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Discussione: Lo "scaldino": replica Lenr tipo Rossi-Focardi

  1. #1
    Novizio/a

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    Predefinito Lo "scaldino": replica Lenr tipo Rossi-Focardi



    Buongiorno a tutti!

    Ero iscritto ormai anni fa a questo forum, quando mi sembra avesse un altro nome.
    Avevo collaborato a realizzare degli elettrodi in grafite/polimeri con alcuni degli iscritti per FF/Lenr via elettrolisi in fase acquosa.

    Come tanti in questo periodo sono rimasto colpito dall'arrivo sui mezzi di comunicazione di massa delle notizie sull'E-cat Rossi-Focardi.
    Mi scuso in anticipo per la lunghezza del post, ma da una settimana la testolina va a ruota libera pensando che l'UNICO modo per arrivare a dire se l'oggetto è verità o bufala... beh, è quello di replicarlo in qualche modo.
    Anche io come tanti ho ragionato sul fatto che Rossi sia un personaggio come minimo controverso, che gli inventori non abbiano pubblicato se non sul proprio blog JoNP, che non vi sia una teoria "valida"/validata su questi fenomeni.
    Ma io credo che in questa fase è molto più importante poter RIPRODURRE il risultato, toccare con mano e portare eventualmente altre prove della funzionalità (o meno) dello stesso allo scopo: produrre energia a basso costo.
    Poi verrà il resto, se la cosa funziona non ci sarà modo di cancellarla, la rete ormai non lo permette!
    E la realizzabilità "casalinga" farà si che ognuno di noi possa usufruirne, se siamo QUI in fondo vogliamo tutti la stessa cosa: un mondo diverso, un'umanità più libera da costrizioni e guerre per le risorse.
    Alla peggio, ci sarà una pluralità di individui LIBERI che si autoproducono la propria energia a mostrare a tutti come fare.
    Io a casa mia non voglio più scaldare con il metano, perchè devo spendere migliaia di euro quando c'è ALTRO?

    Ok, fine del pippozzo... ognuno di voi ci metta dentro le ragioni che vuole ma proviamo a FARLO da soli: se funziona lo diciamo a tutti e lo usiamo. Fine.

    Adesso vi prego di avere pazienza perchè vi espongo la mia idea per una riproducibilità del sistema: ragionando sulla "configurazione" dell'oggetto, ho cercato di semplificarlo all'osso.

    Sono un chimico industriale di formazione e per lavoro.
    Pensare a un catalizzatore in polvere immerso in un gas mi ha fatto venire in mente il "letto fluidizzato": un modo per sfruttare tutta la superficie del catalizzatore esponendola il più possibile ai reagenti in fase gas.
    In pratica, una polvere che "galleggia" in una corrente di gas.

    Nel tubo di Rossi-Focardi - sembra, si dice, pare - avviene "qualcosa" tra polvere di Ni (+ "altro"?) e H2 a media-alta pressione.
    Il processo si innesca a temperature comprese tra 100 e 500 °C.
    Questo "qualcosa che avviene" porta alla produzione di grandi quantità di energia termica, senza che vi sia un sostanziale consumo dei "reagenti" di cui sopra.
    Il processo - una volta innescato - è in grado di autosostenersi perchè l'energia termica prodotta permette di mantenere la temperatura di innesco oltre a scaldare in abbondanza quanto sta fuori...

    Immagino allora una bombola (sferica?), piena di relativamente POCO H2 e polvere - nanometrica, ma parrebbe anche più grossolana - del sistema catalizzatore.
    Utilizzare il catalizzatore ridotto a polvere fine permette di incrementarne grandemente l'area specifica e quindi di rendere statisticamente possibile il qualcosa che avviene.
    La bombola con la miscela, la ricopriamo di Pb o la inscatoliamo perchè sembra che il qualcosa che avviene coinvolga reazioni nucleari, meglio evitare di beccarsi radiazioni... di qualunque tipo esse siano... a mia moglie darebbe fastidio di notte avere un marito fluorescente!

    Andiamo a cominciare.
    Agitiamo bene la bombola con l'H2.
    Scaldiamo dall'esterno, magari in stufa termostatata, così sappiamo a che T siamo senza grandi difficoltà.
    Per l'aumento di T, aumenta la pressione nella bombola in funzione di PV=nRT, scritta proprio banale banale.
    Si arriva a una P (più o meno 25 atm?) tale per cui si innesca il processo misterioso.
    La polvere del catalizzatore a questo punto non "sedimenta" anche se teniamo ferma la bombola, perchè il qualcosa che avviene all'interno comporta un intenso riscaldamento localizzato alla superficie del granulo di catalizzatore coinvolto e questo fa si che ci siano continui movimenti di convezione del gas.

    Immergiamo... lo SCALDINO in acqua e misuriamo: cede solo il calore col quale abbiamo riscaldato il "sistema" bombola o di più?
    Questa misura peraltro dovrebbe essere semplice perchè Q=mcpDT, non c'è molto altro coinvolto se non la massa del sistema bombola, il cp dei singoli componenti, la T alla quale lo abbiamo portato.
    Alla peggio, facciamo delle misure "grosse" per confronto: quanta acqua riscaldo/vaporizzo se riempio la bombola con un altro gas "non reagente" al posto di H2?
    Oppure con H2 e un'altra polvere "non catalizzatore"?
    ANZI, queste misure le facciamo prima, così se abbiamo sbagliato qualcosa nel costruire l'oggetto ce ne accorgiamo prima di fare pasticci grossi...

    Ok, se lo "scaldino" va POI qualcun'altro indagherà con metodi PIU' scientifici e produrrà una elegante teoria che spieghi il tutto.
    Ma io adesso voglio SOLO vedere se funziona e poi - se va - scaldarci l'acqua dei termosifoni di casa!!!
    Se ci deve essere una rivoluzione, sarà quella di staccarsi dalla rete del gas... semplice semplice e banale!

    La bombola ha ovviamente un bocchettone, per ricaricarla di H2 e polveri e per la sicurezza: se la pressione aumenta troppo, sfiata... come una caffettiera.
    Se sfiata non è certo una bella cosa, ma immagino che anche Rossi abbia questo problema a giocare con l'H2 e tutta la miscela a 25 atm: da qualche raccordo potrebbe sempre scappare via.
    E parliamo di un sistema scaldato dall'esterno e che poi una volta innescato si scalda da sè.
    Si tratta di gas H2 con polvere di catalizzatore e i sottoprodotti di quel qualcosa che avviene, forse roba radioattiva almeno un po'.
    Comunque, meglio uno sbuffo che una bomba, direi...

    Il processo è governato dalla quantità di superficie attiva di catalizzatore disponibile e dalla pressione dell'H2: siccome dovrebbe produrre TANTA energia rispetto a quanto H2 consuma e quanto catalizzatore avvelena (trasmuta in Cu?) DOVREBBE funzionare abbastanza a lungo e pure per "un po' di volte" di seguito, se lo "spegniamo" e riaccendiamo.
    L'unica necessità potrebbe essere quella di innescare via via a T più alte per incrementare la P dell'H2 sul catalizzatore e permettere l'innesco del processo.

    Messa così, la replicabilità mi sembra più alla portata di quanto possiamo effettivamente fare da "amatori".

    RICETTA: LENR Ni-H

    INGREDIENTI
    Una bombola o boccia con H2, direi pure "poco H2" tanto poi lo scaldiamo per aumentare la P al valore necessario.
    Polvere di Ni (e/o altre polveri?)
    Foderare tutto con Pb.

    PROCEDIMENTO
    Scaldare bene.
    Mettere in acqua.
    Godersi il bagnetto caldo.

    Lavoro in un'azienda chimica con libertà di azione, posso mettere a disposizione tempo e contatti per materie prime e quant'altro, non voglio procedere da solo... perchè SOLO la collaborazione porta a non inseguire fantasmi e perfezionare davvero le idee.
    Mi scuso ancora con tutti per la lunghezza del post!!!

    Chi ci sta?
    Ultima modifica di wutki71; 18-06-2011 a 09:14

  2. #2
    Novizio/a

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    Predefinito Lo "scaldino": replica Lenr tipo Rossi-Focardi

    Buongiorno a tutti!

    Ero iscritto ormai anni fa a questo forum, quando mi sembra avesse un altro nome.
    Avevo collaborato a realizzare degli elettrodi in grafite/polimeri con alcuni degli iscritti per FF/Lenr via elettrolisi in fase acquosa.

    Come tanti in questo periodo sono rimasto colpito dall'arrivo sui mezzi di comunicazione di massa delle notizie sull'E-cat Rossi-Focardi.
    Mi scuso in anticipo per la lunghezza del post, ma da una settimana la testolina va a ruota libera pensando che l'UNICO modo per arrivare a dire se l'oggetto è verità o bufala... beh, è quello di replicarlo in qualche modo.
    Anche io come tanti ho ragionato sul fatto che Rossi sia un personaggio come minimo controverso, che gli inventori non abbiano pubblicato se non sul proprio blog JoNP, che non vi sia una teoria "valida"/validata su questi fenomeni.
    Ma io credo che in questa fase è molto più importante poter RIPRODURRE il risultato, toccare con mano e portare eventualmente altre prove della funzionalità (o meno) dello stesso allo scopo: produrre energia a basso costo.
    Poi verrà il resto, se la cosa funziona non ci sarà modo di cancellarla, la rete ormai non lo permette!
    E la realizzabilità "casalinga" farà si che ognuno di noi possa usufruirne, se siamo QUI in fondo vogliamo tutti la stessa cosa: un mondo diverso, un'umanità più libera da costrizioni e guerre per le risorse.
    Alla peggio, ci sarà una pluralità di individui LIBERI che si autoproducono la propria energia a mostrare a tutti come fare.
    Io a casa mia non voglio più scaldare con il metano, perchè devo spendere migliaia di euro quando c'è ALTRO?

    Ok, fine del pippozzo... ognuno di voi ci metta dentro le ragioni che vuole ma proviamo a FARLO da soli: se funziona lo diciamo a tutti e lo usiamo. Fine.

    Adesso vi prego di avere pazienza perchè vi espongo la mia idea per una riproducibilità del sistema: ragionando sulla "configurazione" dell'oggetto, ho cercato di semplificarlo all'osso.

    Sono un chimico industriale di formazione e per lavoro.
    Pensare a un catalizzatore in polvere immerso in un gas mi ha fatto venire in mente il "letto fluidizzato": un modo per sfruttare tutta la superficie del catalizzatore esponendola il più possibile ai reagenti in fase gas.
    In pratica, una polvere che "galleggia" in una corrente di gas.

    Nel tubo di Rossi-Focardi - sembra, si dice, pare - avviene "qualcosa" tra polvere di Ni (+ "altro"?) e H2 a media-alta pressione.
    Il processo si innesca a temperature comprese tra 100 e 500 °C.
    Questo "qualcosa che avviene" porta alla produzione di grandi quantità di energia termica, senza che vi sia un sostanziale consumo dei "reagenti" di cui sopra.
    Il processo - una volta innescato - è in grado di autosostenersi perchè l'energia termica prodotta permette di mantenere la temperatura di innesco oltre a scaldare in abbondanza quanto sta fuori...

    Immagino allora una bombola (sferica?), piena di relativamente POCO H2 e polvere - nanometrica, ma parrebbe anche più grossolana - del sistema catalizzatore.
    Utilizzare il catalizzatore ridotto a polvere fine permette di incrementarne grandemente l'area specifica e quindi di rendere statisticamente possibile il qualcosa che avviene.
    La bombola con la miscela, la ricopriamo di Pb o la inscatoliamo perchè sembra che il qualcosa che avviene coinvolga reazioni nucleari, meglio evitare di beccarsi radiazioni... di qualunque tipo esse siano... a mia moglie darebbe fastidio di notte avere un marito fluorescente!

    Andiamo a cominciare.
    Agitiamo bene la bombola con l'H2.
    Scaldiamo dall'esterno, magari in stufa termostatata, così sappiamo a che T siamo senza grandi difficoltà.
    Per l'aumento di T, aumenta la pressione nella bombola in funzione di PV=nRT, scritta proprio banale banale.
    Si arriva a una P (più o meno 25 atm?) tale per cui si innesca il processo misterioso.
    La polvere del catalizzatore a questo punto non "sedimenta" anche se teniamo ferma la bombola, perchè il qualcosa che avviene all'interno comporta un intenso riscaldamento localizzato alla superficie del granulo di catalizzatore coinvolto e questo fa si che ci siano continui movimenti di convezione del gas.

    Immergiamo... lo SCALDINO in acqua e misuriamo: cede solo il calore col quale abbiamo riscaldato il "sistema" bombola o di più?
    Questa misura peraltro dovrebbe essere semplice perchè Q=mcpDT, non c'è molto altro coinvolto se non la massa del sistema bombola, il cp dei singoli componenti, la T alla quale lo abbiamo portato.
    Alla peggio, facciamo delle misure "grosse" per confronto: quanta acqua riscaldo/vaporizzo se riempio la bombola con un altro gas "non reagente" al posto di H2?
    Oppure con H2 e un'altra polvere "non catalizzatore"?
    ANZI, queste misure le facciamo prima, così se abbiamo sbagliato qualcosa nel costruire l'oggetto ce ne accorgiamo prima di fare pasticci grossi...

    Ok, se lo "scaldino" va POI qualcun'altro indagherà con metodi PIU' scientifici e produrrà una elegante teoria che spieghi il tutto.
    Ma io adesso voglio SOLO vedere se funziona e poi - se va - scaldarci l'acqua dei termosifoni di casa!!!
    Se ci deve essere una rivoluzione, sarà quella di staccarsi dalla rete del gas... semplice semplice e banale!

    La bombola ha ovviamente un bocchettone, per ricaricarla di H2 e polveri e per la sicurezza: se la pressione aumenta troppo, sfiata... come una caffettiera.
    Se sfiata non è certo una bella cosa, ma immagino che anche Rossi abbia questo problema a giocare con l'H2 e tutta la miscela a 25 atm: da qualche raccordo potrebbe sempre scappare via.
    E parliamo di un sistema scaldato dall'esterno e che poi una volta innescato si scalda da sè.
    Si tratta di gas H2 con polvere di catalizzatore e i sottoprodotti di quel qualcosa che avviene, forse roba radioattiva almeno un po'.
    Comunque, meglio uno sbuffo che una bomba, direi...

    Il processo è governato dalla quantità di superficie attiva di catalizzatore disponibile e dalla pressione dell'H2: siccome dovrebbe produrre TANTA energia rispetto a quanto H2 consuma e quanto catalizzatore avvelena (trasmuta in Cu?) DOVREBBE funzionare abbastanza a lungo e pure per "un po' di volte" di seguito, se lo "spegniamo" e riaccendiamo.
    L'unica necessità potrebbe essere quella di innescare via via a T più alte per incrementare la P dell'H2 sul catalizzatore e permettere l'innesco del processo.

    Messa così, la replicabilità mi sembra più alla portata di quanto possiamo effettivamente fare da "amatori".

    RICETTA: LENR Ni-H

    INGREDIENTI
    Una bombola o boccia con H2, direi pure "poco H2" tanto poi lo scaldiamo per aumentare la P al valore necessario.
    Polvere di Ni (e/o altre polveri?)
    Foderare tutto con Pb.

    PROCEDIMENTO
    Scaldare bene.
    Mettere in acqua.
    Godersi il bagnetto caldo.

    Lavoro in un'azienda chimica con libertà di azione, posso mettere a disposizione tempo e contatti per materie prime e quant'altro, non voglio procedere da solo... perchè SOLO la collaborazione porta a non inseguire fantasmi e perfezionare davvero le idee.
    Mi scuso ancora con tutti per la lunghezza del post!!!

    Chi ci sta?

  3. #3
    Pietra Miliare

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    Ciao wutki71 be l'idea è la stessa che ho avuto io, l'unica cosa è perchè usare il palladio?
    Il palladio viene usato per filtrare l'idrogeno, io pensavo addirittura di usare il metodo del catodo cavo per caricare il tubo con l'idrogeno.
    Poi per la polvere di nichel usare un metodo elettrochimico per produrla, non so dagli elettrodi per saldare la ghisa ed estrarre il nichel usando l'amoniaca.
    Che ne pensi?
    hai qualche suggerimento da chimico?

  4. #4
    Novizio/a

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    GabriChan ciao!
    Grazie per la risposta ma io - al momento - non voglio produrre i "reagenti"... voglio solo realizzare in tempi brevi una configurazione tipo FR per vedere SE funziona davvero.

    L'H2 lo voglio comperare.
    Il Ni in polvere adatto (Ni Raney? micro o nanometrico?) idem... ci sono tanti produttori nel mondo!

    Se poi va, ovvero l'aggeggio butta fuori quella quantità di calore "spropositato", allora ci potremmo eventualmente cimentare nel "da dove" ricavare i reagenti.

    Al momento credo sia un problema secondario: è sicuramente molto più importante confermare che il sistema funziona davvero.
    E che funziona senza consumare materia in quantità significativa.

    Per questo ho pensato a una configurazione "semplificata" all'osso, vorrei realizzare un sistema Focardi-Rossi, adatto eventualmente a sperimentare varie miscele di polveri come "catalizzatori" se il solo Ni non si rivelasse efficace.
    Se qualcuno di voi ha in mente qualcosa di ancora più semplice da realizzare: ben venga!!! Per me è già difficile come l'ho pensato, anche se mi sembra comunque più semplice come realizzazione pratica di un tentativo di "rifare" l'Ecat come copia di quello di Rossi.

    Poi se funziona, tutto si può fare... con l'energia a disposizione ovviamente l'H2 si può ottenere da elettrolisi dell'acqua e sicuramente anche per il Ni in polvere qualcosa si può fare. Ma mi sembra un "non problema" al momento, perchè - se 'sta roba funziona - allora produce energia "mangiando" pochissima materia!

    Cerco qualcuno che abbia idee pratiche su come realizzare la bomboletta di reazione, che magari abbia già esperienza/conoscenza di oggetti di produzione comune e/o reperibili "facilmente", che abbia un'idea di come infilarci dentro la polvere e l'H2... credo di doverli mettere in quest'ordine, ad evitare di avere nel sistema del polverino di Ni ossidato in superficie che chiaramente non serve a un granchè allo scopo...

    Ripeto: credo sia fondamentale dimostrare che il gas H2, a P=25 atm o giù di lì, in presenza di Ni (e altro?) riscaldato a 100-500 °C PRODUCE effettivamente energia termica "in eccesso".
    E come configurazione, meno complessità, meno roba ci mettiamo, meglio è!

    La mia idea dello "scaldino" sta tutta qui.
    Niente resistenza accendi/spegni che poi non si capisce e lascia dubbi: scaldo una boccia con dentro gas e polvere di Ni (e altro?) a una certa T.
    Se il processo funziona lo vedo perchè sto "coso" messo in acqua scalda "di più" dello stesso coso con l'H2 ma con una polvere diversa, che non attiva il processo.

    Poi il resto, ma adesso il nodo da sciogliere è questo... oppure aspettiamo Novembre e quello che ci diranno Rossi e i prof. di Bologna.

    Grazie anticipato a chi vuole provarci insieme!
    Ultima modifica di wutki71; 18-06-2011 a 10:53

  5. #5
    Novizio/a

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    Scusate se "amminchio" così ma ormai ho in testa 'sta cosa: secondo me la boccia con il gas e la polvere in sospensione evita anche che si formino agglomerati/sinterizzazioni tra le particelle di polvere.

    La... palla di neve stile souvenir di Venezia dovrebbe tenere tutto BEN separato, anche se localmente su un granulo "parte" la reazione LENR che fa il caldone, evitando quindi che il granulo stesso si fonda con altri...

  6. #6
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da wutki71 Visualizza il messaggio
    Adesso vi prego di avere pazienza perchè vi espongo la mia idea per una riproducibilità del sistema: ragionando sulla "configurazione" dell'oggetto, ho cercato di semplificarlo all'osso.
    Complimenti per l'entusiamo!
    Devo dire che avevo pensato anche io ad alcuni accorgimenti che hai descritto, in particolare alla possibilità di utilizzare un recipiente chiuso scaldato dall'esterno. Nel mio caso pensavo a questo per potere eseguire misure più accurate di un eventuale eccesso di energia.
    Quello che suggerisci in teoria potrebbe funzionare bene, ma nella pratica o ottieni eccessi di energia notevoli subito o non ti accorgerai mai di nulla, e la conclusione sarà che il metodo non funziona. In realtà è probabile che ci siano delle condizioni intermedie in cui si hanno eccessi di calore piccoli, che magari si possono aumentare capendo quali sono i parametri principali su cui agire. Ma per fare questo bisogna progettare le cose in modo da potere osservare effetti molto piccoli.

    Quindi io sono più dell'idea di procedere per gradi. Però ovviamente questo non deve limitare la fantasia nel trovare nuove configurazioni e nell'ideare nuovi esperimenti... (Quindi ben venga qualsiasi nuova idea!)

  7. #7
    Appassionato/a

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    Predefinito scoperta per caso?

    ma è possibile che fino ad ora (decennio) nessuno mai aveva sperimentato i fenomeni termici delle polveri metalliche immerse in atmosfera pressurizzata di idrogeno???

  8. #8
    Novizio/a

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    Predefinito

    Il prof. Arata si, ma col deuterio:

    http://it.wikipedia.org/wiki/Fusione_nucleare_fredda#2008:_la_cella_a_gas_di_de uterio

    e il sistema produrrebbe He, quindi avviene una FF oppure chiamiamola LENR tra deuterio e deuterio, è la stessa roba...

    Grazie a chi mi ha risposto, ho tante idee in testa e ripeto: secondo me l'unica cosa sensata che si può fare ADESSO è tentare la riproduzione dell'effetto FR con un esperimento.

    Possiamo spaccarci la testa su ipotesi varie per cui avviene quello che avviene e se avviene.

    Ma NON serve a NULLA in questa fase il pensiero: lasciamo che altri "poteri" operino al posto nostro e decidano se RF deve fare la fine di Fleischmann & Pons o meno...
    Lasciamo che qualcuno al posto NOSTRO decida se il sistema... "si, magari a volte funziona MA ci devi mettere chessò? la polvere di pirimpinpina, che costa un BOTTO da paura e insomma intanto cara gente continuate a comprare il petrolio che è meglio, tra 20,30,40 anni vediamo cosa dirvi..."

    Un bel po' di soldi al signor Rossi (tra l'altro ne ha bisogno!) e tutto muto per ancora decine di anni?

    La cosa stavolta sembra semplice davvero: secondo me DOBBIAMO "venire su" dagli scantinati e scaldarci l'acqua per gli affari nostri e far vedere che SI PUO' FARE:

    http://www.youtube.com/watch?v=rdkecMOT1ko

    Io procedo anche da solo, ma sarò inevitabilmente più lento, mi mancherà nella progettazione dell'"oggetto" qualcosa, che magari chi di voi ha esperienza di altri campi invece ha, inevitabilmente mi incisterò su qualche dettaglio costruttivo... insomma, da soli si rischia di buttare via tanto tanto TANTO tempo e risorse e pure di inseguire strade che non funzionano perchè ci si "amminchia" su quello che il nostro cervello considera valido e invece allo stato pratico è sbagliato... ma da soli ci si impiega troppo a capirlo!!!

    Mi ricordo che qui dentro c'erano sperimentatori entusiasti, mi avevate "tirato dentro" nei tentativi con la GDPE.
    C'è ancora qualcuno?
    Io sono a Milano, l'ideale sarebbe costituire un gruppo con varie "potenzialità" e poi riunirsi per assemblaggi/esperimenti.

  9. #9
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da pino81 Visualizza il messaggio
    ma è possibile che fino ad ora (decennio) nessuno mai aveva sperimentato i fenomeni termici delle polveri metalliche immerse in atmosfera pressurizzata di idrogeno???
    L'idea delle polveri è piuttosto recente, ma ci sono stati diversi scienziati che ci hanno provato ed hanno avuto risultati positivi (non come quelli di Rossi, ma ben misurabili). Il problema è che se per uno dice che funziona ce ne stanno cento che, senza neanche guardare i dati, dicono che è una bufala, la cosa non è che vada molto avanti... (e ti assicuro che la situazione negli ultimi 20 anni è stata questa).

  10. #10
    Appassionato/a

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    Predefinito perchè "lo scaldino"? io proporrei "generatore a FF"

    già.. hai ragione quando si tira fuori una notizia sensazionalistica c'è sempre chi dall'altra parte sarà sempre pronto a smentire e fare della campagna di disinformazione già a priori (pur non traendone alcun profitto) figuriamoci chi teme per i propri interessi.....! comunque si potrebbe cominciare come dice wutki71 a creare un gruppo sperimentale distaccato e magari con l'ausilio del sig. Sergio Focardi potremmo farci fornire qualche dettaglio in più per realizzare il reattore (ovviamente escluso me per via della distanza)
    Ultima modifica di pino81; 19-06-2011 a 10:42

  11. #11
    Novizio/a

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    Predefinito

    Personalmente darei immediatamente il premio Nobel ai Signori Rossi e Focardi per il Loro Personalmente darei immediatamente il premio Nobel ai Signori Rossi e Focardi per il Loro E-Cat, almeno sulla base di ciò che al momento è noto: ovvero il fatto che l' apparato, seppur "sperimentale", funziona egregiamente e produce una quantità rilevante di energia termica in uscita, a partire da una modesta energia elettrica fornita all’ ingresso (ovvero si riscontra un guadagno di energia termica enorme!).Ma la cosa che più mi sorprende è il fatto che nell' ambiente "Scientifico", e in
    particolare da parte di quelle Persone che si sono occupate di "Fusione Fredda" negli ultimi anni, non si riscontri quell' entusiasmo che sarebbe auspicabile e forse anche naturale osservare, di fronte ad una epocale rivoluzione energetica quale è quella che un' invenzione come quella dell’ E-Cat promette?!
    Mi meraviglia inoltre anche il fatto che non ci siano già schiere di giovani ricercatori/scienziati, magari anche attualmente disoccupati, che si siano rimboccati le maniche, e che nello spirito "open source", si siano messi ad ideare e ad ingegnerizzare dispositivi a "Fusione Fredda" sul modello dell’ E-Cat, in ogni città e in ogni quartiere; Il tutto nel tentativo di migliorare sia le proprie condizioni di vita Personali che, magari, quelle dei propri simili... (L' inverno non è lontano e ci sarà bisogno anche di "scaldarsi"...).
    Insomma come si spiega tutta questa passività, a fronte di potenzialità enormi che questa nuova fonte di energia pulita e a bassissimo costo presenta?
    Senza poi parlare dei potenziali risvolti economici e sociali globali di questa "Fusione Fredda" (E-Cat). Ben venga quindi un gruppo di Persone vivaci e di buona volontà disposte a lavorare in questa direzione!
    Io sono un modesto Perito Industriale. Vivo a Milano. E sono interessato alle energie alternative, in generale. Sarei anch' Io, eventualmente, disponibile a far parte di un gruppo di lavoro "pratico" che si attivi nella direzione "fusione Fredda" modello Idrogeno/Nikel (E-Cat). L' unione fa la forza...

    Attendo riscontri.

    Cordiali saluti:
    LuxLuci
    Ultima modifica di LuxLuci; 19-06-2011 a 16:04

  12. #12
    Appassionato/a

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    Predefinito

    wutki71:

    Un'idea buttata al volo cosi` per brainstorming: a tuo parere potrebbe il controllo della reazione Ni-H con pressione ad impulsi (con un altoparlante adibito allo scopo, mediante un segnale ad alta frequenza) semplificare la configurazione dell'apparato sperimentale?

    (anche se effettivamente una replicazione per essere definita tale dovrebbe idealmente tentare di copiare in tutto e per tutto, e non "inventare" soluzioni nuove)

  13. #13
    Novizio/a

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    Predefinito

    @LuxLuci: grazie per il supporto, ti scrivo un PM, proviamo a procedere insieme... credo tu abbia capito lo spirito!

    @Shirakawa: non saprei, certo può avere un influenza la variazione della pressione e magari anche ottenuta attraverso impulsi di onde sonore, dovrebbe in particolare avere il vantaggio della "rapidità" di dette variazioni di pressione rispetto ad altri metodi.

    Molto più banalmente, credo che SE servisse una variazione di pressione basterebbe cambiare la P in uscita dalla bombola di H2: non ho capito SE Rossi-Focardi lo fanno o se impostano 25 atm fisse.

    Ancora MOLTO PIU' banalmente, nel mio "modello" di reattore chiuso ermeticamente, io pensavo solo di riscaldare il tutto finchè la P aumenta al valore necessario per innescare.
    Si potrebbe pensare, per variare la P, di raffreddare/riscaldare il sistema, dovrebbe avere lo stesso effetto di variare la pressione (ma cambierebbe anche la T... farà bene? farà male?)

    Ragionandoci, delle variazioni di pressione potrebbero essere opportune per "togliere/mettere" l'H dai punti del Ni dove va a ficcarsi e occupare/liberare certi siti adatti al verificarsi della LENR.

    Non so, immagino che avvenga qualcosa di "statistico": non tutto l'H può fare la collisione magica sul Ni, non tutti gli atomi di Ni possono ricevere ugualmente bene l'H.
    SE le cose stanno così, se la P esercitata dall'H2 sul Ni è troppo alta e costante magari non succede un bel niente perchè abbiamo piantato gli H in punti del Ni dove la cosa non funziona.
    E poi li teniamo pure ben premuti con la P alta... col risultato che non si sposta più nulla e la LENR non funziona.

    Scaldare e raffreddare dovrebbe avere il giusto effetto comunque, perchè aumenta/diminuisce la P in un sistema chiuso: quindi dovrebbe permettere all'H di adsorbirsi più o meno sul Ni, liberando/occupando le postazioni a seconda della variazione di P.
    Forse per questo motivo Rossi NON spegne mai del tutto la resistenza: gli serve per dare una "rimescolata" al sistema ogni tanto?

    Intendiamoci, SONO SOLO IPOTESI MIE, che in questo campo sono esattamente NESSUNO... e sono anche idee buttate là un BEL po' "alla grossa".
    Torno al punto chiave: proviamoci anche noi e vediamo un po' che succede, secondo me è l'unica cosa sensata e dovrebbe essere anche divertente farlo

  14. #14
    Novizio/a

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    ... Gli ultrasuoni, sono senz' alro da prendere in considerazione! Come catalizzatori di processi fisici...

  15. #15
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    Quote Originariamente inviata da Shirakawa Visualizza il messaggio
    wutki71:

    Un'idea buttata al volo cosi` per brainstorming: a tuo parere potrebbe il controllo della reazione Ni-H con pressione ad impulsi (con un altoparlante adibito allo scopo, mediante un segnale ad alta frequenza) semplificare la configurazione dell'apparato sperimentale?

    (anche se effettivamente una replicazione per essere definita tale dovrebbe idealmente tentare di copiare in tutto e per tutto, e non "inventare" soluzioni nuove)
    Shirakawa... ho riletto adesso DOPO aver scritto e mi accorgo che tu proponi una configurazione diversa ma PIU' semplice.

    Non conosco molto le onde sonore ad alta frequenza (=ultrasuoni?) e non so esattamente come si comportino, ma in pratica mi sembra che tu mi abbia detto: guarda che puoi aumentare la P solo con un altoparlante e questo semplifica lo schema perchè non devi più scaldare dall'esterno.
    E' così?


    Non conosco l'argomento e ho un po' di domande: dato un sistema chiuso, aumentare la P aumenta anche la T, giusto? Vale PV=nRT.

    Voglio dire che se aumento la T, con V=costante, allora aumenta la P.

    Tu e LuxLuci mi dite: se mando botte di ultrasuoni, aumento la P... ammettiamo agli stessi livelli che avrei aumentando la T.

    La domanda per voi che ne sapete adesso è: mi si scalda comunque tutto alla stessa T di prima?

    In questo caso dovrebbe essere tutto abbastanza equivalente: che io scaldi con il calore o che ci butti addosso pressione sonora è lo stesso? O no?
    L'effetto nel primo caso è che aumento la T e mi aumenta di conseguenza anche la P.
    Nel secondo caso, aumento la P e comunque la T.


    Ve lo chiedo perchè uno dei problemi costruttivi del sistema che stavo pensando è legato alle T di qualche centinaio di gradi, piuttosto alte, per cui la "boccia" con l'H2 dentro dovrebbe essere forzatamente in acciaio e raccordi/valvole resistenti di conseguenza.
    Niente polimeri/niente vetro e peccato perchè non ci si può guardare dentro, sia pure con una videocamera.

    Oppure (da buon ignorante mi riconosco tale!) e quindi si può aumentare/variare la P localmente con gli ultrasuoni senza che mi si scaldi tutto quanto?

    Altro punto, nel caso in cui gli ultrasuoni non scaldino: non è che la T di 100-500 °C serve anche per "preparare" il reticolo del Ni in qualche maniera?
    In questo caso servirebbe comunque aumentare la T e saremmo da capo.


    Non so, in OGNI CASO da qual che ho letto mi sembra che RF non usino ultrasuoni, quindi io almeno per una prima fase NON userei ultrasuoni nel sistema: come detto la mia intenzione è di realizzare un esperimento il più possibile "gemello" - ancorchè semplificato - che dimostri che davvero si produce calore in eccesso combinando H2 e Ni.
    Se loro ne cavano fino a 20-30 volte l'energia termica che immettono, io mi accontenterei di 2-3 volte, e sarebbe GIA' un'evidenza grossa!
    Ultima modifica di wutki71; 19-06-2011 a 16:50

  16. #16
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da wutki71 Visualizza il messaggio
    Shirakawa... ho riletto adesso DOPO aver scritto e mi accorgo che tu proponi una configurazione diversa ma PIU' semplice.

    Non conosco molto le onde sonore ad alta frequenza (=ultrasuoni?) e non so esattamente come si comportino, ma in pratica mi sembra che tu mi abbia detto: guarda che puoi aumentare la P solo con un altoparlante e questo semplifica lo schema perchè non devi più scaldare dall'esterno.
    E' così?
    Esattamente quello che intendevo. Ma in alternativa si potrebbe anche provare con ambedue i metodi insieme. Magari facendo cio` si aumentano perfino le probabilita` di successo. Purtroppo pero` non posso aiutarti riguardo i dettagli.

    Fra l'altro e` ultimamente noto e sperimentalmente provato che gli ultrasuoni possono in certe condizioni provocare reazioni nucleari come spiega il prof. Cardone. Prova a fare una ricerca su Google, non ho riferimenti precisi purtroppo (x2).

    In ogni caso, con surplus energetici piccoli il difficile e` appunto rilevare gli stessi. Non credo sia una cosa banale.

  17. #17
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da Shirakawa Visualizza il messaggio

    Fra l'altro e` ultimamente noto e sperimentalmente provato che gli ultrasuoni possono in certe condizioni provocare reazioni nucleari come spiega il prof. Cardone. Prova a fare una ricerca su Google, non ho riferimenti precisi purtroppo (x2).
    ragazzi,non complichiamoci la vita, per ora sappiamo che gli ingrdienti della formula sono idrogeno,nichel ,forse zirconio e pressione (la temperatura poi vien da se...)

  18. #18
    Novizio/a

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    Cool

    Carissimi... ci ho pensato tanto, la fase gas NON fa per me.
    Troppe difficoltà costruttive, ho davvero poca dimestichezza con tutto.

    Restiamo su FR, in ogni caso: io voglio riprovare in fase acquosa per via elettrolitica.

    Ingredienti:

    - catodo e anodo ENTRAMBI in Ni
    - elettrolita: NiCO3, per avere solo Ni2+ in soluzione e la CO2 che non inquina e gorgoglia via
    - configurazione con anodo vaschetta circolare e catodo posto al centro, per avere uniformità di gradiente di concentrazione e di campo elettrico.
    Questa è una mia vecchia fissa: che senso ha fare elettrolisi come le figure nei libri, in questo caso?
    - catodo POROSO, ho in mente qualcosa basato sulle polveri
    - possibilità di variare le concentrazioni/pH/ddp/intensità di corrente, in modo da cercare di scaricare al catodo Ni2+ e H+ "insieme", a dispetto del potenziale di scarica.

    L'idea è quella di "saldare" il Ni addosso all'H o viceversa...

    Interessa a qualcuno di voi, lavorare insieme a me su questo?

    Chiudo con una battuta sulla FF alla Fleischman-Pons: è indubbio che il PD adsorbe l'H/D e in qualche modo avvicina i nuclei in modo che possano fondere... ma la statistica della cosa è inevitabilmente contraria...
    Che razza di cowboy alla Clint Eastwood dei tempi belli ci vuole?
    Per colpire un proiettile piccolo... con un altro piccolo proiettile???

    Con il Ni, FR hanno avuto migliori risultati perchè... beh, il proiettile è sempre lo stesso ma il bersaglio è un po' più GROSSO, e così funziona anche se il pistolero è un po' miope... tutto qui
    Ultima modifica di wutki71; 21-06-2011 a 18:59

  19. #19
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da wutki71 Visualizza il messaggio

    Restiamo su FR, in ogni caso: io voglio riprovare in fase acquosa per via elettrolitica.
    premesso che io sia riuscito a decifrare questo tuo "FR" come = "Focardi Rossi" se vuoi dedicarti alla cella elettrolitica non credo che abbia più qualcosa a che fare con "FR".

  20. #20
    Novizio/a

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    Quote Originariamente inviata da pino81 Visualizza il messaggio
    premesso che io sia riuscito a decifrare questo tuo "FR" come = "Focardi Rossi" se vuoi dedicarti alla cella elettrolitica non credo che abbia più qualcosa a che fare con "FR".
    FR = Focardi&Rossi, si.

    Mantengo gli stessi elementi e solo quelli
    Uso un catodo poroso per incrementare la superficie.
    Tengo l'H2 gassoso prodotto addosso al catodo...
    Creo un sistema "pulsante" per cercare di creare il reticolo di Ni addosso all'H mentre si scarica, e viceversa.

    Con umiltà, diciamo che prendo atto della mia incapacità a costruire "cipolle" piene di gas e cerco una strada diversa, ma che mantenga gli ingredienti.

    Ripeto la mia richiesta: qualcuno ci ha già provato, con una configurazione così?

    Qualcuno ci vuole provare insieme?

  21. RAD
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