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Discussione: ecobonus 110% termocamino e pompa calore

  1. #1
    Novizio/a

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    Predefinito ecobonus 110% termocamino e pompa calore



    buona sera a tutti,pongo un quesito in merito all'interpretazione della normativa di cui al titolo e precisamente all'art.1 lettera C. Ho un impianto di riscaldamento solo con termocamino,volendo abbinare allo stesso, una pompa di calore, dividendo l'impianto, eventualmente anche scollegando il T.C..ripeto scollegando il T.C. e non toglierlo,pensate che possa rientrare nei benifici previsti dalla norma l'installazione della pompa ? Grazie

  2. #2
    Ho un pezzo di cuore nel forum

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    Sembra vada rottamato il generatore che si sostituisce, non lo scrivono direttamente ma inserendo nella detrazione lo smaltimento del vecchio generatore probabilmente si dovrá fare.
    Da prendere con le pinze questa cosa chiaramente

    Inviato dal mio ASUS_X00QDA utilizzando Tapatalk

  3. #3
    Novizio/a

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    Ti ringrazio per la risposta,aspettiamo i decreti attuativi.Grazie

  4. #4
    Novizio/a

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    Predefinito info impianto termocamino + pdc

    Salve a tutti,
    ho iniziato un po' a leggervi, ma non credo di avere le competenze per comprendere a pieno tutte le soluzioni impiantistiche descritte. Quindi se posso, mi limito a descrivere il mio caso e a chiedere un consiglio.

    Stiamo procedendo con la pratica Ecobonus 110%, in un villino di due livelli, di complessivi 90-100mq in cui è già presente un pannello solare termico 200L. Abbiamo ipotizzato di installare un sistema radiante a pavimento con pdc, unità di deumidificazione, fotovoltaico sul tetto a doppia falda, accumulatori, cappotto esterno e sostituzione infissi.
    Per quanto riguarda la pdc, mi hanno proposto una soluzione con un cabinet che contiene tutta la strumentazione ed i due serbatoi di acqua tecnica e sanitaria, più ovviamente la unità esterna.

    Avremmo il piacere di accendere un fuoco (tutte le sere), e vorrei che questo fosse di ausilio al sistema, visto che di sole non ce n'è tanto in inverno e che le lunghe giornate coperte sono molte... ho trovato molta resistenza da parte degli installatori, "perché la pdc conviene ed è inutile fare altro", "tanto vale fare un camino semplice aperto", "per un problema di pressioni differenti", ecc...

    La mia idea è abbastanza semplice, se accendo un camino, tanto vale che sia utile a non spendere corrente. Quindi magari vale la pena spendere 2000€ e non i 300€ di un semplice braciere.
    Preso atto che il sistema in bassa temperatura lavora tra i 30°C e i 40°C, ed un termocamino difficilmente lavora a meno di 50°C, io pensavo di utilizzare l'acqua del termocamino per scaldare l'acqua del pavimento. Due circuiti ovviamente separati, ciascuno con le proprie pressioni, ma che si cedono calore in uno scambiatore. Uno scambiatore che a questo punto deve poter lavorare con una sorgente calda a temperatura variabile (tra i 50°C e i 90°C di un termocamino) e tirare fuori sempre una temperatura compatibile con un sistema radiante a pavimento.
    Ho letto di scambiatori a spirale, dove i fluidi sono a stretto contatto, e immaginavo la possibilità di far percorrere all'acqua del pavimento una spirale, due spirali oppure più spirali a seconda di quanto necessita di essere riscaldata.
    Ipotesi: con termocamino a 50°C l'acqua percorre le 3 spirali installate, perché ha bisogno di una superficie maggiore per essere riscaldata; con termocamino a 80°C ne percorre soltanto una, per via del delta termico maggiore.

    ha un senso quello che dico?

    vi ringrazio in anticipo. buona serata

  5. #5
    Novizio/a

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    La mia esperienza personale con il termocamino che si collega con il riscaldamento a pavimento è negativa perchè per raggiungere la temperatura necessaria sul boiler per attivare l'impianto, passano ore e ore di accensione del termocamino (ovviamente dipende dalla quantità e dal tipo di legna, e da molto altro). Comunque a breve stacco il termocamino (che dopo 8 anni ho realizzato essere stata una pessima spesa) e metto tutto con PDC.
    Quote Originariamente inviata da guisky87 Visualizza il messaggio
    Salve a tutti,
    ho iniziato un po' a leggervi, ma non credo di avere le competenze per comprendere a pieno tutte le soluzioni impiantistiche descritte. Quindi se posso, mi limito a descrivere il mio caso e a chiedere un consiglio.

    Stiamo procedendo con la pratica Ecobonus 110%, in un villino di due livelli, di complessivi 90-100mq in cui è già presente un pannello solare termico 200L. Abbiamo ipotizzato di installare un sistema radiante a pavimento con pdc, unità di deumidificazione, fotovoltaico sul tetto a doppia falda, accumulatori, cappotto esterno e sostituzione infissi.
    Per quanto riguarda la pdc, mi hanno proposto una soluzione con un cabinet che contiene tutta la strumentazione ed i due serbatoi di acqua tecnica e sanitaria, più ovviamente la unità esterna.

    Avremmo il piacere di accendere un fuoco (tutte le sere), e vorrei che questo fosse di ausilio al sistema, visto che di sole non ce n'è tanto in inverno e che le lunghe giornate coperte sono molte... ho trovato molta resistenza da parte degli installatori, "perché la pdc conviene ed è inutile fare altro", "tanto vale fare un camino semplice aperto", "per un problema di pressioni differenti", ecc...

    La mia idea è abbastanza semplice, se accendo un camino, tanto vale che sia utile a non spendere corrente. Quindi magari vale la pena spendere 2000€ e non i 300€ di un semplice braciere.
    Preso atto che il sistema in bassa temperatura lavora tra i 30°C e i 40°C, ed un termocamino difficilmente lavora a meno di 50°C, io pensavo di utilizzare l'acqua del termocamino per scaldare l'acqua del pavimento. Due circuiti ovviamente separati, ciascuno con le proprie pressioni, ma che si cedono calore in uno scambiatore. Uno scambiatore che a questo punto deve poter lavorare con una sorgente calda a temperatura variabile (tra i 50°C e i 90°C di un termocamino) e tirare fuori sempre una temperatura compatibile con un sistema radiante a pavimento.
    Ho letto di scambiatori a spirale, dove i fluidi sono a stretto contatto, e immaginavo la possibilità di far percorrere all'acqua del pavimento una spirale, due spirali oppure più spirali a seconda di quanto necessita di essere riscaldata.
    Ipotesi: con termocamino a 50°C l'acqua percorre le 3 spirali installate, perché ha bisogno di una superficie maggiore per essere riscaldata; con termocamino a 80°C ne percorre soltanto una, per via del delta termico maggiore.

    ha un senso quello che dico?

    vi ringrazio in anticipo. buona serata

  6. #6
    Novizio/a

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    Quote Originariamente inviata da IoPinco Visualizza il messaggio
    La mia esperienza personale con il termocamino che si collega con il riscaldamento a pavimento è negativa perchè per raggiungere la temperatura necessaria sul boiler per attivare l'impianto, passano ore e ore di accensione del termocamino (ovviamente dipende dalla quantità e dal tipo di legna, e da molto altro). Comunque a breve stacco il termocamino (che dopo 8 anni ho realizzato essere stata una pessima spesa) e metto tutto con PDC.
    ciao pinco, ma quanto è grande questo boiler? qui usl forum leggo che sono necessari 500-700 litri... ma la mia ipotesi senza boiler è campata per aria?

  7. #7
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    Quote Originariamente inviata da guisky87 Visualizza il messaggio
    Salve a tutti,
    ho iniziato un po' a leggervi, ma non credo di avere le competenze per comprendere a pieno tutte le soluzioni impiantistiche descritte. Quindi se posso, mi limito a descrivere il mio caso e a chiedere un consiglio.

    Stiamo procedendo con la pratica Ecobonus 110%, in un villino di due livelli, di complessivi 90-100mq in cui è già presente un pannello solare termico 200L. Abbiamo ipotizzato di installare un sistema radiante a pavimento con pdc, unità di deumidificazione, fotovoltaico sul tetto a doppia falda, accumulatori, cappotto esterno e sostituzione infissi.
    Per quanto riguarda la pdc, mi hanno proposto una soluzione con un cabinet che contiene tutta la strumentazione ed i due serbatoi di acqua tecnica e sanitaria, più ovviamente la unità esterna.

    Avremmo il piacere di accendere un fuoco (tutte le sere), e vorrei che questo fosse di ausilio al sistema, visto che di sole non ce n'è tanto in inverno e che le lunghe giornate coperte sono molte... ho trovato molta resistenza da parte degli installatori, "perché la pdc conviene ed è inutile fare altro", "tanto vale fare un camino semplice aperto", "per un problema di pressioni differenti", ecc...

    La mia idea è abbastanza semplice, se accendo un camino, tanto vale che sia utile a non spendere corrente. Quindi magari vale la pena spendere 2000€ e non i 300€ di un semplice braciere.
    Preso atto che il sistema in bassa temperatura lavora tra i 30°C e i 40°C, ed un termocamino difficilmente lavora a meno di 50°C, io pensavo di utilizzare l'acqua del termocamino per scaldare l'acqua del pavimento. Due circuiti ovviamente separati, ciascuno con le proprie pressioni, ma che si cedono calore in uno scambiatore. Uno scambiatore che a questo punto deve poter lavorare con una sorgente calda a temperatura variabile (tra i 50°C e i 90°C di un termocamino) e tirare fuori sempre una temperatura compatibile con un sistema radiante a pavimento.
    Ho letto di scambiatori a spirale, dove i fluidi sono a stretto contatto, e immaginavo la possibilità di far percorrere all'acqua del pavimento una spirale, due spirali oppure più spirali a seconda di quanto necessita di essere riscaldata.
    Ipotesi: con termocamino a 50°C l'acqua percorre le 3 spirali installate, perché ha bisogno di una superficie maggiore per essere riscaldata; con termocamino a 80°C ne percorre soltanto una, per via del delta termico maggiore.

    ha un senso quello che dico?

    vi ringrazio in anticipo. buona serata
    Purtroppo nulla di ciò che dici ha senso.
    Dal far girare acqua da un termocamino a soli 50 gradi, al penssre che un radiante a pavimento arrivi a 40 gradi.
    Un radiante a pavimento fatto a mestiere girerá sempre tra i 23 e i 33 gradi massimi, difficilmente di più.
    Limitare la mandata di un termocamino a 50 gradi significa farlo andare quasi senza fiamma, con tutte le conseguenze del caso (creosoto, condensa acida e quant'altro) e buttare quindi il tercamino in due o tre anni, se non va a fuoco prima la canna.
    Un generatore a biomassa, un camino sopra ogni cosa, deve lavorare a tempersture alte, molto alte se lo si vuole tenere in condizioni ottimali, deve montare una valvola antocondensa a 55 gradi, il cje giá esclude di per se una mandata a 50, e deve sfogare necessariamente il calore sull'impianto, se connesso diretto, o in un puffer se si abbisogna di mandate all'impianto più basse come nel caso di un radiante a pavimento, con una valvola miscelatrice elettronica comandata da una centralina che regoli la mandata senza farla arrivare a temperature eccessive.
    Ora, posto ciò, vale la pena in un impianto a pavimento?
    Risposta secca, no.
    Sono soldi letteralmente buttati.
    Se proprio senti questa necessitá dell'avere un camino puoi pensare ad un inserto ad aria, o come suggerito un semplice camino aperto ma che quando non usi dovrai tapparne la bocca per non fargli disperdere il calore di casa dalla canna fumaria che se lo prenderebbe tutto per buttarlo fuori.
    Io, fossi in te, non lo metterei.
    Ma se vuoi proprio averlo, sappi che devi mettere termocamino, puffer e tutto l'occorrente per farlo lavorare a dovere, altrimenti avrai solo grossi problemi col risultato che dopo le prime accensioni lo terrai solo come elemento di arredo.
    Caro, per di più

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  8. #8
    Novizio/a

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    Guisky 87 credo che l'ipotesi sia campata in aria. Bravo 666 l'ha spiegato molto bene. Io, più modestamente, ti posso dire che le temperature del termocamino e del pannello radiante sono diverse, quindi ci vuole un impianto (boiler, valvola, centralina...ecc) che le regoli (nel mio caso quando il bolier arriva a 55/60 gradi la centralina si aziona e trasmette l'acqua al pannello radiante). Tutta questa roba è molto cara (si parla di migliaia di euro tra prodotti e posa) e abbastanza inefficiente. Il mio sistema, magari non perfetto (la legna magari non é stata sempre tutta ben stagionata, a volte ne ho messo solo alcuni pezzi e non riempivo il camino stracolmo per avere un calore maggiore...ecc), ha lavorato per il pannello radiante...circa...il 20% del tempo in cui è rimasto acceso durante la sua vita! Calcola che non è un prodotto industriale, ma residenziale (quindi, almeno a casa mia, il camino lo accendo pomeriggio-sera per poche o per alcune ore). Ed in più devi mettere tutti i macchinari in casa, che non è un bel vedere se poi non ti danno una resa ottimale. No, lascia stare se vuoi un consiglio da un non esperto. Il mio termo-boiler, credo, sia 200 litri, ma non credo sia importante, la cosa fondamentale è il tempo necessario affinché la legna cominci ad azionare il pannello radiante, ed è francamente troppo. Ed il mantenimento del calore del boiler è soggetto a forti dispersioni (se la notte stacco il termocamino quando il boiler è a 60 gradi, la mattina me lo trovo a 30, il pomeriggio a 20, e per azionare il pannello radiante, il termocamino gli deve di nuovo far raggiungere i 55!)
    Ultima modifica di IoPinco; 31-10-2020 a 09:15

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