spesa alcuna, per essere sicuri bisogna chiedere a chi ha questi scarti da smaltire.

    Tutto il resto viene portato via a pagamento, quindi in linea teorica puoi chiedere un tot ogni kg che vai a smaltire, se riesci a fare un prezzo migliore naturalmente.

    Per quello che riguarda le parti destinate alla distruzione, di norma sono solo piccole parti di determinati capi: quando imperversava la "mucca pazza" era solo la testa e la colonna vertebrale di bovini con più di 13 mesi; se un animale intero è destinato alla distruzione significa che è stato abbattuto perchè ammalato.

    Qui finiscono le mie certezze.

    Per quanto riguarda gli agenti patogeni, non ci dovrebbero essere grossi problemi, poichè ogni capo macellato viene sottoposto ad un controllo veterinario.

    Alcuni dubbi però ce li ho: dato che letame e liquami vari possono essere utilizzati (e sono anche essi portatori di agenti patogeni, molto più della carne in generale) non vedo che problemi possa avere l'utilizzo degli scarti da macellazione, anche perchè poi, quello che resta dopo la produzione del metano, non torna certo in uno qualsiasi dei cicli alimentari.


    Provvederò ad informarmi meglio.

    ziau

  12. #12
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    Predefinito Normativa

    Vi riporto un link dove spiega abbastanza bene le normative e riferimenti per quello che riguarda gli scarti di animali.
    Consiglio la lettura integrale, molto interessante.

  13. #13
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    Quote Originariamente inviata da Sulzer1 Visualizza il messaggio
    Scusa se mi intrometto. Il discorso della lavorazione degli scarti di macelleria è un po' più complesso. Quella che propriamente definisci pastorizzazione è un effetto secondario derivante dalla cottura degli scarti macinati ( comprese le ossa) al fine di estrarre i grassi con una macchina molto simile a un oil expeller a vite senza fine come quelli che si usano per estrarre l'olio a " freddo" dai semi di oleacee. Essendo diventato dopo la " mucca pazza " un settore particolarmente a rischio. La normativa prevede una rigorosa suddivisione dei compiti di raccolta e lavorazione e una classificazione difficilmente aggirabile degli scarti. Al fine energetico penso sia possibile utilizzare solo quelli di macelleria e vista l'intenzione di biofermentare, concentrarsi sulle farine che sono il prodotto dell'estrazione dei grassi. Le industrie che effettuano queste lavorazioni si chiamano rendering e prendendo l'elenco dal sito del Ministero della Salute è possibile contattare il più vicino. La farina utilizzabile senza grossi sforzi burocratici e senza grandi lavorazioni postfermentazione è quella che per legge può entrare nella filiera del petfood, in pratica la base delle crocchette che diamo a cani e gatti .
    Per inciso , i grassi estratti sarebbero un ottimo biocarburante tout court nei diesel lenti e esterificati nei diesel veloci. purtroppo hanno un contenuto di fosforo troppo elevato e non sono degommabili come gli oli vegetali per cui è impossibile abbatterne i gas di scarico con i processsi tradizionali
    Le farine sono in genere in eccesso rispetto alla domanda di mercato, sono pertanto acquistabili a prezzi vantaggiosi e senza grossi vincoli normativi ( le ARPA regionali le classificano già come biofermentabili e per uso fertilizzante)
    Ho cercato sul sito del ministero della saluta, ma non ho trovato questa lista.
    Hai per caso un link ?

  14. #14
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    Ho contattato una società di Pavia, per le farine animali vorrebbero 120 €/t, il mio dubbio è quanto può essere sostenibile una produzione di biogas tramite un forte utilizzo di questo tipo di farine.

  15. #15
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    Quote Originariamente inviata da Renergy Visualizza il messaggio
    Ho contattato una società di Pavia, per le farine animali vorrebbero 120 €/t, il mio dubbio è quanto può essere sostenibile una produzione di biogas tramite un forte utilizzo di questo tipo di farine.
    Behh , dovresti provare a determinare quanto biogas e di quale composizione ricavi dalle farine , capire se i fanghi potranno essere riutilizzati come ammendante , tagliare le unghie a quello che ti ha fatto l'offerta perchè per quanto ne so , le farine per petfood sono prodotte in quantitativi ben più grandi dei volumi di utlizzo e per alcuni rendering sono un problema di collocazione sul mercato.

  16. #16
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    Hai per caso qualche elenco di società di rendering ? Come dicevo sopra ho controllato sul sito del ministero ma non ho trovato niente.
    Se non sbbglio sei anche tu di milano.

    Sto provando a cercare letame ma è davvero un gran problema, difficilmente gli agricoltori hanno sia allevamenti che coltivazioni, e le imprese che hanno allevamenti lo utilizzano principalmente per la concimazione del terreno che fornisce il foraggio agli animali.


 

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