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Discussione: motivazioni dell'attacco al fotovoltaico

  1. #376
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    al sole non serve un soldo

  2. #377
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    si,
    ne abbiamo discusso qui Dove sta andando il mercato? a partire dal post 233
    o qui
    http://www.energeticambiente.it/legi...ovoltaico.html

  3. #378
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    Caro alvisal61, non ho certo la pretesa di proporre la soluzione miracolosa alla Rossi. Io credo che si debba inquadrare il problema energia/alimentazione in un contesto di sostenibilità, visto che per i decenni a venire non ci potremo allontanare da un sistema sostanzialmente chiuso e finito. L'unico apporto abbondante di energia dall'esterno è rappresentato dal sole, che può essere sfruttato a livello locale, dove l'irraggiamento è sufficiente alla tecnologia di harvesting attuale. Non credo che il rendimento di un parco PV da 2 MW sia sostanzialmente diverso da quello di un impianto domestico da 2 kW, anzi sono convinto del contrario, visto che non vi sono dispersioni e perdite di trasformazione e trasporto. Inoltre esiste un potenziale di energia termica solare non sfruttato, che potrebbe benissimo combinarsi con la produzione di EE, contribuendo a ridurre il consumo di combustibili fossili per riscaldamento e soprattutto condizionamento estivo. Il problema dei rifiuti è sostanzialmente legato alla filosofia di vita, o meglio alla sua mancanza nel mondo di oggi, dove esiste un legame paradigmatico perverso tra produzione e consumo, che ci viene presentato come l'unico in grado di sotenere l'economia. Questo paradigma è sbagliato e va abbandonato quanto prima, per abbracciarne uno alternativo, che sostenga la qualità, non la quantità di beni, che sostenga il soddisfacimento dei bisogni reali, non ne crei di artificiali. Un mondo che sposasse un concetto di progresso non devolutivo, si troverebbe subito a poter fare a meno di circa la metà di ciò che viene consumato ora (persino in termini alimentari). Non voglio qui affrontare l'argomento complesso dello spreco di energia e calore nell'industria, ma anche nel privato i nostri consumi attuali (in Europa circa 100 kWh/giorno*persona) possono essere ridotti a meno della metà, se si attuano interventi strutturali alle abitazioni, si cambiano alcune abitudini di mobilità e si privilegia il prodotto locale. Il nostro lavoro, che sta diventando sempre più immateriale, non ha bisogno di sprecare molta energia per essre reso disponibile a chi serve in tutto il mondo. Vi segnalo un ottimo libricino, scritto da un prof. Inglese, David McKay, che descrive ovviamente la situazione del suo paese e traduce in numeri facili da ricordare quello che si fa ora e che si dovrebbe fare, per cavarcela senza tornare al medioevo: David MacKay FRS: Sustainable Energy - without the hot air: Download.
    E' una lettura illuminante, che offre una speranza concreta persino laddove le condizioni climatiche sono molto peggiori delle nostre. Ovvio che non si possono fare miracoli e nessuno, a parte Andrea Rossi, ha la bacchetta magica. Io credo profondamente che un mix di opzioni realistiche, usando la tecnologia attuale, sia in grado di portare l'Italia in 20-30 anni ad un livello di sostanziale autosufficienza energetica e di mobilità locale. Che non si possa fare dovunque allo stesso modo è proprio l'ostacolo maggiore, per cui il livello di scala delle singole applicazioni non sarà unico. Da parte mia, ho dedicato gli ultimi due anni alla messa a punto di un progetto che riguarda l'autosufficenza di un'abitazione singola nel nord Italia, con uso di PV, solare TD con integrazione dei rifiuti domestici energetici, microidroelettrico, recupero dell'acqua tecnica. Che non sia possibile farlo in centro a Milano è ovvio, ma per il momento a me sembra che si possa iniziare dove è possibile, oppure aspettare il miracolo.
    Miradoc

  4. #379
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    caro miradoc

    alla fine mi sa che siamo d'accordo.
    anche io penso che il problema energia/alimentazione (ma direi tutti) deve essere inquadrato in un contesto di sostenibilità. E che sia urgente farlo nei prossimi 20-30 anni. Come sono d'accordo che non esistono le bacchette magiche e le formule (ad es. "decrescita felice") risolvitutto.
    Sono anche d'accordo (per il nostro piccolo) che un impianto da 2 kW è più efficiente in termini di produzione elettrica di uno da 2 MW. Però l'efficienza elettrica dell'impianto è solo una (piccola) parte del problema. Proprio se l'inquadri, come dici, in un'ottica di sostenibilità non è più scontato. Devo infatti rispondere ai bisogni energetici dell'attuale società (non di quella trasformata del futuro) e questi sono molto complessi e concentrati. Non mancano i poli di assorbimento che hanno bisogno di GWh di energia al giorno che è arduo fare con il surplus di impianti da 2 kW.
    Certo bisogna risparmiare, ma è un processo graduale (anche se si riuscisse nel miracolo di battere l' "effetto rebound"). Se io sono su una macchina lanciata a 240 km orari su una strada so che devo rallentare, altrimenti alla prima curva severa morirò, ma non posso "inchiodare" (altrimenti muoio lo stesso).
    Questa metafora si applica, ad esempio, ai rifiuti. Non è facile. Gradualmente ci stiamo avvicinando ad un maggior recupero, ma troppo lentamente. Purtroppo non si fa abbastanza per la riduzione a monte (che è la cosa più importante). Naturalmente dipende anche dalla lobbies dei produttori di imballaggi (che, ad esempio, controlla i consorzi di recupero).

    Comunque anche se si potesse arrivare ad una "sostanziale autosufficienza energetica" (io credo insieme a progetti come desertec e con una robusta connessione con la rete elettrica europea) non sarebbe autosufficienza di ogni singolo "borgo".
    Anche la mobilità, deve essere sostenibile. Ma è un valore. Porta ad una società più dinamica ed aperta, più libera, con maggiore mobilità sociale (c'è un nesso, storicamente dimostrabile) e maggiore apertura culturale (ancora nesso). Quindi attenzione agli obiettivi, potrebbero essere controfinalistici.

  5. #380
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    Sì, siamo sostanzialmente d'accordo. Il punto che mi preme sottolineare è che ognuno dovrebbe cominciare a farsi carico di una parte del problema, anziché attendere soluzioni calate dall'alto. Non dare più per scontata la disponibilità di energia elettrica in casa, di carburanti per autotrazione e riscaldamento, di cibo abbondante ed esotico al centro commerciale potrebbe essere un'epifania che porta con sè alcuni cambiamenti d'abitudine che alla lunga faranno la differenza. Ci sono cose che si possono fare da subito, tipo usare di più la bici, andare a piedi, che fa molto bene alla salute, comprare a km zero presso produttori locali; altre che richiedono tempi medio lunghi. Quello che però deve essere chiaro è che la motivazione per un processo di cambiamento di questa complessità è la sopravvivenza a lungo termine del genere umano.
    Miradoc

  6. #381
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    certo dobbiamo tutti farci carico. ma le cose che indichi le avremo. bisogna averle meglio, energia che non inquina e non provoca guerre, carburante che non deriva dal petrolio (e in quantità enormemente inferiore), cibo sostenibile (che non significa quasi sicuramente a chilometro zero, ma potrebbe significare diverso).

    poi dove si può e quando si può a piedi si va benissimo (io abito al centro ed ho l'ufficio vicino casa e quindi uso pochissimo la macchina, ma capisci che questo significa pagare affitti alti).

    Sono d'accordo sulla posta. La sopravvivenza della civiltà umana come la conosciamo e quella di qualche miliardi di nostri contemporanei (se la civiltà collassasse non sarebbe senza danno. scorrrebbero fiumi di sangue semplicemente perchè sarebbe impossibile produrre e distribuire cibo ed altri beni -acqua- di prima necessità nelle quantità e tempi necessari e nei luoghi dove è concentrata la popolazione). Qui ho postato un breve testo che riassume alcuni elementi della situazione per come la vedo.

  7. #382
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    Da parte mia, ho impiegato gli scorsi due anni (e un bel pò di risorse personali) nella progettazione di un sistema integrato domestico, applicato ad un'abitazione tipo del nord Italia, con nucleo familiare di 4 persone, descrivendo e soddisfacendo i bisogni di energia termica, raffrescamento, energia elettrica, acqua potabile e tecnica, carburante per la mobilità locale, smaltimento dei RSU. Le fonti primarie sono per oltre il 70% di origine rinnovabile, tra cui solare PV e TD. Il risultato mi sembra incoraggiante, anche se non mi nascondo che ci sono ancora molti componenti da perfezionare, prima di costruire un prototipo funzionante (per cui non dispongo comunque di sufficienti risorse). Sto cercando aziende e/o venture capital per finanziare/collaborare alla realizzazione. Vedrò come proseguire in quello che è un sogno che accarezzo da decenni ed al quale ho potuto dedicarmi a tempo pieno solo ora che sono alla vigilia della pensione (sempre che riesca ad andarci, viste le prevedibili novità!!). Quando affermo che la tecnologia attuale sarebbe già in grado di fornire buona parte dell'energia richiesta in ambito domestico, voglio sostenerne la fattibililità tecnica, non certo l'opportunità economica o politica. Le mie convinzioni in materia e il mio modo di vedere le cose dal punto di vista sociale sono meglio comprensibili leggendo qualche post del mio blog: Uno qualunque


 
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