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Discussione: Tecnobioma presentazione storica

  1. #1
    Tecnobioma
    Ospite

    Predefinito Tecnobioma presentazione storica



    Come raccontato in precedenza, mio padre (Classe 1937) ha fondato negli anni sessanta un’azienda che produceva essicatoi per fanghi biologici, in soldoni avevano il compito di asciugare gli escrementi di galline, maiali, ecc. – Brevettò un sistema interessante, un cestello rotante a mulino, che trascinava il materiale da essiccare intorno alla fiamma del bruciatore. Venivano ingegneri da tutta Europa a vedere questi sistemi ed alcuni laureandi lo utilizzarono come materia di studio. Questa è storia "scritta" non sono parole.

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    Ess 1976.JPG

    Quei sistemi asciugava in tempi inferiori rispetto ai tradizionali (consumando meno combustibile) e da un’officina con dieci dipendenti divennero un’azienda con quaranta persone in troppo poco tempo. Non ho problemi a raccontare che si spremette fino all’infarto, a soli quarant’anni perché non c’è nulla di cui vergognarsi. Nel 1979 decise di vendere i brevetti ad un’azienda concorrente, che li sviluppò ulteriormente e dopo una breve pausa mio padre riprese per mano un progetto sul quale lavoravano da tempo: il GASOGENO applicato ai bruciatori che alimentavano gli essicatoi. I primi sistemi erano empirici, ma funzionali:

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    Ma il vero passo avanti fu rappresentato da questa caldaia commercializzata nei primi anni ‘80: appunto chiamata “Tecnobioma B30”, composta da due corpi smontabili (camera di combustione e recupero fumi) costruita sotto casa con l’aiuto di un dipendente. Aveva già il tunnell.
    Perché Tecnobioma? Partiamo dal significato di Bìoma. I biomi sono sistemi ambientali complessi di ampia estensione geografica, costituiti da un insieme di ecosistemi, le cui comunità animali e vegetali hanno raggiunto in una determinata area della superficie terrestre, una relativa stabilità in relazione alle condizioni ambientali. Quindi la Tecnologia applicata alla difesa dei Bìomi è la mission di TECNOBIOMA, creare caldaie sempre più efficienti ed ecologiche per migliorare davvero la sostenibilità.

    La Tecnobioma N.1.JPG

    La fase successiva tra fine anni ’80 ed inizio ’90 lo portò nella direzione di una caldaia con canale di gassificazione in refrattario dalla realizzazione complessa che poteva ospitare ceppi lunghi un metro. Tiraggio forzato, prima soffiata e poi aspirata e gestione aria comburente pneumatica (erano dotate di compressore ad aria di serie, follia
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  2. #2
    Tecnobioma
    Ospite

    Predefinito

    Contemporaneamente sviluppò una termocucina a Fiamma Rovesciata, sarebbe all’avanguardia ancora oggi, trent’anni dopo. Ma non era un prodotto cosi avvincente da sviluppare e non fu messo in produzione seriamente, ce l’ha ancora qualche nostro amico a casa.

    Termocucina 1993.JPG

    La serie successiva invece non era “ben riuscita” come la precedente, perché aveva uno scambiatore a tubi di fumi “coricato sopra alla camera di combustione”. Da li imparammo che i fumi derivanti dalla combustione della biomassa, è preferibile che attraversino scambiatori verticali.
    Comunque rimase in produzione 5 anni (è la seconda partendo dal fondo).

    Open Day.JPG

    Nel 2001 arrivò il nuovo progetto, commercializzato dal 2002, appunto la Caledo Inox. Il primo prototipo riscaldò il locale per i dipendenti della I.P.L.A. di Torino (Istituto Piante da Legno e Ambiente), aveva qualche difetto di gioventù, ma rimase in funzione fino a pochi anni fa (ora la custodisco gelosamente in magazzino, è la seconda nella foto sopra, dietro alla versione con accumulo).

    Questa caldaia rappresenta l’esperienza di quasi trent’anni di ricerca sui gasogeni e sulla combustione del legno: camera corta (la legna lunga brucia male), scambiatore tubi fumo verticale, Fiamma Rovesciata con Tunnell in acciaio inox (lo spessore di questo componente è fondamentale per il mantenimento braci) e gestione elettromeccanica dell’aria comburente con tre diversi punti di ossigenazione. Dal 2002 ad oggi ha subito una quantità di evoluzioni incredibile, a cadenza biennale. Nel 2005 brevettammo il “puffer integrato” da 1000 litri, passato pochi anni dopo ai 700 Litri per la 34 Kw e 500 Litri per la 22 Kw. Da fuori sembra sempre la stessa storia, ma la caldaia ha continuato a progredire nel tempo (la Caledo Inox T30A 2005/2006 è una lontana parente per esempio della 2016). Sul discorso commerciale invece non cerchiamo venditori (le richieste di collaborazione sono sempre state tante, ma non ci sono grandi margini per un passaggio in più nella vendita) e la Caledo rimane un prodotto di nicchia per gli appassionati alla tecnologia che questa caldaia contiene.
    La mia non è una telenovela, ma semplicemente spiego da dove arrivano tutte queste soluzioni e soprattutto questa importante esperienza.

    A disposizione

  3. #3
    Tecnobioma
    Ospite

    Predefinito

    Polemiche a parte, che finiranno, ho scoperto un bel mondo su questo forum ed in questa giornata di febbre, mi avete fatto compagnia.
    A me piace molto questa professione e come per tutti quelli appassionati del proprio lavoro, la soddisfazione del cliente è quello che mi da la carica per sopportare le lunghe giornate di lavoro, che un'attività impone.
    Mi diverte vedere i clienti sperimentare.

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    Oppure dare il nome alla propria caldaia, come l'Essentia chiamata "Betsy", la locomotiva americana.

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    Poi ci sono quelli che ad ogni esperimento ti danno un feedback, che vale oro per me.

    3.jpg

    Ora chiudo tutto e mi dedico alla famiglia.
    Buona serata a tutti voi

  4. #4
    Tecnobioma
    Ospite

    Predefinito

    I mega Puffer sono una necessità di caldaie che fanno rovesciare la fiamma "attraverso una feritoria", con conseguente necessità di non formare letto di braci troppo alto e non sospendere la combustione se possibile. La CALEDO lavora con un sistema completamente differente e non ha quei LIMITI. Nessun bilancino, va caricata rigorosamente TUTTA per lavorare correttamente, anche in mezza stagione. Questo prodotto dev'essere conosciuto a fondo per poterne parlare, l'esperienza con altri marchi non conta nulla (poi come dico sempre, bisogna andarla a vedere all'opera da un cliente, parla da sola).

    Personalmente trovo il puffer un elemento che ha una dispersione termica importante (dal mantello, al rivestimento delle tubazioni di connessione, ai bocchettoni vari) e se posso ridurne il volume mantenendo la prestazione, meglio. Quando entro in locali caldaia da 50 mq, con "tanti serbatoi" e temperatura ambiente di 28°C non ho una sensazione piacevole; mio modo di vedere. Ogni azienda ha sviluppato una tecnologia, sulla base della propria visione di prodotto.

    La stessa filosofia, in modo differente la utilizziamo su INVIGNIS, la caldaia a pellet a Gassificazione in Classe 5. Abbiamo optato su 150 Litri di accumulo a bordo ( a bagno maria dei quali si trova uno scambiatore per produzione ACS - 18 litri/min) costruendo il bruciatore con un particolare refrattario (è una miscela realizzata dalla Morgan Ceramics su nostre specifiche). Il refrattario ha la stessa filosofia del braciere della CALEDO, ma la caldaia riesce a lavorare in modo perfetto senza accumuli aggiuntivi (per abitazioni fino a 180/200 mq per semplificare) oltre tali dimensioni affianchiamo accumulatori dimensionati. La caldaia ha un'elettronica molto evoluta, un PLC sofisticato affiancato ad una coppia di inverter, che hanno il compito di gestire in modo capillare l'ampia e precisa MODULAZIONE di potenza. La versione 2019 varia dai 31 ai 7 Kw di Potenza utile ed il software imposta la performance in base a diversi fattori (sonda mandata/sonda ritorno/velocità di crescita acqua/gestione temperatura fumi/ecc ecc). Quando si spegne, il refrattario rimane molto caldo per diverse ore, garantendo rapide riaccensione ed elevata temperatura di combustione in pochissimo tempo.

    Qui in questo spaccato qualcosa si capisce...

    119.JPG

    Viene inoltre costruita con componentistica dalla Qualità assoluta:

    DSC_3425.JPG

    041.JPG

    La nostra azienda ha una visione di prodotto che la rende unica, non è la "copia" di altri ed ogni sistema innovativo viene brevettato. Io credo che il Made in Italy di nicchia sia l'eccellenza che serve al nostro paese per un vero rilancio. No prodotti fatti in Est Europa e rimarchiati, no copie economiche di sistemi tedeschi e nemmeno sistemi abbandonati da quarant'anni o termostufe mantellate.

    Avrò una visione romantica del nostro operato, ma so benissimo cosa vendo e cosa progettiamo (pregi e difetti).

  5. RAD

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