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Discussione: rifiuti recuperabili

  1. #1
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    Un rifiuto, che ha le caratteristiche per essere recuperato, c'è qualche ragione cartolare per cui debba in ogni caso finire a smaltimento?

    Mi riferisco al così detto "passaggio D/R"

    Grazie
    S. Basta

  2. #2
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    Savino,
    Google non sa cos'e' il passaggio D/R , e neanch'io.
    Puoi chiarire, grazie?

    Ciao

  3. #3
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    Ciao Savino
    la risposta va un po' articolata.
    L'avevo spedita un minuto fa ma per un errore l'ho persa.
    Provo a ricominciare.

    Per farla breve:
    c'è un 'conflitto' di interessi tra chi fa la raccolta dei rifiuti che spesso gestisce anche le discriche o gli inceneritori e chi ricicla.

    Faccio un solo esempio:
    La legge permette di buttare in discarica o di bruciare la carta e la legna 'usati'.
    Chi gestisce in questo modo quei rifiuti deve solo richiedere le autorizzazioni, cioè dimostrare di avere i mezzi idonei per gestire i suddetti rifiuti.
    Avere i mezzi idonei significa che l'inceneritore o la discarica è a norma di legge.

    Chi fa la raccolta riceve i soldi delle tasse.
    Se poi gestisce una discarica prende altri soldi per ricevere i rifiuti.
    Se gestisce un inceneritore riceve i soldi dal famoso CIP 6.

    Morale: queste aziende (per lo più ex-municipalizzate) non hanno interesse a che la quantità di rifiuti (che noi produciamo) diminuisca.
    Hanno investito in camion, impianti e personale devono per forza rientrare dei soldi spesi.

    Esistono d'altra parte le ditte che ricilano la carta e il legno (interessante per il settore legno il gruppo Saviola www.grupposaviola.it) che adirittura devono importare il materiale dall'estero.
    Queste non ricevono i soldi delle tasse sui rifiuti (che noi paghiamo) per la "quota parte" di rifiuti che riciclano.

    E' chiaro che premiare con le tasse l'incenerimento o la discarica crea un mercato drogato.
    Il riciclaggio resta un'eccezione più che una regola.
    Se vuoi sapere in che percentuali si riciclano i rifiuti in Italia c'è il seguente sito:
    http://www.ecocerved.it/ecostat/default.asp (sono statistiche che si basano sui dati delle Dichiarazioni Rifiuti)

    Per esempio si potrebbe vedere come vengono gestiti i rifiuti urbani (che fine fanno) andando a vedere le dichiarazioni MUD delle aziende che fanno la raccolta (magari a Verona?).
    Se ti interessa posso darti una mano ad approfondire l'argomento.

    Una proposta forte potrebbe essere quella di una petizione popolare perchè in Italia non vengano più aperte nuove discariche ma solo impianti di riciclaggio (fatti con le migliori tecnologie disponibili sul mercato).

    Che ne dici?
    Rbarba

  4. #4
    nll
    nll non è in linea
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    Una buona soluzione è quella di eliminare il conflitto di interessi di cui parli. Nella mia zona c'è un consorzio intercomunale che si occupa di distribuzione dell'energia (elettrica e gas), dell'acqua e dello smaltimento e riciclo dei rifiuti. La stessa azienda riceve i soldi sia se smaltisce in discarica, sia se recupera i rifiuti, con la differenza che ciò che ricicla le produce un introito aggiuntivo. Ecco che si innesca il circolo virtuoso che ci si auspica ovunque.

  5. #5
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    CITAZIONE (nll @ 23/3/2007, 23:43)
    Una buona soluzione è quella di eliminare il conflitto di interessi di cui parli. Nella mia zona c'è un consorzio intercomunale che si occupa di distribuzione dell'energia (elettrica e gas), dell'acqua e dello smaltimento e riciclo dei rifiuti. La stessa azienda riceve i soldi sia se smaltisce in discarica, sia se recupera i rifiuti, con la differenza che ciò che ricicla le produce un introito aggiuntivo. Ecco che si innesca il circolo virtuoso che ci si auspica ovunque.

    Il recupero di rifiuti in genere richiede più macchinari e manodopera dello smaltimento (autorizzato e cotrollato), lo smaltimento illegale costa ancora meno ed è per quello che la deninquenza organizzata si occupa di questo business.
    Perciò non credo che l'azienda di cui parli si dedichi al recupero per interesse economico, ma molto più probabilmente perchè è stata obbligata a dotarsi di impianti di recupero che, ovviamente, utilizzerà.

    Secondo me a questo punto si deve fare una legge per cui gli unici rifiuti che possono essere destinati alla "discarica" o a un deposito controllato devono essere quelli per cui NON esiste un processo tecnologico che ne permetta il riciclo o il recupero o l'incenerimento.

    Solo nei comuni dove si fa la raccolta porta a porta, dove le aziende e i cittadini separano il 100% dei rifiuti si possono creare "catene di smontaggio".
    In queste "catene di smontaggio" lavorerebbero più persone di quante non ne lavorino in quelle di montaggio.

    Se per tutti le cose che consumiamo valesse il principio per cui IL PREZZO DI UN BENE DEVE COMPRENDERE IL COSTO DEL SUO SMALTIMENTO.
    Diciamo un'IVA al contrario una ISA -imposta di 'scoassa' aggiunta- (dal veneto scoassa=immondizia) che va aggiunta al prezzo usuale.
    Poi lo Stato la incassa e la usa per pagare gli impianti di riciclaggio, i costi della raccolta, gli stipendi dei lavoratori delle "catene di smontaggio".

    D'altronde già pagiamo le tasse sui rifiuti, potremmo portare questi costi direttamente nell'IVA e scaricare dalla tassa dei rifiuti gli scontrini dei beni che abbiamo acquistato.

    Ma siccome siamo un paese di furbi non mi faccio troppe illusioni.

  6. #6
    nll
    nll non è in linea
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    QUOTE
    Perciò non credo che l'azienda di cui parli si dedichi al recupero per interesse economico, ma molto più probabilmente perchè è stata obbligata a dotarsi di impianti di recupero che, ovviamente, utilizzerà.

    L'azienda di cui parlo è un consorzio di Comuni (qualcosa come una municipalizzata che coinvolge più comuni), quindi l'interesse è molto ampio, anche oltre il campo dello smaltimento dei rifiuti. I prodotti che recupera li vende, compreso il compost. E' chiaro che i macchinari che possiede li ha dovuti acquistare, come una qualsiasi altra attività industriale, ma è anche vero che il bilancio costi-benefici lo potrà fare su scala più vasta che non se si fosse occupata di una sola attività.

    La cosa funziona proprio perché le cose si compensano bene e la risultante tra attività meramente industriale e ricadute sull'ambiente è remunerativa.

  7. #7
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    Sulla rete ho scoperto che non tutte le plastiche sono riciclabili:
    http://www.plastica.it/default.php?idref=2...484813511526088

    La cosa che mi preoccupa è il fatto che esteriormente alcune tipologie di plastica (nel sito si parla di termoplastiche e termoindurenti) ma come vengono riconosciute dal consorzio? Un normale cittadino deve per forza conoscere tutte le sigle e tutte le tipologie di materiale per fare una raccolta differenziata o ci pensano le discariche?

  8. #8
    Ospite

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    nei casi in cui l'interesse economico c'è, ci si muove in questa direzione. Sto lavorando al progetto di recupero di case. Case che per qulche ragione non possono restare dove sono...... invece di demolirle o di recuperarne solo alcuni elementi..... le spostiamo intere, riutilizzandole in un altro quartiere o città.



 

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