- la crisi energetica si avvicina -
a cura di Paolo De Gregorio, 11 giugno 2008

La spropositata e ottusa arroganza occidentale si manifesta nella perentoria richiesta ai paesi produttori di petrolio di aumentate la produzione in modo da raffreddare il prezzo al barile.
Si propone insomma ai proprietari di un bene in via di esaurimento di guadagnare di meno, di rinunciare a far durare questo bene il più possibile (perché in futuro costerà sempre di più), e in cambio l’Occidente continua a occupare l’Iraq, minaccia l’Iran, continua la assurda invasione dell’Afghanistan, appoggia e arma Israele che nega alla nazione palestinese di esistere. Certo l’arroganza di chi ha alle spalle secoli di militanza colonialista è veramente grande, quasi inconscia e non si rende conto così di indicare la via da seguire, ossia fare esattamente il contrario di ciò che viene chiesto: diminuire la produzione e chiedere all’Occidente, Usa in testa, di ritirarsi e solo allora si potrà negoziare un eventuale aumento di produzione.
Il mondo arabo ha questa carta in mano, ma per assurde divisioni al suo interno, per la divisione tra sciiti e sunniti, per avidità di alcuni, non riesce a parlare con una sola voce e a imporre le sue condizioni. ltro che bomba atomica di Ahmanedinejad, la bomba atomica degli arabi è il petrolio e si fanno fregare dagli occidentali come dei bambocci deficienti, andando pure a investire i loro petrodollari nei paesi che gli muovono guerra e che li hanno tenuti sotto il tacco colonialista.
Spero proprio che qualcuno cambi testa e strategia, e ricordiamo ai giovanissimi e a coloro che dimenticano in fretta, che fu l’America ad armare e spingere Saddam Hussein a muovere guerra all’Iran della rivoluzione komeinista. Questo patto americano con il dittatore è all’origine di tutte le guerre successive e i milioni di morti che ci sono stati sono a totale responsabilità imperialista, e anche che l’Italia ha appoggiato e appoggia questa politica.
L’aumento del prezzo del petrolio sortisce l’effetto di frenare l’economia, basta vedere il settore della pesca e dell’autotrasporto. Fermerà sicuramente la globalizzazione commerciale imponendo agli stati una svolta in agricoltura e nella produzione di energia, costringendoli a produrre per i consumi interni e a adottare immediatamente il fotovoltaico su ogni tetto di casa di civile abitazione e delle fabbriche.
La crisi energetica può essere una opportunità per affrancarsi dalla dipendenza dal petrolio, e anche dall’uranio, che è una dipendenza pericolosa non solo per eventuali incidenti e terremoti, ma anche per la scarsità del minerale e per il fatto che è in pochissime mani.
Solo il sole non si paga, è eterno, non inquina e, a pari volume di investimenti necessari per le centrali nucleari, produce la stessa energia in poco tempo e senza pericoli, senza concentrare il potere energetico in poche mani, decentrandolo su tutto il territorio in mano a migliaia di piccoli operatori.
Paolo De Gregorio

[MODERAZIONE]: Oltre che con un carattere tipografico decisamente esagerato e fastidioso l'intervento mi pare pericolosamente provocatorio. Per ora lascio aperto per permettere a qualcuno eventualmente interessato di ribattere, ma se la discussione prende la solita piega "Salvatori del mondo Vs Biechi Imperialisti" chiuderò senza ulteriori avvertimenti.