hai bisogno di un consiglio su come raffreddare il catodo e mantenere il plasma nella prima fase? chiedilo alla moratti (sì con la m minuscola)....lei sì che ne sa!
hai bisogno di un consiglio su come raffreddare il catodo e mantenere il plasma nella prima fase? chiedilo alla moratti (sì con la m minuscola)....lei sì che ne sa!
Uh bè, il punto è che un'idea su come fare c'e' nella mia tesolina, anche se questo implica una particolare geometria della cella, ma siccome ne so poco sull'argomento Fusione Fredda, prima di dire la mia vorrei esser sicuro di non dir fesserie (se già non l'ho fatto)
Carissimo Hellblow
Da sperimentatore quale sono, ti posso dire che noi non usiamo il palladio come elettrodo; fa parte di un altro tipo di fusione fredda, che per l'appunto fonde due nuclei di deuterio.
Nei nostri esperimenti usiamo elettrodi di tutti i tipi, persino grafite; otteniamo sempre lo stesso risultato, si surriscalda in maniera abnorme il catodo; qualcuno vorrebbe recuperare dal liquido il calore in eccesso, ma per ironia del destino, sembra che mentre si surriscalda il catodo, si raffredda in maniera abnorme il liquido, dando come risultato rendimenti poco superiori all'unità.
Per evitare che ci fonda di continuo il catodo, usiamo il tungsteno perché ha il più alto punto di fusione, 3410°C.
il catodo di tungsteno, a differenza degli altri metalli, non fonde a goccia, ma si consuma senza lasciare fanghiglia apprezzabile, io ho fatto analizzare l'elettrolita e vi hanno trovato disciolti diversi grammi-litro di tungsteno, con una quantità sorprendente di renio ed altri metalli.
Come dicevi tu, a raffreddare troppo il catodo (io ho provato con un'elica miscelatrice) si blocca la reazione di plasma, sarebbe interessante raffreddarlo dall'interno, ma credo che non esistano tubetti di tungsteno; è un metallo poco lavorabile.
Parto domattina per una settimana di ferie, vi leggerò al mio ritorno, intanto tenete in movimento i neuroni.
Buona estate
Renzo Mondaini (Ravenna)
Edited by remond - 30/7/2005, 23:44
Allora, premesso che sono poco ferrato al momento riguardo queste teorie, posso tuttavia affermare che si può ricollegare quanto succede nella cella ad almeno altri due fenomeni ancora non ben studiati.
Torniamo all'elettrodo, che è la cosa su cui mi voglio concentrare. La situazione è che il calore generato è cosi' fatto:
Calore Totale = Calore per Autosostentamento + Eccesso
Se noi sottraiamo l'eccesso, con precisione, possiamo sfruttare quella piccola quantità. Ora sebbene i rendimenti siano bassi, è anche vero che la cella è piccola e poi che queste celle si autosostengono. Per operare in ambienti come alimentazione di satelliti o cose simili potrebbe comunqu efunzionare. Quindi quando parliamo di rendimenti, dobbiamo anche star attenti al campo in cui vogliamo sfruttare la cella. Se per alimentare una casa la cella non va bene, per ottenere tensione per un apaprato piccolo, potrebbe essere la soluzione ideale.
Chiusa la premessa di prima, torno alle mie congetture![]()
Il Tungsteno fonde a temperature molto vicine a quelle del plasma da quanto ho capito. Quindi in teoria giocando su questo e riuscendo di poco ad abbassare la temperatura, il tungsteno rimarrebbe intatto...o forse no?
Di certo la reazione non è chimica, altrimenti usando un altro elettrodo la cosa non funzionerebbe...
Bisogna capire se il tungsteno partecipa alla reazione o funge solo da generatore di campo elettrostatico, un campo asimmetrico fra l'altro...immerso in una sostanza che ha un coefficiente di isolamento molto basso, perchè elettrolità. I parametri che io individuo qui sono questi...
1) Densità dell'elettrolita
2) Dimensioni degli elettrodi (densità del campo elettrico? L'asimmetria è necessaria...)
3) Temperatura.
4) Tensione.
Per dire altro dovrei farmi una cella...comunque per il calore dell'elettrodo..sto lavorando al simulatore per tirar fuori qualcosa di utile...e credo che una bella idea mi è venuta...
Mi servirebbe sapere invece:
1) Le temperature nei pressi dell'elettrodo.
2) Sono state rilevate presenze di campi magnetici?
3) Misurazioni sul campo elettrico nella soluzione ce ne sono?
Insomma...dati su cui lavorare. Dove li trovo?
Edited by Hellblow - 31/7/2005, 01:59
Carissimo Hellblow
Tutto quello che cerchi è già stato pubblicato su questo forum.
Stampati tutte 4 le discussioni "fusione fredda elettrolitica", poi leggile con attenzione; troverai quello che ti serve.
Leggiti anche le altre discussioni.
Comunque io ho spronato a più non posso, affinché tutti si riproducano in sicurezza, l'esperimento di fusione fredda elettrolitica in casa propria, affinché si possa credere dopo avere visto con i propri occhi.
Ricordo a te ed a tutti gli amici, che il termine di "fusione fredda" ormai è superato, in quanto da analisi effettuate da noi ricercatori, risultano prodotti anche di fissione, per cui il fenomeno è ben più complesso; continuiamo a chiamarla fusione fredda per abitudine, che per reale espressione del fenomeno, di questo molti ricercatori sono d'accordo.
Mi assento per un'altra settimana, vi leggerò al mio ritorno.
Renzo Mondaini (Ravenna)
Sei molto gentileti ringrazio, in effetti la cosa migliore è stampare le discussioni per leggerle e segnare i passi importanti.
Iniziamo ad analizzare allora che la mia mente freme![]()
Cominciamo a chiamarle trasmutazioni a debole energia allora...!!!!
ciao a tutti.
una domanda sciocca.
qualcuno a mai provato ad usare una normale candela da auto per replicare l'esperimento di fusione fredda.
Infondo mi sembra che ci siano tutte le premesse per provarci, compresa la protezione in ceramica.
non vi arrabbiate se vi sembra una proposta sciocca ma infondo questo bellissimo forum da spazio ancha a noi poveri ignoranti
e poi il tread mi sembra quello giusto
Edited by nitc - 28/8/2005, 20:54
Non credo che funzionerebbe, sia perchè i due elettrodi non hanno la giusta dimensione, sia perchè sono troppo vicini(penso).