i Libri di Terranuova
Mi Piace! Mi Piace!:  0
NON mi piace! NON mi piace!:  0
Grazie! Grazie!:  0
Pagina 1 di 2 12 ultimoultimo
Visualizzazione dei risultati da 1 a 20 su 33

Discussione: Nanotecnologie, stanno arrivando!

  1. #1
    Moderatore

    User Info Menu

    Predefinito



    Ciao a tutti
    Inserisco alcune realizzazioni possibili, per evidenziare che queste nanotecnologie sono molto piu' vicine a noi di quanto sembri.

    Ciao
    Mario
    ---------------

    Nanotecnologie per gli interni delle auto

    - Functionalised materials for interiors, in order to increase the occupants' overall perceived comfort
    - Materials (plastics, textiles, leathers) and coatings having the function of thermal insulation
    - Functionality on clothes (sensorized, anti-bacterial, isothermal)
    - Stain repellents: hydrophilic and hydrophobic
    - Nanofibres
    - Scratch-resistant surfaces
    - Electronic noses and tongues
    - Surface modification with protective anti-fouling coatings

    Nanotecnologies per l'industria dell'energia e del petrolio

    - Nanofluids for improved heat transfer
    - Emission controls
    - Selective gas adsorption/conversion/separation
    - Cost effective and robust nanocoatings to prevent fouling and corrosion
    - Down hole refinery
    - Nanoreactor cages for highly selective reactions
    - Selective separation using controlled membranes

    Nanotecnologies per compositi, rivestimento superficiale e sensori

    - Cutting tools and enhanced metals
    - Nanocomposite containers for long term storage of chemicals
    - Self-healing composites
    - Fatigue resistant materials
    - Smart surfaces/Coatings
    - Chemically/electrically tuned carbon nanotube composites as effective self cleaning materials and molecular sensors
    - Ultra-Sensitive Chemical Sensor Coatings
    - Dendrimer/nanoparticle assemblies as chemical toxin deactivation coatings
    - Wear and Corrosion Resistant Coatings
    - Carbon nanotube and fibre based composites
    - Tunable, adaptive, self-healing and stress-smart sensing systems
    - Super Strong Functional Composite Coatings and Textiles Based on Carbon Nanotubes
    - Sensory/responsive textiles
    - Cut resistant materials
    - BioSensors
    - Sensor Probes
    - Carbon Nanotube Sensors
    - Nanotube Sensor Networks
    - Smart dust
    - Boron isotopes based semiconductors as sensitive elements
    - Nanoporous Materials for multifunctional sensors and devices
    - RFID Hydrogen Sensors

    Nanotecnologie per realizzare nuovi effetti ottici

    - Materials Delivering Novel Optical Effects On Surfaces as polymer films, zeolites, paper, textile
    - Materials that modify the basic optical properties of surfaces
    - Materials that impart luminescence
    - Materials exhibiting structural colour effects
    - Photochromic and Thermochromic Films
    - Development of Photochromic Films using nanomaterials
    - Development of Thermochromic Films using nanomaterials

    Nanotecnologie per incapsulare i profumi

    Nuovi processi e applicazioni nella nanochimica
    - Commercialization of nanochemicals
    - Nanooxides of precious, ferromagnetic, rare metals (Ti, Zr etc.)
    - Nanopolymers and membranes
    - Nanomaterials (cement, fertilizers)
    - Nanopowders in chemical applications
    - Nanogreen chemistry
    - Nano energy applications
    - Environmental applications of nanotechnology


  2. #2

    User Info Menu

    Predefinito

    Salve Mariomaggi,

    In effetti il campo applicativo delle nanotecnologie è estremamente ampio, comprese le realizzazioni che interessano i calcolatori ottici. Di certo pero' le prime applicazioni reali saranno nel settore militare, come ogni cosa del resto, per poi essere proiettate nel settore civile.
    Tempo fa lessi di bombe da lanciare in prossimità di bersagli critici, contenenti nanomacchine in grado di distruggere i circuiti dei sistemi elettronici. In seguito gli sviluppi vennero spostati sulle bombe-e sebbene per sistemi schermati da questa tipologia di arma tattica, si renda necessaria un'azione molto piu' diretta (nanotecnologie appunto).
    E' certo che l'introduzione delle nanotecnologie cambierà la nostra vita, a partire dal settore medico (piu' importante a parer mio di altri settori) che avrà a disposizione (alcuni centri già ne fanno uso) dei 'microbisturi' per chirurgia di precisione impensabile prima (dalla ricostruzione di strutture viventi danneggiate, fino alla rimozione chirurgica di precisione).

    PS: Complimenti per la nuova sezione, l'argomento è estremamente interessante ed attuale.

  3. #3

    User Info Menu

    Predefinito

    nanosigià sul mercato.celerone

  4. #4

    User Info Menu

    Predefinito

    Salve mariomaggi, hellblow e celerone,

    grazie per i vostri contributi.
    La lista di mariomaggi è piuttosto completa, e nella sua varietà rispecchia le possibilità di applicazione e di progresso che le nanotecnologie possono effettivamente offrire. Vi invito anche a soffermarvi sulle reazioni che una simile semplice enumerazione induce in voi: credo ci indovinare stupore, entusiasmo, potenza ma anche disorientamento. Non sottovalutiamo quest'ultima sensazione; per questo colgo l'occasione per consigliarvi di mantenere i vostri preziosi contributi il più possibile nell'ambito dei temi fondamentali del forum, che concorderete sono già sufficienti per fornire innumerevoli spunti di scoperta e discussione. Con questo ringrazio ancora mariomaggi per l'apertura im grande stile di questo thread, e celerone per la segnalazione delle nanoparticelle di argento commercialmente disponibili. A quanto pare, il loro principale utilizzo (o perlomeno quello consigliato) deriva dalle sue proprietà germicide. Si tratta dunque di un prodotto interessante per l'igiene di molti ambienti e ambiti sia domestici che lavorativi, e soprattutto è amico dell'ambiente. Vi invito anche a capire se il prodotto possa essere usato, come sospetto, come catalizzatore. Mi viene in mente anche un impiego per l'inseminazione delle nuvole (in cui tradizionalmente si usa ioduro di argento (AgI).

    Colgo inoltre l'occasione per segnalarvi ancora come la mia disponibilità per la moderazione è salda e decisa, tuttavia per un certo periodo la troverete senz'altro labile; ciò dipende dalle mie stesse condizioni lavorative, non ancora definite. Vi chiedo di scusarmi per questo inconveniente temporaneo.
    Per intanto, buone ricerche e buone discussioni.

    Un caro saluto,
    Mangoo

  5. #5

    User Info Menu

    Predefinito

    Salve cari amici,

    riporto di seguito la traduzione dell'elenco di applicazioni presentato da mariomaggi all'inizio di questa discussione. Ho aggiunto qualche piccolo commento tecnico, che chiaramente vi invito ad approfondire personalmente.


    Nanotecnologie per gli interni delle auto:

    Materiali funzionalizzati per interni, allo scopo di incrementare il comfort percepito da parte degli occupanti;
    - Materiali (plastiche, tessuti, pelli) e rivestimenti aventi la funzione di isolanti termici;
    - Funzioni accessorie nei tessuti (dotati di sensori, antibatterici, isotermi [ossia in grado di mantenere costante la temperatura dell’ambiente e/o del corpo a contatto, NdT]);
    - Anti-macchia: idrofili e idrofobi;
    - Nanofibre;
    - Superfici resistenti ai graffi e a tagli accidentali;
    - Nasi e lingue elettroniche [insiemi (array) integrati di sensori chimici per individuare odori e specie chimiche specifiche, NdT];
    - Modificazione delle proprietà delle superfici attraverso rivestimenti protettivi anti-sporcizia;

    Nanotecnologie per l’industria dell’energia e del petrolio:

    - Nanofluidi per miglior scambio di calore;
    - Controlli delle emissioni;
    - Assorbimento/conversione/separazione selettiva di gas;
    - Nanorivestimenti economicamente convenienti e robusti per evitare ostruzioni e corrosione;
    - Raffinazione;
    - Gabbie per nanoreattori per reazioni altamente selettive;
    - Separazione selettiva attraverso membrane controllate;

    Nanotecnologie per compositi, rivestimenti superficiali e sensori:

    - Strumenti di taglio e metalli con caratteristiche migliorate;
    - Contenitori nanocomposti per alloggio a lungo termine di specie chimiche;
    - Composti auto-rigenerativi;
    - Materiali resistenti alla fatica;
    - Superfici e rivestimenti intelligenti;
    - Nanotubi [strutture cilindriche cave, costituite da una o più superfici di spessore monoatomico costituite da array ordinati di atomi; presentano proprietà elettroniche e meccaniche estremamente interessanti, NdT] di carbonio accordati elettricamente e/o chimicamente come effettivi materiali auto-pulenti e sensori molecolari;
    - Rivestimenti per sensori chimici ultrasensibili;
    - Dendrimeri [strutture ramificate ed articolate, morfologicamente simili ai neuroni, NdT] e assemblaggi di nanoparticelle come rivestimenti per la deattivazione di tossine chimiche;
    - Rivestimenti resistenti alla fatica e alla corrosione;
    - Composti basati su nanotubi e fibre di carbonio;
    - Sistemi accordabili, adattivi [in grado di reagire a stimoli di varia natura attraverso modificazione strutturale, NdT], auto-rigeneranti e sensibili allo stress;
    - Rivestimenti e tessuti compositi funzionali super robusti basati su nanotubi;
    - Tessuti sensibili e reattivi;
    - Materiali resistenti al taglio;
    - Biosensori [sensori compatibili con strutture organiche viventi, per esempio per impianti o endoscopia, NdT];
    - Sonde per sensori;
    - Sensori basati su nanotubi di carbonio;
    - Reti di sensori basati su nanotubi;
    - Polvere intelligente [sistemi elettronici miniaturizzati tipicamente dotati di trasmettitore e ricevitore (transceiver) di dimensioni submicrometriche in grado di interagire reciprocamente, costituendo così reti distribuite, NdT];
    - Semiconduttori a base di isotopi del boro come elementi sensibili;
    - Materiali nanoporosi [caratterizzati da strutture porose interne di diametro nanometrico, quindi dotati di enorme sviluppo superficiale, ideale per catalisi di reazioni e/o adsorbimento di specie chimiche, NdT] per sensori e dispositivi multifunzione;
    - Sensori di idrogeno per RFID [Radio Frequency IDentifier: dispositivi elettronici, tipicamente passivi e di dimensioni micrometriche, attivabili in prossimità di sorgenti elettromagnetiche da cui ricevono l’energia per il funzionamento; questa modalità di funzionamento li rende tra l’altro approssimativamente esenti da malfunzionamento, NdT];

    Nanotecnologie per realizzare nuovi effetti ottici:

    - Materiali che presentano nuovi effetti ottici su superfici come film polimerici, zeoliti, carta, tessuti;
    - Materiali che modificano le proprietà ottiche basilari delle superfici;
    - Materiali che mostrano luminescenza;
    - Materiali che esibiscono effetti di coloritura strutturale;
    - Film foto e termocromatici [in grado di modificare la tonalità e/o l’intensità di colore al variare del flusso luminoso o termico, NdT];
    - Sviluppo di film fotocromatici usando nanomateriali;
    - Sviluppo di film termocromatici usando nanomateriali;

    Tecnologie per incapsulare i profumi:

    Nuovi processi e applicazioni nella nanochimica:
    - commercializzazione di specie nanochimiche;
    - Nanoossidi di materiali prezioni, ferromagnetici, rari (Ti, Zr, ecc…);
    - Nanopolimeri e membrane;
    - Nanomateriali (cemento, fertilizzanti);
    - Nanopolveri in applicazioni chimiche;
    - Nanochimica verde [per applicazioni ecologiche o environment-friendly?, NdT];
    - Applicazioni per energia;
    - Applicazioni della nanotecnologia per l’ambiente.


    Vi faccio notare come nella lingua inglese il prefisso nano- venga utilizzato molto, forse troppo di frequente; spesso il significato delle espressioni complessive diventa oscuro (per esempio, nanochemicals: credo che si intenda specie chimiche in stato di polverizzazione fine, ma su questo attendo conferme o smentite). Con questa modalità linguistica si cerca di definire il nuovo ambito di lavoro; invito tuttavia a farne un uso misurato, per non renderlo soltanto una moda transeunte.

    Portate aggiunte, commenti ed altre informazioni!

    A presto,
    Mangoo

  6. #6
    Ospite

    Predefinito

    Caro Mangoo,celerone e mariomaggi,

    non ho ancore ben capito come le nanotecnologie si possano applicare per produrre energia...
    secondo me la possibilità di manipolare distanze nanometriche, ha vastissime applicazioni nella medicina, con opportune nanomacchine si possono liberare quantità calcolate e non approssimative di farmaci, e colpire SOLO i tessuti malati,ciò sarebbe utilissimo per ottimizzare le terapie di lotta contro il cancro, visti gli effetti devastanti della chemio...
    Ho sentito, che a trieste progettano un nanocilindro, contenete poche molecole di uno specifico farmaco, da iniettare nel tessuto malato; il nanotappo che chiude il nanocilindro si dissolve oltre un certo ph...
    In inghliterra studiano nanopompe da azionare con campi magnetici di piccole calamite...

    A presto

  7. #7

    User Info Menu

    Predefinito

    Le applicazioni piu' spettacolari delle nanotecnologie si avranno nella medicina!

    Microrobot dalle dimensioni cellulari inviati a curare forme tumorali con precisione ultrachirurgica!
    Sistemi di elaborazione incastonabili addirittura dentro ad un dente!
    Ecc.

    Maury

  8. #8

    User Info Menu

    Predefinito

    Cari amici,

    per accennare ad una risposta al quesito di Dareus, vi propongo una osservazione.
    Lo sviluppo delle tecnologie verso dimensioni sempre più piccoli nasce da diverse necessità ed opportunità, offerte dai contesti di applicazione e più spesso dalle particolari fenomenologie che le leggi stesse della fisica rendono possibili soltanto in corrispondenza di opportune dimensioni. In nuce, uno dei primi ad intuire e rendere di pubblico interesse quanto promettenti fossero le possibilità offerte da una ingegnerizzazione delle dimensioni micro- e nanometriche fu il geniale Richard Feynman (di cui cito l'espressione "There's plenty of room at the bottom", intendendo alludere tra l'altro allo spazio offerto a sviluppi tecnologici in simili domini proprio perchè le leggi della fisica sono quello che sono (o meglio, conveniamo di sospettare che siano).
    A partire dagli anni '60 il motore di questo 'sviluppo in profondita' è stata senz'altro la microelettronica, sulle cui ricadute tecnologiche è superfluo dilungarsi. Alla fine degli anni '70 divenne evidente che gran parte delle stesse tecniche e metodologie potessero essere sfruttate per applicazioni e realizzazioni anche diverse dall'elettronica. Una delle conseguenze più importanti di questo pensiero sono attualmente la nanoelettronica, i sistemi microelettromeccanici e più in generale le nanotecnologie. (Il discorso sarebbe, come capite, ben più ampio, ne ho voluto esprimere i sommi capi).
    Mentre alle microscale si può fare anche ciò che si compie nei domini macroscopici, viceversa non è in generale vero: questa asimmetria strutturale è uno dei vantaggi cardinali delle nanotecnologie e motivo trainante di sviluppo.

    Comprenderete che le applicazioni che avete citato (per esempio, quelle in campo medico) rientrano nel tema principale che ho brevemente introdotto. Microdispositivi possono anche essere pensati allo scopo di estrarre energia in qualche modo utilizzabile, per esempio per alimentare reti distribuite di sensori per applicazioni di monitoraggio ambientale, civile, medico ed altro. Rispondendo dunque particolarmente a Dareus, vi invito a cercare informazioni sui cosiddetti 'power MEMS', sistemi micromeccanici devoti propriamente a questo scopo.
    Segnalo inoltre questo interessante link (che, incidentalmente potrebbe interessare anche gli amici della sezione sulla energia solare).

    Ripeto che questo intervento è lungi dall'essere esaustivo e completo.
    Nello spirito di questo forum, aiutiamoci a ricercare, condividere le informazioni e discutere!

    Un caro saluto,
    Mangoo

  9. #9

    User Info Menu

    Predefinito

    Cari amici,

    in tema di micromacchine, vorrei segnalarvi un interessante risultato conseguito dopo un lungo lavoro dai ricercatori del Dipartimento di Chimica dell'Universita' di Bologna. Si tratta di un motore molecolare a quattro tempi, di dimensioni nanometriche e del tutto non inquinante.
    Vi riporto per intero la notizia (in attesa di maggiori informazioni), tratta dal sito www.galileonet.it:

    Sunny, il motore molecolare che non inquina

    È italiano il più veloce motore molecolare ecologico del mondo. Lo ha inventato un gruppo di ricercatori del Dipartimento di chimica dell'Università di Bologna, guidato da Vincenzo Balzani, che lo ha realizzato in collaborazione con l'Università della California a Los Angeles. Il risultato, pubblicato sui Proceedings of the National Academy of Sciences, migliorerebbe di ben un milione di volte le prestazioni dell'unico altro motore molecolare esistente, sviluppato all'Università di Groeningen in Olanda. Il progetto innovativo, che ha impegnato il gruppo emiliano per sette anni, ha consentito di realizzare un prototipo di motore molecolare funzionante come un comune motore a quattro tempi. Ma senza impiegare alcun combustibile o altre sostanze chimiche inquinanti. Il motore, completamente ecologico, viene infatti alimentato con la sola energia solare e non produce alcuna sostanza di scarico. Il suo funzionamento si basa su due molecole: una filiforme che funziona da asse di scorrimento, l'altra ad anello, inserita nella prima, attorno alla quale scorre una volta avviato. La velocità di rotazione si aggira sui sessanta mila giri al minuto. La luce solare attiva il passaggio di elettroni tra due punti del nastro generando di conseguenza il movimento dell'anello. Il tutto in quattro fasi, come avviene nei normali motori a scoppio. Le sue dimensioni ridottissime, dell'ordine del nanometro (un milionesimo di millimetro) lo rendono ancora inutilizzabile nelle applicazioni pratiche. Secondo i ricercatori sarebbe però ipotizzabile fra gli sviluppi futuri l'utilizzo sincronizzato di un numero elevato di questi motori, oppure lo sfruttamento del moto dell'anello per trasporto di molecole, come farmaci all'interno dell'organismo, o ancora la realizzazione di un computer chimico che sfrutti l'intrinseca logica binaria del sistema.

    user posted image

    Inoltre, attraverso questo link si raggiunge la news online di Le Scienze relativa alla notizia; la pagina porta a sua volta all'articolo ufficiale, scaricabile gratuitamente (pubblicato da PNAS).

    Colgo (anche stavolta!) l'occasione per invitarvi ad usare questa discussione per postare, come in questo caso, brevi notizie di generale interesse per le nanotecnologie per cui non sia necessario e neppure indicato aprire nuovi thread (non polverizziamo la trattazione dell'argomento). Destiniamo l'apertura di nuove discussioni solo all'intenzione di aprire spazi ad intere aree della tematica.

    Un caro saluto,
    Mangoo

    Edited by mangoo - 1/2/2006, 23:18

  10. #10

    User Info Menu

    Predefinito

    Cari amici,

    le potenzialita' dei nanotubi (NT) sono veramente affascinanti e incredibilmente vaste. In un precedente post avevo accennato anche alle loro interessanti proprieta' fotovoltaiche. In questo post vi segnalo una applicazione altrettanto interessante.
    La Natural Nano, ditta di Rochester (stato di New York, USA) ha brevettato una vernice basata su NT, naturalmente contenuti in una particolare argilla di origine locale, i quali contengono al loro interno particelle nanometriche di rame. La proprieta' eccezionale di questa vernice, che puo' essere applicata tramite semplice spray, e' sarebbe in grado di reiettare, come un filtro a microonde, energia alle radiofrequenze (ovvero, bloccare la trasmissione di segnali radio, WiFi e altro). Per di piu' questa proprieta' puo' essere attivamente controllata, cosi' che specifici locali o ambienti chiusi possono essere resi penetrabili o meno ai segnali elettromagnetici a piacere. Le applicazioni potenziali sono assai promettenti!

    Alcune fonti:
    un articolo online del Corriere della Sera;
    un comunicato della Natural Nano a proposito della tecnica di schermaggio RF attivo;
    una semplice (non certo unica ne' migliore, seppure utile) applicazione relativa allo schermaggio selettivo di locali pubblici.

    Personalmente mi pare una trovata assai interessante e utile. Abbattere il flusso di energia a radiofrequenza selettivamente e in modo controllabile potrebbe alleviare molti problemi legati a interferenze elettromagnetiche e, soprattutto e sperabilmente, all'inquinamento e ai problemi per la salute derivanti da esse. Insomma, sembra che si possa disporre finalmente di un firewall per le radiofrequenze!

    Per quanto riguarda i nanotubi usati in questa applicazione, si tratta di "halloysite nanotubes", che a differenza dei comuni NT di carbonio (CNT) sono composti da alluminio, silicio, idrogeno e ossigeno, e sono il prodotto di processi geologici naturali. Hanno diametri inferiori tipicamente a 100 nanometri e lunghezza di circa 1 micron. Hanno la proprieta' di poter trattenere al loro interno particolati di dimensione nanometrica e di natura assai diversa, il che li rende utili come dispensatori a lungo termine degli stessi prodotti. Inoltre possono essere sottoposti a trattamento per modificarne le proprieta' elettriche, chimiche e fisiche.
    Per maggiori informazioni, riferimento al sito della Natural Nano

    Un caro saluto,
    Mangoo

  11. #11
    Moderatore

    User Info Menu

    Predefinito

    Ciao a tutti

    nanofili di carbonio, simili a collane.

    Ciao
    Mario

  12. #12

    User Info Menu

    Predefinito

    Cari amici,

    vi segnalo un promettente risultato ottenuto dai ricercatori del Rensselaer Polytechnic Institute di Troy, nello stato di New York (lo stesso che ha contribuito ai più recenti sviluppi della fusione a confinamento inerziale acustico; vedi per questo il recente articolo in italiano disponibile nella sezione dedicata di progettomeg.it). Protagonisti, ancora una volta, i nanotubi (NT).
    Cito alcuni brani tradotti da un comunicato disponibile sul sito web dell'instituto (mia la traduzione dall'americano).

    La "Nano pelle" si dimostra promettente per dispositivi elettronici flessibili"

    Un team di ricercatori ha sviluppato un nuovo processo per preparare una "nanopelle" [notate, ancora una volta, come il prefisso nano- sia applicato con fin troppa facilità ad ogni ritrovato che assomigli a qualcosa di macroscopico ma esistente solo a dimensioni nanometriche, ndt] flessibile e conduttrice [elettricamente, ndt] per una varietà di applicazioni (...). I materiali (...) combinano la robustezza e conducibilità dei nanotubi di carbonio con la flessibilità dei polimeri tradizionali.
    (...) hanno trovato un metodo per mettere schiere di nanotubi entro una matrice soffice polimerica senza disturbare la forma, la dimensione o l'allineamento dei nanotubi.
    (...) Le schiere di nanotubi tipicamente non mantengono la loro forma quando sono trasferite perchè essi sono tenuti insieme da forze deboli [di Van der Waals principalmente, ndt]. Ma il team ha sviluppato una nuova procedura che permette di crescere schiere ordinate di nanotubi su un supporto separato e poi di riempire l'insieme con un polimero soffice. Quando il polimero indurisce, essenzialmente si stacca dalla piattaforma, lasciando una pelle flessibile con insiemi ordinati di nanotubi all'interno.
    La pelle può essere piegata, flessa e arrotolata come un figlio, il tutto mantenendo l'abilità di condurre elettricità, il che la rende un materiale ideale per la carta elettronica e altra elettronica flessibile (...).
    Il concetto generale (...) potrebbe avere molte altre applicazioni, da strutture adesive e materiali simili al Velcro fino a interconnessioni con nanotubi per l'elettronica (...).
    Il team ha mostrato che tali materiali flessibili presentano la (...) proprietà di 'emissione di campo'. Quando una tensione è applicata (...), elettroni sono espulsi dalla superficie e possono essere usati per produrre display elettronici ad alta risoluzione. I nanotubi sono emettitori di campo molto buoni perchè hanno una soglia per emissione bassa e producono alte correnti. (...) [Essi] tendono a mascherare i propri vicini (...) ma questo effetto sembra scomparire quando sono immersi nel polimero. (...).

    L'idea della carta elettronica è stata proposta diversi anni fa, e se efficacemente tradotta in realtà potrebbe avere un grosso impatto nell'abbattere la richiesta di carta prodotta da cellulosa vegetale. Le tecniche finora sfruttate per raggiungere lo scopo usano in essenza particelle sferiche micrometriche di materiali dielettrici colorate con un colore diverso per ciascun emisfero. A seconda del potenziale elettrico applicato (e della polarizzazione da esso indotta nelle sfere stesse) le particelle di 'inchiostro digitale' ruotano e cambiano posizione; strutturando in modo ordinato e predeterminato tali modifiche si ottiene un effetto macroscopico convincente (una specie di cristalli liquidi ad alta risoluzione e superiore velocità di rinfresco).
    La scoperta del team del Rensselaer Institute potrebbe accelerare l'entrata in circolazione di prototipi di carta elettronica, su cui caricare quotidiani, riviste e persino libri da arrotolarsi in tasca. Una prospettiva da seguire con interesse.

    Un caro saluto,
    Mangoo

  13. #13
    Moderatore

    User Info Menu

    Predefinito

    L'associazione americana NEMA (quella delle normative) ha deliberato un investimento di 5 milioni di dollari per sviluppare le nanotecnologie nel settore elettrico, ed in particolare per le fonti luminose ad alta efficienza.

    "NEMA Creates Nanotechnology Advisory Council", viene istituito negli USA un comitato di consulenti attenti ai possibili sviluppi, speriamo che anche in Italia ci sia la stessa lungimiranza.

    Ciao
    Mario

  14. #14

    User Info Menu

    Predefinito

    antenne vuoi dire anche...

    L'attuale tecnologia fotovoltaica converte direttamente la luce in energia elettrica, sfruttandone la natura quantica, con efficienze per i prodotti in commercio già pari al 16-18% e, in prospettiva, di oltre il 30%. Le nano-antenne solari o rectennas (dalla fusione delle parole antennas e rectifyer) basano invece il loro funzionamento, per la conversione dell'energia solare in elettricità, sulla natura ondulatoria della luce. Secondo gli studiosi dell'Università della Florida, esse promettono efficienze dell'80-90% e se questi numeri saranno confermati, come si può ottimisticamente ipotizzare in base alle conoscenze attuali, saremmo in presenza di un nuovo concetto, assolutamente rivoluzionario, di conversione energia solare in energia elettrica. Alcuni esperti ritengono che i tempi per questa nuova tecnologia siano ormai maturi. L'idea delle nano-antenne risale ai primi anni '60, quando J.C. Fletcher della NASA e R.L. Bailey dell'Università della Florida brevettarono un dispositivo per convertire l'energia delle onde elettromagnetiche in elettricità. Esso era costituito da un certo numero di elementi, gli uni vicini agli altri, in grado di catturare un'ampia gamma dello spettro di frequenze della radiazione solare, in base allo stesso principio con il quale le onde radio, di lunghezze d'onda ben più ampie, sono intercettate dalle antenne radio (figura 1).

    Queste antenne, dalla forma piramidale, furono sperimentate agli inizi degli anni '70 per verificare la loro capacità di catturare le micronde in un ampio spettro di frequenze (100-1000 MHz). È in un lavoro del 1972 che per la prima volta Bailey propose di utilizzare il convertitore di onde elettromagnetiche per captare l'energia solare. Nel 1975 Bailey effettuò alcune ricerche preliminari e teoriche che si focalizzarono sul meccanismo attraverso il quale le antenne assorbivano le onde elettromagnetiche: da questi studi emerse la complessità tecnica di trasformare l'onda catturata in energia elettrica. Bailey riscontrò anche alcune analogie tra il funzionamento delle nano-antenne e le antenne degli insetti e con il modo di comportarsi della struttura dei coni e dei bastoncelli presenti nell'occhio umano, individuando così ulteriori possibili strade per le future ricerche. Gli studi furono in seguito accompagnati anche da sperimentazioni e dimostrazioni; per esempio, presso il centro Jet Propulsion Laboratory di Goldstone un fascio di micronde della potenza di 30 kW fu convertito direttamente in energia elettrica con un'efficienza dell'84% da una nano-antenna posta a più di un miglio di distanza. Questo ed altri risultati sperimentali hanno confermato che le nano-antenne possono avere alte efficienze di conversione per fasci di micronde e che, pertanto, sia possibile ipotizzare elevate efficienze di conversione anche per le nano-antenne progettate appositamente per catturare le piccole lunghezze d'onda che costituiscono lo spettro solare. Nel passato il maggiore impedimento allo sviluppo delle nano-antenne solari è stata la mancanza di nanotecnologie in grado di operare su dimensioni inferiori o dell'ordine del micron. Oggi queste tecnologie sono in una fase di rapido sviluppo e ciò fa ritenere che siamo vicini ad esperimenti decisivi per provare concretamente il concetto delle nano-antenne solari. Tuttavia le sfide tecnologiche da superare sono numerose: esse riguardano le dimensioni delle antenne ed i conseguenti problemi di fabbricazione, di controllo di qualità, di produzione di massa, di scelta dei materiali, del sistema di rettificazione ad elevate frequenze e della geometria delle stringhe. Si tratta di problemi spesso assai complessi che comportano ricerche interdisciplinari difficili da organizzare e dai costi elevati.

    Edited by mangoo - 24/3/2006, 13:55

  15. #15
    Ospite

    Predefinito

    sdalve a tutti,
    un articolo interessante sulle nano

    transistor da molecole

    Scienziati americani sono riusciti a trasformare molecole di benzene in microscopici transistor per nanocomputer

    Ricercatori dell'Università dell'Arizona coordinati da Charles A. Stafford sono riusciti a trasformare molecole organiche come il benzene in microscopici transistor da utilizzare in futuri computer di dimensioni ridottissime. La ricerca sarà pubblicata sul numero di novembre della rivista “Nano Letters”.




    La molecola di benzene ha la forma di un anello ed è stata utilizzata come un circuito elettrico qualsiasi sfruttando le leggi della meccanica quantistica, che regola i fenomeni fisici nelle dimensioni infinitesimali. Il comportamento da transistor (che è che una specie di interruttore di corrente) è stato ottenuto sdoppiando la corrente elettrica che circola all'interno della molecola e regolando la successiva interazione fra le due correnti create. A differenza della fisica classica, in meccanica quantistica infatti le correnti elettriche non sommano semplicemente i loro effetti, ma sono come onde elettroniche che possono interferire fra loro fino ad annullarsi reciprocamente.




    Attraverso un terzo filo, i ricercatori sono riusciti ad agire su alcune caratteristiche di queste onde elettroniche facendole una volta interferire distruttivamente (fase OFF del transistor, nessun passaggio di corrente) e una volta costruttivamente (fase ON del transistor, con passaggio di corrente). In questo modo si sono ottenuti dei transistor di dimensioni ben al di sotto del limite teorico di 25 nanometri (un nanometro equivale a un miliardesimo di metro) fissato dalle odierne conoscenze tecnologiche. Questo consentirà in futuro di produrre computer piccolissimi.




    Questi nanocomputer potranno fornire prestazioni superiori a quelle attuali, come, ad esempio, simulazioni estremamente realistiche da impiegare nei modelli di esplosione di supernova oppure nel campo dell'animazione cinematografica. Ma è in medicina che i nanocomputer avrebbero il maggior impatto, viaggiando nei capillari e nelle arterie di un essere umano per riparare eventuali danni. Per realizzare l'idea dei ricercatori, l'azienda Semiconductor Research Corp. prevede di impiegare circa una dozzina d'anni.

  16. #16
    Ospite

    Predefinito

    salve,
    posto un articolo sugli strumenti di misura,
    per ducumentazione su affermazioni anche nella sezione ff

    Le cose più piccole

    --------------------------------------------------------------------------------

    Quali sono gli oggetti più piccoli che la tecnologia attuale (col microscopio elettronico o altre tecniche) permette di vedere? Si possono vedere le molecole? E gli atomi? Ci sono limiti teorici alle possibilità di vedere l'infinitamente piccolo? Potete indicarmi dei siti web, anche in lingua inglese, dove questo argomento è trattato in modo divulgativo e dove si possono vedere le immagini dell'infinitamente piccolo?
    --------------------------------------------------------------------------------

    Già da diverse decine di anni si possono vedere e "filmare" singoli atomi e molecole con strumenti come microscopi a ionizzazione di campo (FIM), microscopi elettronici in trasmissione (TEM), microscopi a scansione a effetto tunnel (STM), microscopi a forza atomica (AFM),… Con questi tipi di microscopi si riescono a risolvere strutture distanti tra loro un decimo di miliardesimo di metro. Un miliardesimo di metro, chiamato nanometro (nm), è alcune volte un tipico diametro atomico. Le figure qui sotto sono esempi di immagini che si possono ottenere con questi strumenti.




    A sinistra si vedono singoli atomi di arsenico e gallio in un cristallo di arseniuro di gallio, al centro atomi di oro (le palline) e molecole di esatiofene (strisce bianche), a destra si vede uno strato di molecole di esatiofene, ogni bastoncino è una molecola lunga 2 nm. La prima immagine è stata presa con un TEM al TASC-INFM a Trieste e ha il lato maggiore lungo 2,3 nm, la seconda e la terza con un STM sempre al TASC-INFM e hanno lati di 10 nm e 12 nm.

    Le prime immagini in cui si sono visti singoli atomi sono state ottenute da Erwin Mueller nel 1951 con un FIM. Tale strumento consisteva in una punta metallica aguzza di tungsteno (terminante con pochi atomi) messa nel vuoto, ad alto potenziale elettrico e ricoperta di atomi di elio. L’elevato campo elettrico sulla punta ionizzava gli atomi di elio e li faceva volare via in direzioni determinate dalla posizione degli atomi sulla punta. Un rivelatore di fronte alla punta determinava in che direzione gli atomi di elio erano emessi e permetteva di ricostruire la posizione dei singoli atomi sulla punta. Nel TEM si usa un fascio di elettroni che attraversa il campione per vedere la posizione dei suoi atomi, nell’STM una punta metallica terminante con pochi atomi esplora la superficie del campione tenendosi a distanza di pochi diametri atomici e tramite il cosiddetto effetto tunnel sente la posizione dei singoli atomi.

    Un film ottenuto con STM che mostra singoli atomi di platino che si muovono a caso sulla superficie di un cristallo di platino si può vedere su Aarhus STM Movies. Un film ottenuto con il TEM dell’evoluzione su scala atomica di un nanofili d’oro si puo’ vedere su Quantum Necking in Stressed Metallic Nanowires. Immagini di atomi e molecole attenute con STM si possono trovare ad esempio su Moving Atoms e Gallery of SPM images.

    Cosa c'è dentro gli atomi si può vedere con altri strumenti, mandando opportune sonde (elettroni, protoni,...) a interagire con gli atomi, con i nuclei atomici e con le particelle che li costituiscono. Il nucleo dell’atomo è stato visto per la prima volta da Rutherford, Geiger e Marsden nel 1909 mandando un fascio di particelle alfa contro uno stato sottile di oro. Per risolvere la struttura dei nuclei e dei loro componenti, oggetti più di 100 000 volte più piccoli degli atomi, cioè piccoli un milionesimo di miliardesimo di metro, si usano gli acceleratori di particelle. Quanto più alta è l'energia a cui accelero le particelle che uso come sonda, tanto più in piccolo riesco a vedere. Gli acceleratori non forniscono immagini come quelle mostrate sopra, ma dall’analisi dei dati che si ottengono con tali macchine si può ricostruire la struttura del nucleo atomico e di cosa c’è dentro.

    Informazioni su come si usano gli acceleratori di particelle si possono trovare ad esempio su Particle adventure.

    A cura di Silvio Modesti
    Laboratorio Nazionale TASC-INFM, Trieste e
    Dipartimento di Fisica, Università di Trieste

  17. #17
    Ospite

    Predefinito

    salve, articolo interessante di le scienze..

    Un nanofilamento per spiare i neuroni
    Offre un nuovo paradigma per la progettazione di interfacce fra cervello e protesi neurali esterne


    Con un sottilissimo nanofilamento sono riusciti a monitore, stimolare e inibire segnali nervosi lungo l’assone e i dendriti di singoli neuroni di mammifero. A farlo sono stati i ricercatori del gruppo di ricerca della Harvard University diretti da Charles M. Lieber, che ne danno notizia sull’ultimo numero di Science.
    “Si tratta della prima sinapsi artificiale fra un apparecchio nanoelettronico e singoli neuroni di mammifero, che può rilevare, stimolare e inibire segnali nervosi con una risoluzione spaziale irraggiungibile con le altre tecniche attuali”, dice Lieber.
    Le misurazioni elettrofisiologiche dell’attività cerebrale sono infatti alquanto imperfette: i microelettrodi sono invasivi e possono danneggiare i neuroni, mentre le matrici di elettrodi a schiera sono ingombranti per poter rilevare l’attività a livello di singoli assoni e dendriti.
    Per contro, i minuscoli transistor a nanofilamento sviluppati dal gruppo di Lieber sfiorano solamente le proiezioni neuronali, creando una sorta di sinapsi ibrida, non invasiva e migliaia di volte più piccola degli strumenti elettronici finora usati per misurare l’attività cerebrale. Ciò, osserva Lieber, è reso possibile dalla affinità dimensionale fra assoni, dendriti e nanofilamenti di silicio: tutti hanno uno spessore di circa 10 nanometri, e ogni contatto – 50 circa per ogni assone – ha una superficie minima. Il filamento può essere configurato per rilevare o misurare la presenza di neurotrasmettitori.
    "Questo lavoro potrebbe avere un impatto rivoluzionario – ha dichiarato Lieber – esso fornisce infatti un potente strumento per studiare e manipolare la propagazione di segnali nelle reti neuronali e fornisce anche un nuovo paradigma per la progettazione di nuove sofisticate interfacce fra cervello e protesi neurali esterne.”





    dopo il colpo al cerchio, ora alla botte
    Come le nanoparticelle arrivano al cervello
    Scoperta nel ratto questa via di penetrazione potrebbe valere anche per l'uomo


    Le nanoparticelle possono facilmente raggiungere il cervello dalla cavità nasale, è quanto risulta da una ricerca svolta presso il Dipartimento di medicina dell’Università di Rochester, illustrata in un articolo sull’ultimo numero di Environmental Medicine.
    Lo studio ha testato particelle ultrafini di ossido di manganese, alle concentrazioni a cui sono tipicamente esposti i lavoratori di alcuni settori industriali. Queste particelle hanno le dimensioni caratteristiche delle nanoparticelle prodotte industrialmente (inferiori ai 100 nanometri), sempre più utilizzate in molti settori, dalla microelettronica ai dentifrici, fino alle lozioni solari, nonostante non siano ancora note le possibili conseguenze sulla salute quando siano disperse nell’ambiente.
    In questo studio condotto su ratti, le particelle hanno mostrato di riuscire a passare rapidamente dalle cavità nasali al bulbo olfattivo per raggiungere poi lo striato, la corteccia frontale e il cervelletto.
    Dopo 12 giorni di esposizione, la concentrazione di particelle ultrafini era raddoppiata nei polmoni e più che triplicata nel bulbo olfattivo. Le particelle non hanno mostrato di innescare una risposta infiammatoria diretta nel polmone, ma a livello cerebrale sono aumentati in maniera significativa alcuni marcatori biologici di uno stato infiammatorio e di stress, come il fattore di necrosi tumorale e le chemochine MIP-1a e MIP-1b.
    Gli autori concludono che “nonostante le differenze fra il sistema olfattivo del ratto e quello dell’essere umano, è verosimile che questa via di trasporto sia efficace anche nell'uomo”.



    Un test per valutare la tossicità delle nanoparticelle
    Attualmente non esistono normative che regolino la materia


    Si prevede che il mercato delle nanotecnologie toccherà un giro d’affari superiore ai mille miliardi di dollari entro il 2015, tuttavia allo stato attuale non esiste alcuna regolamentazione statale o industriale tesa ad assicurare la sicurezza e la salubrità dei nanomateriali, che in realtà pongono problemi del tutto peculiari.
    Come osserva Andre Nel, docente di medicina all’UCLA e membro del California NanoSystems Institute (CNSI), alla scala del miliardesimo di metro moltissimi materiali esibiscono proprietà chimiche e fisiche differenti da quelle usuali. Proprio in queste caratteristiche risiede il loro interesse nel campo della microelettronica, dell’ottica, dei processi catalitici, per non parlare degli articoli sportivi, tessili, cosmetici e farmacologici, in cui entrano sempre più spesso.
    Allo stato attuale delle conoscenze, la potenziale tossicità delle nanoparticelle è limitata, tuttavia i ricercatori segnalano che alcuni di questi prodotti, una volta entrati nell’organismo umano, potrebbero esibire una azione tossica a livello cellulare, di fluidi corporei, tessuti od organi.
    Per evitare questi rischi Nel e il suo gruppo di ricerca hanno elaborato una nuova metodica atta a testare la potenziale tossicità delle nanoparticelle. Il modello di Nel, descritto in un articolo sull’ultimo numero di Science, punta sulla possibilità di rilevare la capacità delle nanoparticelle di generare all’interno di un organismo specie reattive dell’ossigeno che possono scatenare fenomeni infiammatori e, a catena, altri effetti negativi per la salute.





    per finire, per un pò di tempo non interverrò più,
    per non rompere troppo, mangoo
    Fullereni nell'ambiente
    Le nanoparticelle potrebbero danneggiare gli ecosistemi batterici


    Contrariamente a quanto si pensava, alcuni scienziati hanno scoperto che i fullereni si dissolvono nell'acqua e potrebbero avere un impatto negativo sui batteri che si trovano nel terreno. La scoperta solleva nuovi dubbi sul comportamento delle nanoparticelle nell'ambiente e su come debbano essere regolamentate. Lo studio verrà pubblicato sul numero del primo giugno della rivista "Environmental Science & Technology".
    Un fullerene è una molecola composta da 60 atomi di carbonio, con la forma di un pallone da calcio. Queste particelle vengono da tempo studiate per le loro potenziali applicazioni in numerosi campi, dalla somministrazione di farmaci alla trasmissione di energia. Eppure, se la produzione di fullerene su scala industriale sta avvicinandosi alla realtà, si sa ancora ben poco sul loro impatto sull'ambiente naturale. Alcuni studi avevano mostrato che i fullereni a basse concentrazioni possono influenzare sistemi biologici come le cellule della pelle umana, ma questa nuova ricerca è fra le prime a determinare come le nanoparticelle si comportano quando vengono in contatto con l'acqua in natura.
    Finora si riteneva generalmente che i fullereni non si dissolvessero nell'acqua, e pertanto che non rappresentassero un pericolo imminente per la maggior parte dei sistemi naturali. "Non avevamo pensato all'acqua come a un vettore per il movimento di questo tipo di materiali", ammette Joseph Hughes, ingegnere ambientale della Georgia Institute of Technology e principale autore dello studio.
    Hughes e colleghi hanno ora scoperto che i fullereni si combinano in insoliti nanoaggregati - chiamati "nano-C60" - che risultano circa 10 ordini di grandezza più solubili in acqua rispetto alle singole molecole di carbonio. Esponendo nano-C60 a due tipi di comuni batteri del suolo, i ricercatori hanno scoperto che le particelle inibiscono sia la crescita sia la respirazione dei batteri, anche a basse concentrazioni.




  18. #18

    User Info Menu

    Predefinito

    Ciao Rabazon,

    non temere di 'rompere'. Nel campo delle nanotecnologie e' difficile apportare al forum esperienze di prima mano, se non da parte degli utenti che hanno la possibilita' di lavorare in ambiti collegati. Dunque benvengano i post con testi dedicati a creare un database di fatti - cio' e' utile in ogni thread, credo, e in questa sezione in particolare. L'importante e', come sempre, non scadere nell'off topic e possibilmente indirizzare i post nel thread giusto (ad esempio, due degli ultimi quattro interessanti pezzi che hai proposto starebbero meglio in 'Nanopatologie').

    Saluti,
    Massimo

  19. #19
    Ospite

    Predefinito

    ciao mangoo,
    questo è meno ot..
    da le scienze
    Nanomacchine senza freni
    Importante programma di ricerca europeo


    Nel quadro del programma europeo NEST (New and Emerging Science and Technology) un consorzio internazionale, che fa capo al Centro di ricerca sulle interfacce a nanoscala dell’Università di Leicester, ha ricevuto un finanziamento di 800.000 euro per studiare il modo di aggirare – o sfruttare – la misteriosa forza di Casimir che compare quando si lavora a scale nanometriche.
    La forza di Casimir è un’interazione fra oggetti legata alle proprietà quantistiche del cosiddetto “vuoto”. Questo, dal punto di vista della fisica classica è pura assenza di materia ed energia, ma nella fisica quantistica è caratterizzato da un continuo apparire e sparire di particelle quantistiche, cosa che dà al vuoto una sua “energia”. Se si pongono due superfici a specchio una di fronte all’altra nello spazio vuoto a distanze inferiori a 1 micrometro, esse producono un disturbo in queste fluttuazioni quantistiche, che si risolve in una pressione che tiene unite le superfici.
    "La ricerca – osserva Chris Binns dell’Università di Leicester – aiuterà a superare un problema fondamentale nel campo delle nanomacchine: nelle macchine che hanno componenti individuali di dimensioni molecolari, questi, quando vengono in contatto fra loro, tendono a ‘incollarsi’ Se potessimo trovare un metodo per trasmettere le forze senza contatto attraverso una minuscola lacuna, sarebbe possibile costruire nanomacchine che lavorano liberamente senza incepparsi.”



  20. #20
    Ospite

    Predefinito

    beh, con questo ti riempio l'archivio, mangoo,
    stamattina mi ha preso così...

    Il nanotech rinnega suo padre

    di ED REGIS

    • Una concezione sotto assedio
    • La vita sconvolta

    --------------------------------------------------------------------------------

    IL MESSAGGIO non poteva essere più chiaro: per la tecnologia dell’infinitamente piccolo è arrivato il momento del boom. Difficile pensarla diversamente, a giugno, in occasione del NanoSummit del Dipartimento dell’Energia statunitense a Washington, Dc. A tenere il discorso di apertura, di fronte a un folto pubblico di scienziati rappresentanti del mondo accademico, dell’industria e dei laboratori federali, niente di meno che il Segretario americano per l’energia, Spencer Abraham. A pranzo, un intervento del direttore del Sandia Lab, Paul Robinson. E per finire, conclusioni di Richard Smalley, il chimico della Rice University vincitore nel 1996 del premio Nobel per la scoperta del “buckminsterfullerene” o C60, una molecola di carbonio a forma di pallone da calcio, e delle sue permutazioni, i cosiddetti “fullereni”. Disseminati tra i tre interventi clou, poi, quelli di svariati luminari del mondo sempre più glamour della nanotecnologia, accorsi a definire il futuro radioso della loro disciplina.

    Unico assente: Eric Drexler, il padre indiscusso del nanotech, colui che ne ha coniato il nome. Nel 1977, quando era ancora uno studente del Mit, Drexler ebbe un’intuizione straordinaria. Immaginava una miriade di minuscoli robot in grado di spostare molecole così velocemente e con tale precisione da far loro produrre praticamente qualsiasi sostanza in poche ore a partire dai più comuni ingredienti. Prendendo una scatoletta di questi assemblatori molecolari e versandovi dentro una serie di sostanze chimiche a basso costo, se ne sarebbero potuti ricavare in quantità benzina, diamanti, missili, e qualsiasi altra cosa possa venire in mente. Il tutto senza un eccessivo dispendio di capitali né di energie. Minuscoli dispositivi del genere, inseriti nel sangue, avrebbero potuto curare le più svariate malattie. Nell’aria, avrebbero potuto ridurre l’inquinamento. Una visione che ha stimolato un’intera generazione di chimici, informatici e ingegneri a interessarsi alla scienza dell’infinitamente piccolo.

    Una concezione sotto assedio

    «Drexler ha catturato le fantasie di molti, specialmente dei più giovani», commenta William Goddard, docente del Caltech specializzato in simulazioni molecolari. «Ha convinto la gente della possibilità di realizzare in grande pensando in piccolo. E ci sta ancora lavorando. È un eroe». Eppure, alcuni scienziati lo hanno sempre considerato un pazzo visionario. Appena sei mesi prima del NanoSummit, i suoi avversari gli hanno sferrato quello che avrebbe potuto essere l’attacco decisivo. Il 1 dicembre, la rivista Chemical and Engineering News ha pubblicato un carteggio tra Drexler e Smalley in cui il premio Nobel esprimeva chiaramente la sua posizione: l’assemblaggio molecolare, per lui, è impossibile. «Una chimica dotata della complessità, della ricchezza e della precisione necessarie solo ad avvicinarsi alla costruzione di un assemblatore molecolare – per non parlare di un assemblatore molecolare autoreplicante – non può essere ottenuta semplicemente accostando fra loro due oggetti molecolari», scriveva Smalley.

    Una dichiarazione significativa, soprattutto se a farla era l’esperto che progressivamente stava rubando a Drexler il ruolo di faro del nanotech. Ma non finiva lì. Con un fervore al limite della frenesia, Smalley accusava Drexler di terrorizzare il mondo con l’incubo degli assemblatori autoreplicanti che avrebbero potuto scappare dal laboratorio per divorare tutto quello che avessero trovato sulla loro strada, trasformando la Terra in un inerte e indifferenziato blob di gray-goo. «Lei e quelli che le stanno intorno avete spaventato a morte i nostri bambini. Non mi aspetto che la smettiate, ma spero che altri, nella comunità dei chimici, vogliano unirsi a me per fare luce sulla questione e dimostrare ai nostri figli che, sebbene il futuro sia davvero a rischio, i pericoli reali non hanno nulla a che vedere con i mostri nanobot autoreplicanti delle sue fantasie».


    La vita sconvolta

    Due giorni dopo, il secondo colpo per Drexler, con l’approvazione, da parte del presidente Bush, del 21st Century Nanotechnology Research and Development Act, che destinava 3,7 miliardi di dollari alla Ricerca & Sviluppo su scala molecolare. Nei mesi precedenti, sembrava che quel documento dovesse catapultare gli obiettivi di Drexler in prima linea tra le priorità scientifiche del paese. Ma nella versione definitiva, non veniva fatto nessun accenno a fondi da investire nel settore della “manifattura molecolare”. Al contrario, la maggior parte del budget era destinato a progetti che si proponevano di sfruttare varianti della chimica tradizionale per la relizzazione di nuovi materiali «con nuove combinazioni di caratteristiche, quali resistenza, robustezza, densità, conduttività, ininfiammabilità, separazione fra le membrane (ma non solo)». A seguito di questi due episodi, Drexler si trovò improvvisamente emarginato dal settore di indagine che aveva lui stesso ispirato. Da anni inseguiva il sogno della “manifattura molecolare”, con una monomaniacalità che gli aveva letteralmente impedito di prestare attenzione a tutto il resto. E ora quella sua visione di abbondanza materiale senza precedenti, medicina miracolosa e recupero ambientale era stata completamente stravolta.

    Oggi, in una camera d’albergo di Palo Alto, Drexler è ferito, sì, ma ancora combattivo. La barba brizzolata e la postura curva lo fanno sembrare più vecchio dei suoi 49 anni. Parla in termini apocalittici. «In un mondo così apertamente dominato dalla competizione», spiega, rievocando la temibile prospettiva di forze ostili impegnate nell’allestimento di minacciosi arsenali di gray-goo, «imbavagliare la ricerca sul fronte della nanotecnologia molecolare equivale a un disarmo unilaterale». L’unico risultato, continua, «sarà l’annientamento dell’America come potenza mondiale». Il ripudio dell’establishment scientifico e politico è arrivato per Drexler in un momento difficile. L’anno scorso, ha divorziato da Christine Peterson, la moglie ventunenne che era anche presidente della sua think tank no-profit, il Foresight Institute; presto lei lascerà il suo incarico per scrivere un libro sulla nanotecnologia. Non solo: Drexler non è mai stato ricco, ma adesso è al limite della povertà. Di recente si è trasferito da un ranch della Silicon Valley a un modestissimo appartamento. Ormai non fa che esacerbare la propria ira. Quel che più lo indigna è che il nome da lui coniato per definire le proprie idee gli sia stato “rubato” da qualcuno con obiettivi radicalmente differenti. «Non mi sarei mai aspettato che un pugno di ricercatori prendesse il termine “nanotecnologia”, se lo attaccasse addosso e poi cercasse di ridefinirlo. È uno shock, nonché una scelta che ha gettato nello scompiglio la vita di tutti». Di tutti, ma soprattutto la sua.

    © Wired Magazine

  21. RAD
Pagina 1 di 2 12 ultimoultimo

Permessi di invio

  • Non puoi inserire discussioni
  • Non puoi inserire repliche
  • Non puoi inserire allegati
  • Non puoi modificare i tuoi messaggi
  •