Alcune considerazioni sulle affermazioni contenute sui precedenti interventi.
Marcober ha affermato che il vecchio SSP non sarebbe stato conforme alla normativa fiscale, in quanto si tratterebbe di compravendita e non di autoconsumo.
A parte il fatto che la cosa è in se risibile, visto che in diversi anni di funzionamento dello SSP se ne è accorto solo lui e solo adesso, questa affermazione è smentita dall'articolo di legge che ha istituito lo scambio sul posto (art. 6 D.lgs.387/2003):
Disposizioni specifiche per gli impianti di potenza non superiore a 20 kW 1. Entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente decreto, l'Autorità per l'energia elettrica e il gas emana la disciplina delle condizioni tecnico-economiche del servizio di scambio sul posto dell'energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza nominale non superiore a 20 kW.
2. Nell'ambito della disciplina di cui al comma 1 non e' consentita la vendita dell'energia elettrica prodotta dagli impianti alimentati da fonti rinnovabili.
3. La disciplina di cui al comma 1 sostituisce ogni altro adempimento, a carico dei soggetti che realizzano gli impianti, connesso all'accesso e all'utilizzo della rete elettrica.
Il divieto di vendita contenuto al comma 2 rende evidente che il legislatore intendesse assimilare lo SSP all'autoconsumo, altrimenti non avrebbe senso il divieto. A riprova il fatto che lo SSP è stato istituito proprio come Net Metering. A ulteriore riprova il fatto che si è sempre parlato e scritto :
- di SSP come una forma che consentiva l'autoconsumo dell'energia autoprodotta
- della rete come strumento di accumulo virtuale della stessa.
Ma ci sono almeno altre due ragioni per cui non hanno molto senso le affermazioni di Marcober.
La prima è che lo SSP è a tutti gli effetti una parte del sistema italiano di incentivazione delle energie rinnovabili al pari del Conto Energia, del Prezzo minimo garantito nelle Cessione ecc. Pertanto alla domanda perché l'utente che scambia energia con la rete non dovrebbe sostenere le imposte (a cui si è già risposto sostenendo che trattasi di autoconsumo) si potrebbe anche rispondere: per le stesse ragioni per le quali gli si riconosce dei soldi sotto forma di incentivo in Conto Energia. In altre parole lo SSP in quanto strumento di incentivazione è uno strumento col quale lo Stato trasferisce risorse per favorire la diffusione delle rinnovabili e non uno strumento di prelievo (che si ritiene giusto sia indirizzato sulle energie fossili).
La seconda è che all'esempio delle zucchine e dell'ortolano di potrebbe contrapporre quello del deposito dei cereali che mi sembra anche più azzeccato: a quanto ne so, quando un contadino porta il grano al deposito, questo viene collocato nei silos dove nel tempo viene aggiunto e prelevato altro grano, per cui quello che andrà a ritirare non sarà sicuramente il grano che aveva prodotto. Questo però non configura una compravendita, ma solo un servizio di deposito e l'Iva è dovuta solo sul corrispettivo di questo servizio e non sul valore del grano depositato. E a ben vedere il corrispettivo e la relativa Iva per il servizio di SSP l'abbiamo sempre pagato (33 € con Enel e 36 col GSE: ulteriore "PLUS" del nuovo SSP).
A ciò si aggiungano le considerazioni sollevate dalle altre risposte.
Come vedete, le argomentazioni di Macrober fanno acqua un po' da tutte le parti.
Ci sarebbero tante altre cose da dire, ma non posso passare la vita a smentire quello che dice Marcober e simili: a me non mi paga nessuno per questo lavoro.
Saluti a tutti


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