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  1. #101
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    Purtroppo si è verificato un bel problema, essendo che questa cella è proprio la prima realizzata e quindi molto veloce e rudimentale(era solo per capire quanti watt si possono trarre senza problemi), è stata costruita con dei raccordi del ricircolo troppo piccoli per gestire le prove che sto facendo, infatti l'ossido di alluminio si stacca dalle placche e va ad intasare i buchi creando problemi.
    Inoltre c'è una sola pompa che inietta il liquido in tre celle, si creano problemi di livello tra le stesse. Bisogno per forza farne una veramente curata in tutti i particolari.

    Porta pazienza max..... il tempo è quello che è.

  2. #102
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    no problem!

    ma quanto consuma la pompa (o le pompe visto che dovrai metterne più di una)?
    Non vorrei che l'energia utilizzata venga ad incidere molto sul rendimento finale.

    cmq tienici informati :)

  3. #103
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    no figurati, la pompa e i circuiti di pilotaggio nel caso di una cella da 200 watt sono il 2,5% al massimo.....

  4. #104
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    Ciao, provo ad aggiungere un mio intervento con la massima umiltà...

    per poter lasciare l'Alluminio in soluzione ed evitare che ti procuri occlusioni precipitando come ossido, potresti provare a tenere il pH della soluzione abbastanza alto (> di 10) poichè in tale ambiente s'induce la formazione di alluminati solubili che non generano i problemi di deposito. Ci sono però i problemi di aggressività di un pH alto...
    Un altro metodo, forse meno aggressivo, per lasciare l'Alluminio in soluzione è quello di aggiungere dell'EDTA (acido etilendiamminotetracetico) che si trova in commercio abbastanza agevolmente e che "complessa" (in pratica tiene in soluzione) l'Al (come anche molti altri metalli).
    Queste sono solo idee, non so se tali espedienti possono poi provocare "effetti collaterali"...tuttavia puoi provare, non credo che si possano verificare grossi danni...
    Spero possa servire, in ogni caso complimenti per le sperimentazioni ed in bocca all'elettrodo... :)

    Saluti a tutti

    L.

  5. #105
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    Ciao sawar, grazie per l'intervento, allora, il problema è questo: l'allumina è un ossido che NON conduce correte, per cui la sua presenza in soluzione ne aumenterebbe la resistenza elettrica con il risultato di una diminuizione di efficienza notevole, in pratica la soluzione inizierebbe a scaldare. L'allumina va fatta precipitare, però ovviamente da fori adeguati :) qui siamo stati un pò stretti perchè questo materiale è quello che avevamo a portata di mano, i raccordi hanno un foro di soli 2,5mm.....

    Il problema fondamentale è uno solo, e per rendeti conto dovreste provarlo, in pratica che accade: quando metti un pezzo di alluminio in una soluzione di idrossido di sodio o potassio questo si scioglie producendo idrogeno e calore, se però accosti a questo un composto di carbone e ossido di manganese ottieni corrente, se questa corrente la prelevi TUTTA l'idrogeno non si sviluppa più e nemmeno il calore, sempre che ci sia la giusta concentrazione della soluzione, che il pezzo di alluminio sia il più possibile vicino all'altro elettrodo (immaginiamole come due superfici piane accostate) e che la resistenza del catodo sia sufficiente ad estrarre quella corrente, perchè in caso contrario si andrebbe a scaldare il catodo.....

    Le prove che ho fatto dimostrano che come sistema è molto efficiente ed interessante, però è anche difficile da realizzare, perchè ad esempio un problema che abbiamo nella cella da 50 watt è che siccome il catodo di cui siamo in possesso ha uno spessore di 0,5mm ed è flessibile, è complicato tirare una superficie dritta e quindi risucire a mantenere non più di due millimetri dall'alluminio, infatti è vero che abbiamo tirato 50 watt con 3 pezzettini di alluminio, ma è anche vero che siamo ad una resa inferiore al 40%, perchè purtroppo la soluzione scalda per via appunto dell'eccessiva distanza tra gli elettrodi(che scalda ce ne siamo accorti solo quando abbiamo fatto un test superiore a 10 minuti).

    Prima di arrivare a risolvere il problema dell'idrogeno, è necessario costruire una cella "decente" e vedere di utilizzare elettrodi rigidi in modo da poterli affiancare all'alluminio senza problemi e ad una distanza magari di 1mm, sarebbe l'ideale...

    Tra l'altro si è verificato un'altro problema, che è ancor perggio, ce ne siamo accorti solo oggi (la cella è stata ferma per un giorno): il sistema che ho fatto immette l'elettrolita in base alla tensione che c'è sulle celle, mantenendola a 3 volt, quando spegni la cella l'elettrolita cade nella sua vaschetta in modo da non continuare ad usurare l'alluminio, però i catodi ovviamente si inzuppano di elettrolita(e deve essere cosi), e quando sono asciugati l'idrossido di sodio si è cristallizato all'interno del materiale di cui sono composti sfondandoli! questo è un bel guaio, perchè ci vincola a dover tenere sempre a bagno i catodi!

    Ora stiamo riprendendo un attimo la via del catodo fai date, perchè se riusciamo ad ottenere una bassa resistenza su di un supporto rigido quantomeno potremo ridurre la distanza dall'alluminio, e poi a questo punto dovremo realizzare una cella nella quale ci sarà da mantenere a mollo i catodi, e questo sarà un bel problema, perchè il dosatore dell'elettrolita ci servirà solo a mantenere alto il livello quando estrarremo le placche di alluminio. Però anche qui c'è un problema: utilizzando il 10% di resina epossidica si ottiene una conduttività che è pari ai catodi che abbiamo, però non restano ben agglomerati, infatti basta fletterli poco per sgretolare il tutto, quindi probabilmente non è resina epossidica qualla che usano per amalgamare il carbone attivo con il manganese, quindi se qualcuno sa cosa si potrebbe utilizzare al posto della resina ci dica pure... (arrivano voci che parlano di resina fenolica, ma quale? ce ne sono molte e tutte difficilissime da reperire).

    Stiamo pensando anche di orientarci sullo zinco, pare sia molto meno complicata la cosa, infatti l'ossido conduce corrente, e quindi molti problemi non ci sarebbero, la cella è la stessa e sarebbe molto più semplice da gestire, a discapito di una più bassa densità di corrente per centimetro quadro, ma anche questo farebbe sorridere i catodi, visto che dopo 100mA per centimetro iniziano a piangere....


  6. #106
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    FERMI!! (come dice Grillo...)

    EDTA mhhh.. EDTA...mhhh... acido etilendiamminotetracetico mhhhh.. dove c'è alcol attira la mia curiosità mhhhh .. dove l'ho già visto?

    AH! Nel fogli x il trasporto aereo di batterie al litio! Si si un casino di "etil qualcosa" (non solo quello)!

    bravi bravi!... non è che state facendo "fuochino-fuochino"????

  7. #107
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    gat ascolta, ma se l'allumina la dobbiamo far precipitare per evitare la solubilità in soluzione, di questo acido che ce ne facciamo?

    Vi do un aggiornamento:

    è in corso da 30 minuti una prova con suluzione satura di comune sale da cucina e 30 grammi di idrossido di sodio su un litro, non c'è calore. Il sale permette la conducibilità alta anche se la distanza tra gli elettrodi è oltre i 3mm.

    Edited by tecnonick - 3/3/2008, 19:33

  8. #108
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    Ragazzi, c'è un altro problema: questi catodi permettono di tirare fuori fino a 500mA per centimetro, ma a questi valori di corrente sarebbe inutile lavorare, perchè come dal grafico postato(prendiamo quello che è del catodo al manganese da 300mA/cm) a 300mA c'è una caduta di tensione esagerata se consideriamo che la cella offre solo 1,2 volt, infatti una caduta di 0,4 su 1,2 è esattamente il 30% della resa che se ne va in fumo.... quindi io giustamente avevo valutato che la corrente migliore è sui 100mA, ma il problema dove sta: è vero che 1cm offre 100mA, ma se io volessi avere 20 watt da un pezzo di alluminio di 166 centimetri quadri, (1,2v * 100mA = 0,12 watt, per avere 20 watt ho bisogno 20/0,12= 166,66 centimetri quadri) senza perdite, sarei costretto a mettere in parallelo a questa cella da 1,2 volt una resistenza da 0,07 ohm (1,2 / 0,07 * 1,2 = 20,57 watt), e sapete cosa succede? che la resistenza complessiva della superficie di catodo da 166 centimetri è almeno il triplo di questa da 0,07 ! ed ecco il perchè del calore erogato dai catodi quando si cerca di caricare, infatti nella prova con il sale mi stabilizzo su un assorbimento di soli 7 watt dati però da 3 celle in serie!

    Morale della favola: non è pensabile di poter fare celle enormi con alto rendimento, amenochè non ci si ancora un pezzo di filo in rame su ogni singolo centimetro quadro del catodo! infatti io mi sono saldato un filo lungo tutto un lato del catodo (9 centimetri), ma evidentemente non è sufficiente, e la resistenza rimane alta. In effetti quando ho costatato che a conti fatti era possibile estrarre 12 chilowatt dall'alluminio era perchè ho considerato quanto alluminio in peso ho consumato in un determinato tempo, però quando ho fatto quella prova la cella era di pochi centimetri quadri, e quindi la resa era alta, infatti non c'era la minima emissione di idrogeno e calore.

    Mannagia.

    Qui un bel link dove viene costruito un catodo ad aria con solo carbone attivo, alcol e permanganato di potassio (da testare :) ):
    http://resources.edb.gov.hk/~science/hkcho/7s/LSC.pdf

    e qui un altro bel link per costruirsi una cella zinco-aria:
    http://www.hesheit.com/webseek/chemoly.pdf

    Edited by tecnonick - 4/3/2008, 01:08

  9. #109
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    Dunque... si potrebbe vedere di "retinare/metallizzare" sulla fattispecio degli lcd (parlo di un po di pollici)... o "righe" stabilizzanti ( 2 in orrizzontale per > 14" ) depositate sui "vecchi" tubi Trininitron.
    In questo modo si porta via poca superficie ma si abbassa la R.

    Domanda: ma se dissipa internamente... allora si scalda.. e in tal caso (da mie esperienze) aumenta la "reattività" (fatto prove termiche?)

    ..altro: non so bene fisicamente che forma ha la cella .. ma se l'Al sta ha centro e l'elettrodo ad ari tutto intorno.. si riesce a massimizzare quest'ultimo.

    ...

  10. #110
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    Questa è la cella che eroga massimo 50 watt, nel video potete vedere la cella in funzione, l'idrogeno che si genera è a causa del lato di alluminio che sta nelle guide, questo non essendo esposto al catodo fa idrogeno e calore, per il resto c'è comunque un pò di emissione sia di calore che idrogeno, infatti qui non c'è sale, la concentrazione è al 10% di solo idrossido di sodio e un grammo di ossido di stagno su un litro, senza aspirina, nel video potete notare che la resistenza è 0,47 ohm e la tensione 2 volt, le placche di alluminio sono bagnate per un terzo, sto basso per i problemi di dislivello, se mi alzo al massimo con questa concentrazione tiro 25 watt, le placche sono 10x9cm, di cui però 0,6cm sono coperti dalle guide.

    Vedete anche una pinzetta su un tubo, quella serve perchè se nò li si alza troppo il livello, il video è in formato AVI ed è da 35 mega(apritelo con windows media player):

    VIDEO

    qui le foto, la qualità non è il massimo perchè questa fotocamera pretende troppa luce...

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    Edited by tecnonick - 4/3/2008, 14:59

  11. #111
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    Ottima documentazione..

  12. #112
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    Ragazzi, ad oggi abbiamo fatto ancora molti test, che per ragioni di tempo non abbiamo pubblicato, tuttavia i risultati non sono quello che ci si aspettava, infatti a quanto pare, secondo calcoli matematici, un chilo di alluminio non può dare puù di 3kw/h di energia elettrica, quindi data la complessità del produrre una batteria ad alluminio avevamo pensato di fare dei test con lo zinco, infatti questo si ossida soltanto quando si sottrae corrente dalla reazione, e quindi avrebbe evitato problemi di allumina e autoscarica elevata che presenta l'alluminio. Ma però lo zinco rende intorno al kilowatt/ora, non di più, e questo ci ha fatto proprio lasciar perdere.....

    La resa maggiore utilizzando alluminio si otteneva sfruttando il biossido di manganese delle comuni pile alkaline, quindi sembrerebbe che la resa è data proprio dal biossido che si deteriora fornendo quindi l'ossigeno necessario alla reazione.

    Però è rimasto un dubbio: io di chimica non ci capisco un granchè, ma mi chiedo: se l'energia elettrica è data dagli "elettroni" che è in grado di fornire l'alluminio, perchè il manganese dovrebbe aumentare la resa? alla fine si tratta sempre dello stesso alluminio, e quelli sono gli elettroni disponibili.... tuttavia se sfrutto 1 grammi di alluminio con il biossido dell'alkalina arrivo intorni 12 chilowatt per chilo, se sfrutto i catodi al manganese e carbone arrivo massimo a 3 chilowatt.

  13. #113
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    Spero che qualcosa possa continuare o quantomeno essere reciclata, io sono assolutamente ignorante ma leggendo da voi mi istruisco.
    Spero che un giorno arriverò a far qualcosa anche perchè ho un bel libraccio di chimica, che ho letto, ma non ancora metto in pratica e quindi non ho modo di capire "concretamente" salvo per le piccole e modeste applicazioni che riguardano alcune cose che studio.

  14. #114
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    la risposta è semplice per ogni ossidazione ci deve essere una riduzione cioè per ottenere un potenziale elettrico non serve solo chi fornisce elettroni ma anche chi li accetta per ottenere il negativo della batteria , funziona meglio con il biossido di manganese perché l'ossigeno entra lentamente in soluzione per concentrazione , mentre dal biossido di manganese se ne ottiene molto di più in molto meno tempo, tuttavia appena finisce il biossido di manganese la batteria si scarica e reinizia a funzionare per concentrazione l'ideale sarebbe mandare l'ossigeno a pressione ma in questo modo il rendimento totale sarebbe di meno (perché serve energia per mettere in pressione l'ossigeno)

  15. #115
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    Predefinito per favore

    Non potresti mettere un tutorial su you tube o un tutorial in generale come costruire la cella ?
    ne ho bisogno perchè la vorrei portare come tesina all' esame di maturità
    visto ke studio fisica e chimica amibientale
    grazie mille in anticipo !

  16. #116
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    Ciao a tutti, di recente ho fatto varie prove per realizzare un air cathode senza teflon, e ho trovato la soluzione: polietilene. Il polietilene fonde sopra i 100° e viene assorbito dal carbone attivo, questo in 10-20 minuti, senza alcun catalizzatore nel carbone ma soltanto come supporto(griglia in argento) si riescono ad ottenere oltre 100mW di potenza per cm", però c'è un problema: dopo 2-3 ore di utilizzo il carbone attivo pare bagnarsi troppo di elettrolita riducendo le prestazioni. Ho provato diverse percentuali di polietilene, la migliore che ho verificato è il 20%, e ho provato anche a cuocerlo sia pressato e non pressato e a diverse temperature, vedo delle differenze di resa in base ai vari paramentri, ma minime, però il problema persiste, dopo un pò il carbone si inumidisce e la resa cala mediamente a 50mW x cm". Ora mi chiedo, come si potrebbe fare per far assorbire bene il polietilene al carbone attivo in modo che tutti i pori vengano coperti? ho anche aumentato i tempi di cottura fino ad un ora, ma niente da fare.

    Sto utilizzando carbone attivo in polvere, ma per capire cosa succede ho fatto una prova con il cabone attivo per acquari in cilindretti(di ottima qualità): ho preso un cilindretto e l'ho cosparso di polietilene in polvere, l'ho messo nel fornettino(autocostruito) a 130°, dopo circa 2 minuti si vede chiaramente che il polietilene viene assorbito, ma solo parzialmente però, infatti in alcuni punti rimane sciolto e visibile, perchè non se lo assorbe tutto? tenete conto che la percentuale in peso in questo caso non sarà oltre il 10%, eppure viene assorbito soltanto parzialmente.

    Ho provato anche a temperature superiori e inferiori, ma pare proprio che quando i primi pori assorbono il polietilene, i pori più in profondità non siano più in grado di assorbirlo.

    (avrò fatto almeno 200 prove differenti)

    Considerando che uso il 20% di polietilene e 80% di carbone, è anche ben visibile che non viene assorbito bene, infatti l'elettrodo cotto risulta ben solido, come se gran parte del polietilene non sia stato assorbito e funga semplicemente da legante (cosa che comunque è importante, perchè l'elettrodo deve essere ben solido e non si deve sgretolare).

    Sono certo che se si trova il modo di far assorbire bene il polietilene al carbone attivo si possono realizzare catodi con costi molto inferiori e rese uguali a quelli realizzati con teflon, senza contare che per far assorbire il teflon al carbone servono dai 330° in su, il teflon a quelle temperature si potrebbe dissociare in carbonio e fluoruro di idrogeno, gas pericolossissimo per le vie respiratorie anche in minimissime quantità (quindi consiglio vivamente di non fare esperimenti fondendo il teflon, leggete bene la scheda di sicurezza del fluoruro di idrogeno).

    PS.
    Ho anche provato a gelificare l'elettrolita a densità differenti, il problema diminuisce, ma resta comunque.
    Ultima modifica di tecnonick; 10-04-2011 a 16:28

  17. #117
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    Una possibilità è una fase liquida con decalin (uno dei pochi solventi forse l'unico) in grado di sciogliere il polietilene a basse temperature. Altra via non vedo se non alzare la temperatura e provare con toluene o xilene tricloroetano o triclorobenzene. Reattore pressurizzabile e controllo temperatura.
    Da dire che dopo il carbone lo aspettavo questo post ...
    D'altro canto gli elettrodi in carbone per le celle, che pur si trovano, costano tantissimo ...
    Il teflon si trova anche liquido, la soluzione è a base acquosa. Du Pont commercializza qualcosa prova qui http://www2.dupont.com/Teflon_Indust.../coatings.html
    Ultima modifica di Elektron; 10-04-2011 a 18:10

  18. #118
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    Ciao Ele grazie per la risposta, a dir la verità ho già provato a solubilizzare il polietilene con trielina a 80°, e sui cilindretti di carbone attivo il risultato è buono, però c'è questo problema: il carbone attivo devo tenerlo insieme per poterlo stendere sulla maglia di argento, e allora per questo uso acetone freddo con cui amalgamo il tutto, spalmo sula rete, presso a 50 chili per cm" e poi metto in forno. Se invece devo mettere in seguito il polietilene in una soluzione calda significa immergere la maglia sparsa di carbone al suo interno, ma se fai cosi appena la immergi il carbone si stacca dalla rete. Secondo mè ci deve essere un altro sistema che loro utilizzano, molto più semplice, anche perchè devi considerare che normalmente usano teflon, sappiamo che il teflon è totalmente insolubile fino a 330°, la soluzione acquosa di teflon sarà sicuramente un tensioattivo che tiene in sospensione teflon in polvere, ma essendo le particelle di dimensione superiore ai pori del carbone non ci entreranno mai.... Anche per il teflon ho usato lo stesso procedimento, impasto il tutto ma con trielina al posto di acetone, stendo sulla rete e inforno a 350° per mezzora, e funziona, ma alla fine anche questo si impregna e la resa cala... dico cala perchè comunque il catodo funziona sempre. Quale potrebbe essere il sistema che usano loro? a me verrebbe in mente questo: se tutta l'operazione si farebbe sotto vuoto si potrebbe portare il teflon alla temperatura di sublimazione (è già possibile farlo sublimare senza dissociazione intorno ai 350°), e il carbone attivo assorbirebbe le particelle di teflon (o polietilene) e probabilmente il risultato sarebbe migliore. Ho fatto questa prova senza il vuoto, e funziona, però non ho modo di controllare il peso assorbito dal cilindretto in quanto serverebbe un bilancino in grado di pesare i microgrammi, per cui non è semplice.

    Oggi ho ottenuto dei miglioramenti tenendo in forno per 2 ore la maglia con carbone e polietilene, ho tirato 100mW per 6 ore con un cm", poi mi si è ossidato tutto lo zinco in polvere, e quando l'ho sostituito non tirava più 100mW ma 75, quindi è bastato tenere il catodo in aria per pochi minuti per farlo impregnare, non capisco.... tra l'altro l'elettrolita l'ho ben gelificato con carbossimetilcellulosa sodica.

    Comunque il teflon lo lascerei perdere, perchè con il polietilene c'è una grande differenza: non hai bisogno della nastratura per non far uscire l'elettrolita dal catodo, infatti già a concentrazioni del 10% non si hanno perdite, solo umidificazione che fa calare la resa(e ti parlo di oltre 10 ore di test senza alcuna goccia, solo un minimissima umidità difficilmente pecettibile al tatto).

  19. #119
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    Cavoli ragazzi, il cilindretto di carbone attivo impregnato con soluzione di polietilene al 10%(assorbito a caldo), su una superficie di 14mm" eroga la bellezza di 56 milliwatt! questo significa che un centimetro tira 400 milliwatt!!! e senza catalizzatori aggiunti! l'unico catalizzatore è il filo argentato che ho inserito al suo interno facendo un foro da 0,8mm, stupefacente! una superficie di 20x20cm erogherebbe 160 watt! altro che batterie al piombo per auto, basterebbero 5 fogli spessi 4-5mm da 20x20cm per fare l'equivalente di una batteria al piombo da 65 ampere!

    Dai datemi una mano a creare una struttura di carbone attivo adeguata, basterebbe semplicemente che trovassimo qualcuno che possa realizzare delle lastre di carbone attivo spesse 2-3mm, nelle quali sia presente una maglia placcata argento ed è fatta!

    Tra l'altro sono anche riuscito a ricaricare, basta chiudere l'ossigeno al carbone attivo(l'ho coperto con una pellicola in pvc) e dare corrente, succede che lo zinco ossidato torna zinco e il carbone attivo produce ossigeno nell'elettrolita(che poi viene a galla), il filo di argento non si ossida!

  20. #120
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    Interessante questa cosa... si può partire dalla grafite in polvere per fare queste lastre e sostituire la maglia placcata d'argento con un materiale di più semplice reperibilità come delle lastre in zinco? Lastre di zinco per incisione

  21. #121
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    Ciao, le lastre di zinco non vanno bene, perchè la superficie che offrono è limitata rispetto allo zinco in polvere, e non è possibile sostituire l'argento se non con il nichel o il cobalto, perchè funge da catalizzatore e quindi permette di ottenere una resa maggiore (se per esempio utilizzi acciaio rame o altri metalli la tensione cala del 30% mediamente), senza contare il fatto che a contatto con il carbone e l'elettrolita si ossiderebbero in pochissimo tempo...

    L'argento è quello che mi ha dato i migliori risultati, infatti se uso il nichel come supporto ho una resa inferiore del 20-25%. L'argento per lavorazione non costa molto... (lo pagai 55 centesimi al grammo 2 anni fa, oggi sarà su 1 euro grammo) basta placcare d'argento una maglia inox e siamo aposto, ne serve una briciola di micron....

  22. #122
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    Allora, riprendiamo un attimo il discorso del carbone che si impregna di elettrolita:

    l'ultima prova che ho fatto, sul cilindretto, è quella che ha proposto Elektron, ed è quella che avevo già fatto altre volte, con vari solventi. Oggi ho utilizzato acqua ragia (pare che il contenuto sia in prevalenza NAFTA), ho scaldato a 70°, il polietilene si è sciolto, la soluzione è diventata trasparente, ho immerso il cilindretto il quale ha assorbito la soluzione, ma questa volta la soluzione è al 2%. Dopo che il cilindretto si è inzuppato per bene l'ho estratto e messo in forno a 100° per 10 minuti, in modo da far evaporare l'acqua ragia, in seguito l'ho fatto raffreddare in modo da far solidificare il polietilene all'interno dei pori. La resa iniziale era di 36 milliwatt, però dopo 2 ore si è inzuppato anche questo. La cosa strana è che questo problema lo risconto anche se utilizzo il teflon: nonostante il cilindretto assorbe il teflon, dopo 2-3 ore si inzuppa e chiaramente la "pila" riduce notevolmente la sua resa.

    Ma dove sta il trucco per non far assorbire l'elettrolita al carbone??? sia il teflon che il polietilene sono idrorepellenti, com'è possibile che nonostante i pori siano cosparsi per bene assorbano comunque elettrolita?

    Ho letto su alcuni brevetti che questo problema ce l'hanno anche i migliori catodi ad aria in commercio, anche se molto più lieve, e per ovviare a questo semplicemente costruiscono le batterie con elettrolita gelificato. Ora: quale potrebbe essere un gelificante che evita l'effetto capillarità e allo stesso tempo permette la reazione chimica? come dicevo in precedenza ho utilizzato carbossimetilcellulosa sodica, la quale gelifica piuttosto bene senza interferire con la reazione, ma anche gelificando molto, il carbone semplicemente si inzuppa in un tempo più lungo. E quale potrebbe essere un sistema per evitare l'assorbimento senza dover gelificare?

    Se mi accontentassi di una resa di max 100mW per centimetro forse sarei aposto, perchè dopo 4 giorni il catodo ancora funziona, pare non si impregnia, ma 100mW non bastano.
    Ultima modifica di tecnonick; 11-04-2011 a 20:25

  23. #123
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    secondo me non riesci ad ottenere un cilindretto perfettamente a tenuta per via che quando si raffredda la dilatazione termica del carbonio e del polietilene lascia dei microspazi da cui l'acqua passa. Forse osservando il cilindretto al microscopio si possono intravedere queste fessurazioni. E' solo una ipotesi...
    C'è una idea che mi balza per la testa... Praticando un foro longitudinalmente non passante in un elettrodo cilindrico e applicando all'imboccatura un palloncino gonfiato la pressione dell'aria interna ad esso maggiore rispetto all'esterno dovrebbe tener fuori l'acqua e dare un apporto di ossigeno maggire in grado di aumentare il rendimento. Anche questa è solo una ipotesi...

  24. #124
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    ciao, sono pienamente daccordo con te, su tutte e due le ipotesi, infatti ieri mi sono letto per bene un datasheet dove sono spiegati 3 metodi per la preparazione dei catodi ad aria, ed in effetti per evitare quei microspazi tra carbone e teflon c'è tutta una lavorazione in un "frullatore" con solvente organico per ridurre le dimensioni delle particelle di teflon e carbone e miscelarle per bene, dopodichè vengono pressate anche a 1000psi per cm" e infine laminate sul supporto metallico. Questo sistema addirittura non prevede cottura, perchè dopo la laminazione pare si formino delle fibre rigide composte di teflon e carbone. Avevo pensato pure io a insufflare aria per tenere distante l'elettrolita, sicuramente funziona, ma si seccherebbe, perchè immagina una cella che inizia a funzionare grazie a delle ventole che comprimono aria sull'elettrodo, nel momento in cui le ventole sono spente l'elettrolita è dentro i pori del carbone, appena arriva aria parte di questo sicuramente si solidifica all'interno, e poi il koh a contatto con il monossido di carbonio presente nell'aria a poco a poco si converte in carbonato di potassio, quindi questa soluzione non credo vada bene.

  25. #125
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    Sono un po' fuori dal mio ramo ma credo che il materiale ottimale al posto dell'argento sia l'oro. I miglioramenti dell'argento dovrebbere essere dovuti all'elettronegatività del materiale. Nel caso di Carbonio e Argento questa è di 2.55 e 1.93. Il più simile è l'oro che ha elettronegatività pari a 2.54. La differenza fra questa e l'elettronegatività dell'alluminio 1.61 da circa i volt per cella in una cella ideale. Per quanto riguarda il problema aria sarebbe da provare con materiali che già contengono ossigeno come il polietilene tereftalato già saturo di ossigeno.


 

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