
Originariamente inviata da
Zedemel
ci vuole solo la volontà.
Infatti il primo legame tra efficienza energetica e gli altri pilastri necessari per ottenere il progressivo azzeramento delle emissioni di gas serra dall'Italia è la volontà (o meglio la mentalità) di chi decide di usare una tecnologia innovativa più efficiente di una usuale meno efficiente.
Ricordiamoci che chi decide le tecnologie usate dai soggetti economici per produrre energia e per fornire servizi al consumo è sempre anche un consumatore.
Così, se non ha propensione ad innovare come consumatore, ne ha ancora meno come decisore nell'ambito di soggetto economico, grande o piccolo che sia.
ENEA e IEA, fin dal 2006 hanno fatto notare l'irrazionalità di taluni comportamente estesamente tenuti dai consumatori.
Così riporta ENEA in REA2008 (pag. 49):
http://www.enea.it/produzione_scient...08_Analisi.pdf
"La riduzione dei consumi energetici potenziale corrisponde a un mondo “ideale”, nel quale produttori e consumatori agiscono in modo perfettamente razionale, adottando le tecnologie energetiche più efficienti non appena queste divengono “cost-effective”.
Nella realtà, però, queste decisioni risentono di una serie di fattori quali: l’uso di tassi di sconto distorti (in quanto sulle decisioni incidono fattori diversi dai soli costi economici); l’esistenza di deficit informativi e/o asimmetrie informative (le informazioni su costi e performance degli investimenti in efficienza energetica sono difficili da acquisire); la scarsità di incentivi per i finanziatori degli investimenti (anche quando i costi dell’efficienza energetica sono nettamente inferiori a quelli dell’acquisto di energia, gli investimenti necessari sono spesso difficili da finanziare); la maggiore importanza che i consumatori danno alle caratteristiche dei prodotti non riconducibili ad aspetti di efficienza energetica.
La conseguenza di questa caratteristiche del sistema è che gli investimenti in efficienza energetica sono spesso considerati meno convenienti di altri tipi di investimento, per cui sono effettuati solo se il loro costo può essere recuperato in tempi molto brevi. L’investimento nelle tecnologie efficienti risulta dunque inferiore a quello ottimale, ed il sistema è caratterizzato dalla presenza di un c.d. “energyefficiency gap” o energy-efficiency paradox”.
Per superare queste barriere, che non sono di carattere economico, molto spesso è quindi necessario affrontare dei costi, come ad esempio quelli delle campagne informative o della fornitura di finanziamenti agevolati. Si tratta di costi di difficile quantificazione, non inclusi nelle stime dei costi di abbattimento qui descritte, che possono dunque ridurre i valori negativi di alcune opzioni di efficienza."
Tra chi decide per le tecnologie più o meno efficienti all'interno d'un soggetto economico, o di una pubblica amministrazione, ed un consumatore finale, l'unica differenza evidente è che l'efficienza nei consumi finali d'energia è largamente conveniente, mentre l'utilizzo di fonti energetiche rinnovabili è di per sè meno conveniente dell'uso di quelle minerali finché il petrolio rimane sotto 90 $/barile.
Ma la sensazione di "rischio tecnologico" (a cui deve far fronte la "Politica Energetica") è la stessa per il soggetto economico e per il consumatore.