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Discussione: Esperimento N. 3

  1. #21
    Seguace

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    Ciao fcattaneo,
    come dici giustamente tu le prove da fare sono troppe e le variabili praticamente infinite, se non si procede secondo percorsi precisi è praticamente impossibile trarre conclusioni valide e definitive. Per questo più che dare sfogo alla fantasia io ero più propenso a cercare di capire bene un paio di cose fondamentali prima...
    Visto che avete ottenuto un risultato molto buono già, è fondamentale studiarlo bene, e una volta capito e controllato discretamente, modificarlo un passettino alla volta per vedere se si riesce a migliorare le prestazioni. Ottenere questo genere di effetti richiede che parecchie condizioni siano verificate contemporaneamente (queste condizioni non sono solo quelle più evidenti, purtroppo), e non ha senso ora che si è trovato un caso funzionante, stravolgere tutto per fare prove completamente diverse (tungsteno toriato, allumina, idrocarburi, etc.).
    Secondo me sarebbe fondamentale capire tre cose prima di fare qualsiasi altro passo:
    1) la temperatura e pressione minime necessarie per avviare la reazione;
    2) la ripetibilità delle condizioni;
    3) gli effetti dell'adsorbimento sulle polveri (ossia come varia il comportamento delle polveri dopo il primo adsorbimento).
    Questo comporta soltanto ripetere l'esperimento 3 e 4 in maniera più "ordinata" (cioè con una sequenza di passi pianificata prima, che possiamo decidere assieme) almeno un'altra volta. Poi se il tutto risulta ripetibile e relativamente chiaro, si può provare a cambiare la ricetta. Senza queste verifiche sarebbe un pò avventato provare altre soluzioni perchè non ci sarebbero elementi di confronto a sufficienza ed alla fine per capire cosa succede bisognerebbe fare molti più esperimenti!

    Oppure se non vi spaventa fare più esperimenti, si può procedere per via euristica: assumiamo che 700°C e 130bar siano abbastanza per qualsiasi miscela, e proviamo varie ricette, fino a quando non ne troviamo una che funziona visibilmente meglio delle altre... Alla fine ci si ritroverà empiricamente ad avere una buona ricetta e delle condizioni sufficienti, ma non avremo capito quasi niente di come vanno le cose (questo credo sia stato il metodo seguito da Rossi...).
    Sono due punti di vista diversi. Io per formazione preferirei il primo, ma dipende da dove si vuole arrivare...

  2. #22
    Seguace

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    Vi seguo con molto interesse.

    Se si tratta di riprodurre l'E-Cat o qualcosa di simile, che noi tutti pensiamo/speriamo funzionante, credo sia utile seguire le scarse e frammentarie informazioni derivate da Rossi e da Focardi, cum grano salis, perchè potrebbero essere date fuorvianti ad arte.
    Il Calore mi pare di capire che è importante ma non è essenziale che sia molto elevato e sopratutto non è indifferente in che modo venga apportato.
    Focardi dichiara che la reazione inizia addirittura a 60°C.
    Rossi ha sempre rifiutato l'idea suggerita da molti lettori del suo Blog che il calore prodotto da un E-Cat possa servire ad innescare un altro E-Cat.
    Quindi si desume che è necessaria l'Elettricità per scatenare il fenomeno.
    Dalle dimostrazioni del 10/2011 pare di capire che l'EE è necessaria anche per moderare il fenomeno.

    Ma come viene usata questa EE ?
    Qui possiamo sbizzarrirci a pensarle tutte, ma mi sento ragionevolmente di escludere che l'uso più probabile sia solo quello di riscaldare una semplice resistenza elettrica.
    Frequenza, microonde, scariche elettriche.... fate vobis...
    La teoria di WL prevede che si formino sulla superficie del metallo di transizione degli elettroni pesanti (muonici?) e che questi si uniscano ai protoni per formare neutroni ultra lenti ULN.
    Il fenomeno quindi pare innescato sulla superficie del metallo e gli ULN poi possono entrare e reagire col Ni/Fe, oltre al fatto che potrebbero formarsi atomi di Deuterio e qualsiasi altro tipo di atomi.

    Anche negli esperimenti di Jorio e Cirillo è l'arco fotovoltaico che innesca le reazioni di transmutazioni.

    In pratica sono sempre più convinto per un uso NON TERMICO della Corrente Elettrica...

  3. #23
    Appassionato/a

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    Ciao Tutti

    Per quel che concerne l'osservazioni di Vetteore effetivamnete l'entusiasmoa volte porta a trascendere quindi prima uno studiosulle condizioni di innesco è senz'altro doveroso .
    Immagino che vettore al punto3 della sua degressione inteda valutare tra le altre cose quello che in catalisi si intende come resistenza all inveccghiamento e con l'approccio euristico intenda valutare il rendimneto di mescole multiple ecc
    Il problema da valutare è poi come tali aspetti si intersecano
    Infatti un sistema che ha un alta funzionalita nel breve periodo potrebbe auto avvelenarsi e perdere resa nel tempo ed uno leggeremnete meno performante durare molto di piu nel tempo

    Lo studio di questo sistema, converrete con me non puo prescindere da tali valutazioni
    Quindi bene lapproccio sistematico e la rpetizione dei punti 3 e 4 dano il giusto alla certezza del equilibrio nei vari passi e cercare di verificare la durata del sistema per non scartare sistemi magari meno efficaci sul breve ma interessanti nel medio lungo periodo

  4. #24
    Paladino del Forum

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    Quote Originariamente inviata da boss 77 Visualizza il messaggio

    Il problema da valutare è poi come tali aspetti si intersecano
    Infatti un sistema che ha un alta funzionalita nel breve periodo potrebbe auto avvelenarsi e perdere resa nel tempo ed uno leggeremnete meno performante durare molto di piu nel tempo
    Se e' piu' o meno sconosciuto a tutti il meccanismo che determina questa produzione di calore, e' invece ben chiaro come questo si propaga.

    Secondo il mio parere l'avvelenamento del nikel, che spesso si riscontra in questi esperimenti, altro non e' che l'azione di sinterizzazione e/o fusione che avviene nelle polveri, nelle zone dove si innesca questa reazione.
    Il Nikel non eccelle quanto a conduzione di calore, quindi va da se che l'esportazione dello stesso dal core, e' un fattore cruciale nel mantenimento della reazione, ma anche nello sviluppo quantitativo/qualitativo della stessa.

    La polvere di ferro certamente aiuta a smaltire il calore, ma probabilmente un altro metallo potrebbe essere migliore sotto questo punto di vista ( ..rame ?)
    .. forse il cosiddetto catalizzatore non e' altro che un facilitatore della conduzione di calore.

    Altra considerazione e' la temperatuira che non deve pero' essere nemmeno troppo bassa.
    Nell'esperimento N.2 , che abbiamo condotto a T. piu' bassa del N.3 , non abbiamo osservato la fuga delle temperature, pur inserendo H2 a 130 bar. ( non mi ricordo i valori esatti quindi evito di scrivere errori ).

    Un'altra considerazione interessante riguarda l'aria che entrava nel reattore a 18 gradi e usciva a 236 gradi.... e' palese che la parte iniziale del reattore si trovava ad una T molto piu' bassa della parte finale e quindi la reazione, che ha determinato quelle fuge importanti nelle T, in realtà e' avvenuta in un tratto molto breve del reattore; che ricordo ha sviluppo longitudinale : http://www.portalsole.it/archivio/reattoreFF.swf .

    Mi aspetto quindi di trovare parti del reattore dove la polvere risultera' molto diversa.. probabilmente agglomerata o fusa.

    Se riusciremo a capire quale e' la giusta temperatura che deve mantenersi il reattore per garantire, da una parte il mantenimento della reazione e dall'altra evitare fusioni o sinterizzazioni delle polveri, possiamo probabilmente aver risolto il problema dello sfruttamento di questa fonte di energia ( ..nel malaugurato caso non ci sia gia' arrivato qualcun altro ).

    Il profilo termico,tra ingresso e uscita del core, deve mantenersi il piu' stretto possibile e questo potrebbe essere realizzato tramite la circolazione di un fluido gassoso con alta capacita termica ( tipo H2 o Elio ).. pero' servira' un compressore al posto di una pompa.

    Un fluido gassoso ha sicuramente dalla sua una migliore possibilita' di controllo della temperatura di reazione rispetto al vapore con i suoi problemi di ricondensazione e i suoi limiti di temperatura.

    .. Idee.

    Fa.









    http://www.portalsole.it/archivio/reattoreFF.swf

  5. #25
    Appassionato/a

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    Nel petrolchimico il problema della sinterizzazione dei catalizzatori a base di niche è stato risolto deponnedo su allumina del Ni ma nel nostro caso vorebbe dire mescolare le carte e si complicherebbe la valutazione dei dati sin ora ottenuti
    Piu semplice concettualmnete ma meno tecnicamnete ci sarebbe come soluzione un bel letto fluido .....
    Ultima modifica di boss 77; 12-04-2012 a 19:12

  6. #26
    Seguace

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    @fcattaneo
    In effetti per come è costruito il vostro reattore (non lo ricordavo) il problema dello smaltimento del calore è meno presente che in altre configurazioni, visto che la polvere è "stesa" sul tubo e forma uno strato piuttosto sottile. Però in effetti quello che dici riguardo ai gradienti termici è vero. La cosa non è negativa, anzi comporta una condizione di non equilibrio che è molto proficua per l'innesco della reazione. Sull'effetto che ha sulle polveri, beh, lo si può capire solo aprendo il reattore e guardando cosa è successo...

  7. #27
    Pietra Miliare

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    @fcattanel
    Ciao, non hai più detto quanto pesava il nichel usato e quanta è la massa e l'inerzia termica del reattore, per vedere di fare 2 calcoli sul calore che è stato prodotto, credo che all'innesco si debba sommare anche il calore generato dell'idrurazione del nichel.

    Nickel hydride (NiH)

    non è che un'altro ingrediente potrebbe essere lo zinco?
    perchè guardando la tabella delle affinità elettronica http://it.wikipedia.org/wiki/Affinità_elettronica potrebbe essere quel qualcosa che aiuta la ionizazione dell'idrogeno, anche il gruppo del DOA lo usa come catalizzatore.
    Ciao.
    Ultima modifica di GabriChan; 12-04-2012 a 21:23
    "Non date da mangiare ai troll"
    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

  8. #28
    Paladino del Forum

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    Quote Originariamente inviata da boss 77 Visualizza il messaggio

    Piu semplice concettualmnete ma meno tecnicamnete ci sarebbe come soluzione un bel letto fluido .....
    Gia' ... se i problemi del innesco/mantenimento e qualita' della reazione dipendono dai problemi di cui abbiamo parlato, la soluzione del letto fluido sarebbe la soluzione definitiva.

    E' interessante notare che un pugno di persone con un forum e qualche scambio di idee, siano arrivate a questa conclusione in poche battute :-) .. questo spiega l'importanza cruciale della condivisione delle esperienze.

    ... naturalmente SE i problemi sono solo legati al mantenimento della struttura nanometrica del Nikel in fase di reazione, cosa probabile e sicuramente da esplorare.

    Un letto di materiale inerte nel quale e' diffuso il Nikel, flussato da una grande portata di H2 caldo con un gradiente IN/OUT moderato e controllato da uno scambiatore esterno gas/acqua determinerebbe :

    1) grandissima esportazione di calore dalle particelle di Nikel,
    2) facilitazione della diffusione dell'H2 nella struttura cristallina del Nikel
    .. e 3) una certa mobilita dell'H2 nel reticolo che secondo le teorie di Camillo fa solo bene

    Che dire.. c'e' da sperare di riuscire a non dover lavorare a 130 bar perche progettare un letto fluido a quelle pressioni la vedo dura.
    .. ma con un nikel gia' attivato non servono quelle pressioni.

    Fa.

    Quote Originariamente inviata da Vettore Visualizza il messaggio
    In effetti per come è costruito il vostro reattore (non lo ricordavo) il problema dello smaltimento del calore è meno presente che in altre configurazioni, visto che la polvere è "stesa" sul tubo e forma uno strato piuttosto sottile.
    Vero..

    Sicuramente questa struttura garantisce una dissipazione di calore molto rapida rispetto a soluzioni dove il Nikel e' posto in un
    chamber piu' profondo.
    E lo spessore ridotto non sembra essere un limite all'intrappolamento dell'H2 nel nikel.. forse perche a livello atomico quello spessore rimane comunque sufficiente.

    Ciao,
    F.
    Ultima modifica di Quantum Leap; 15-04-2012 a 11:03

  9. #29
    Seguace

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    Da quello che abbiamo detto sembrerebbe importante a questo punto capire qual'è la pressione minima di innesco, piuttosto che la temperatura... in fondo strutture che resistono a 800°C non sono difficilissime da realizzare, mentre tenere 130 bar di idrogeno è un bel problema! [Io ho avuto problemi anche con pressioni molto più basse!]
    In fondo nessuno ha mai citati pressioni così alte: piantelli addirittura lavora quasi in sottopressione! Solo Arata si è spinto fino a 60 bar, ma lui in questo modo riesce a fare partire la reazione senza nemmeno fornire calore! E' probabile (sembrerebbe evidente da quello che si trova in letteratura) che la reazione possa avvenire anche a pressione atmosferica, a patto di fornire un adatto trigger.
    Un'altra considerazione sulla pressione è che ci sono dei modi per aumentarla localmente, senza aumentarla in tutto il volume, usando la pressione meccanica di determinate strutture (sottoposte a magnetostrizione o a dilatazione termica)...

  10. #30
    Paladino del Forum

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    Quote Originariamente inviata da GabriChan Visualizza il messaggio
    @fcattanelCiao, non hai più detto quanto pesava il nichel usato e quanta è la massa e l'inerzia termica del reattore, per vedere di fare 2 calcoli sul calore che è stato prof
    La miscela di limatura di ferro + Nikel 40Nm pesava 26.14 g., di cui 18.14 di Fe.Dopo il caricamento del reattore sono avanzati 5.74 g.Ciao,Fa

  11. #31
    Pietra Miliare

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    E' ammirevole la rapidità con cui si progredisce attraverso sperimentazioni, positive o negative che siano.
    Fcattaneo desidero complimentarmi con te per la tua perspicacia e velocità di elaborazione dei fatti.

    Quote Originariamente inviata da fcattaneo Visualizza il messaggio
    Gia' ... se i problemi del innesco/mantenimento e qualita' della reazione dipendono dai problemi di cui abbiamo parlato, la soluzione del letto fluido sarebbe la soluzione definitiva.

    E' interessante notare che un pugno di persone con un forum e qualche scambio di idee, siano arrivate a questa conclusione in poche battute :-) .. questo spiega l'importanza cruciale della condivisione delle esperienze.

    ... naturalmente SE i problemi sono solo legati al mantenimento della struttura nanometrica del Nikel in fase di reazione, cosa probabile e sicuramente da esplorare.

    [...]
    1) grandissima esportazione di calore dalle particelle di Nikel,
    2) facilitazione della diffusione dell'H2 nella struttura cristallina del Nikel
    .. e 3) una certa mobilita dell'H2 nel reticolo che secondo le teorie di Camillo fa solo bene

    Che dire.. c'e' da sperare di riuscire a non dover lavorare a 130 bar perche progettare un letto fluido a quelle pressioni la vedo dura.
    [...]
    La LERN è una nuova classe di fenomeni tutta da scoprire. Forse ci vorranno anni per inquadrare bene il fenomeno con una teoria adeguata. Dovremo rivedere molte idee su ciò che conosciamo della materia.
    Su questo campo le conoscenze chimiche o/e nucleari possono essere a volte più di ostacolo che di aiuto. Qualcosa può aiutare il leggere i pochi volumi sulla FF in commercio, ma NIENTE può sostituire la sperimentazione pratica.
    Ciao
    Ultima modifica di Quantum Leap; 15-04-2012 a 11:08 Motivo: quote integrale non consentito

  12. #32
    Seguace

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    Quote Originariamente inviata da vettore Visualizza il messaggio
    ...
    ...a patto di fornire un adatto trigger...
    quoto decisamente !!!

  13. #33
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da fcattaneo Visualizza il messaggio
    Noi ricerchiamo un aumento anomalo della temperatura di un fluido refrigerante ( aria ) in uscita del reattore, dopo aver pressurizzato il core con H2 ad alta pressione.
    In questo secondo esperimento abbiamo osservato delle perturbazioni nelle T ma che ci sono servite piu' per sintonizzare i sistemi di misura e per assicurare una assoluta costanza della portata di aria al reattore.

    Fatto questo abbiamo preparato il nostro terzo esperimento condotto oggi tra le 14 e le 19 circa.
    Abbiamo portato la superficie del reattore ad una temperatura di 670 gradi e mantenuta assolutamente costante da un regolatore PID.
    Contestualmente e' stata fatta passare aria nello scambiatore di calore posto nel reattore, regolando la portata con un regolatore di pressione e una valvola di backpressur.
    La portata era cosi assolutamente costante.

    L'idea era che se la T con la quale si riscaldava il reattore fosse fissa e la portata con la quale si asporta calore dallo stesso fosse costante, la temperatura rilevata in uscita del fluido di raffreddamento doveva per forza rimanere costante su un valore fisso; dopo un adeguato periodo di stabilizzazione.

    Buongiorno fcattaneo,

    innanzitutto vorrei ringraziarla per la meritoria opera di sperimentazione e
    per la condivisione dei risultati degli esperimenti.

    Allo scopo di poter valutare meglio gli eventi e di perfezionare il set-up di prova, riporto alcuni punti discussi con persone che hanno condotto una analoga sperimentazione.

    1) se possibile sarebbe molto utile anche una misurazione della temperatura del fluido di raffreddamento
    in ingresso (credo nel test n.3 sia aria) oltre che la sua temperatura in uscita. Da qualche parte si parla di 18°C ma nei dati forniti non si ritrova questo dato.

    2) Per fare delle corrette valutazioni, più che mantenere costante la temperatura esterna tramite PID, servirebbe mantenere costante la potenza fornita dall'esterno al reattore.
    In questo caso se il delta T del fluido aumenta, allora si può affermare che della potenza è generata all'interno del reattore.

    3)
    Dalla foto del reattore pubblicata, non si scorge una coibentazione del reattore.
    Se non già adottata sarebbe utile modificare l'esperimento coibentando il meglio possibile il tubo.
    Una efficiente coibentazione, insieme all'erogazione di potenza costante, consentirebbe di apprezzare meglio le eventuali piccole erogazioni di potenza dall'interno del reattore.


    4) Dai dati del test del 6 Aprile si rileva un certo aumento percentuale (+5% in corrispondenza del maggiore salto termico del fluido) dell'erogazione di energia esterna dopo l'immissione di Idrogeno in pressione (in presenza di reazione sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dell'energia spesa per riscaldare) per cui andrebbe tenuto presente l'effetto dell'aumento del coefficiente di scambio dovuto all'Idrogeno a 130 bar che ha una conducibilità termica molto elevata e non trascurabile rispetto a quella della polvere. L'aumento di conducibilità termica potrebbe far sì che parte della potenza erogata in eccesso sul tubo esterno, si possa trasferire al fluido che fluisce nel tubo interno anche se la temperatura del tubo esterno apparentemente rimane costante a 675°C.
    Pertanto si è rilevato un discreto aumento della temperatura, però allo stato attuale è molto difficile quantizzare l'eventuale produzione interna di calore.


    5) I dati del test del 09/04 mostrano un incremento termico più contenuto (in condizioni di erogazione di potenza apparentemente un po' più stabili) però questi possono essere un po' "shiftati" nei tempi della reazione parzialmente iniziata a seguito dell'idrogeno adsorbito in precedenza.
    E' interessante il periodo al termine del test, senza più l'Idrogeno in pressione, in cui la temperatura pare mantenersi (anche se però mancano i dati intermedi) a regime per più di 3 ore.


    Concludo aggiungendo un forte incoraggiamento a proseguire in questa bella sperimentazione che seguiamo con il massimo interesse.
    Ultima modifica di RNBE; 13-04-2012 a 15:57
    "Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni.
    Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano."
    Nikola Tesla

  14. #34
    Pietra Miliare

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    Quote Originariamente inviata da fcattaneo Visualizza il messaggio
    La miscela di limatura di ferro + Nikel 40Nm pesava 26.14 g., di cui 18.14 di Fe.Dopo il caricamento del reattore sono avanzati 5.74 g.Ciao,Fa
    Ciao Fatti 2 contoi hai circa il 70% di Fe e 30% di Ni interessante mi aspettavo un rapporto inverso...?
    "Non date da mangiare ai troll"
    http://it.wikipedia.org/wiki/Troll_(Internet)

  15. #35
    Paladino del Forum

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    Quote Originariamente inviata da RNBE Visualizza il messaggio


    1) se possibile sarebbe molto utile anche una misurazione della temperatura del fluido di raffreddamento
    in ingresso (credo nel test n.3 sia aria) oltre che la sua temperatura in uscita. Da qualche parte si parla di 18°C ma nei dati forniti non si ritrova questo dato.

    La temperatura dell'aria era circa 18 gradi ma nel core e' probabile entrasse a T maggiore.
    Questo perche il tubo di rame che attraversa il core ( 22 cm ) e' in realta piu' lungo e nella parte iniziale l'aria percorre circa 5-7 cm prima di arrivare nella parte inserita nel core.
    In quei 5-7 cm non c'e' idrogeno e si e' fuori dal forno, tuttavia il rame esporta parte del calore interno e preriscalda l'aria.


    Quote Originariamente inviata da RNBE Visualizza il messaggio

    2) Per fare delle corrette valutazioni, più che mantenere costante la temperatura esterna tramite PID, servirebbe mantenere costante la potenza fornita dall'esterno al reattore.
    In questo caso se il delta T del fluido aumenta, allora si può affermare che della potenza è generata all'interno del reattore.
    Anche un altro utente ha chiesto la stessa cosa ( forse vettore... non ricordo ).
    Ok, nel test N. 5 vedo di fissare la potenza , tuttavia la T superficiale dovra' essere presa anche lei perche non risultera sicuramente costante.
    Sara' un'altra variabile da analizzare che pero potrebbe evidenziare meglio eventuali overheat nella parte esterna del core.




    Quote Originariamente inviata da RNBE Visualizza il messaggio


    3)
    Dalla foto del reattore pubblicata, non si scorge una coibentazione del reattore.
    Se non già adottata sarebbe utile modificare l'esperimento coibentando il meglio possibile il tubo.
    Una efficiente coibentazione, insieme all'erogazione di potenza costante, consentirebbe di apprezzare meglio le eventuali piccole erogazioni di potenza dall'interno del reattore.
    Il tubo esterno del core non puo essere coibentato perche riceve il calore dal forno toroidale posto all'esterno.
    E' il forno che e' coibentato da uno strato di materiale inerte e dai 2 Cm di piombo che abbiamo messo per schermare dai gamma.



    Quote Originariamente inviata da RNBE Visualizza il messaggio

    4) Dai dati del test del 6 Aprile si rileva un certo aumento percentuale (+5% in corrispondenza del maggiore salto termico del fluido) dell'erogazione di energia esterna dopo l'immissione di Idrogeno in pressione (in presenza di reazione sarebbe logico aspettarsi una diminuzione dell'energia spesa per riscaldare) per cui andrebbe tenuto presente l'effetto dell'aumento del coefficiente di scambio dovuto all'Idrogeno a 130 bar che ha una conducibilità termica molto elevata e non trascurabile rispetto a quella della polvere. L'aumento di conducibilità termica potrebbe far sì che parte della potenza erogata in eccesso sul tubo esterno, si possa trasferire al fluido che fluisce nel tubo interno anche se la temperatura del tubo esterno apparentemente rimane costante a 675°C.
    Pertanto si è rilevato un discreto aumento della temperatura, però allo stato attuale è molto difficile quantizzare l'eventuale produzione interna di calore.

    E' vero tuttavia ci sono una serie di indizi che tendono a suggerire che questi aumenti sono in realta funzionali alla regolazione PID e non all'aumento di conducibilita termica .
    Infatti al minuto 40 , cioe' quando e' stata portata la pressione a 130 bar, la potenza era al valore minimo ( 35 ).. il minuto successivo molto vicino al valore massimo ( 40-42 ).
    Se ci fosse stato un problema di conducibilita' termica, perche non e' apparso a pressioni piu' basse ?
    Fino a ben 100 bar non e' successo nulla.

    Inoltre nell'esperimento del 9 e' successa la stessa cosa ma all'inverso.. cioe' in corrispondenza della fuga di temperatura in uscita l'energia immessa in ingresso ha raggiunto il valore minimo...

    Poi occorre considerare che la quantita di H2 presente nel core e' infinitesimale.. infatti lo stesso e' completamente pieno di polvere e anche all'esterno dello stesso gli spazi sono stati riempiti con palline inerti per ridurre i volumi morti e assicurare una maggiore sicurezza del reattore in caso di rotture con conseguente fuga di H2.

    Quote Originariamente inviata da GabriChan Visualizza il messaggio
    Ciao Fatti 2 contoi hai circa il 70% di Fe e 30% di Ni interessante mi aspettavo un rapporto inverso...?
    Il rapporto era di circa il 50% in volume... e il nikel 40 nm sembra avere una densita piuttosto bassa.

    Ciao,
    F.
    Ultima modifica di fcattaneo; 13-04-2012 a 17:36

  16. #36
    Pietra Miliare

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    Ciao a tutti.
    Visto lo sviluppo interessante della sperimentazione, propongo di analizzare con un po' di attenzione l'esperimento COA lincato da Vettore.

    Intanto sto provando a contattare gli autori, ho scritto una mail e spero di avere risposta.
    Penso sia meglio aprire un discorso a parte visto che si tratta di un'analisi di un esperimento altrui, questo permetterà di concentrare gli interventi su di uno specifico argomento.
    Il ricavare più informazioni possibili dalle esperienze pratiche altrui dà una sinergia utile a migliorare le sperimentazioni.

    Su questo link COA
    si trovano descritti alcuni esperimenti, due a bassa pressione (una atmosfera) e gli altri a 6 atmosfere.
    Viene usato anche lì il ferro + nichel + zinco con granulometrie non precisate.
    Poichè permangono delle incertezze che non è possibile chiarire, credo che un'analisi fatta in gruppo possa chiarire i punti oscuri.
    Quindi servirà l'aiuto di tutti.
    ciao


  17. #37
    Seguace

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    @fcattaneo
    Si, avevo suggerito anche io di mantenere la potenza in ingresso costante e non la temperatura (l'avevo suggerito anche a Camillo). Questo sia perchè è più facile misurare la potenza eventualmente generata, sia perchè si lascia libera di evolvere una grandezza importante per la dinamica della reazione (la temperatura appunto). Nel tuo sistema mi sembra di capire che il forno è accoppiato in maniera piuttosto lasca al reattore, questo lo lascia relativamente libero di evolvere, ed infatti la reazione è evoluta in quella direzione... Se l'accoppiamento fosse stato più stretto, il PID avrebbe diminuito la potenza immessa per mantenere costante la temperatura. Tu dirai: il risultato è uguale, no? No!!! Perchè proprio alla temperatura è collegata la cinetica della reazione! (Le vibrazioni reticolari, la mobilità delle cariche, la conduttività, etc).
    Però ripeto, a quanto pare il vostro reattore è relativamente libero di "muoversi", quindi il problema è minore, ed è più che altro legato a questioni di misura.

    @Camillo + fcattaneo
    Gli esperimenti del link COA sono descritti (e/o fiorse condotti) in modo un pò approssimativo, per cui non sono riuscito a trarre conclusioni definitive, però la cosa che mi ha colpito è l'uso di Ni, Fe e Zn, che erano proprio gli ingredienti presenti nella mia cella che si è "accesa" (a 1 bar e 200°C)...

  18. #38
    Appassionato/a

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    Quote Originariamente inviata da fcattaneo Visualizza il messaggio
    La miscela di limatura di ferro + Nikel 40Nm pesava 26.14 g., di cui 18.14 di Fe.
    @ fcattaneo

    Se possibile volevo sapere se la polvere di Nichel utilizzata nel reattore prima dell'uso sia stata trattata ponendola sotto vuoto spinto e riscaldata per un certo periodo di tempo, oppure è stata utilizzata senza subire alcun particolare trattamento.
    Grazie.
    "Il progressivo sviluppo dell'uomo dipende dalle invenzioni.
    Esse sono il risultato più importante delle facoltà creative del cervello umano."
    Nikola Tesla

  19. #39
    Paladino del Forum

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    Se possibile volevo sapere se la polvere di Nichel utilizzata nel reattore prima dell'uso sia stata trattata ponendola sotto vuoto spinto e riscaldata per un certo periodo di tempo, oppure è stata utilizzata senza subire alcun particolare trattamento.
    Grazie.
    No, la polevre e' stata usata per eseguire gli esperimenti N.2, 3, e 4 .
    Non e' stato mai fatto il vuoto prima di inserire H2.

    Si puo quindi dire che non e' stata usata tal quale, senza particolari pretrattamenti.

    Saluti,
    F.

  20. #40
    Paladino del Forum

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    Predefinito Esperimento n.5

    Oggi 15 Aprile abbiamo eseguito l'esp. N.5 .

    Si e' cercato ancora un aumento della T. dell'aria in uscita al reattore ma questa volta si e' mantenuta costante l'energia in ingresso, di conseguenza la temperatura superficiale del reattore non e' piu' risultata perfettamente costante, perche il regolatore PID non ha operato.
    Oltre a questa differenza abbiamo ricaricato la nostra bombola di H2, cosi e' stato possibile pressare il reattore fino a 175 Bar.

    Riferendoci ai dati che abbiamo gia' provveduto a pubblicare :
    https://docs.google.com/spreadsheet/...vdnQtSHc#gid=2

    si puo vedere che alle ore 11:51 abbiamo messo in manuale l'energia in ingresso al sistema, che in quel momento risultatava al 42% per mantenere una T del forno a 674 gradi; il valore manuale scelto e' stato del 37%.

    Alle ore 14:08 il sistema si puo considerare stabile su questi valori :
    Tout = 224 gradi,
    T. forno = 649 gradi.

    Abbiamo portato immediatamente la pressione a 105 Bar e in pochi minuti ( ore 14:20 ) abbiamo raggiunto il massimo di 175 Bar.
    Diversamente agli esperimenti N. 3 e 4, non abbiamo registrato nessun aumento di T.out .
    Alle ore 14:30 abbiamo provato a depressare e ripressare il reattore a 175 bar, senza registrare nessun aumento della T.out.

    Questo ESCLUDE che negli esperimenti N.3 e N. 4 l'aumento repentino dellaT.out, osservato durante l'inserimento dell'H2 ad alta pressione, sia da imputare ad una variazione della conducibilita' termica... infatti tale fenomeno dovrebbe per forza essere riprodotto all'esp. N.5 condotto tra le altre cose a P. molto piu' alta. ( ma a T. del forno piu' bassa ).

    Vista la situazione abbiamo deciso di diminuire l'energia in ingresso dal 37 a 30% con lo scopo, secondo noi estremamente importante, di capire quale variazione determinerebbe nella T.out una perturbazione nell'energia in ingresso di quella entità.
    Questo secondo noi ci serve a capire come reagisce il sistema e quale e' la sua inerzia, in modo da valutare meglio i dati degli altri esperimenti.

    Alle ore 14:35 abbiamo abbassato l'energia al nuovo valore del 30% e in quel momento il forno si trovava a 641 gradi e la T.out a 223 gradi .

    Come e' giusto che sia la T. del forno ( che ricordo e' misurata sulla superficie del reattore ) ha incominciato a scendere immediatamente e dopo 7 minuti il forno e' risultato sceso di ben 15 gradi ma la T.out e' rimasta quasi uguale , scendendo solo di 1 grado!!!

    Alle 14:46 la T. del forno era scesa a 614 gradi ma la T.out ha perso solo 4 gradi in 11 minuti dalla diminuzione della potenza...

    Dato che l'inerzia termica di un sistema e' pressocche uguale in salita o in discesa delle temperature, possiamo affermare CON ASSOLUTA CERTEZZA che la perturbazione della T.out di 9 gradi in un minuto, registrata nell'esp. N. 3 e parzialmente riprodotta nel esp. N. 4, NON PUO essere dovuta a variazioni ESTERNE al core del reattore ( e quindi in ultima analisi a variazioni nel forno o nell'energia immessa in ingresso ).

    Una volta acquisito questo dato abbiamo deciso di mettere in depressione il reattore e attendere una nuova stabilizzazione ( almeno parziale ) aumentando anche l'energia in ingresso al 40%.

    Alle ore 16:26 il sistema non risultava ancora perfettamente stabile tuttavia abbiamo deciso di provare a ripressare a 170 bar e vedere un eventuale aumento della velocita di salita della T.out.

    Abbiamo osservato in effetti un aumento della T.out non imputabile alla stabilizzazione del sistema sul valore del 40%, infatti dalle ore 16:26 , momento nel quale abbiamo pressato il sistema a 170 bar, alle ore 18, il valore della T.out e' salita di 29 gradi a fronte di un aumento della T. del forno di soli 17 gradi !!!!

    Il dato non ha senso logico perche' una variazione della T del forno si puo ripercuotere sulla T.out in misura INFERIORE e non superiore.

    ............

    Tutti questi dati a noi suggeriscono queste considerazioni :

    1- Un reattore gia' attivato probabilmente si innesca a P. molto inferiori a quella di prima attivazione.
    (probabilmente alla giusta T., l'H2 presente nel reticolo reagisce gia' a pressione atmosferica.)

    2- La temperatura migliore di innesco della reazione , almeno nel design del nostro reattore, e' di circa 670 gradi misurata sulla superficie esterna del reattore.



    saluti,
    Fa.
    Ultima modifica di fcattaneo; 16-04-2012 a 07:16

  21. RAD
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