[MODERAZIONE: Spartano, sono rimasto un po' titubante se dare un taglio a quanto scrivi, o considerarlo una libera espressione di pensiero. Lascio la soluzione del dilemma a un altro collega moderatore, ma vi invito comunque a rimanere nel tema della discussione evitando, per quanto possibile, le generalizzazioni. Seguire la moda del dileggio verso la compagine politica in carica al governo è uno sport nazionale per noi italiani, ma non arricchisce certo il dibattito in corso e per questo è bene tenersene alla larga. nll]
Non mi piace discutere sul nulla. Assodato che i giornali, per un motivo, o per l'altro, non ci hanno ancora fatto sapere tutto, cos'altro si deve aggiungere oltre quel che già si è detto? Abbiamo dei sospetti? Legittimo averne, ma guai a farli passare per la verità che si va a cercare.
So cosa significa lavorare per l'URSS, prima che la frammentazione dell'Unione Sovietica portasse ai tanti Stati che abbiamo ora, alcuni dei quali passati a orbitare per quella che un tempo era la sponda del nemico. So cosa significa anche la Cina prima delle recenti aperture al capitalismo, ma non credo che Mario intendesse fare un'analisi della politica, piuttosto ritengo si volesse focalizzare l'attenzione sul modo di fare giornalismo e in questo caso a svantaggio delle risorse energetiche pulite e rinnovabili. Certamente, lo so che anche per il nucleare a volte ci sono state delle esagerazioni e viene naturale portare quegli esempi per dire "il nucleare è pulito", perché quando è accaduto un guasto minimo, la gente si è spaventata e ha chiesto la chiusura dell'impianto. Stiamo scrivendo di due argomenti diversi! La paura del nucleare è tale e tanta in chi vi abita vicino, che ogni occasione per chiedere la chiusura di una centrale viene immediatamente colta, anche quando il guasto non lo giustificherebbe, ma chi non lo farebbe? Forse che non si chiederebbe a un lanciatore di coltelli di smettere di bersagliarci con i suoi strumenti di lavoro, anche se finora non ci ha ancora neppure sfiorati?
Logico che ci siano di queste reazioni ed è significativo il fatto che le paure sortiscano l'effetto di cogliere ogni scusa per chiedere l'eliminazione della nostra fonte di ansia.
Non della stessa ansia si sta scrivendo a proposito di una centrale idroelettrica e pensare che un simile danno possa essere stato causato dal terrorismo, o dall'incuria dell'uomo poco cambia, piuttosto serve pensare avanti e chiedersi cosa sia possibile fare per evitare il ripetersi del fatto.
La fonte idraulica ha la sua dose di rischio, compreso quello del cedimento della diga, ma si tratta pur sempre di dannni che, anche se catastrofici, danno subito l'evidenza del dànno a persone e cose e questo, pur addolorandoci, ci rassicura per i superstiti, che il rischio è terminato, cosa che con le radiazioni non può mai veramente essere detta.
Ci sarà un modo per evitare in futuro l'uso di quegli oli refrigeranti? magari sfruttando la stessa acqua e recuperando il calore degli organi in rotazione per altri usi? Di questo mi piacerebbe leggere qui e non tornare alla trita e ritrita diatriba tra nucleare e rinnovabili di cui è pieno il forum.


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