E' inutile, lo stile tipico del Giornale, ovvero "spara caxxxxe a raffica, vedrai che qualcuna resta nella testa della gente" non si smentisce.
Le cifre sono a dir poco raffazzonate; l'autore è un noto militante, meglio chiamarlo "agit-prop", del movimento anti Kyoto e lo stesso tono dell'articolo non mette in campo una, dicasi una, sola alternativa valida alle tesi che si vogliono confutare.
Ricontestualizziamo i fatti: dopo il back-out del 2005 (quello dell'albero svizzero
) venne tirata fuori questa cosa del ritorno al nucleare.
Ovvio che alla lobby dei costruttori di reattori (GE in primis) non parve vero di trovare una spalla tanto autorevole, come il Governo allora in carica.
Iniziò quindi una sequela di comunicazioni del tipo: "se eravamo ancora nel giro del nucleare, 'sta cosa non succedeva" oppure "un bel reattore vale più di mille generatori eolici" fino al risibile "l'energia nucleare è la più economica in assoluto".
Ora, ammesso ma non concesso di ricominciare DOMANI a costruire centrali nucleari, il primo Mw non verrebbe immesso in rete prima di 10-12 anni, ma a farla mooolto buona e ad usare i tempi USA, dove però arriva la Guardia Nazionale a cacciare la gente che non vuole cedere i terreni. Vorrei vedere il nostro esercito a sgomberare le case ed i terreni: Il Giornale sparerebbe titoli a 12 colonne sulla tirannide dello Stato Padrone, ecc. ecc. Berlusconi si incatenerebbe ai portabici
fuori dal Parlamento.
Quindi, nel frattempo, ciccia e blackout a iosa. Mentre invece gli impianti a energie alternative sono più facili da localizzare e si possono mettere in funzione in tempi molto ridotti, spesso inferiori ad 1 anno e le politiche di risparmio energetico producono effetti da subito.
Il discorso dell'economicità ha 2 aspetti:
Il primo è che nessuno, dicasi nessuno, dei sostenitori del nucleare fa dei conti seri sui costi per la dismissione delle centrali a fine vita e sui costi della messa in sicurezza delle scorie e delle parti contaminate. Forse questi conti non si fanno, o meglio non si rendono noti, in quanto sono di tale entità da vanificare i presunti risparmi.
Il secondo aspetto della questione è su chi graverebbero tali costi. E' vero che già nell'attuale bolletta che tutti paghiamo vi è una voce sullo smantellamento dei siti nucleari, ma è anche vero che tale voce non copre il 100% dei costi ed è riferita a pochi impianti, che sono stati produttivi per pochissimo tempo (Trino, Caorso) e che quindi hanno prodotto pochissime scorie rispetto alla loro vita operativa teorica.
Moltiplichiamo per 10 (gli impianti che il Giornale sostiene essere necessari) tali costi e già avremo un impatto di tutt'altro peso. Poi consideriamo che tali costi dovranno essere sostenuti praticamente
vitam aeternam, visti i tempi di dimezzamento delle scorie.
Quindi, inevitabilmente, tali costi verrebbero assorbiti dalla fiscalità generale, ovvero da tutta la collettività e per sempre.
Avremo quindi delle imprese private che, per un tempo abbastanza determinato (qualche decennio), fanno profitti costruendo, gestendo e dismettendo gli impianti e la collettività che dovrà sostenerne i costi "residuali" in eterno.
E' questa l'economicità che i fautori del nucleare intendono ? Economico, ma per chi ?
E qui non c'entra nulla il discorso liberista o statalista/collettivista. Qui è un discorso di comune buon senso.
saluti a tutti.