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  1. #51
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    di che zona sei albe?
    Quote Originariamente inviata da Albe 86 Visualizza il messaggio
    Grazie mille per i complimenti.. in effetti ho una certa dimistichezza con tutti questi argomenti perchè, oltre ad essere laureato in Agraria, sono sia agricoltore che allevatore, e prossimamente realizzeremo un impianto di biogas di taglia medio-piccola (250 kW), che riteniamo sia il miglior compromesso per un'azienda come la mia.

  2. #52
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    quote
    ----------
    riprendo una mia domanda :se ci fosse una grandinata tale per cui il silomais dovrebbe essere di scarsa qualità o peggio impossibile farlo, quali potrebbero essere le alternative immediate?
    ----------

    beh! un generatore, per assurdo, posso sempre spegnerlo ma se non per biogas per cosa potrei utilizzarlo il "silomais" ? E quando è di cattiva qualità cosa ci faccio con quelle vacche? E' difficile spegnerle per qualche settimana e comunque sono molto minori i margini economici per ricorrere ad un eventuale "mercato" per mantenere la produzione. Questa obiezione dovresti porla a chi alleva vacche non a chi installa un impianto di generazione elettrica!(tra l'altro per quel poco che so le vacche sembrano molto più schizzinose nell'alimentazione di un impianto di biogas)

    buona serata!

  3. #53
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    Scusami coletti ,ma non capisco il senso della tua risposta

    Per Albe ,i venditori ti fanno i complimenti, io allevatore e genetista da quasi 40 anni con vari attestati (nonostante il poco temo a disposizione) di corsi sull'energia e sull'ambiente, ti faccio i miei più sinceri auguri.Volevo solo aggiungere alla tua ottima analisi, che la situazione è per gran parte colpa del settore agricolo che ha sempre visto un interesse personale e settoriale piuttosto che un interesse comune , nel comparto latte poi quando c'era da far valere i propri diritti ,si muoveva meno del 5% degli allevatori.

    Per Agricapital, non prendiamoci in giro con la storiella dell'assicurazione.

    Un saluto a tutti
    DG 600

  4. #54
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    illustrissimi colleghi, salve a tutti voi. io ho da proporvi una domanda. ho intenzione di realizzare un impianto per un consorzio di agricoltori che hanno a disposizione molti terreni (piu di 300 ettari) e non li lavorano perchè non guadagnano piu nulla, a questo punto rende di piu coltivare silomais o sorgo per l'alimentazione dell'Impianto?? confido in una vostra risposta.

  5. #55
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    A mio avviso, se la superficie a disposizione è molta, è meglio un singolo raccolto di mais.

  6. #56
    Pietra Miliare
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    si cosi dopo abbiamo altro terreno da REGALARE AL DESERTO,si possono fare più colture e vedere la giusta dimensione del'impianto,in modo civile ed educato verso la terra, che continua ad sfamarci per fortuna, ed io vivo di questi impianti ma non amo distruggere per produrre si un bene ma di chì, saluti

  7. #57
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    @ Giordini-motori: su che basi esprimi questi tuoi pareri? perchè fare mais porterebbe alla desertificazione?
    Fare mais in monocoltura (parlando di terreni irrigui), piuttosto che fare triticale da insilare seguito da un sorgo zuccherino insilato, non mi sembra che sfrutti di più il terreno, anzi. Innanzitutto entrambe le coltivazioni ipotizzate impoveriscono il terreno di sostanza organica, con la differenza che facendo un singolo raccolto di mais ci sarebbe sempre la possibilità di fare un sovescio in periodo invernale, cosa che non è possibile fare con il doppio raccolto. Inoltre fare sorgo porta ad una maggiore destrutturazione del terreno. Quindi, se i terreni sono irrigui, a mio avviso meglio un singolo raccolto di mais ben irrigato, che produce circa la stessa energia ad ettaro rispetto al doppio raccolto triticale-sorgo, però sfrutta meno il terreno, ha più ampie finestre per la distribuzione del digestato e soprattutto bisogna preparare il terreno solamente una volta.
    Logico che se la superficie a disposizione è molto più ampia del necessario a quel punto può essere più conveniente, agronomicamente parlando, fare una rotazione con colture miglioratrici come ad esempio soia o colture da granella con interramento dei residui colturali, per non privare troppo il terreno di s.o.
    Questo caso sarebbe l'ideale, però spesso cozza con la realtà, e cioè, se si vuole fare il mega, 300 ettari non sono poi così tanti, se si volesse fare il 500 kW il discorso cambia, ma spesso le motivazioni prettamente economiche portano alla realizzazione dell'impianto il più grande possibile.
    Il discorso cambia se i terreni non sono irrigui, in quel caso è preferibile puntare su una coltura vernina, che sfrutti bene l'umidità della stagione fredda, e poi un sorgo, che patisce molto meno gli stress idrici rispetto al mais.

  8. #58
    Pietra Miliare
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    non ho detto Mais, ma solo che certe mono colture per spremere il terreno nel nord hanno portato la terra ad essere cosi aridà che l'acqua che devono utilizzare tutti gli anni deve aumentare, se invece si parla di colture rispettose e nello stesso modo economicamente vantaggiose in questo caso per produrre energia, bene, ti faggio una domanda il termico prodotto dove credi di utilizzarlo, saluti

  9. #59
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    secondo me non dipende tanto dalla coltivazione che si fa, ma dalla sostanza organica che si distribuisce al terreno.
    Se si raccoglie un trinciato di mais e si dà solo del concime chimico e un po' di liquame, sicuramente li terreno si desertifica. Se invece si ridistribuisce tutto il digestato, torna sul terreno parecchia sostanza organica oltre all'azoto.
    Quote Originariamente inviata da gordini-motori Visualizza il messaggio
    non ho detto Mais, ma solo che certe mono colture per spremere il terreno nel nord hanno portato la terra ad essere cosi aridà che l'acqua che devono utilizzare tutti gli anni deve aumentare, se invece si parla di colture rispettose e nello stesso modo economicamente vantaggiose in questo caso per produrre energia, bene, ti faggio una domanda il termico prodotto dove credi di utilizzarlo, saluti

  10. #60
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    Quote Originariamente inviata da jordy66it Visualizza il messaggio
    secondo me non dipende tanto dalla coltivazione che si fa, ma dalla sostanza organica che si distribuisce al terreno.
    Se si raccoglie un trinciato di mais e si dà solo del concime chimico e un po' di liquame, sicuramente li terreno si desertifica. Se invece si ridistribuisce tutto il digestato, torna sul terreno parecchia sostanza organica oltre all'azoto.
    Queste erano le preoccupazioni di chi sosteneva che la monocoltura avrebbe impoverito a lungo andare il terreno di sostanza organica:
    Oggi possiamo dire dopo 20 anni ,in base alle analisi ,che non è vero . Vorrei ricordare i limiti di distribuzione dell'azoto (170 kg/ha) e non per coltura . Il prodotto del digestore potrebbe essere definito ammendante alla coltura e questo risolverebbe i problemi di smaltimento da un punto di vista burocratico(vedi fanghj da depurazione) ma non risolverebbe il problema dell'ecosistema che presto ,ripeto, sarà messo in evidenza da normative comunitarie.


    Ciao a tutti

    DG600

  11. #61
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    signori, Vi ringrazio.
    Ma secondo voi avendo a completa disposizione 300 ettari di terreno in una zona ricca d'acqua (mi trovo nella Pianura Pontina), e la possibilità (ma non l'obbligatorietà) di utilizzare nell'Impianto un 20% di FORSU, che tipo di impianto ( e di che potenza) realizzereste per iniziare???

    considerate che nelle immediate vicinanze ci sono molte stalle (con bufale) che l'inverno hanno difficoltà a smaltire i liquami.

    aspetto con ansia i Vostri consigli.

  12. #62
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    Predefinito attenzione

    attenzione col forsu perchè si entra nel mondo dei RIFIUTI!
    Il liquame in aggiunta alle biomasse vergini è molto utile per regolarizzare la digestione microbica, produce un po' di gas ed è gratuito!
    Va però approntato un piano di utilizzazione agronomica per l'azoto da reflui zootecnici.
    L'impianto che si può realizzare è da 1mw senza problemi
    Quote Originariamente inviata da zinale Visualizza il messaggio
    signori, Vi ringrazio.
    Ma secondo voi avendo a completa disposizione 300 ettari di terreno in una zona ricca d'acqua (mi trovo nella Pianura Pontina), e la possibilità (ma non l'obbligatorietà) di utilizzare nell'Impianto un 20% di FORSU, che tipo di impianto ( e di che potenza) realizzereste per iniziare???

    considerate che nelle immediate vicinanze ci sono molte stalle (con bufale) che l'inverno hanno difficoltà a smaltire i liquami.

    aspetto con ansia i Vostri consigli.

  13. #63
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    @ Zinale: a mio avviso, se volete il 100% di autoapprovigionamento di biomasse e volete stare tranquilli fate un 500 kW, che è già una taglia remunerativa. Se invece volete "guadagnare" di più e non vi interessa avere la totalità della biomassa utilizzata prodotta da voi allora si può anche salire. Il forsu è un'ipotesi valida, però dopo ti porti a casa tutti i problemi burocratici di avere a che fare con rifiuti, per cui tabelle, controlli, analisi dei terreni per i microelementi...quindi occhio!
    Vorrei poi farti notare che l'impianto di biogas non abbatte l'azoto, anzi, per cui attenzione a portare a casa materie come il liquame che ha un basso potenziale in gas ed un alto contenuto azotato, inoltre con liquame occorrono maggiori volumi di digestione e stoccaggio, perciò maggiori costi.

    @ DG 600: è vero che monocolture di 20 anni non hanno portato ad una riduzione di fertilità del terreno, ma questo è valido solo per alcune colture come mais da granella e riso. In moltissime altre colture la monosuccessione è molto più complicata per problemi essenzialmente legati alle malattie fungine e alla specializzazione delle infestanti. Parlando di sostanza organica un mais da granella produce anche 100 quintali ettaro di "stocco", che viene poi interrato e quindi costituisce un grande apporto di sostanza organica, perciò in questo caso non ci sono cali sensibili. Di solito chi fa trinciato di mais erano le stalle, e quindi con una restituzione al campo di letame, perciò contenente paglia, spesso anche acquistata da fuori e che quindi costituisce un ingresso netto di sostanza organica. Fare monocoltura per 15 anni per un digestore a livello di sostanza organica non è il massimo, anche se tutto il digestato ritorna al terreno. Nel digestato infatti è rimasta solo una parte di s.o. , e cioè quella meno digeribile come lignina e una parte della fibra, ma si è persa tutta quella facilmente fermentescibile, che mineralizza abbastanza velocemente (però a questo può sopperire la cocimazione), ma che resta del tempo nel terreno in via di decomposizione, e spesso è una quota rilevante della s.o. totale.
    @ Jordy: dare tutto il digestato sulla superficie da cui si è raccolto il prodotto, in molti casi, di solito quasi tutti quelli con terreni con carico di 170 kg/ha di azoto, eccede le quantità massime prescritte, perciò serve più terra per gli spandimenti di quella che serve per alimentare l'impianto.

  14. #64
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    gentilissimi!
    @Albe, quindi se non ho capito male, a conti fatti, sarebbe meglio rinunciare all'uso di liquame (noi abbiamo gia di nostro circa 18.000 t di mais l'anno...), perchè creerebbe solo inutili difficoltà??

    oggi si parlava del fatto che potremmo piantare il sorgo che ha una resa che è quasi il doppio del mais (per ettaro), ma mi chiedevo CHE RESA HA IN TERMINI DI PRODUZIONE DI BIOGAS???

  15. #65
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    @ Zinale: per il liquame è una scelta che dovete fare voi (per i vantaggi leggi il post di jordy), considera che il mais ha in media l'1,2% sulla sostanza secca di N, mentre per il liquame, come contenuto di azoto, siamo tra il 3 ed il 5 per mille sul tal quale. Quindi parlate bene con gli impiantisti per vedere la tipologia più adatta a voi e fate i conti con questi valori per la quantità di azoto e in base al fatto se siete (o no) in zona vulnerabile da nitrati.
    Comunque con 18000 ton/anno di mais si può fare il megawatt.

    Il sorgo zuccherino produce (se va tutto bene e se riesci a raccoglierlo bene perchè non si alletta, cosa non troppo rara) circa come una mais a livello di biomassa/ettaro, però lo porti a casa più umido (circa 28% di ss contro i 33-35 di un silomais) con i relativi problemi di insilamento e poi per ogni ton di tal quale il sorgo produce circa un 20% in meno del mais, per cui siamo a circa un 20% in meno di energia ad ettaro rispetto al mais. C'è da dire che il sorgo è più rustico, soffre meno gli stress idrici e ha minori costi colturali, di contro però appunto produce meno energia e si alletta facilmente. Mi sembra strano che considerate una produzione doppia di sorgo rispetto al mais, di solito non è così o lo è in terreni marginali. Per il sorgo da fibra il discorso è diverso, ma non credo vada bene per il biogas.

  16. #66
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    i 170 kg ettaro di azoto si riferiscono solo all'azoto da reflui zootecnici su terreni vulnerabili. La quota di 170 kg ri può raddoppiare con concimi ( anche digestato da biomasse vergini) per coprire i fabbisigni della coltivazione in atto.
    Per gli stoccaggi non cambia praticamente nula, bisogna sempre calcolare 6 mesi di capacità perchè quando il terreno è coltivato non si può spargere
    Infine per i liquami, vanno a sostituire la parte liquida necessaria per il funzionamento dell'impianto che dovrebbe essere aggiunta alla biomassa come acqua.
    Ovviamente i liquami vanno inseriti per lo stretto necessario per il buon funziomento dell'impianto.
    Quote Originariamente inviata da Albe 86 Visualizza il messaggio
    @ Zinale: a mio avviso, se volete il 100% di autoapprovigionamento di biomasse e volete stare tranquilli fate un 500 kW, che è già una taglia remunerativa. Se invece volete "guadagnare" di più e non vi interessa avere la totalità della biomassa utilizzata prodotta da voi allora si può anche salire. Il forsu è un'ipotesi valida, però dopo ti porti a casa tutti i problemi burocratici di avere a che fare con rifiuti, per cui tabelle, controlli, analisi dei terreni per i microelementi...quindi occhio!
    Vorrei poi farti notare che l'impianto di biogas non abbatte l'azoto, anzi, per cui attenzione a portare a casa materie come il liquame che ha un basso potenziale in gas ed un alto contenuto azotato, inoltre con liquame occorrono maggiori volumi di digestione e stoccaggio, perciò maggiori costi.

    @ DG 600: è vero che monocolture di 20 anni non hanno portato ad una riduzione di fertilità del terreno, ma questo è valido solo per alcune colture come mais da granella e riso. In moltissime altre colture la monosuccessione è molto più complicata per problemi essenzialmente legati alle malattie fungine e alla specializzazione delle infestanti. Parlando di sostanza organica un mais da granella produce anche 100 quintali ettaro di "stocco", che viene poi interrato e quindi costituisce un grande apporto di sostanza organica, perciò in questo caso non ci sono cali sensibili. Di solito chi fa trinciato di mais erano le stalle, e quindi con una restituzione al campo di letame, perciò contenente paglia, spesso anche acquistata da fuori e che quindi costituisce un ingresso netto di sostanza organica. Fare monocoltura per 15 anni per un digestore a livello di sostanza organica non è il massimo, anche se tutto il digestato ritorna al terreno. Nel digestato infatti è rimasta solo una parte di s.o. , e cioè quella meno digeribile come lignina e una parte della fibra, ma si è persa tutta quella facilmente fermentescibile, che mineralizza abbastanza velocemente (però a questo può sopperire la cocimazione), ma che resta del tempo nel terreno in via di decomposizione, e spesso è una quota rilevante della s.o. totale.
    @ Jordy: dare tutto il digestato sulla superficie da cui si è raccolto il prodotto, in molti casi, di solito quasi tutti quelli con terreni con carico di 170 kg/ha di azoto, eccede le quantità massime prescritte, perciò serve più terra per gli spandimenti di quella che serve per alimentare l'impianto.

  17. #67
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    Illustri,
    per quanto riguarda i certificati verdi c'è la certezza che rimangano per 15 anni? o no?
    cioè chi mi garantisce la stessa tariffa per i 15 anni?

  18. #68
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    Al momento nessuno ti garantisce i 15 anni, ne in caso di certificati verdi ne in caso di tariffa omnicomprensiva. La legge è poco chiara e permette di cambiare la tariffa ogni 3 anni, non si capisce se chi ha già un impianto rimane (come nel FV) o no.

  19. #69
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    Il cosorzio nazionale biogas dice il contrario...

    Revisione degli incentivi
    L. 244/07 stabilisce che la tariffa onnicomprensiva e il
    moltiplicatore dei CV possono essere variati, ogni tre anni,
    con decreto del Ministro dello sviluppo economico,
    assicurando la congruità della remunerazione ai fini
    dell’incentivazione dello sviluppo delle fonti energetiche
    rinnovabili.
    La prima verifica potrebbe avvenire entro il 31
    dicembre 2010. Tutti gli impianti in esercizio commerciale
    entro tale data potranno usufruire per 15 anni
    dell’incentivo di 0,28 €/kwh e del moltiplicatore di 1,8
    Terra

  20. #70
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    Beati loro. È la opinione di una associazione privata. Ben volentieri la condividerei, ma due pareri di due studi legali mi dicono che non è scritto da nessuna parta, è una mera interpretazione basandosi su leggi analoghe del fotovoltaico.

  21. #71
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    Attenzione!!!
    Non creiamo PANICO!!! La modifica dell'incentivo è riferita al fatto che ogni 3 anni cambi l'incentivo ma chi ha fatto l'impianto in quei 3 anni ha la STESSA tariffa per 15 anni!!!!!
    Unico fattore che potrebbe mutare è se facciamo la fine dell'Argentina, a quel punto siamo fottuti!

  22. #72
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    Quote Originariamente inviata da jordy66it Visualizza il messaggio
    i 170 kg ettaro di azoto si riferiscono solo all'azoto da reflui zootecnici su terreni vulnerabili. La quota di 170 kg ri può raddoppiare con concimi ( anche digestato da biomasse vergini) per coprire i fabbisigni della coltivazione in atto.
    Per gli stoccaggi non cambia praticamente nula, bisogna sempre calcolare 6 mesi di capacità perchè quando il terreno è coltivato non si può spargere
    Infine per i liquami, vanno a sostituire la parte liquida necessaria per il funzionamento dell'impianto che dovrebbe essere aggiunta alla biomassa come acqua.
    Ovviamente i liquami vanno inseriti per lo stretto necessario per il buon funziomento dell'impianto.
    @jordy
    Hai mai sentito parlare di evaporazione a ciclo chiuso del digestato... e se si che cosa ne pensi?

  23. #73
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    Ma chi ha ragione BRUNOB o SOLAR ? Come si è già ripetuto migliaia di volte la risposta dovrebbe essere semplice, ovvia e sopratutto indiscutibile!!!Qui invece abbiamo riempito un forum con dei si e dei no...
    Terra

  24. #74
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    Ha ragione solar , invece di chiedere agli studi legali basta porre un quesito al GSE . Fortunati gli studi legali che trovano chi li interpella , il mese prossimo iniziano le ferie e il parere potrebbe essere servito a dare l'anticipo per la Sardegna.
    Dove è scritto che i certificati verdi non durano 15 anni? La legge è blindata in maniera simile a uno che indossi bretelle e cintura . L'anno scorso avete avuto la prova indiretta dei CIP 6 , nonostante Tremonti ( che li odia per motivi suoi ) le abbia tentate tutte , ha dovuto proporre di ricomperarli anticipatamente o lasciarli scadere naturalmente . Tutto questo impegno a dimostrare che l'investimento non funzionerà lo mettete anche nell'acquisto di un nuovo trattore o nella decisione di cosa seminerete ?

  25. #75
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    Premetto che sono il primo ad essere interessato che la tariffa omnicomprensiva (e di questa sto parlando, non dei certificati verdi) duri SICURAMENTE 15 anni. Ho un impianto Biogas da 999 kw e ho investito tutto quello che avevo (oltre qualche milione di debiti) in questa avventura.
    Pertanto se qualcuno ha ricevuto una risposta SCRITTA dal GSE che garantisce la tariffa per 15 anni sarei molto grato di poterla ricevere.
    Fino a questo punto io mi attengo all'articolo 2, comma 145 della legge finanziaria 2008 (del 24.12.2007) dove leggo:
    145. La produzione di energia elettrica mediante impianti alimentati dalle fonti di cui alla tabella 3 allegata alla presente legge e di potenza nominale media annua non superiore a 1 MW, immessa nel sistema elettrico, ha diritto, in alternativa ai certificati verdi di cui al comma 144 e su richiesta del produttore, a una tariffa fissa onnicomprensiva di entita` variabile a seconda della fonte utilizzata, come determinata dalla predetta tabella 3, per un periodo di quindici anni, fermo restando quanto disposto a legislazione vigente in materia di biomasse agricole, da allevamento e forestali ottenute nell’ambito di intese di filiera o contratti quadro oppure di filiere corte. Al termine di tale periodo, l’energia elettrica e` remunerata, con le medesime modalita`, alle condizioni economiche previste dall’articolo 13 del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387. La tariffa onnicomprensiva di cui al presente comma puo` essere variata, ogni tre anni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, assicurando la congruita` della remunerazione ai fini dell’incentivazione dello sviluppo delle fonti energetiche rinnovabili.


 

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