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  1. #101
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    CITAZIONE (Wechselstrom @ 2/10/2006, 16:10)
    Dalla discussione io ho capito che il problema principale è che il disturbo dovuto ai campi em sovrasta l'intensità del segnale utile (cioè, ad esempio, del contatore Geiger).
    Quando però l'intensità del disturbo è paragonabile a quella del segnale utile non c'è verso di rilevare efficacemente il segnale utile immerso nel rumore. L'esempio riportato dei sistemi di telecomunicazioni infatti calza benissimo: per un qualsiasi sistema di telecomunicazione tanto più è piccolo il rapporto segnale-rumore tanto maggiore sarà la probabilità d'errore; al limite, nel caso in cui S/N fosse negativo, la probabilità d'errore sarebbe pari a 1 in quasi tutti i tipi di sistemi.
    Secondo me, la prima cosa da fare è cercare un qualche modo per aumentare il S/N il più possibile, dopo posso anche cercare una descrizione statistica del rumore. Ma non avrebbe senso ricavare una descrizione statistica del rumore quando quest'ultimo sovrasta il segnale utile.

    Si, Wech.

    Secondo me il problema è proprio questo. Solo che, come dire, bisognerebbe vederlo in funzione 'sto benedetto plasma.

    Sennò è impossibile comprendere.

    Già dal rumore, però, ci si può rendere conto che ci sono scoppiettii a pochi Hertz, forse anche decimi, e questi danno un lampo bianchissimo, nonchè una 'botta' sulla lancetta dell'amperometro analogico. Ovviamente producendo un'adeguata interferenza EM.

    Ecco perchè che tali picchi non li filtri in nessun caso, ed hai rumore >>segnale.

    La mia idea 'all'asciutto' è un tentativo per abbassare il più possibile il rumore, così da sperare di raccattare un po' di segnale, tutto qui.

  2. #102
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    Parlando della nostra esperienza, abbiamo trascorso il primo anno di esperimenti nel tentare di misurare i neutroni direttamente dal plasma acceso. Ci siamo inventati un vetro borato (come il buon Ennio ha ricordato) da disporre davanti al geiger e tante altre soluzioni fantasiose. Alla fine, per i vari problemi già detti, si è deciso per la misura indiretta, alla quale ci iniziammo a dedicare un paio di anni fa. Nell'ultimo anno tuttavia abbiamo un po' tralasciato questo genere di misure, ma fra breve riprenderanno.

    Tuttavia restiamo in attesa dei risvolti a cui la entusiastica strada intrapresa da elettrorik porterà.

    Ciao.



    Edited by Quantum Leap - 11/10/2006, 19:13

  3. #103
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    Beh, il plasma scoperto potrebbe essere valido anche per la misura indiretta. Il filo di indio potrebbe essere posizionato molto molto vicino, e senza bisogno di grandi protezioni.

    Varrebbe la pena di provare, no? :)

    Edited by Quantum Leap - 11/10/2006, 19:14

  4. #104
    maurjzjo
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    Ciao Wechselstrom , rispondo alle tue scaltre osservazioni ...


    CITAZIONE
    Dalla discussione io ho capito che il problema principale è che il disturbo dovuto ai campi em sovrasta l'intensità del segnale utile (cioè, ad esempio, del contatore Geiger).
    Quando però l'intensità del disturbo è paragonabile a quella del segnale utile non c'è verso di rilevare efficacemente il segnale utile immerso nel rumore. L'esempio riportato dei sistemi di telecomunicazioni infatti calza benissimo: per un qualsiasi sistema di telecomunicazione tanto più è piccolo il rapporto segnale-rumore tanto maggiore sarà la probabilità d'errore; al limite, nel caso in cui S/N < 1, la probabilità d'errore sarebbe pari a 1 in quasi tutti i tipi di sistemi.

    Attenzione , non intendevo il confronto diretto tra disturbi non trattati e segnale utile ; e' ormai chiaro che i disturbi saturerebbero qualunque cosa.

    Quello che intendevo io era trattare il segnale all'uscita del rivelatore differenziale di neutroni pari alla differenza di due segnali imponenti quasi identici.

    Come avevamo gia' detto tale differenza non potra' mai essere perfettamente nulla per vari motivi ma e' possibile che non abbia imponenza come i segnali progenitori sicche' ci si aspetta che consista in segnale di rumore tale da determinare un rapporto S/N migliore e da prendere in considerazione per il quale poter fare una descrizione statistica che ci consenta di separare il conteggio dei neutroni dalle altre interferenze indesiderate.

    CITAZIONE
    Già dal rumore, però, ci si può rendere conto che ci sono scoppiettii a pochi Hertz, forse anche decimi, e questi danno un lampo bianchissimo, nonchè una 'botta' sulla lancetta dell'amperometro analogico. Ovviamente producendo un'adeguata interferenza EM.

    All'uscita dei due sensori disposti in configurazione differenziale tali interferenze produrebbero rumore assoggettabile a quanto detto sopra.


    Per l'indagine statistica del segnale differenza si possono semplicemente costruire due sensori metallici (spirali o altro) disposti identicamente senza utilizzare alcun attivatore neutronico su uno di essi.

    Successivamente ed in fase di misurazione di potra' utilizzare l'attivatore neutronico ma la quota di neutroni si otterra' dall'elaborazione non banale dei segnali alla luce della teoria utilizzata.

    Maury

    Edited by maurjzjo - 3/10/2006, 00:06

  5. #105
    Ospite

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    Vorrei tentare una piccola ricapitolazione.
    Mi sembra oramai appurato, che neutroni uscenti dalla cella non ce ne siano ( grazie ai rilevamenti del LEDIN per esempio ).
    Dai resoconti dei primi test con sonde interne eseguiti, mi pare, dai quantum e ennio non sembrano essercene nemmeno all'interno.
    Queste ipotesi mi sembrano abbastanza solide e sicure quindi ne deduco che:
    - i nostri ipotetici neutroni si formano solo nelle immediate vicinanze catodiche molto critiche da sondare per le condizioni estreme che ivi si verficano.
    - probabilmente la formazione di neutroni avviene solo saltuariamente quando nella zona di reazione si realizzano peculiari condizioni.
    Le varie strade alternative sembrano impraticabili.
    Allora:
    CITAZIONE
    Ragazzi, ad Asti è intervenuto un personaggio (mi pare russo, o ucraino) che ha illustrato un esperimento fatto nel 2002 da alcuni suoi connazionali, di semplice arco elettrico sommerso ad alta tensione, scoccato in H2O ed in D2O.
    Questi signori non si sono dotati delle adeguate precauzioni, perchè avevano un semplice Geiger, non un rilevatore di neutroni, inoltre non hanno applicato alcuno schermo di protezione.
    Ebbene, ad oggi degli 8 uno solo è ancora vivo! Gli altri sono tutti morti di tumore! Non sto scherzando, lo ha detto davvero.
    Bisogna dire che loro hanno usato 1300Volt e alcuni ampere, inoltre probabilmente l'emissione neutronica la hanno assorbita nel test con acqua pesante D2O, ma.... ripeto, Attenzione!
    Brunovr, il MOT raddrizzato ed usato per caricare un condansatore ad alta tensione e capacità, potrebbe pericolosamente avvicinarti a quei parametri. Inoltre in acqua normale c'è una presenza di c.a. l'1per mille di molecole di D2O....
    Vacci piano.

    Direi che questo verfica alcune importanti teorie sviluppate già qui in seno al forum, che mi sembra di aver capito sostengono che con l'aumentare della tensione applicata, aumetano in modo esponenziale i fenomeni della cella.
    A mio modo di vedere quindi applicando tensioni continue molto elevate di neutroni dovrebbero formarsene veramente tanti. Tanti da renderne l'individuazione semplice anche attraverso sonde esterne.
    Naturalmente non è una cosa semplice. Secondo me per usare tensioni veramente alte bisogna ridefinire completamente la struttura della cella e usare delle massicce schermature. Senza contare la componentistica elettronica.
    A voi...

  6. #106
    maurjzjo
    Ospite

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    CITAZIONE (Riovandaino @ 7/10/2006, 18:23)
    Secondo me per usare tensioni veramente alte bisogna ridefinire completamente la struttura della cella e usare delle massicce schermature.

    Secondo me si puo' ovviamente al problema dell'elevata tensione in corrente continua applicando la stessa tensione ora in uso nei vostri esperimenti ma in regime variabile secondo una forma d'onda studiata in modo che tenga conto delle caratteristiche della cella e dell'obiettivo neutrone.

    La frequenza della forma d'onda dovra' essere tale da produrre risonanza ed in siffatte condizioni l'alta tensione tanto ambita la si ricrea ugualmente all'interno dell'elettrolita in corrispondenza di ogni centro elementare che risuonando sara' sede di un'extratensione.

    In sostanza la piu' elevata energia non proverrebbe da un potenziale di alimentazione maggiorato ma da un'immagazzinizzazione cumulativa di ogni ciclo dell'alimentazione a condizione che il ciclo rispetti le frequenze naturali della cella.


    Maury

  7. #107
    Ospite

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    CITAZIONE
    In sostanza la piu' elevata energia non proverrebbe da un potenziale di alimentazione maggiorato ma da un'immagazzinizzazione cumulativa di ogni ciclo dell'alimentazione a condizione che il ciclo rispetti le frequenze naturali della cella.

    Sicuramente è un metodo più raffinato e razionale anche se non saprei che dire sulla semplicità tecnica.
    Se non erro elettrorik lavorava ad un sistema di switching per realizzare qualcosa di simile.
    Comunque il concetto di fondo di fondo è lo stesso: acutizzare i fenomeni della cella in modo da studiarli più facilmente senza ricorrere ad artifici troppo contorti.

  8. #108

  9. #109
    odisseo
    Ospite

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    eeeehhhhhhh ???????
    Ripeto la domanda, io non ho capito un tubo, lo dico umilmente da povero perito elettronico, qualcuno mi dà una spiegazione ?

    Odisseo

    Edited by eroyka - 2/11/2006, 14:41

  10. #110
    Ennio Vocirzio
    Ospite

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    Saluto tutti, soprattutto Hellblow ,..ciao amico mio.

    Caro Odisseo,
    provo io ad interpretare quello che ha detto Maurjzjo. In effetti Maurjzjo è stato abbastanza chiaro, e evidente che gli argomenti collegati con la cella GDPE sono tanti. La fisica del fenomeno è complessa e multidisciplinare ecco perché non sempre può sembrare facile a tutti.

    Ma, veniamo al dunque:
    Se il fenomeno, che risulterebbe essere la causa, delle anomalie energetiche e delle trasmutazioni che si verificano sul catodo di tungsteno, è in qualche modo legato a campi di forza che si generano nell’interfase del metallo in prossimità della superficie dell’elettrodo, dico se…..ovviamente è un ipotesi. Potrebbe non essere una cattiva idea quella di sagomare opportunamente un segnale in modo da creare una sorta di risonanza nei siti attivi del catodo. In fondo la teoria di Widon Larsen raggiunge in qualche modo questa conclusione quando parla di campi elettrici molto elevati che determinano la trasformazione dell’idrogeno in idrino. La stessa relazione di Widom lascia intravedere anche la possibilità che questi campi possano generare anche la reazione del beta inverso che come sappiamo, su questo forum è stata ampiamente discussa come possibile causa delle trasmutazioni.

    Ora il problema è questo.

    Chiunque conosce come funziona un acceleratore di particelle sa molto bene che oltre al campo elettrico principale che con la sua forza attrattiva accelera le particelle cariche ad una certa velocità, esiste anche in opportuna prevalenza geometrica un campo oscillante a microonde che contribuisce a dare la giusta condizione richiesta in questo caso per il funzionamento del sistema.

    Ebbene, nella cella GDPE coesistono gli stessi fenomeni ovviamente con ordini di grandezza molto più bassi. Da una parte, c’è la tensione che forniamo alla cella che funge da acceleratrice, dall’altra abbiamo anche oscillazioni elettromagnetiche, e guarda caso in un certo senso sono microonde, poiché le stesse si misurano in prossimità del catodo quando quest’ultimo si innesca. Queste oscillazioni che hanno più volte disturbato i nostri apparati elettronici, sembrano coesistere con il catodo stesso.

    E’ facile fare uno più uno. In un cero senso è presumibile che gli ioni di idrogeno possano subire accelerazioni molto peculiari sul sito del metallo catodico e generare particolari tipi di spallazioni o addirittura generare reazioni di beta inverso e altro (ripeto sono solo illazioni).

    Nell’ottica di quanto detto allora, il discorso di Maurjzjo va interpretato appunto come un tentativo, molto empirico ovviamente, di approdare un sistema che determini un alimentazione alla cella oscillante. In questo modo queste risonanze se ben studiate, possono certamente compensare la necessità di elevare la tensione alla cella.

    Ovviamente fra il dire e il fare c’è di mezzo il mare (e qui mi viene in mente una battuta di Bisio a Zelig). Comunque questo è tutto.

    Voglio salutare Quantum che purtroppo ha problemi di rete in questi giorni e quindi aspettiamo con ansia di risentirlo.

    Un abbraccio

  11. #111
    Hellblow
    Ospite

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    Salve Ennio, è sempre un grande piacere sentirti.

    E' vero, la cella è tremendamente complessa. Alcuni elementi li si riesce ad isolare facilmente, mentre altri sono talmente legati fra loro che è davvero difficile individuarli. Infine certi elementi ancora probabilmente non sono stati ancora individuati.
    Quel che sappiamo però è che in quel paio di millimetri fra la superficie del catodo ed il layer esterno del plasma avviene qualcosa di anomalo, e che le condizioni NON sono le condizioni standard.

    Alcuni mi han chiesto perchè il fenomeno non sia stato osservato mai in precedenza. Il fatto è che le condizioni particolari della cella GDPE non si verificano in natura, e poichè la scienza è come un bimbo che muove i primi passi, analizzando inizialmente appunto i fenomeni naturali, e poi inventandosi complicazioni, è facile capire che la GDPE NON poteva essere osservata, ma doveva essere CERCATA e poi capita.

    Il capire la cella implica necessariamente un'analisi quantitativa, c'e' poco da fare. Infatti non siamo in grado di sederci sulla superficie del catodo a contar gli ioni, e quindi dobbiamo far misurazioni.

    Ora, l'alimentazione non continua è un'idea che ritroviamo frammentata in piu' parti di questo forum. All'epoca fu aperto persino un tread per inventarsi un alimentatore idoneo, e c'e' qualcuno che ci lavora in effetti.
    Ma avere un tale sistema di alimentazione non risolve comunque i problemi.
    Infatti è impossibile individuare la corretta alimentazione senza una corretta osservazione.
    Tale osservazione, indipendentemente dagli strumenti usati, deve essere metodica. Voglio dire che prendere un pugno di sale e buttarlo in un barattolo di marmellata per poi metterci la 220 direttamente, non porta a nulla, se non a correre solo rischi inutili.
    Bisogna essere metodici e precisi nel limite della strumentazione. Ma deve essere la strumentazione a porre un limite, e non la nostra mancanza di metodo a limitarci ad un livello piu' basso di quanto fanno gli strumenti di cui disponiamo.

    Per questo spingo sul discorso protocollo.

  12. #112
    maurjzjo
    Ospite

    Predefinito

    CITAZIONE
    Potrebbe non essere una cattiva idea quella di sagomare opportunamente un segnale in modo da creare una sorta di risonanza nei siti attivi del catodo.

    Nell’ottica di quanto detto allora, il discorso di Maurjzjo va interpretato appunto come un tentativo, molto empirico ovviamente, di approdare un sistema che determini un alimentazione alla cella oscillante. In questo modo queste risonanze se ben studiate, possono certamente compensare la necessità di elevare la tensione alla cella.

    Esatto Ennio.
    Mi onora che tu abbia interpretato correttamente cio' che intendevo.

    Ammetto pero' di non aver detto nulla di speciale salvo il mio aver adattato l'idea della cella di Meyer al nostro caso.

    Meyer (di cui si parla nel forum sulla produzione di idrogeno) riusci' a produrre idrogeno con mezzi efficienti alimentando una cella piena d'acqua che non contiene elettrolita semplicemente applicando una ben precisa forma d'onda ad una ben precisa frequenza di risonanza tali da far muovere gli atomi all'unisono con la forma d'onda (risonanza) fino a creare un'elevata tensione localmente ad ogni molecola che in tal modo veniva a scindersi producendo idrogeno.


    La forma d'onda e' studiata in maniera molto saggia tenendo conto della struttura atomico-molecolare dell'acqua e di parametri fisici legati alla cella.

    Penso quindi che la stessa cosa si dovrebbe fare tenendo conto della costituzione della cella sotto esame affinche' in ogni sede molecolare si venga a generare localmente un'enorme extratensione a partire da tensioni elettrodiche modeste come quelle in uso.

    Occorre quindi studiare un modello abbastanza fedele del sistema cella per poter arrivare alla creazione di un'idonea forma d'onda.

    Solitamente in questi casi l'efficienza della cella migliora perche' si riduce la dissipazione per assenza di alimentazione continua.

    Maury

    Edited by maurjzjo - 10/11/2006, 22:52

  13. #113
    topolinus
    Ospite

    Predefinito

    mi permetto umilmente di offrire a voi il mio pensiero.

    ho deciso di illustrarvi questa idea lo stesso anche se sono certo che i quantum o ennio ci hanno già pensato e forse possono eventualmente dirmi perchè non andrebbe bene.

    l'indio reagisce benissimo con HCl formando un cloruro (ma non ho trovato quanto è solubile) e con l'acido nitrico . usare una soluzione di indio cloruro (InCl3) in linea teorica esporrebbe l'indio al catodo come ione esattamente come farebbe con il k. sarebbe per così dire uno spettatore privilegiato.

    la soluzione andrebbe poi rapidamente distillata e messa nel pozzetto.

    se ho preso una cantonata siate clementi sono qui principalmente per imparare cose nuove.

    i miei sinceri complimenti a tutti
    Gio'


 
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