Scusate se insisto, ma... credo si stia commettendo un errore di misura calorimetrica.
Esempio:
Supponiamo che la misura sia fatta al tempo t0 a cella 'fredda' (25°C). Se, alla fine del riscaldamento andiamo a misurare la temperatura in t1, supponiamo di aver rilevato 80°C. Bene.
Se ipotizziamo di aver riscaldato la cella con una resistenza a potenza costante, ci basterà conoscere i due 'estremi' A e B per calcolare quanto calore abbiamo fornito (trascuriamo pure le perdite), infatti esso (Q1) è l'area del triangolo ABC (per massa e calore specifico del liquido, che possiamo ipotizzare entrambi = 1 ponendo di lavorare con 1 litro di acqua).
Ora, se la potenza del riscaldatore NON E' COSTANTE, come infatti risulta essere la cella, nessuno ci vieta di escludere che la curva di temperatura realmente seguita per andare da A a B non sia la retta AB (curva 1) , ma per esempio quella rossa tratteggiata (curva 2). Essa va sempre da A a B, ma copre un area Q2 che è NETTAMENTE INFERIORE.
Ergo, tu assumi (usando le formule che citavi) che la curva sia stata la retta, perchè quelle lavorano con un riscaldatore ommico o una fiamma, che hanno potenza costante, e quindi calcoli una quantità di calore Q1 ma IN REALTA' il calore assorbito dalla cella era inferiore ed ecco che ottieni falsi Cop positivi !!!!!!!!!!!!!!!
Ovviamente l'esempio esagera nelle differenze, ma credo sia significativo.
Spero che non si offenda nessuno, ma se si vogliono fare le cose ben fatte, il conto VA FATTO INTEGRANDO la temperatura da A a B, NON MEDIANDO.
Sbagliare la calorimetria rende VANI ED INUTILI tutti i ragionamenti sulla parte elettrica, quindi okkio a non sottovalutarla.


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comunque sono un buon elettronico 

