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Discussione: calore e pressioni....

  1. #1
    OggettoVolanteIdentificato
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    Non mi son chiare due cose,nella cella e nelle misure calorimetriche.

    1) Si è soliti fare misure dell'acqua evaporata e dell'idrogeno e ossigeno dispersi. Ma....come si fa a conoscere quanto idrogeno si è formato con elettrolisi a 100°, con pirolisi a 1000°,e con pirolisi da catodo ad oltre 3000°??
    Abbiamo infatti 3 diverse misure di Watt (o Joule),che non sono affatto proporzionali ai gradi nè quantificabili in alcun modo.

    2)Secondo l'effetto Joule-Thomson, l'idrogeno,a differenza di tutti gli altri elementi chimici, durante l'espansione SI RISCALDA. Tutti i gas ,invece,in fase di espansione SI RAFFREDDANO . Se il plasma crea espansione a seguito della sua variabilità di temperature,l'eccesso di calore non potrebbe provenire dall'espansione degli atomi di idrogeno nel plasma?
    N.B. Ho intravisto che nella formula di Joule-Thomson l'idrogeno,quando espande e genera calore,non è direttamente proporzionale ai Watt impiegati,ma procede un po' per conto suo,rendendo impossibile una corretta misurazione Watt. In poche parole,si puo' quantificare l'energia per far espandere l'azoto,ma non si puo' quantificare l'energia per far espandere l'idrogeno.
    A T° di -80° l'idrogeno inverte il processo,e espandendosi si raffredda pure lui,al pari di altri gas,ma questo è ininfluente nel discorso.




    Post scriptum. Anche se esula dalla sez.,penserei all'impiego di un motore stirling che funziona con idrogeno,ossigeno e un pistone. L'idrogeno si espande e genera calore,l'ossigeno si espande e sottrae calore.In condizioni ottimali,avviene un'altalena e il pistone si muove.Forse. :rolleyes:

    Edited by OggettoVolanteIdentificato - 12/11/2006, 02:19

  2. #2
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    attenzione, l'effetto Joule-Thomson avviene solo se nn si estrae lavoro dal gas (entalpia costante). dunque il suo uso in un generatore nn è fattibile dal momento che in un motore si vuole proprio trasformare l'energia interna in lavoro.


 

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