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La "grande transizione": da una mobilità tradizionale all'elettrico.

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  • La "grande transizione": da una mobilità tradizionale all'elettrico.

    di Antonio Fierro

    Ieri parlavo con un amico che mi faceva notare che in Italia vi sono circa 37 milioni di autovetture circolanti e 47 milioni di veicoli in totale (considerando Bus e Autocarri), la sua tesi era che non può esistere tanto Litio al mondo per costruire batterie per 47 milioni di veicoli per cui la transazione alla mobilità elettrica è di fatto un'utopia.


    La obbiezione è interessante ma parte da un dato che dovrebbe raggelarci tutti, come è possibile che per garantire la mobilità a 60 milioni di persone -e alle merci che servono loro per vivere- un sistema di mobilità necessiti di 47 milioni di mezzi su gomma ?


    Stiamo parlando di un sistema perlomeno "diseconomico" (senza accennare minimamente alle ricadute sociali ed ambientali di un tale esercito di macchine endotermiche).


    Considerando che il numero di Italiani che si sposta giornalmente almeno una volta è circa il 73% del totale degli abitanti della penisola (60 milioni) e mediamente ognuno di questi compie 32 km abbiamo che ogni giorno in Italia si compiono 1,4 Miliardi di Chilometri su veicoli dotati di pneumatici.


    L'80% della mobilità è garantita da mezzi privati, il 20% da mezzi pubblici; ciò significa che le vetture private contribuiscono per 1,12 miliardi di Chilometri al disastroso bilancio, essendo esse 37 milioni significa che ogni automobile privata effettua 2,5 tragitti per un totale di 30 Chilometri circa; quindi un parziale di 12.2 Chilometri a viaggio.


    Per l'89% del tempo i veicoli privati trasportano una sola persona con un evidente dispendio energetico (non è possibile chiamare altrimenti l'atto di spostare 1.300 kg di metallo e plastica per trasportare un unico individuo del peso medio di 70 kg per 12,2 km a viaggio).


    Dai dati evidenziati sopra appare evidente che la questione del cambio di paradigma della mobilità verso una mobilità elettrica e sostenibile non deve prevedere la sostituzione dei veicoli oggi circolanti con altrettanti mezzi dotati di batteria; al contrario, è necessario modificare l'abitudine di spostamento degli individui al fine di rendere sufficiente alla nazione un parco circolante di non più di 15 milioni di mezzi che verrebbero utilizzati in maniera più intelligente.


    Il vero problema non è "avere la vettura di proprietà per usarla quando voglio", la vera questione è che il bisogno di mobilità dell' individuo viene esaudito quando questi è in grado di andare:


    -dove vuole

    -quando lo desidera

    -nel tempo che ritiene accettabile

    -ad un costo sostenibile

    -senza dipendere da terzi,

    in un prossimo intervento mi riprometto di analizzare le forme di mobilità diffusa e condivisa che abbinate alla mobilità pubblica potrebbero permetterci di raggiungere questi obbiettivi in tempi ragionevoli agevolando la transizione alla mobilità a "rilascio zero" (ed anche su cosa questo significhi potremo trattare più oltre).


    I dati sopra esposti li ho tratti dal sito ISFORT - Istituto Superiore di Formazione e Ricerca per i Trasporti

    Cooperativa Insieme
    Essere realisti e fare l'impossibile
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