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Discussione: Esperimento casalingo

  1. #1
    Ospite

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    Salve a tutti, voglio anzitutto complimentarvi con voi (e con la sezione MEG) per gli sforzi non indifferenti che state compiendo per conoscere la realtà senza doversi sottomettere alla scienza ufficiale (e a tutti i suoi interessi).

    Sto finendo il liceo ed ho deciso di continuare a studiare il ramo energetico anche all'università. Ho letto alcune vostre discussioni sulla fusione fredda e mi sono chiesto se è possibile realizzare un piccolo esperimento dimostrativo. L'idea sarebbe di portarlo come argomento d'esame. Da quel che ho letto il materiale necessario è abbastanza poco (D2O e gli elettrodi), ma relativamente costoso, mentre il risultato è impressionante.

    Ora vorrei sapere se davvero è possibile fare la fusione fredda in "casa". In caso affermativo vi chiedo il favore di indicare qualche sito ove è possibile acquistare il materiale e magari, buttar giù una piccola guida pratica per la realizzazione.
    Così, chiunque legga questa discussione, può trovare tutte le istruzioni per verificare di persona la teoria e magari sviluppare sucessivamente nuove e più complesse strumentazioni di verifica, un solido punto di partenza per nuovi esperimenti.

    Vi ringrazio e vi auguro grandi soddisfazioni per il futuro...

  2. #2
    Ospite

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    ciao norestnomercy,

    se ti leggi i vecchi post c'è scritto tutto e ci sono foto e filmati.

    ciao

  3. #3
    Ospite

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    Ho letto a sufficienza ed ho visto che si può fare!
    I sali li posso procurare dal laboratorio di chimica della mia scuola (al massimo faccio un salto a Padova dove c'è un negozio di reagenti chimici), il variac me lo presta il vicino, gli elettodi (in tungsteno) saranno un pò più difficili da reperire, ma vabbè....Non appena trovo la paraffina incomincio a sperimentare. Grazie a tutti

  4. #4
    Ennio Vocirzio
    Ospite

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    Per norestnomercy

    Caro Amico, per gli elettrodi di tungsteno, rivolgiti ad un ferramenta attrezzato per le saldature TIG, puoi cominciare intato usando questi....

    Un abbraccio

  5. #5
    Seguace
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    Ricorda inoltre di usare solo elettrodi di W(TIG)col marchio verde "puri" e mai quelli col marchio rosso!!!

    Ciao

    Area51

  6. #6
    Ennio Vocirzio
    Ospite

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    Grazie Area51 della tua precisazione avrei dovuto ricordarmi anche io questo fatto molto importante. Confermo pienamente quello detto dal mio saggio amico.

    Un abraccio meraviglioso


  7. #7
    Ospite

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    Come mi ero ripromesso ho eseguito il mio esperimento casalingo di fusione fredda, di cui vi allego la foto (scusate per la pesantezza del file):
    user posted image
    Ho realizzato la struttura con del legno ricoperto da lestre di piombo di 2mm di spessore e in fronte ho posto un vetro antiX. Per la parte elettrica: partendo dai 220V di casa, entro in un variac (prestatomii da un vicino) e passo per il trasformatore della saldatrice (!!!) per avere in uscita i 380V (si è arrangiato mio papà elettricista). I due elettrodi sono di tungsteno ed il catodo è circondato da ceramica per permettere il suo inserimento più a fondo nel becher. La soluzione che uso è di carbonato di potassio 0,5M.

    Dopo alcuni deludenti e pericolosi esperimenti con l'acido cloridrico come soluzione cationica, sono riuscito a procurarmi il sale ed i 380V. Ho ripetuto un paio di volte la prova in queste condizioni. Sui 340V a circa 1A, la parte di catodo a contatto con il liquido si avvoge completamente di plasma giallo/bianco, ma non sono mai arrivato ad ottenere l'effetto stupefacente che si vede nei video scaricati dal sito www.progettomeg.it. E' normale? Altrimenti, sapreste indicarmi dove sbaglio?

    La fase successiva consta nella misurazione del rendimeto energetico. Voi cosa mi consigliereste di usare? Basta un termometro a termocoppia per evidenziare un rendimento favorevole?

  8. #8
    Ospite

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    se non ho capito male, vedendo la foto, devi immergere di più l'anodo (l'elettrodo di sinistra) collegato al positivo,
    e sul catodo a destra ti si accenderà un bel plasma e fonderai l'elettrodo.
    riprova e facci sapere magari con una bella foto.

    ciao

  9. #9
    remond
    Ospite

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    Carissimo norestnomercy

    Ben arrivato nel gruppo degli sperimentatori, complimenti per l'impianto.
    Permettimi di darti qualche consiglio, io eseguo questi esperimenti da più di un anno, varie volte la settimana, quindi mi sono fatto un pò di esperienza.
    Innanzi tutto se vuoi ottenere un bel plasma, prova ad usare una soluzione satura, magari inizia con il versare nel beaker due cucchiai pieni da minestra, anche se non so esattamente quante moli siano, vedrai che ti serviranno degli occhiali da saldatore per osservare il beaker.
    Altra cosa importante, sopratutto per la sicurezza, inserisci il ponte di diodi in una scatola di plastica, non usare diodi come quelli che vedo in foto, perché sono al massimo da 4 ampere, dopo poco ti si possono bruciare, perché in fase di preinnesco del plasma, si passano anche i 10 ampere.
    Ti consiglio di usare un ponte raddrizzatore da 800 volt 25 ampere, fissato ad un pezzo di alluminio di circa 20 cm quadri, e di chiuderlo in una scatola di plastica da elettricista, con fori di aerazione praticati sopra.
    Non vedo condensatori elettrolitici di livellamento, se non li usi, il plasma si forma e si spegne 100 volte al secondo.
    Comprati 3 condensatori da 470 microfarad 400 volt, montali in parallelo dopo il ponte raddrizzatore, monta in parallelo ai condensatori anche una resistenza da 10000 ohm 15 watt, serve a scaricare i condensatori una volta spento; ricorda che durante il funzionamento, questa resistenza scotta.
    Dell'anodo, si intravede l'ombra sulla sinistra, mi sembra che arrivi quasi al fondo, va bene così, mi pare che il rapporto catodo-anodo di 1 a 5 sia rispettato.
    Se metti in pratica quello che ti ho scritto, all'accensione del plasma, tutti i tuoi invitati faranno due passi indietro dallo spavento, il catodo ti si consumerà in 10 minuti e tu rimarrai a bocca aperta, come lo siamo rimasti noi sperimentatori consumati.

    Renzo Mondaini (Ravenna)

  10. #10
    Seguace
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    Ricorda che per avere la stabilità plasmatica non devi ostruire la parte inferiore del copricatodo!!!

    ciao ciao

    Area51

    Ps. controlla la temperatura durante evolversi del plasma: ti servira molto!!!!

  11. #11
    Ospite

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    Ho capito perchè il mio esperimento non funzionava bene: avevo le polarità degli elettrodi invertite.
    Ma ora sorge un grave dubbio: se immergo l'anodo in proporzione 1a5 rispetto al catodo, si genera una reazione luminosa molto simile a quella 'standard'. In altre parole, invertendo le polarità degli elettrodi la reazione avviene lo stesso!?
    Da quello che ho letto è molto importante ai fini della reazione la presenza presso il catodo di molti elettroni perchè si formi il doppio strato. Ma il fatto cha la stessa (?) reazione avvenga anche all'anodo, mi lascia perplesso...
    Provate voi stessi: lasciate inalterato il sistema ed invertite i collegamenti degli elettrodi (ovvero l'anodo schermato con la ceramica e immerso in rapporto 1 a 5 rispetto al catodo)
    Qualcuno può illuminarmi?

  12. #12
    Ospite

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    si, se inverti le polarità hai l'accensione sull'anodo con una luminosità molto meno accentuata che niente ha a che vedere con la fusione del catodo nella configurazione giusta.
    avevo immaginato un errore del genere
    ok, adesso continua e senti anche i consigli di remond sull'alimentazione.

    ciao

  13. #13
    Ospite

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    Ora che l'esperimento funziona grandiosamente, vorrei sapere un pò dei rischi. So che vengono prodotti copiosamente neutroni, ma che la loro nocività dipende dalla loro energia. Aspettando misurazioni più precise (ho appena iniziato al leggere il topic sulla rivelazione dei neutoni), come devo regolarmi?
    Ovvero, posso tranquillamente ripetere l'esperimento quante volte voglio, oppure è meglio farlo il meno possibile? (ricordo che il contenitore è completamente schermato al piombo, vedi descrizione all'inizio)
    Grazie!

  14. #14
    Seguace
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    Allora il piombo non ha nessuno effetto vista la bassa sezione d'urto con i neutroni....quindi come stai messo non hai nessuna protezione!!!!!Hai bisogno di un un materile idrogenato....Il metacrilato, la paraffina , l'acqua(+ boro) stessa sono ottimi "muri per i neutroni"!!!
    Putroppo non sappiamo e lo straripeto l'energia di queste particellone!!!!quindi poniti almeno a 3 -5 metri dalla cella in funzione......ma soprattutto metti la protezione sopra detta(es 3.cm di plexi glass o un muro di acqua dello spessore di 8-10 cm oppure della paraffina almeno 3 cm ecc).

    Puoi fare l'esperimento quanto vuoi ma tieniti alla larga dalla cella!!!!!!

    Ilproblema non e tanto poi l'energia dei neutroni ma sopratutto il flusso per cm3..anche se l'energia e anche determinante!!!!

    Occhio

    Area51

    Edited by Area51 - 8/6/2005, 13:03

  15. #15
    Ospite

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    Buongiorno a tutti
    abbiate pazienza se torno a ropmere le scatole.
    Per caso avete misurato neutroni? Ne parlate come se ne venissero prodotte dosi pericolose ma all'interno delle varie discussioni non ho trovato cenni alle vostre misure, ma solo relativi ai preparativi.
    Mi sono perso qualcosa?

  16. #16
    Ennio Vocirzio
    Ospite

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    Carissimo ANC,
    Ci sono piu' gruppi di lavoro presenti su questo forum che stanno cercando di allestire apparati per la misura dei neutroni nei pressi della cella. Non e' accertato se queste particelle siano presenti. Qualora ci fosse un emissione di neutroni dovrebbe comunque essere molto bassa, poco al di sopra del fondo naturale. Ma, ovviamentye si tratta di semplici illazioni. Fino ad ora solo Mizuno ha detto di averne rilevato un flusso molto elevato, ma, resto un po scettico con il suo metodo di misura.

    Quindi stai tranquillo, per adesso nessuno ha rilevato neutroni. Ovviamente in base al principio della massima cautela, e' opportuno non abbassare la guardia per quando riguarda i sistemi che tutelano la sicurezza degli operatori nei pressi della cella.

    Un abbraccio armonico a tutti

  17. #17
    Ospite

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    Come mi ero ripromesso ho porteto l'esperimento all'esame con tanto di presentazione powerpoint ecc. Ho avuto un notevole successo ed è merito anche vostro e per questo vi ringrazio.
    Il prossimo passo è iscivermi alla facoltà di ingenieria energetica a padova in modo da avere le conoscenze e magari i mezzi per studiare meglio il fenomeno. Speriamo bene...
    Intanto vi posto alcune immagini che ho realizzato per illustrare l'esperimento. Spero potranno esservi utili (non sono sicuro della correttezza delle immagini). A voi...
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  18. #18
    remond
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    Carissimo noresnomercy

    I miei complimenti per il tuo schemino (schemone), che ci aiuta a capire il meccanismo di questo fenomeno, in discussione in questo forum.
    Vorrei portare alla tua cortese attenzione, alcune inesattezze che tu se vorrai, potrai modificare con comodo.
    Innanzi tutto la rete domestica è stata unificata da anni, in 230 Volt ca; il vaso si chiama beaker; manca lo ione CO3-; Il ponte raddrizzatore è meglio specificare da 800 volt 25 ampere, i condensatori elettrolitici da 470 microfarad 400 volt e la resistenza da 10000 ohm 15 watt; altrimenti se qualcuno usa componenti con caratteristiche inferiori, potrebbe correre dei rischi.
    Continua così che vai forte, ed auguri per i tuoi studi futuri, che ti possano servire non solo a capire il capito, ma anche per capire lo sconosciuto.

    Renzo Mondaini (Ravenna)

    Edited by remond - 5/7/2005, 16:43

  19. #19
    Seguace
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    Hola norestnomercy!
    Hola All!


    Wella, che super schematizzazione, complimenti!


    Prendo la parola solo sulla parte elettrica, l' unica sulla quale posso esprimere
    commenti dopotutto!


    Cosi come l' hai disegnata sarebbe giusta ma mancano delle cosette:

    1- primissima cosa, un interruttore bipolare sull' ingresso del variac o sulla sua uscita, e' importante!
    2- seconda cosa, un interruttore differenziale sull' ingresso del variac, daccordo che ce' a monte dell' impianto
    elettrico ( e' a norma, vero???? ) ma e' anche vero che gli interruttori differenziali si inceppano
    o guastano un po troppo facilmente, meglio averne due in cascata quando si fanno certi lavori!
    ( puo' sostituire l' interruttore al punto 1 )
    3- una spietta che ti dice quando NON puoi mettere le mani sulla cella ( la prudenza NON e' mai troppa!!! )


    E a questo punto ho esaurito la lista delle cose necessarie..... iniziano quelle facoltative.......

    4- voltmetro per misurare la tensione ai capi della cella
    5- amperometro per misurare la corrente circolante nella cella
    6- wattmetro per misurare la potenza istantanea consumata dalla cella
    7-(kilo)wattorametro per misurare la potenza totale consumata dalla cella
    8-innalzatore di tensione ( trasformatore o autotrasformatore o moltiplicatore diodo-condensatore ) per
    provare la cella a tensioni di lavoro piu' elevate.


    gli strumenti ai punti 4 e 5 vanno connessi all' uscita dell' alimentatore, quelli ai punti 6 e 7 preferibilmente
    all' uscita ma possono essere messi anche all' ingresso ( e' molto difficile trovare kilowattorametri che
    lavorino in continua, e anche i wattmetri sono difficoltosi da trovare con le giuste scale )


    CITAZIONE
    Innanzi tutto la rete domestica è stata unificata da anni, in 230 Volt ca



    Prova a dirglielo all' ENEL della mia zona!
    Noi eravamo gia' a tensioni intorno ai 225-235V e, quando e' stata fatta l' unificazione del 1996 e' salita
    di botto intorno ai 135- 145V ( e la cosa mi faceva anche piacere al netto che le lampadine bruciavano
    un po troppo spesso )...... da qualche mese pero' hanno abbattuto una vicinissima fabbrica di macchinari
    per la produzione di carta e........ si sono portati via anche la relativa cabina MT......
    ora, nonostante la linea di sezione maggiorata stesa tra la cabina piu' vicina, il carico comincia ad essere
    un po troppo e la tensione scende inesorabilmente............... il picco massimo registrato e' stato 222V,
    quello minimo 192V!!!!
    L' UPS del computer ( lo stesso che mi disegna il grafico registrando nel tempo l' andamento della
    tensione di rete ) continua ad andare in modalita' "boost" e talvolta pure in funzionamento di emergenza
    batteria durante le varie microcadute di rete dovute allo spunto di accensione dei grossi carichi, inoltre
    alcuni apparecchi si rifiutano di funzionare o funzionano male!

    Gli ho telefonato ma...... NON mi hanno nemmeno considerato, secondo voi devo tirargli giu' completamente
    la linea di media per farli uscire????!

  20. #20
    Ospite

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    ben detto!
    altro che 230V! per fortuna che l'inerzia degli alternatori è alta e ci garantiscono almeno la frequenza a 50Hz...+/-!
    è verissimo quello che dici, inoltre proprio ora che si fanno gli alimentatori "a pelo"... 'ste robe si sentono!!

    A quando la microgenerazione distribuita?

  21. #21
    Seguace
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    Hola Andrea!
    Hola All!

    CITAZIONE
    altro che 230V! per fortuna che l'inerzia degli alternatori è alta e ci garantiscono almeno la frequenza a 50Hz...+/-!



    Questo e' ovvio.
    Le centrali di produzione sono connesse tutte in parallelo mediante
    le varie reti in alta tensione per ragioni di distribuzione dei carichi.

    se gli alternatori NON girassero tutti alla stessa identica velocita'
    e con la medesima fase sarebbe impossibile conneterli insieme!


    CITAZIONE
    è verissimo quello che dici, inoltre proprio ora che si fanno gli alimentatori "a pelo"... 'ste robe si sentono!!



    Molti alimentatori switching, per nostra fortuna, lavorano bene dai
    90 ai 250V dalla continua ai 400Hz....... ma prova a spiegarglielo
    tu al forno elettrico che NON deve impiegare il doppio del tempo
    che impiegava prima per portarsi a temperatura!

    CITAZIONE
    A quando la microgenerazione distribuita?    


    Come dicono a milano, l' an del mai e l' mes del pù"


 

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