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  1. #101
    Hellblow
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    CITAZIONE
    Scusate ma questo atteggiamento serve a noi tutti per rimanere ben ancorati con i piedi per terra onde evitare che i nostri sforzi procedano alla ***** di cane.

    Giustissimo.
    Per commenti o altro io preferisco aspettare di vedere i risultati delle analisi. Ciao ;)

  2. #102
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    Cari amici, ciao a tutti.

    chiedo scusa per la prolungata assenza dal forum (e dal web), ma ho cambiato gestore internet e ancora non mi hanno ripristinato la connessione. In questo momento sto postando dall'ufficio con cui sto da dopo collaborando.

    Piano piano mi rimettero' "in carreggiata" con le interessantissime discussioni iniziate in questo periodo.

    Per ora, aggiungendo qualcosa a quanto comunicato da mgb2, in effetti, in tandem con elettrorik stiamo operando un test in condizioni identiche per verificare, oltre alle differenze che si possono avere fra i campioni sottoposti al plasma e quelli NON sottoposti, anche fra i nostri e quelli suoi. Per poi valutare le differenze. Per poi cercare di interpretarle (se sussistono).

    Rispondendo alle questioni di skeptic:
    1) l'esperimento di valvola in atmosfera idrogeno e deuterio con target di palladio o tungsteno, non è stato eseguito ancora. Purtroppo la complessità della realizzazione è il primo freno alla cosa, nonostante l'idea sia molto stimolante.
    2) su impurezze già presenti e eventuali nuove specie, stiamo provando, anche grazie a mgb2, a fare una certa discriminazione fra le due cose. Nel prossimo futuro avremo certamente un'indicazione sul dato, tuttavia, già da ora ti posso tranquillamente dire che nei riguardi del renio, è difficile pensare a impurezze visto che tale elemento è uno dei più rari sulla crosta terrestre e non è annoverato fra le principali impurezze del tungsteno.
    3) per misurare l'eventuale "attività" indotta dall'idrogeno sul palladio, un elettrometro purtroppo non sarebbe uno strumento adeguato. Occorrerebbe un geiger multicanale molto sensibile agl alfa e i beta.
    Da lì poi si può capire il flusso (rate) eventualmente generatosi nel palladio.


    Un salutone a tutti ;)

  3. #103
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    Che piacere rileggerti quantum!!!

    Torna presto fra noi, sentiamo la tua mancanza!!

    Roy :wub:

  4. #104
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    Caro Quantum Leap,
    Grazie per le risposte.
    Ho pensato all'elettrometro perchè se almeno inizialmente vi fosse uno squilibrio tra le cariche positive e negative emesse insieme alle particelle, si potrebbe percepire qualcosa, anche se mi rendo conto che occorrerebbe un elettrometro molto pronto e molto sensibile, caratteristiche contrapposte nella pratica.
    Cordialmente,
    Salvatore

  5. #105
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    Si potrebbe anche mettere il tungsteno "trasmutato" all'interno di una camera di ionizzazione alimentata con tensione dell'ordine di 500-1000 volt, collegando l'elettrodo rivelatore con un elettrometro molto sensibile, del tipo "vibrating reed".
    Un elettrometro di una certa sensibilità penso possa anche essere autocostruito, specialmente da chi ha una certa familiarità con l'elettronica e il trattamento di debolissime correnti. Io ho costruito numerose camere di ionizzazione per la misura della radiazione beta del Kripton 85 e del Promezio 147, se non ricordo male il peso atomico di questi isotopi, e rivelavo le correnti con un amplificatore elettrometrico della Analog Device, ma l'intensità di radiazione nel mio caso era decisamente grande. Con un po' di cura si potrebbe realizzare uno stadio d'ingresso a condensatore vibrante, e farlo seguire da una catena di amplificazione in alternata ben filtrata in modo da isolare la sola frequenza imposta al condensatore vibrante.
    Chi si fa avanti?
    Cordialmente
    Salvatore

  6. #106
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    Caro Quantum Leap,
    ancora un attimo di pazienza.
    Mentre sto affinando le mie nozioni di analisi degli elementi eventualmente "trasmutati" dalla vostra cella, che penso di descrivere in una sezione apposita, vorrei anche affrontare il compito di studiare una configurazione sperimentale per dimostrare in modo inequivocabile e riproducibile il divario (positivo) tra energia fornita e rilevata dalla cella.
    Gradirei perciò avere qualche dettaglio relativo alla vostra sperimentazione.
    Come esperienza parallela, che potrebbe essere largamente diffusa fra chi è veramente interessato, penso ad un insieme di tre bagni isolati il più possibile, per esempio in thermos, in cui mettere una resistenza bassa in serie e una resistenza alta in parallelo alla cella, a sua volta in un bagno isolato termicamente, con la possibilità di misurare la temperature del gas sviluppato e il suo volume (per esempio raccogliendolo in una campana).
    L'aumento di temperatura dovuto alla resistenza bassa darà una misura della corrente media e quella alta una misura della tensione media, da cui si potrà derivare la potenza e poi l'energia fornita. Analogamente dall'aumento di temperatura del bagno e dall'energia calcolata (fisica e chimica) del gas sviluppato si avrà una misura dell'energia dissipata dalla cella.
    Non essendo un elettrotecnico posso solo intuire che le cose non stiano così se vi è uno sfasamento fra tensione e corrente, nel caso vi sia ancora una componente alternata nella corrente continua che si dice utilizzata e soprattutto per la generazione di radiofrequenze nel plasma, ma forse è possibile realizzare l'esperienza assicurando le giuste condizioni per una misura corretta, per esempio utilizzando un'alimentazione molto ben livellata e di bassissima impedenza.
    Date le difficoltà nella rivelazione di elementi nuovi, credo valga la pena concentrarsi sulla possibilità di dimostrare il guadagno di energia, che tra l'altro, penso sia di maggior interesse per questo sito dedicato alle nuove energie.
    Cordialmente,
    Salvatore

  7. #107
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    Caro skeptic,
    in effetti la misura dell'energia è di gran lunga più facile della misura di microemissioni di cui, in pratica, non sappiamo nulla di certo. L'idea dell'elettrometro sarebbe buona se il flusso (beta o alfa) fosse dotato di una certa consistenza e di uno spettro energetico adeguato allo strumento e , soprattutto, se l'emissione ricercata sia proprio di tipo alfa o beta, cioè dotata di carica elettrica. Se l'emissione è di tipo gamma o se vi è l'emissione di neutroni, l'elettrometro non va bene e , almeno per i neutroni, nemmeno il geiger è adatto.

    Riguardo invece la misura dell'energia, non riesco a cogliere la necessità dei due resistori riscaldanti da te proposti. Se vuoi fare un confronto fra efficienza del plasma in relazione al riscaldamento ottenuto tramite una resistenza elettrica, te ne basta una sola dotata di una potenza sufficiente. Ovviamente occorrono alcune attenzioni:
    - la resistenza va fatta funzionare con lo stesso sistema di alimentazione della cella (alimentazione in continua e tensione variabile tramite Variac);
    - la potenza di targa del resistore deve reggere l'ordine di grandezza delle potenze in gioco richieste dall'alimentazione del plasma (500 W);
    - poichè non puoi alimentare il resistore in modo identico al plasma (a causa delle vicissitudini di quest'ultimo), per comparare le due misure è necessario alimentare il resistore con la stessa potenza MEDIA calcolata alla fine del test eseguito col plasma.

    Occorre un po' di pazienza per mettere insieme le cose, gli strumenti e le misure, ma con questa procedura avrai una prova molto forte per dimostrare la consistenza dell'overunity e, soprattutto, potrai constatare variazioni indotte da manipolazioni esterne con maggiore rigore.

    In bocca al lupo.

  8. #108
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    Caro Quantum Leap,
    il resistore in parallelo alla cella avrebbe lo scopo di determinare la tensione media presentata alla cella, che potrebbe essere diversa da quella nominale dell'alimentatore, che probabilmente potrebbe mostrare oscillazioni(ripples) maggiori in condizioni di particolare attività del plasma.
    Ovviamente se invece si è sicuri della costanza di tensione, basta un resistore.
    E' tuttavia meglio avere una conferma in più.
    Per quanto riguarda la rivelazione delle particelle, sono d'accordo sulla incapacità della camera di ionizzazione di rivelare i neutroni, ammesso che essi si liberino senza essere accompagnati da particelle cariche. Inoltre la camera, nel caso del tungsteno potrebbe essere parzialmente vuotata in modo di amplificare ulteriormente gli effetti ionizzanti delle eventuali particelle funzionando come un contatore di Geiger.
    Naturalmente queste sono osservazioni scolastiche, e lascio a voi l'ultima parola a proposito. Vi ringrazio comunque per la vostra risposta.
    Cordialmente,
    Salvatore

  9. #109
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    CITAZIONE (skeptic @ 4/12/2006, 13:04)
    .... il resistore in parallelo alla cella avrebbe lo scopo di determinare la tensione media presentata alla cella, che potrebbe essere diversa da quella nominale dell'alimentatore, che probabilmente potrebbe mostrare oscillazioni(ripples) maggiori in condizioni di particolare attività del plasma....


    Caro Salvatore, scusa ma non capisco.

    Se vuoi confrontare il rendimento del plasma confrontandolo con quello presentato da un resistore, allora dovrai eseguire due prove: nella prima "riscaldi" la soluzione col plasma e misuri il calore trasmesso alla soluzione; nella seconda riscaldi la soluzione col resistore e fai la stessa cosa. Poi li confronti. Ovviamente dovrai alimentare entrambi con la stessa quantità di energia elettrica. Per far si che le perdite termiche, in entrambi i casi, siano grossomodo uguali, dovrai alimentare il resistore utilizzando la stessa potenza (media) utilizzata dal plasma.

    Se vuoi misurare la tensione e la corrente in prossimità del plasma, allora dovrai utilizzare un resistore (dalla resistenza molto elevata) in parallelo al plasma per la tensione e una resistenza bassissima in serie per la corrente (in questo caso entriamo in un discorso molto ampio sulle misure elettriche) . Tuttavia, il segnale da prelevare da entrambi i resistori non deve essere termico, ma devi prelevare la caduta di tensione in entrambi i casi. In proposito però ti consiglio di non metterceli tu i resistori, ma di utilizzare due multimetri, l'uno in serie e l'altro in parallelo, per misurare corrente e tensione (magari strumenti dotati di porta seriale o altro per poter registrare i dati) che sono già progettati per lo scopo da te richiesto.

    Fammi sapere per qualsiasi chiarimento e qualsiasi approfondimento, sarà un piacere entrare nel merito. ;)

    Nel caso di argomentazioni specifiche ti invito ad aprire nuove sezioni in cui poter trattare l'argomento da te scelto rimanendo in tema (in fondo il titolo di questa discussione è "Modello per le trasmutazioni" che poco ha a che fare con misure elettriche).

    Per tutti: a breve un aggiornamento e una panoramica sullo stato dell'arte delle analisi, delle trasmutazioni e di quanto finora appreso.


    Ciao ^_^

  10. #110
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    Seguendo il gradito invito apro la sottosezione "Verifica del guadagno di energia" nella sezione dedicata alle verifiche sperimentali.
    Cordialmente,
    Salvatore


 
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