CITAZIONE (Hellblow @ 19/2/2007, 12:46)
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Secondo me no. E' isolato (anche termicamente) dallo schermo di vapore, che non sparisce così velocemente.
Quindi la termoionica resterebbe (almeno per tempi dell'ordine dei ms) attiva per l'incandescenza del catodo, anche con campo elettrico assente.
In accordo con l'equazione di Richardson-Dushman che dice che il lavoro di estrazione dipende anche dal campo elettrico la mancanza della tensione ai capi dell'elettrodo darebbe luogo ad un decadimento dell'emissione.
Inoltre gli elettroni che un corpo (naturalmente il corpo deve poter emettere) a temperatura elevata può emettere non sono infiniti perchè naturalmente non sono infiniti gli elettroni che egli stesso possiede. Il fatto di immettere una corrente "rinnova" gli elettroni che vengono cosi' espulsi con maggiore facilità. Esiste una formula a tal proposito che ora vedo di cercare (dovrei averla in qualche testo sulle valvole). Ricordo che quei pochi ms per un flusso di ioni ed elettroni equivalgono ad un tempo parecchio lungo.
In ogni caso la mancanza di tensione provoca per certo un degrado della termoionica. Se poi ci vuole accontentare allora va bene anche cosi'.
Veramente io alludevo all'incandescenza per effetto Joule. Dovrebbe essere più che sufficiente a mantenere il velo di vapore per decine di ms almeno, anche SENZA più emissione elettronica.
Te lo dimostra il fatto che la gocciolina d'acqua su una piastra molto calda sopravvive per diversi secondi. Lì corrente ed elettroni non ce ne sono.
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Questo identico problema te lo ritrovi con qualsiasi sistema che preveda una misurazione con una corrente che passa per l'elettrolita.
Esatto. E' per questo che eviterei di passare per l'elettrolita con la misurazione.
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Forse (dico forse) si potrebbe provare con un tondino conduttore che sia filettato solo nella parte centrale in modo da concentrare il plasma unicamente nella sezione centrale del tondino lasciando gli estremi a temperatura abbordabile per poterci mettere dei contatti.
Basterebbero due tubetti di ceramica tipo copricatodo sui lati, per tenere il plasma al centro.
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Però se il plasma agisce solo in superficie allora non è detto che una corrente continua misuri quel che ci interessa.
Inoltre l'aumento di temperatura provoca un aumento di resistenza e siccome non sappiamo la temperatura esatta del plasma non possiamo neanche valutare quanto sia l'aumento di resistenza.
Anzi a dirla tutta forse questo metodo va bene per monitorare solo la temperatura del catodo. Quindi non sono pochi i problemi.
Si dovrebbero però notare degli scostamenti della curva dal tipico coefficiente alfa. Inoltre, se ci fosse adsorbimento la R resterebbe modificata anche in assenza del plasma, nel momento della pausadi misura in regime impulsato.
CITAZIONE (mgb2 @ 19/2/2007, 12:52)
Ho un'idea.
Un catodo a "V" .
In tal modo l'effetto punta è conservato e possiamo fare misure in alternata per bypassare la corrente di elettrolisi senza spegnere l'alimentazione.
Ovviamente sarebbe difficilissimo piegare un catodo di W ma forse uno di Ni darebbe meno problemi.
Oppure usare due di W, nella configurazione a V l'energia immessa inizialmente servirebbe a fondere i due semicatodi e da li in poi si potrebbe misurare il valore di R.
Che ne dite?
Il problema è come tu dici: pigarli. Oppure, come assicuri il contatto tra 2 semicatodi? Non la vedo semplice.
Passare da W a Ni cambia molte cose: prima di tutto, sappiamo dalla letteratura che Ni adsorbe H2. Invece non abbiamo granchè sul W, che è quello che vorremmo studiare.