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Discussione: misure calorimetriche

  1. #26
    Seguace
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    Aug 2007
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    287

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    ok,

    incominciamo a capirci,

    beh,questo metodo di collaborazione a distanza non è molto facile dagestire,
    con remond ero sul posto, a volte assistevo pure a tutto l'esperimento....
    capivo quindi meglio i problemi del ...laboratorio...
    vabbè...chiamiamo così il garage...
    così si divwerte pure l'amicorik....

  2. #27
    randagio73
    Ospite

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    image

    ho terminato l' agitatore magnetico , i pezzi sono quasi tutto di recupero una ventola, due magneti di hd , un ingranaggio in alluminio ,minuterie varie spesa sostenuta: un euro e cinquanta, per i piedini in gomma antivibrazioni e una barra filettata dda 4 mm .La velocità la posso regolare con il variac più piccolo che posseggo
    Appena possibile comincierò i test..
    ciao

  3. #28
    topolinus
    Ospite

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    ma tenere i due elettrodi fisicamente distanti e separati?
    magari con un ponte salino o semplicemente con un tubo di gomma che colleghi i due contenitori.
    si potrebbero inoltre valutare meglio anche i fenomeni sull'anodo e misurare quantitativamente l'ossigeno prodotto che almeno in linea teorica dovrebbe avere un adeguato corrispettivo di idrogeno sul catodo.
    un altro aspetto sarebbe la valutazione delle temperature nei due comparti separati. indubbiamente dove c'è il plasma ci sarà più calore prodotto. ma la soluzione è anche un carico resistivo e quindi si scalda pure per effetto joule. quindi l'altro contenitore (quello con l'anodo) dovrebbe risentire solo di questo effetto.

    se sono cavolate ditemelo che mi adeguo.
    :-)

  4. #29
    randagio73
    Ospite

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    CITAZIONE (topolinus @ 1/3/2008, 14:00)
    ma tenere i due elettrodi fisicamente distanti e separati?
    magari con un ponte salino o semplicemente con un tubo di gomma che colleghi i due contenitori.
    si potrebbero inoltre valutare meglio anche i fenomeni sull'anodo e misurare quantitativamente l'ossigeno prodotto che almeno in linea teorica dovrebbe avere un adeguato corrispettivo di idrogeno sul catodo.
    un altro aspetto sarebbe la valutazione delle temperature nei due comparti separati. indubbiamente dove c'è il plasma ci sarà più calore prodotto. ma la soluzione è anche un carico resistivo e quindi si scalda pure per effetto joule. quindi l'altro contenitore (quello con l'anodo) dovrebbe risentire solo di questo effetto.

    se sono cavolate ditemelo che mi adeguo.
    :-)

    ciao topolinus
    a me non sembrano per niente cavolate .Anzi l' idea di anodo e catodo separati in contenitori diversi mi sembra una buona idea ., in questo modo si potrebbe discernere il calore prodotto per effetto joule da quello provocato dal plasma , e anzi sarebbe più facile tenere separati idrogeno ed ossigeno ed eventualmente misurarli...bella idea :) proprio in questi giorni stavo pensando ad un sistema per tenere separati l' idrogeno e l' ossigeno e ho costruito un accrocchio composto da un tubo in vetro che contiene l' anodo (della sottile rete metallica) sulla cui sommità vi è un tubicino che dovrebbe portare l' ossigeno all' esterno senza farlo venire in contatto con l' idrogeno ed eventuali inneschi e botti non desiderati, non l' ho ancora collaudato vedrò nei prossimi giorni di riprendere gli esperimenti sai com'è io poi mi perdo dietro mille cose....
    ciao!

  5. #30
    topolinus
    Ospite

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    lusingato :)

    cmq io immaginavo due bocce di vetro ( o beker di duran per chi c'ha i soldi) ben chiusi e con dei condotti di sfiato per i gas. e un tubo pieno di soluzione elettrolitica che pesca nelle due bocce. il tubo potrebbe essere pure di gomma(più facile da gestire) a patto di mantenersi al di sotto di certe temperature. a limite si potrebbe fare il terminale che pesca in vetro e il resto di gomma (io userei i tubetti di vetro di un contagocce).




  6. #31
    Unilabs Experiments
    Ospite

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    Ciao a tutti!
    La stessa idea di separare i gas con 2 semicelle collegate da un ponte salino era venuta anche a me.
    In questo modo si eviterebbe senza dubbio la miscelazione di ossigeno e idrogeno.
    Ho provato tempo fa con lo stesso identico metodo che suggeriva topolinus: 2 bocce di vetro collegate da circa 10cm di tubo flessibile.
    In poco tempo la soluzione dentro al tubo (ad U capovolta) si riscaldava eccessivamente e le bolle che si formavano impedivano il passaggio di corrente.

    Penso quindi che questa geometria non vada bene; nel caso penso che si può provare con un'unica cella separata internamente da un setto centrale, in modo tale che la parte immersa degli elettrodi possa "guardarsi" ma che i gas rimangano separati e possano essere raccolti distintamente.
    Ho reso l'idea?

    Sarebbe interessante rilevare con questo metodo se c'è una qualche anomalia nel rapporto dei gas prodotti o un eventuale eccesso di idrogeno rispetto all'ossigeno. Non ho presente ora se sono già stati fatti esperimenti di questo tipo.

    Un cordiale saluto!

  7. #32
    topolinus
    Ospite

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    se il terminale del tubo cohe connette le due bocce, lo fai con dei contagocce di vetro, il piccolo foro che ci sta alla fine riduce al minimo il flusso allinterno del tubo e quindi anche il trasferimento di calore. inoltre sarebbe meglio non usare tubi di sezione troppo piccola e di eccessiva lunghezza, questo per ridurre la resistenza elettrica e aumentare la capacità termica della soluzione all'interno del ponte salino.

    oltre alle anomalie del rapporto tra idrogeno e ossigeno, mi piacerebbe sapere se il gas prodotto al catodo (e non miscelato con aria) è infiammabile o no.

    ma quest'ultima è una mera curiosità.

    mi piacerebbe avere il tempo, le attrezzature e le conoscenze per partecipare alle vostre ricerche. putroppo non le ho. quindi mi limiterò a guardare invidioso i vostri successi, sbavando di tanto in tanto sulla tastiera. :P

    spero che nonostante le mie limitazioni, potrò in qualche modo rendere utile la mia presenza qui.


 
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