claudiomenegatti
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Ieri, venerdì 2 dicembre, ho partecipato ad un seminario dal titolo "Energia, Agricoltura, innovazione", svoltosi a Conselice (RA), sembra che ci sia la volontà di spingere l'agricoltura verso il settore energetico, vista la continua crisi dei prodotti ortofrutticoli causata dalla speculazione e dall'importazione, ma sopratutto dalla decisione di chiudere numerosi zuccherifici.
Erano presenti gli amministratori delegati di varie aziende del settore, quale San Marco bioenergie, Tampieri energie, Caviro e consorzio Agrienergy, tutti quanti sono stati ben disposti ad affrontare il discorso biomasse, biodiesel e bioetanolo.
Secondo i loro calcoli il settore è maturo per decollare, anche senza contributi di sostegno e senza nessuna regola o certezza sulle tariffe da corrispondere ai produttori.
L'unico freno è costituito ancora dalle imposte che gravano per buona parte sul prezzo dei carburanti cosidetti "verdi".
Se il governo decidesse di rinsavire, acquisendo la consapevolezza che il mancato introito diretto delle accise contribuisce indirettamente a notevoli risparmi in termini di inquinamento, minor importazione di petrolio ecc., il settore potrebbe avere un impulso notevole e creare nuove opportunità di crescita nonchè posti di lavoro.
Si è parlato anche di biogas e di come la tecnologia italiana sia alla pari di quella tanto blasonata tedesca.
Uno dei soci del consorzio agrienergy ha riportato la sua esperienza, un impianto che si avvicina al megawatt, in cui vengono utilizzate miscele di liquami e biomasse trinciate.
L'impianto è stato realizzato da un'azienda della provincia di Padova.
Un esempio particolarmente significativo è stato riportato dalla Tampieri energie, azienda nata negli anni 40 e sempre stata autosufficente dal punto di vista energetico.
Attualmente è una delle prime aziende in Europa nel trattamento di oleaginose, si è dichiarata pronta a produrre biodiesel, i loro impianti sono alimentati da generatori che bruciano le biomasse di risulta dall'estrazione degli olii oltre a biomasse raccolte dai loro terreni.
La Tampieri si è dichiarata pronta a ricevere qualsiasi tipo di oleaginosa ed a pagarla in tempi brevissimi, cosa non da poco, nel settore agricolo.
Altra esperienza significativa è stata riportata dalla Caviro, che utilizza le feccie dei vini per la produzione di biogas e di pregiato compost con gli scarti.
Come conferma la tradizione romagnola, sembra che non si rassegnino affatto a subire il mercato, ma che rilancino con nuove idee e sopratutto iniziative di successo.
C'è da sperare che questi esempi siano ripresi con coraggio da tante altre aziende e si acquisisca la consapevolezza e sopratutto la volontà che ... "si può fare"!
Edited by claudiomenegatti - 3/12/2005, 21:19
Erano presenti gli amministratori delegati di varie aziende del settore, quale San Marco bioenergie, Tampieri energie, Caviro e consorzio Agrienergy, tutti quanti sono stati ben disposti ad affrontare il discorso biomasse, biodiesel e bioetanolo.
Secondo i loro calcoli il settore è maturo per decollare, anche senza contributi di sostegno e senza nessuna regola o certezza sulle tariffe da corrispondere ai produttori.
L'unico freno è costituito ancora dalle imposte che gravano per buona parte sul prezzo dei carburanti cosidetti "verdi".
Se il governo decidesse di rinsavire, acquisendo la consapevolezza che il mancato introito diretto delle accise contribuisce indirettamente a notevoli risparmi in termini di inquinamento, minor importazione di petrolio ecc., il settore potrebbe avere un impulso notevole e creare nuove opportunità di crescita nonchè posti di lavoro.
Si è parlato anche di biogas e di come la tecnologia italiana sia alla pari di quella tanto blasonata tedesca.
Uno dei soci del consorzio agrienergy ha riportato la sua esperienza, un impianto che si avvicina al megawatt, in cui vengono utilizzate miscele di liquami e biomasse trinciate.
L'impianto è stato realizzato da un'azienda della provincia di Padova.
Un esempio particolarmente significativo è stato riportato dalla Tampieri energie, azienda nata negli anni 40 e sempre stata autosufficente dal punto di vista energetico.
Attualmente è una delle prime aziende in Europa nel trattamento di oleaginose, si è dichiarata pronta a produrre biodiesel, i loro impianti sono alimentati da generatori che bruciano le biomasse di risulta dall'estrazione degli olii oltre a biomasse raccolte dai loro terreni.
La Tampieri si è dichiarata pronta a ricevere qualsiasi tipo di oleaginosa ed a pagarla in tempi brevissimi, cosa non da poco, nel settore agricolo.
Altra esperienza significativa è stata riportata dalla Caviro, che utilizza le feccie dei vini per la produzione di biogas e di pregiato compost con gli scarti.
Come conferma la tradizione romagnola, sembra che non si rassegnino affatto a subire il mercato, ma che rilancino con nuove idee e sopratutto iniziative di successo.
C'è da sperare che questi esempi siano ripresi con coraggio da tante altre aziende e si acquisisca la consapevolezza e sopratutto la volontà che ... "si può fare"!
Edited by claudiomenegatti - 3/12/2005, 21:19