Proviamo a tirare le fila del discorso, cercando una posizione che possa superare le polemiche.
1) La CO2 sta indubbiamente aumentando e indubbia causa di questo è l'attività umana, industriale o non industriale.
2) Esiste un fondato sospetto che questo aumento possa portare nel tempo a variazioni climatiche, potenzialmente anche importanti.
3) Non esiste alcuna evidenza scientifica che uragani e alluvioni attuali siano in reale aumento e comunque da addebitare all'attuale aumento di CO2.
3) Molti dei fenomeni portati a prova dell'attuale cambio climatico sembrano decisamente troppo esagerati e repentini per ammetterne una dipendenza diretta dal valore della CO2, vista la lunghissima inerzia che i cambiamenti climatici comportano.
4) Indipendentemente dal danno climatico attuale c'è il pericolo che un cambiamento importante climatico possa sovvertire gli quilibri economici mondiali producendo potenzialmente importanti danni economici, specie alle economie avanzate.
5) La sussistenza alimentare dei paesi in via di sviluppo è già oggi molto al limite e un cambio climatico importante potrebbe produrre imponenti movimenti migratorii.
A mio modo di vedere sulla base di questi fatti si può concludere che il tentativo di una parte del mondo ambientalista più estremo e ideologicamente schierato di addossare la colpa di qualsiasi evento climatico allo stile di vita occidentale e auspicarne una drastica rivoluzione senza però disturbare i paesi in via di sviluppo è privo di qualsiasi fondamento scientifico e avrà poco successo.
Ogni previsione mostra come, se pure domani il trattato di Kyoto fosse entusiasticamente messo in atto da tutti, non servirebe praticamente a nulla, vanificato dall'enorme e tumultuosa crescita di consumi ed emissioni da parte dei paesi extra-kyoto. Questo non mi pare però motivo per dire "Kyoto è inutile, freghiamocene" perchè d'altra parte le considerazioni economiche, morali e sociali che ci dovrebbero spingere ad evitare un aumento continuo della CO2 sono evidenti e supportate da ampi dati scientifici.
Il "guadagno" c'è per tutti e serve lo sforzo di tutti per raggiungerlo.
L'utilizzo delle fonti fossili per la produzione energetica andrebbe disincentivato da subito in TUTTI i paesi del mondo. Laddove la tecnologia lo consente andrebbero adottate tecnologie di recupero CO2 o l'uso del nucleare, laddove la situazione è ancora arretrata si dovrebbe agevolare il passaggio diretto a produzione energetica diffusa e rinnovabile, scoraggiando anche l'uso della biomassa (legna), questo vuol dire eolico, solare termico e FV principalmente.
Occorrerebbe usare gli strumenti del mercato per obbligare i paesi in crescita (Cina e India insomma) a dotare le proprie produzioni di certificazione antiCO2, in pratica se non mi certifichi che le scarpe che vuoi vendere da me sono prodotte con energia da FER ti ci applico un sovradazio. E' solo dallo scambio commerciale che può provenire il vantaggio economico di certe scelte. Anche a costo di rallentare un pò la crescita di queste economie.
La produzione elettrica da FV-termosolare-eolico è già ora molto vicina alla convenienza economica in molti paesi della fascia subequatoriale e fornendo una base tecnolgoica a basso costo da parte dei paesi industriali potrebbe partire già da ora.
Occorre porre molta attenzione a scelte apparentemente "ecocompatibili", come i biocaburanti. Sono indubbiamente una ottima soluzione, ma se ne rendiamo troppo conveniente l'utilizzo non saranno i petrolieri a lamentarsi, ma le masse del terzo mondo che soffriranno la fame da carenza di cereali (
http://www.scidev.net/News/index.cfm?fusea...3397&language=1).
Il problema è indubbiamente complesso e mi convinco sempre di più che la risposta semplice a questa situazione rischi spesso di essere solo semplicistica, che ne dite?