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I plasmi

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  • #31
    Ciao a tutti,
    nel frattempo che io ed un mio collaboratore stiamo preparando la cella elettrolitica, vi espongo alcune mie idee/questioni.
    Per poter abbassare la tensione di innesco, forse, si potrebbe usare un semplice ago come catodo: non mi stupirebbe se il plasma si accenda anche ad una decina di Volts e di conseguenza la potenza necessaria a mantenerlo sia minore. Ma anche l'energia emessa dalla cella sara' sicuramente minore, pero' non necesssariamente in maniera proporzionale all'energia immessa: a questo punto sarebbe interessante verificare sperimentalmente il rendimento della cella in funzione della tensione.
    Da un po' di tempo a questa parte mi frulla per la testa una questione: il plasma e' persistente o no? Ovvero quando si toglie la tensione alla cella, il plasma rimane acceso per qualche secondo o anche qualche decimo di secondo oppure si spegne istantaneamente? Nel caso che vi sia persistenza, anche minima, allora basterebbe immettere nella cella una corrente ad impulsi, non alternata: se la persistenza dura T secondi, allora basterebbe dare corrente continua solo per una frazione di T. Anche qui valgono le stesse considerazione sul rendimento della cella fatte prima, pero' in funzione della durata dell'impulso di corrente.
    Un saluto
    Francesco

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    • #32
      Caro Berlitz,

      ascolta ciò che proponi è interessante, però dove lo trovi un ago di tungsteno per catodo?Il W è poco malleabile e lavorabile se trovi un ago di W...tanto di cappello!!!
      Quella sulla persistenza del plasma è da verificare provaci e facci sapere.

      A presto

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      • #33
        CITAZIONE
        il plasma e' persistente o no?


        Il gruppo quantum potrà risponderti con certezza, io posso solo dar congetture, ma credo che a certe frequenze, usando onde quadre magari non al 50% di ampiezza attiva, ma qualcosa in piu', potremmo anche riuscire a mantenere il plasma attivo. Questo a patto che:

        1) Gli ioni permangano tali per il tempo necessario
        2) L'effetto termoionico abbia peso rilevante, cosi' da permettere un certo tempo

        Inotlre si parla di effetto condensatore...chissà magari per elevate frequenze si può fare.

        PS: Ci avevo già pensato io, mi sto muovendo anche in questa direzione ^^

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        • #34
          Ciao berlitz, ben ritrovato smile.gif vi rispondo un po' a tutti e tre con tre parole: "si può fare".
          Il plasma ha una sua permanenza, una sua inerzia, che ha una durata inferiore al secondo. Insomma c'è un periodo diverso da zero durante il quale il plasma, privo di alimentazione, resta attivo. Quindi complimenti a Berlitz per l'intuito. Tuttavia, da qua a passare ad una utilità sperimentale ce ne passa. E non perchè sia difficile fare un'alimentazione a onda quadra, ma perchè il dinamismo del fenomeno richiederebbe un'onda quadra che si adatta alla variabilità insita nel gorgoglio della soluzione... tuttavia, se in qualche modo si riuscisse a stabilizzare il gorgoglio...

          Insomma, bisogna aspettare prima di trovare l'esperimento che stabilizzi il moto disordinato della soluzione intorno al catodo, poi quello di sfruttare un'alimentazione impulsata.

          Per Hellblow: già sai wink.gif il tuo misuratore di densità di plasma ci incuriosisce ma, soprattutto, ci serve. Mi ri-raccomando shifty.gif
          ?"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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          • #35
            Ciao Raga,....per quanto riguarda la possibilita' di avere a disposizione un ago di tungsteno e' molto semplice. Basta fare un po di esperimenti in laboratorio usando tungsteno all'anodo di piccolo spessore. Dopo un po' il tungsteno anodico diventera' sottile ed appuntito. Provare per credere.....soddisfatti o rimborsati.

            A parte gli scherzi e' proprio cosi.

            Rispondo a Berlitz... appena viene disinserita l'alimentazione gli elettrodi si raffreddano rapidamente. Con elettrodi dotati di diametro abbastanza grosso come quelli che uso io (3,5 mm) osservo una colorazione rossa al catodo (per ovvie ragioni) che pero' va via dopo 2 o 3 secondi. Ma non plasma.

            Comunque, bisogna chiedera anche al gruppo di Caserta ed a Ennio per sapere il loro parere.

            ciaoooo........

            Edited by thot - 18/10/2005, 16:56




            Ciao Quantum leap, ha...ha...ci siamo cozzati ....ha ... ha ...

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            • #36
              La tensione e ledistanze fra gli elettrodi influiscono fortemente sull'accelerazione che l e particelle hanno. Mentre per l'elettrone, data la piccola massa, una distanza o un'attenuazione del campo elettrico comunque mantengono la velocità prossima a quella della luce, per il protone non è cosi'. Le frequenze di cui parla Quantum, si riferiscono probabilmente al fatto che il sistema fa da "bacino" per un certo intervallo di tempo T a degli ioni residui all'elettrolisi, prossimi al catodo, che possono mantenere il plasma attivo. Il solo effetto termoionico infatti non basta, sono necessarie delle particolari condizioni al contorno per il sistema, come lo stesso schermo ionico, che ha una funzione ben precisa.
              Possiamo indi seguire due strade...la prima è trovar il minimo tempo di persistenza in acqua del plasma.
              La seconda è costruire un circuito di feedback che sulla base di assorbimento ecc può stabilizzare e regolare l'altezza dell'onda quadra, magari con unmargine in eccesso. La cosa interessante è questa:

              Elettricamente la potenza è il prodotto di corrente e tensione nel tempo (potenza reale, non apparente, sebbene anche questa ci sia). Quindi per un'onda quadra con ampiezza di 0.8 volte il segnale continuo, risparmiamo in teoria il 20% di potenza (in realtà sarà qualcosa in meno per l'effetto condensatore ecc) e se diminuiamo l'energia in ingresso di certo non facciamo un'operazione negativa biggrin.gif

              PS: Il circuito lo si può disegnare ^^. Ah, la pressione secondo i miei conti può stabilizzare il plasma, per effetto di confinamento e schiacciamento di questo al catodo.

              Edited by Hellblow - 18/10/2005, 19:42

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              • #37
                Ciao,
                intanto grazie per le vostre repliche.
                La questione dell'ago di tungsteno non si pone, perche' il catodo puo' essere fatto anche in acciaio, quindi basterebbe anche un ago da cucire o, meglio ancora, da siringa. Quest'ultimo puo' essere matenuto a temperature piu' basse di quelle usuali faccendosi passare all'interno del liquido refrigerante che puo' essere la soluzione stessa.
                Sono d'accordo sulla necessita' di stabilizzare la soluzione per poter verificare la persistenza del plasma anche con la corrente ad impulsi. Ma la stabilita' puo' essere raggiunta in due modi: uno e' quello di usare basse tensioni e, per questo, ci vorrebbe catodi estremamente sottili ricollegandosi al discorso sugli aghi; l'altro e' quello di usare pressione alla cella come sostiene Hellblow. DeltaHF e TeslaCoil avevano gia' fatto un esperimento del genere verificando la stabilita' della soluzione, oltre che un aumento di rendimento in certe condizioni.
                A presto
                Francesco

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                • #38
                  Una bassa tensione non è in grado di sostenere efficacemente il plasma, non almeno dal modello a cui lavoro. Serve una sufficiente ddp, a menod i ridurre le dimensioni del catodo ancora di piu'. Cmq ti farò sapere di piu' fra qualche giorno.
                  La soluzione piu' efficace ad ogni modo è l'alta pressione, che stabilizza anche l'elettrolita rendendolo piu' "calmo"

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                  • #39
                    Mie cari amici,
                    Saluto tutti quanti voi e mi scuso se non mi sono fatto sentire. Andiamo con ordine:

                    Rispondo a Thot:
                    Carissimo Thot, il metodo da te indicato per poter ottenere facilmente elettrodi di tungsteno sottili ed appuntiti è buono, anch'io confermo questo fatto. Propendo ad aggiungere che l'elettrodo cosi ottenuto deve necessariamente essere pulito immergendolo in una soluzione acida costituita da HNO3. Scusami se mi permetto di aggiungere questo fatto.
                    Inoltre ti ricordo che aspetto da te una informazione. Ti chiesi se mi puoi confermare inneschi anodici, anche sporadici visto che usi (come tu hai detto) solfato di sodio invece del carbonato. Se puoi gentilmente rispondermi su questo punto.

                    Rispondo a Berlitz:
                    Caro amico, innanzitutto ti saluto. Attento però, poichè gli elettrodi catodici in acciaio hanno breve durata. L'acciaio fonde ad una temperatura di 1550 gradi celsius.

                    Rispondo a Hellblow:
                    Carissimo, sempre contento di ascoltarti, sono felice di constatare la tua preparazione. Ti assicuro che imparo anch'io qualcosa da te, come d'altronde da tutti più o meno. Sono veramente felice di trattenermi con tutti voi.
                    Tuttavia, permettimi di farti osservare che: non credo che gli elettroni possano raggiungere velocità cosi elevate, anzi sono quasi convinto che sono molto basse. Sono fortemente propenso ad accettare invece una fluttuazione coerente nella zona dell'interfase. Probabilmente questa fluttuazione di elettroni innesca una identica condizione nella barriera positiva dell'armatura virtuale del condensatore potassico.
                    Sono queste fluttuazioni che generano l'arcano.
                    Ora quello che deve essere stabilito e se queste fluttuazioni sintetizzano neutroni, oppure costringono i protoni dei nucli di tungsteno ad oscillare e quindi a propagare la loro azione nei nuclei vicini inducendo anomalie atomiche (trasmutazioni). Quest'ultima è in sintesi l'idea del professor DelGiudice così come ho ascoltato dalla conversazione avuta quella sera a cena fra lui e il gruppo di Caserta.

                    Sono anch'io propenso a fare esperimenti pilotando la cella a impulsi. So per vero che l'amico Quantum Leap ha effettuato qualche prova con risultati interessanti. Lo stesso Quantum, che chiamo in causa, non mi più fatto sapere se venivano confermate quei forti rendimenti iniziali che sono stati misurati.

                    Tuttavia, sarebbe estremamente interessante effettuare un esperimento modulando la tensione continua di cella con un oscillatore armonico a frequenza molto elevata. In questo modo si potrebbe creare una risonanza con la fluttuazione coerente e vedere se succede qualcosa di interessante.

                    Se questo gruppo di lavoro continua ad essere così affiatato mi piacerebbe intrattenere con voi una discussione molto affascinante sulla geometria catodica.

                    Vi abbraccio tutti in modo coerente ed in fase.....un abbraccio Laser a tutti voi

                    Ricordate: Studiate ogni giorno come se non dovreste morire mai, e vivete ogni giorno come se dovreste morire il giorno dopo.

                    Edited by Ennio Vocirzio - 18/10/2005, 23:15

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                    • #40
                      Vedremo wink.gif. Sto facendo un'analisi ai campi del sistema, vediamo cosa esce fuori.

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                      • #41
                        Piccole precisazioni e aggiunte sul concetto di anodo e catodo nella cella:
                        Considerando la cella da un punto di vista elettrochimico, l'anodo è effettivamente l'elettrodo positivo, mentre il catodo è quello negativo. Quando si innesca il plasma però, l'anodo (del plasma) è la soluzione stessa isolata dal catodo a causa del plasma. Mentre il catodo è sempre l'elettrodo negativo. Ciò cosa comporta? Che gli elettroni e gli ioni, vengono effettivamente accelerati a velocità considerevoli, ma SOLO quando passano attraverso il plasma... e quindi fra la soluzione (l'anodo) e il catodo. L'anodo reale, quello elettrochimico, serve SOLO a fornire ioni alla soluzione attraverso la sua considerevole superficie. Tale numero di ioni, costretto ad "attraversare" una superficie catodica molto più piccola, facilita l'innesco del plasma che, isolando il catodo dalla soluzione, trasforma la soluzione stessa in anodo. (Per capire questo fatto occorre immaginare che sul catodo, una volta innescato il plasma, si crea una sorta di tubo catodico... anche se non è proprio così, questa immagine rende grossomodo l'idea).

                        Altro fatto: per stabilizzare la soluzione e diminuire il gorgoglio, anche se la pressione può sembrare una buona soluzione, essa non risolve il problema, al più lo riduce, e poi è tecnologicamente difficile da realizzare in contemporanea ad accettabili misure di sicurezza. Secondo mia opinione (ancora non abbiamo provato) una buona soluzione potrebbe essere quella di mettere in rotazione la soluzione tramite un agitatore, come si fa normalmente in chimica, tenendo anodo e catodo sulla periferia della cella per far in modo che questi due elettrodi si trovino investiti dallo stesso flusso di liquido (che si muove possibilmente da anodo a catodo). In questo modo il gorgoglio è disperso da questa rotazione e si può cominciare a impulsare l'alimentazione... Ovviamente tutto va debitamente regolato (velocità di rotazione, duty cicle ecc.)

                        Per Berlitz: Più che ridurre eccessivamente la superficie del catodo (anche se di tungsteno, uno spillo vaporizzerebbe in pochi secondi) ti consiglio di incrementare quella anodica. In ogni caso, facci sapere.

                        Per Ennio: le prove a impulsi inizialmente ci davano risultati promettenti ma, purtroppo non sempre riproducibili. Non appena scoveremo "l'ingrediente segreto" comunicheremo tutto a tutti.

                        Fra un po' avremo la possibilità di usare il misuratore di densità di plasma progettato da Hellblow e tanti nodi verranno al pettine.

                        Ciao

                        ?"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

                        Commenta


                        • #42

                          Ciao super Raga,.....

                          Rispondo a ennio,
                          caro Ennio, scusa mi pareva di averti gia' dato risposta, forse mi sbaglio, comunque:
                          Si certamente, se uso il solfato di sodio osservo, piu' spesso inneschi anodici. Tuttavia cio' mi capita molto raramente. Ad essere preciso mi capita quando utilizzo la geometria catodo esterno cilindrico e anodo interno.

                          Se uso la geometria iorio-cirillo molto molto raramente osservo un innesco all'anodo.

                          Anche io sono d'accordo con te per quanto riguarda la velocita' degli elettroni in soluzione. Di sicuro non possono andare a velocita' comparabili con quella della luce, altrimenti la loro piccola massa aumenterebbe per ragioni relativistiche come e' riportato nelle trasformazioni di Lorentz. Pero' Hellblow ha ragione quando dice che gli ioni positivi sono viceversa tremendamente lenti. E tu mi insegni che la mobilita' nella soluzione e' uno dei parametri piu' importanti per questi problemi.

                          Con il mio gruppo di studenti sto in questi giorni migliorando le misure di energia, poi vi informero'.

                          Domanda per ennio/Quantum Leap/Hellblow ecc.

                          Avete letto nel sito di Naudin quelklo che dice a proposito del catodo pretrattato superficialmente ??

                          Un salutone a tutti gli amici

                          Commenta


                          • #43
                            E invece confermo ancora quanto dico, gli elettroni sono molto veloci. Dico questo perchè in quei 3 mm di plasma gli elettroni hanno modo di comportarsi in maniera anomala rispetto la normale elettrolisi, e qui il salto di temperatura ha un ruolo fondamentale. Mi spiego meglio, non dovete vedere una cella come un ambiente unico, ma come tanti contenitori uno dentro l'altro...un contenitore è conduttore ed elettrolita, genera ioni, fa passare cariche ecc...un secondo contenitore è lo schermo ionico, che ha una sua funzione specifica nel modello he sto facendo, un terzo contenitore è il plasma, e poi fra plasma e catodo c'e' uno strato di protoni (credo, devo verificare con i calcoli). Quindi in quel punto (nel plasma) perchè mai un elettrone non dovrebbe accelerare? PIace come proposta? wink.gif

                            Edited by Hellblow - 19/10/2005, 14:37

                            Commenta


                            • #44
                              Buongiorno.
                              Apprezzo sinceramente l'entusiasmo: è un motore indispensabile per proseguire. Però..
                              Di plasmi capisco poco. Sarei curioso di capire come si riesce ad immaginare che degli elettroni in un plasma si muovano con velocità prossime alla luce? Intanto cosa vuol dire prossime a c? A spanne, che energia? (giusto per avere un'idea).
                              E chi li avrebbe accellerati?
                              Per il momento statemi bene.

                              Commenta


                              • #45
                                Allora ti faccio una controdomanda. In un conduttore metallico, a che velocità si muove la corrente elettrica? O dai 1V o ne dai 100000V a che velocità si sposta il singolo elettrone?
                                Ora, un conduttore com'e' fatto? In un plasdma non abbiamo problemi di molecole e ioni che intralciano il cammino. Ad ogni modo, risposte precise le potrò dare quando avrò finito con l'analisi ai campi della cella happy.gif (spero di far un lavoro sufficiente ).
                                Ad ogni modo, l' uso del plasma come conduttore elettrico è reso possibile dalla presenza in esso di elettroni liberi, i quali , se il plasma viene sottoposto ad un campo elettrico, sviluppano apunto corrente elettrica. Peniamo un istante ai giapponesi, che con fasci laser al CO2 penetrano l'atmosfera ionizzandola per far scoccare i fulmini. Quando il fulmine scalda l'aria cosa forma? Un buon conduttore eh? wink.gif
                                Inoltre i plasmi possono raggiungere conduttività elettriche maggiori di quelle dei metalli a temperatura ambiente, o almeno cosi' pare dalla documentazione che ho.
                                Se ci sono errori in quanto dico segnalate. Un saluto a tutti smile.gif


                                Commenta


                                • #46
                                  In un conduttore metallico la velocità di drift con cui si spostano gli elettroni è dell'ordine dei 2 mm/s (= c / 150000000000).
                                  Ma non capisco cosa c'entri?

                                  Commenta


                                  • #47
                                    In un plasma succede che gli elettroni possono muoversi meglio rispetto che nella materia. Certo non è il vuoto ovviamente, ma sicuramente non è un reticolo cristallino.

                                    Commenta


                                    • #48
                                      Caro Hellblow, scusami, sono concorde con quanto dice ANC che saluto. Il valore della velocita’ di drift degli elettroni da lui indicato e’ perfettamente quello che sapevo anch’io. Poche persone sanno che gli elettroni sono infatti, lentissimi quando si propagano nei metalli. Ovviamente il valore indicato da ANC e’ un valore medio valido nei metalli.
                                      Nel plasma non saprei cosa pensare, anche se (e potrei sbagliarmi), vedo all’interno del plasma il movimento delle cariche ancora piu’impedito che nei metalli, questo a causa dei moti Browniani delle particelle del plasma e soprattutto dalle oscillazioni del plasma stesso.
                                      Inoltre, io non ho ancora le idee chiare sugli esatti margini di confinamento del plasma. Per esempio, non scarterei la possibilita’ che il plasma stesse confinato in diretta prossimita’ dell’interfase metallica. Di conseguenza gli elettroni oscillerebbero nel campo cristallino del tungsteno.

                                      Tu cosa pensi ?

                                      Premesso che non voglio affrontare questa discussione da conoscitore esperto, sono molto ignorante sugli aspetti riguardanti questo contesto e sono estremamente felice di ricevere eventuali suggerimenti o dritte da ognuno di voi ,… ma, io guarderei il problema da questo punto di vista: Una barriera oscillante caratterizzata da una carica spaziale positiva di ioni di potassio a diretto contatto con il tungsteno. Sulla superficie di quest’ultimo una fluttuazione di elettroni. Una valanga inesauribile di protoni che irrompono nello spazio limitato da queste due armature e innescano qualcosa. Il plasma ovviamente comincia a innescarsi influenzando anche parte degli ioni di potassio e degli elettroni presenti. Probabilmente avvengono anche reazioni di pirolisi a carico dell’acqua limitrofa che comincia a riscaldarsi ed ad evaporare.
                                      Nella regione cristallina del tungsteno si costituirebbe quindi un plasma molto particolare di protoni ed elettroni limitato probabilmente a pochi micron dalla superficie. Ecco forse in questo piccolo spazio potrebbero instaurarsi le condizioni che tu stai indicando.

                                      Per quanto riguarda l’emissione termoelettronica che ovviamente costituisce l’ente primario d’immissione di elettroni nel plasma, sono d’accordo con te nel ritenerlo un fenomeno sottostimato. Quantum Leap/ gli amici di Caserta ne hanno parlato attivamente alle varie conferenze che hanno fatto. Nella loro relazione si legge chiaramente che vi e’ una corrente molto elevata che il metallo immette nel plasma nella zona di “banda di reazione”.

                                      Ma le cose sono veramente in questo modo,…?? Ma !! blink.gif blink.gif

                                      Un abbraccio caldo a tutti voi biggrin.gif biggrin.gif

                                      Commenta


                                      • #49
                                        Io penso che in quel plasma la materia è molto più ordinata di quanto crediamo ^^ Si ok c'e' l'agitazione termica, ma in fondo c'e' anche un campo elettrico, e di certo i protoni non vanno dallo stesso lato in cui vanno gli elettroni. Un campo elettrico che da solo stratifica il plasma...un po come la buccia di una cipolla, selezionando le nostre particelle.
                                        Ora ammettiamo che invece gli elettroni siano più impacciati, come dite voi. In questo caso dovremmo notare un aumento della resistenza del materiale. Sarebbe utile un grafico con variazioni tensione corrente agli elettrodi a questo punto. Ne avete uno?

                                        Io continuo a calcolare il campo. Ah Ennio, ci sono relazioni legate alla chimica, poi potresti dargli un'occhiata? Ovviamente non subito devo finirli prima ^^

                                        Edited by Hellblow - 19/10/2005, 17:46

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                                        • #50
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                                          per Ennio: mi hai tolto la parola ... dalla tastiera. Concordo con te' sul fatto che sarebbe interessante provare a modulare la corrente continua a frequernze anche elevate, per scoprire eventuali risonanze. Ti saluto cordialmente.
                                          per Quantum: per quanto riguarda la tua proposta per diminuire il gorgoglio della soluzione, anche se interessante, mi lascia perplesso. Non si rischia di spegnere il plasma? Beh, finche' non vedo com'e' fatto il plasma non posso dire di piu'.
                                          Saluti
                                          Francesco

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                                          • #51
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                                            Particolare importanza hanno nell'interazione solido-plasma i fenomeni di sputterig. Questi avvengono quando una particella incide con violenza su uno ione del reticolo cristallino, provocandone un distacco per superamento dell'eenrgia di legame ionico.
                                            Sarebbe utile se Ennio commentasse quest'ultima parte indicandoci magari le energie in gioco per il tungsteno wink.gif

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                                            • #52
                                              Posso dire una c.....a?!?ma non si può arrivare all'autoalimentazione del plasma???Nel senso se il catodo viene SURRISCALDATO a temperature MOLTO alte e se l'effetto punta viene oppurtunamente accentuato il plasma potrebbe essere innescato a basse tensioni ( -di 100 volt DC ) e poi la tensione potrebbe essere tolta ( scaldando il catodo ancora un pochettino ).
                                              è fattibile ???HellBlow???Quantum???

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                                              • #53
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                                                • #54
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                                                  poi la tensione potrebbe essere tolta

                                                  Se togli la tensione e il catodo è caldo, hai comunque un'emissione termoionica, ma elimini un elemento fondamentale: l'elemento di accumulo e, diciamo, confinamento degli ioni positivi al catodo. Inoltre è vero, magari il catodo caldo resta incandescente per un po', ma senza alimentazione questi elettroni ricadrebbero su di esso e verrebbero riassorbiti dal metallo stesso. Potrebbe addirittura darsi che l'emissione termoionica non riesce a superare il film di liquido che avvolge il catodo... Insomma, un campo elettrico esterno è assolutamente necessario.
                                                  ?"Se pensi che una cosa sia impossibile, la renderai impossibile" (Bruce Lee)

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                                                  • #55
                                                    Per la produzione dell'idrogeno purtroppo si serve, e non solo...

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                                                    • #56
                                                      MMMMHHHH...avete ragione...però seguendo le stesse modalità che ho detto sopra secodo me possiamo ottenere plasmi e TRASMUTAZIONI a tensioni più basse risparmiando un pochettino e rendendo il tutto meno pericoloso...

                                                      Aspetto conferme e spiegazioni smile.gif

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                                                      • #57
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                                                        • #58
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                                                          Volevo fare una domanda che amgari agli esperti ( quantum, hellblow etc...) sembrerà stupidissima...
                                                          Ma è essenziale che la cella funzioni in ambiente salino?Dai sali si producono gli ioni potassio è vero che creano l'effetto condensatore e tutto...però nessuno per motivi insiti nel suo subconscio di scienziato pazzo ha mai provato a innescare il plasma in ambienti non salini?...Per esempio, e qui ho seriamente paura di subire o il rogo per eretico o l'ostracismo come nemico pubblico, usare una soluzione di HCL ( acido cloridrico )+acqua ?

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                                                          • #59
                                                            QUOTE (Dareus @ 20/11/2005, 18:58)
                                                            Scusate se vado a riesumare la discussione di questo post con le mie litanie sui plasmi smile.gif
                                                            Volevo fare una domanda che amgari agli esperti ( quantum, hellblow etc...) sembrerà stupidissima...
                                                            Ma è essenziale che la cella funzioni in ambiente salino?Dai sali si producono gli ioni potassio è vero che creano l'effetto condensatore e tutto...però nessuno per motivi insiti nel suo subconscio di scienziato pazzo ha mai provato a innescare il plasma in ambienti non salini?...Per esempio, e qui ho seriamente paura di subire o il rogo per eretico o l'ostracismo come nemico pubblico, usare una soluzione di HCL ( acido cloridrico )+acqua ?

                                                            Ciao Dareus, era un po' che non ti si sentiva.

                                                            Funziona, funziona... La cella si avvia con qualunque cosa sia solubile in acqua ed abbia ioni portatori di carica.
                                                            L'elemento chiave è l'acqua, o meglio, l'idrogeno. Il resto, può solo dare rendimenti più o meno buoni, ma è secondario.
                                                            Il problema degli elementi chimicamente aggressivi è la durata degli elettrodi.

                                                            P.S. Basterebbe persino far pipì nella cella e poi accenderla! (non sto scherzando, l'acido urico funzionerà egregiamente...)


                                                            "Una nuova verità scientifica non trionfa perché i suoi oppositori si convincono e vedono la luce, quanto piuttosto perché alla fine muoiono, e nasce una nuova generazione a cui i nuovi concetti diventano familiari." Max Planck

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                                                            • #60
                                                              L'acqua non è conduttrice, o meglio ha conducibilità bassa. L'aggiunta di sali serve proprio a questo, ma non solo. E' importante creare anche uno schermo di ioni intorno al catodo (ovviamente anche intorno all'anodo). ecco a cosa serve happy.gif

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